venerdì 13 giugno 2014

Usmate: attenzione truffa! Falsi volontari chiedono soldi agli anziani

Di Lorenzo Giglio 
Fonte MBNews

L’associazione “Gruppo volontari dei Trasporti” di Usmate Velate è in allerta per i falsi volontari che si presentano a casa degli anziani per chiedere un contributo per un fantomatico nuovo mezzo di trasporto.
E’ allarme ad Usmate per una nuova truffa che vede, come spesso accade soprattutto in estate, anziani più o meno soli. Ad avvisare del pericolo  sull’home page del sito del comune sono i veri volontari dell’associazione che sono venuti a conoscenza di alcuni episodi spiacevoli: il falso socio del gruppo si presenta all’anziana chiedendo un aiuto economico per l’acquisto di un nuovo mezzo.
“I volontari precisano che in nessuna occasione l’associazione adotta  il sistema del “porta a porta” per chiedere sovvenzioni per le sue iniziative, ma che diversamente i fondi per l’acquisto degli automezzi viene effettuato mediante banchetti o iniziative pubbliche.”
Il consiglio è sempre quello di avvisare un familiare o direttamente le forze dell’ordine.

domenica 18 maggio 2014

Oboli volontari per associazione inesistente, due denunce

Fonte: TR NEWS

Chiedevano, per le vie di Otranto, donazioni per il sostegno e l’assistenza di soggetti affetti da discopatie multiple e disabilità. In realtà era una truffa: 2 denunce

OTRANTO- Si spacciavano per membri di un’associazione onlus e chiedevano, per le vie di Otranto, donazioni per il sostegno e l’assistenza di soggetti affetti da discopatie multiple e disabilità. Molti turisti avevano abboccato affidando ai due il loro denaro. La loro attività non è pero sfuggita agli agenti del commissariato di Otranto, che dopo le indagini hanno scoperto come si trattasse in realtà di due truffatori.

L’associazione ONLUS, con sede in provincia di Cosenza, era in realtà inesistente. A loro carico c’erano già diverse denunce. Tra l’altro riportati all’interno dell’opuscolo informativo, venivano “utilizzati” senza alcun assenzo dei diretti interessati, i dati e le foto dei malati.

L’accusa per i due è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Beneficenza con truffa a Otranto, cinque falsi volontari denunciati

Chiedevano ai turisti soldi per sostenere i disabili ma la struttura sanitaria e il medico citati nel volantino non ne sapevano niente.

Fonte: Repubblica

Distribuivano materiale relativo ad una associazione onlus con sede in provincia di Cosenza per il sostegno e l'assistenza a persone affette da discopatie multiple e disabilità e chiedevano un contributo in denaro. E' accaduto a Otranto dove due persone sono state individuate e fermate da agenti del commissariato in collaborazione con la polizia locale.

Gli agenti hanno avviato degli accertamenti per verificare se i due volontari dell'associazione, provenienti dalla provincia di Messina e di Matera, erano effettivamente autorizzati a chiedere denaro. E' stato accertato che il nome di una importante struttura sanitaria di Roma, che ha già presentato querela, e di un noto medico, sempre della capitale, riportati all'interno dell'opuscolo informativo, venivano utilizzati dalla associazione per convincere i passanti a effettuare la donazione volontaria senza alcun assenso dei diretti interessati.

I due volontari che distribuivano il materiale, entrambi con precedenti penali, più altri tre componenti del direttivo dell'associazione sono stati denunciati a piede libero con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Molti turisti presenti a Otranto hanno sostenuto l'iniziativa con una donazione di danaro

venerdì 25 aprile 2014

Guerra fra associazioni di volontari, la denuncia: «Ci rubate i malati»

di Marco Aldighieri
Fonte: Il Gazzettino

PADOVA - É scoppiata la "guerra" tra due associazioni di volontariato. Denunce, perquisizioni, sequestri e un’inchiesta aperta in Procura. Sono la Anvolt (Associazione nazionale volontari lotta contro i tumori) e la neonata Avold (Associazione volontari a domicilio). La prima oltre a lamentare un nome troppo simile al suo, segnala che la nuova arrivata si è sistemata con la sede in via Chiesanuova a due passi dalla sede Anvolt.

Ma non è finita qui. La Anvolt accusa la Avold di averle rubato il "portafoglio" clienti. E già, perché la fidanzata del presidente della Avold per sedici anni ha lavorato alla Anvolt. Quindi, secondo l’associazione nazionale lotta contro i tumori, la donna avrebbe portato al suo amato e alla sua associazione tutti i nominativi degli ammalati che hanno bisogno di trasporto e di assistenza.
E così le indagini sono andate avanti condotte dai carabinieri della Compagnia di Padova. Gli uomini dell’Arma, circa un mese fa, hanno perquisito la sede della Avold di via Chiesanuova 148. I militari hanno sequestrato del materiale cartaceo, in particolare alcuni elenchi con i nominativi di clienti dell’associazione.

Le indagini non sono ancora concluse e i carabinieri stanno ancora scavando. É chiaro che la Anvolt sta riscontrando un danno di immagine ed economico nei suoi confronti. Dall’altra parte la Avold si difende affermando che loro non hanno mai rubato i clienti a nessuno. Inoltre, che prestano servizio soprattutto ad anziani, difficilmente a malati di tumore. Non solo, che tutti i loro clienti li hanno raccolti attraverso le pagine bianche e chiamando famiglia per famiglia. Insomma le due associazioni di volontariato con il nome quasi simile e con la sede a pochi metri di distanza, si lanciano accuse reciproche.

venerdì 31 maggio 2013

Penne: truffa di falsi volontari di una Onlus, due denunce

Penne: truffa di falsi volontari di una Onlus, due denunce

di Luca Speranza
Fonte: Il Pescara

„Due napoletani sono stati denunciati dai carabinieri di Penne in quanto hanno raccolto illecitamente fondi spacciandosi per volontari di una Onlus campana. Recuperati anche blocchetti rubati di ricevute e documenti falsi“


Si aggiravano per le case di Penne chiedendo soldi per una Onlus campana, ma in realtà erano due truffatori.

Denunciati dai carabinieri due napoletani di 35 e 32 anni, entrambi pregiudicati. I due sostenevano di raccogliere fondi per l'associazione che però non era autorizzata a questo tipo di attività di raccolta fondi.

I carabinieri, durante le perquisizioni personali e veicolari, hanno rinvenuto diversi carnets di ricevute rubati nel presidio ospedaliero e documenti di dubbia provenienza riguardanti Onlus inesistenti. Sequestrati anche 150 euro in contanti, frutto della raccolta porta a porta.

I militari, coordinati dal capitano di Pietro, consigliano a tutti i cittadini di richiedere sempre i tesserini di riconoscimento e la documentazione originale qualora si presentassero dei volontari alla porta di casa, chiedere dettagliate informazioni sulla raccolta fondi e le relative finalità, diffidando di notizie generiche.

giovedì 11 aprile 2013

Ultrà truffati: usa il figlio di 5 anni per spillare dei soldi

Di Sebastiano Vernazza
Fonte: La Gazzetta



Milano, 10 aprile 2013

A Genova un papà finge che il bimbo sia molto malato e ottiene 70mila euro in beneficenza dai tifosi e dal Genoa

Speculare sulla salute di un bambino di cinque anni, per imbrogliare centinaia di persone. Da Genova rimbalza una storia allucinante. Un tifoso del Genoa (F.R.) ha chiesto agli ultrà della Gradinata Nord di raccogliere fondi per il proprio figlio, malato - a suo dire - di una grave patologia al polmone destro e bisognoso di costoso intervento chirurgico in Svizzera. Procura e polizia giudiziaria hanno scoperto che si tratta di un raggiro e il papà è indagato per truffa. L’imbroglio è stato svelato ieri in una conferenza stampa organizzata dai capi della tifoseria organizzata rossoblù. "Siamo indignati - hanno detto i leader del tifo genoano - e ci attiveremo in tutte le sedi per recuperare il maltolto, restituire il denaro a chi l’ha versato ed ottenere giustizia". Uno dei loro avvocati, Stefano Sambugaro, ha confermato: "Ci costituiremo parte civile".

LA RACCOLTA — Quando riceve la richiesta d’aiuto, la Nord si mobilita, coinvolge tifoserie di altre squadre (Juve, Inter, Milan, Samp, Atalanta). Parte una sottoscrizione, alimentata attraverso la vendita di cappellini, magliette e altri gadget. I tifosi mettono assieme circa 40 mila euro e li versano sui conti di "Un cuore grande così", onlus che coordina le iniziative di beneficenza dei tifosi rossoblù. Si muove il Genoa: società e giocatori fanno una colletta e "bonificano" 25 mila euro. Padre e figlio vanno in visita alla sede rossoblù. In totale si raggranellano 70 mila euro, somma indicata dal padre per l’intervento.


LA FARSA — Una delegazione di ultrà va a trovare il piccolo Matteo a casa e lo trova tutto bendato. Sul comodino tante scatole di medicine. Il padre spiega che "l’operazione è andata a bene" e mostra una falsa certificazione: si scoprirà poi che aveva scaricato cartelle cliniche da qualche sito internet e le aveva taroccate. Prima di una partita casalinga del Genoa, il bimbo, ristabilitosi, dovrebbe compiere un giro di campo per ringraziare i tifosi, ma piove, fa freddo, e il papà dice che non è il caso. Sono le banche ad accorgersi che qualcosa non torna. Qualcuno avverte la onlus: "Guardate che il signore i soldi non li ha spesi in ospedali o medicine, ma per cose personali". Partono le indagini di Procura e polizia giudiziaria. Si scopre che il padre-truffatore, un artigiano in cattive acque, ha usato gran parte del denaro ricevuto per pagare i suoi debiti. Si appura che il bambino non ha nulla di grave, una lieve forma di asma come unica patologia. Si accerta che la madre del bimbo, separata dal marito, è all'oscuro di tutto. La Procura riesce a salvare parte del denaro, 27 mila euro che il padre imbroglione cerca invano di sbloccare. "E poco prima che venisse scoperto - racconta uno dei capi ultrà del Genoa - ci ha chiesto 150 euro per comprare dei farmaci... Ha provato a fregarci fino all’ultimo". La famiglia del reo si è impegnata a restituire i 43 mila euro mancanti all’appello.

LA RESA DEI CONTI — Non soltanto i tifosi perseguiranno il signor F.R., anche il Genoa gli presenterà il conto in tribunale: "Pure noi siamo parte offesa - dice l’amministratore delegato Alessandro Zarbano - e procederemo con una querela nei confronti di questo soggetto". Zarbano con amarezza scrive il titolo della storia: "Non c’è limite al peggio".

mercoledì 10 aprile 2013

La truffa della beneficenza

di g.maz
Fonte: Corriere della Calabria



Gli inquirenti hanno ricostruito come agiva l'organizzazione cosentina. Pettorine e brochure su attività benefiche ma i soldi venivano divisi tra i sodali

Una vera e propria organizzazione criminale dedita alle truffe. Così il gip di Cosenza Enrico Di Dedda definisce le due onlus di Rende “Il Sorriso” e “Il Cuore”. Il sistema era semplice quanto ignobile, i membri delle due associazioni si presentavano come volontari intenti a raccogliere fondi per finalità assistenziali. I soldi così raccolti, invece di essere destinati ad attività benefiche, finivano direttamente nelle tasche dei sodali del gruppo. Grazie a una lunga attività investigativa i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza sono riusciti a ricostruire le modalità con cui agiva il gruppo. I luoghi prescelti erano soprattutto i centri commerciali, in Calabria ma non solo. La presenza dei finti volontari è stata segnalata a Siracusa, Olbia, Catania, Casalecchio di Reno (Bologna), Valmontone (Roma), Verona, Brescia e Mantova. Le “vittime” venivano avvicinate dai membri dell'organizzazione che si presentavano in coppie indossando delle pettorine con la scritta “Volunteer”. Ai potenziali donatori venivano mostrate brochure in cui erano illustrati gli scopi benefici dell'attività, la sede dell'associazione, il sito web, i recapiti telefonici. Tutto, almeno  all'apparenza, in regola. Se gli ignari cittadini, convinti di fare beneficenza, effettuavano una donazione in cambio ottenevano una ricevuta con l'importo versato. Quei denari, però, finivano per scopi molto meno nobili. «Le intercettazioni telefoniche e gli accessi bancari e postali – scrive il gip nell'ordinanza – hanno ampiamente dimostrato come le somme raccolte per la beneficenza fossero divise, scorporate le spese vive, tra gli organizzatori del sodalizio fraudolento e i loro adepti».
Al vertice del gruppo ci sarebbe stato, secondo le accuse, Sandro Daniele. Era lui a mettere a disposizione la base logistica dell'associazione ospitata nella palestra “Scorpion Health Club” a Rende. Per gli inquirenti era sempre Daniele a fornire «ai sodali il denaro necessario per le spese di viaggio, di vitto e di soggiorno, nonché i mezzi per raggiungere le diverse città». Nelle sue mani finivano, poi, «i proventi delle singole truffe perpetrate».

lunedì 4 marzo 2013

Beneficenza truffa per una bimba malata

Di SONIA GIOIA
Fonte: Repubblica.it

BRINDISI - Si presentavano come moderne dame di carità, disponibili a prestare la loro opera per cause buone, come raccogliere fondi per una bimba di Ostuni affetta da una grave patologia alla spina dorsale. La 13enne e la sua famiglia non hanno mai visto un soldo, ma le imprenditrici della solidarietà e i loro compari hanno incassato cifre pari a 15mila euro mensili. Cinque donne, fra cui una minorenne, tutte tarantine, sono state stanate dai carabinieri di Villa Castelli mentre facevano la questua in nome della bimba malata. Sono finite nel registro degli indagati per concorso in truffa, abuso della credulità popolare e possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Nella borsa della minore è stato ritrovato infatti un coltello di tipo proibito. Le indagini sono partite dal volantino-shock con il quale le dame di carità facevano appello al buon cuore della gente, sul quale sotto la scritta "Aiutiamo Michela", comparivano le foto della spina dorsale della bimba. Michela (il nome è di fantasia) e la sua malattia sono le uniche cose vere di questa storia, imbastita ad arte per lucrare sul dolore. La ragazzina vive ad Ostuni con i genitori, che hanno raccontato ai carabinieri di essere stati avvicinati, a gennaio scorso, da due donne promotrici di una fantomatica associazione. Le due presunte truffatrici si erano presentate a casa della coppia, proponendosi per la raccolta di beneficenza. Il papà della bimba aveva però declinato l' offerta, visto che grazie al contributo volontario (e reale) di amici e conoscenti, erano riusciti a mettere insieme il denaro per sottoporre la bimba all'intervento salva-vita, eseguito con successo a Barcellona nelle scorse settimane. Il rifiuto dei genitori non ha scoraggiato le truffatrici, che hanno costituito una associazione con sede a Taranto, con tanto di conto corrente e codice fiscale, con corredo di sito web, volantini e blocchetto di ricevute rilasciate per ogni obolo. I controlli dei militari hanno però accertato che il conto era stato chiuso a maggio del 2012, e da un controllo effettuato telematicamente tramite l' Agenzia delle Entrate, anche il codice fiscale è risultato inesistente. Messinscena replicata da un capo all'altro della Puglia e della Basilicata, con un'armata di circa 25 volontari. Il blitz dei carabinieri è scattato ieri. In tre, fra cui la minorenne, sono stati trovati in giro per Villa Castelli, in tasca avevano complessivamente 800 euro in contanti. Soldi, volantini, e materiale vario sono stati sottoposti a sequestro. Non era la prima volta, gli investigatori hanno scoperto che in passato avevano anche raccolto fondi per un orfanotrofio in India, inesistente.

lunedì 28 gennaio 2013

Falsa beneficenza per bambini: truffa svelata dalle Iene?

di Martina
Fonte: PinkDNA.it


Ci sono servizi de Le Iene (trasmissione di Italia 1) che non si vorrebbero vedere. Non perché Le Iene non siano brave, tutt'altro… ma probabilmente perché lo sono così tanto da riuscire a svelare le truffe più assurde e che ci lasciano basiti e increduli.
E’ questo il caso di una falsa associazione, a quanto sembrerebbe, che davanti a dei parcheggi chiedeva soldi per aiutare bambini disabili.
Dopo le indagini e le insistenti domande della Iena che aveva condotto il servizio, le persone interessate (e che riprese dalle telecamere cercavano soldi per i presunti bambini disabili) hanno cominciato ad agitarsi e a reagire malamente. Pochi attimi e delle altre persone si vedono spuntare da dei cespugli per aggredire Le Iene.
Siamo davvero sconcertate nel vedere come certe persone possano inventare storie assurde per estorcere denaro ai passanti. Mettere in mezzo la salute dei bambini (o altre persone in generale) è davvero ignobile; e se davvero il caso indicato dalle Iene fosse comprovato da un’indagine delle forze dell’ordine, ci sarebbe da chiedersi in che posto viviamo.
Del resto, però, non sarebbe la prima volta. Già un anno fa Le Iene avevano smascherato una truffa simile.
Quindi grazie Iene e continuate così! Certe nefandezze vanno svelate e urlate ad alta voce!

sabato 29 settembre 2012

Chiedono soldi per beneficenza ma è una truffa


Fonte orticalab.it


Episodio avvenuto a Serino.
Due pregiudicati incastrati dai carabinieri.


Venerdì, 28 Settembre 2012

Prosegue con proficui risultati la strategia di controllo del territorio e contrasto alla criminalità messa in atto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino in questo momento di allarme sociale. Nella mattinata di ieri, nel corso di un normale servizio di pattuglia per la prevenzione dei reati in genere, i militari delle Stazione Carabinieri di Serino hanno notato, parcheggiata ai margini di una strada della cittadina, una Fiat Punto mai vista prima e quindi di certo non appartenente a qualcuno del posto. Sottoposti a controllo i due occupanti, i carabinieri hanno accertato trattarsi di due pregiudicati provenienti da altre provincie: un 60enne originario dell’hinterland napoletano e un 50enne della provincia di Salerno, entrambi disoccupati.
Grazie agli immediati e approfonditi accertamenti condotti sul posto dagli stessi carabinieri, i militari dell’Arma hanno potuto scoprire che i due uomini erano lì con l’intenzione di porre in atto delle truffe ai danni dei negozianti del posto. Infatti, mediante l’esibizione di un certificato di prestazione sanitaria parzialmente contraffatto e richiedendo una donazione per aiutare dei bambini malati/disabili (circostanza assolutamente fasulla), avevano già tentato di truffare ben 3 titolari di altrettanti esercizi commerciali del posto: una macelleria, un bar, una tabaccheria di Serino. Non solo, perché nel corso di quella stessa mattinata erano comunque già riusciti a mettere a segno 3 altre truffe, perpetrate rispettivamente ai danni dei titolari di un noto supermercato di San Michele di Serino, di un negozio di gastronomia di Serino e di un negozio di frutta, ottenendo da loro varie somme di denaro (che gli ingenui commercianti pensavano andassero realmente per quella giusta causa).
Ma non è finita qui, perché nel corso della successiva perquisizione veicolare condotta dai carabinieri sull’autovettura in possesso dei due truffatori, sono stati rinvenuti e sequestrati vari arnesi atti allo scasso: cacciavite, forbici, tronchesi, pinze, torcia, bastone in ferro. Materiale questo sicuramente utilizzabile per commettere – all'occorrenza – anche qualche furto in abitazione o negozio.
Al termine degli accertamenti, i due soggetti sono stati allontanati dal territorio di Serino, con una denuncia penale per truffa e tentata truffa continuata in concorso, nonché per il possesso di grimaldelli e chiavi alterate. Avverso entrambi è stato altresì avviato il procedimento amministrativo per l’irrogazione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, di modo che i due non possano più legalmente tornare nel serinese.


sabato 8 settembre 2012

Truffe beneficenza

Fonte: agenzia-investigazioni.com


I carabinieri del Nas arrivano a denunciare addirittura "un'industria delle truffe per beneficenza" che lascia sorprendentemente basiti coloro i quali da anni sono attivi nel campo col nobile intento di aiutare il prossimo, magari privandosi del superfluo o impiegando tempo e mezzi per collaborare in campagne umanitarie.
Finti spettacoli teatrali sui quali speculare,collette a nome di associazioni inesistenti,società che raccolgono offerte per organizzazioni del tutto ignare della questione! Questi gli esempi più banali!
Lo squallido trucco sta nel saper sfruttare la buona fede delle associazioni di volontariato col loro bisogno di risorse per poi assoldare pensionati o giovani alla ricerca della prima occupazione, i quali vengono ovviamente pagati in nero; successivamente far leva sui buoni sentimenti della gente mirando al denaro.
Sintomatico l'esempio della "società" Emme con sede a Bologna. Essa contattava associazioni no profit proponendo di organizzare spettacoli teatrali per beneficenza. Ai volontari si garantiva un pagamento di 2.500 euro, mentre la società incassava una somma di dieci volte tanto poichè invece di vendere biglietti chiedeva offerte.
Fortunatamente ora si possono agevolmente scoprire questi ignobili malviventi grazie all'aiuto di abili esperti del settore.

venerdì 27 luglio 2012

Beneficenza e truffe

Fonte: TicinoNews


Fanno leva su casi di beneficenza per estorcere denaro e truffare la gente. Intervistato Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale

Dopo il caso emerso questa mattina di una donna che a Olivone ha cercato in alcuni esercizi pubblici di farsi donare soldi per il Circo Tonino (ipotesi smentita dalla famiglia Molnar, anima della compagnia circense) abbiamo chiesto lumi alla polizia sul tema.

I casi di truffa di questo tipo, persone che facendo leva in alcuni casi sulla beneficenza tentano di estorcere denaro, sono in aumento?

> Ascolta l'audio

venerdì 13 luglio 2012

Truffe: attore Edoardo Costa condannato a 3 anni

Fonte ANSA
Si sarebbe appropriato di denaro devoluto in beneficenza.

(ANSA) - MILANO, 12 Lug - Il giudice di Milano, Marina Zelante, ha condannato in abbreviato a tre anni di reclusione e duemila euro di multa Edoardo Costa, il noto attore di fiction accusato di truffa, appropriazione indebita e falso. Per quest'ultimo capo di imputazione l'attore e' stato assolto per mancanza di querela. Stando alle indagini Costa si sarebbe appropriato di parte del denaro che era stato versato in beneficenza all'associazione a favore dei paesi poveri da lui fondata, la C.I.A.K.

Chi investe in volontariato guadagna 4 volte tanto

di Letizia Tortello
Fonte La Stampa


Quasi 87 mila ore di lavoro, per 38 progetti, valgono 1,3 milioni di euro.


TORINO
Quanto vale il lavoro di un volontario? La domanda sembra un controsenso: il volontariato esiste proprio perchè non è pagato. La solidarietà vale molto di più di qualunque moneta. Eppure, facendo due calcoli sulla base dei parametri Istat e dei salari dei dipendenti delle cooperative sociali, anche il tempo trascorso in compagnia di un anziano, ad aiutare un disabile, un malato in ospedale, a servire un senzatetto ha un peso economico. Un valore aggiunto inimmaginabile: 1,3 milioni di euro, ogni 87 mila ore di «lavoro».

Una fonte di ricchezza insostituibile per l’intera collettività. Secondo una ricerca di Camera di Commercio e Idea Solidale, investire in volontariato conviene: si quadruplica il finanziamento iniziale. L’indagine è stata condotta a partire da una rosa di 38 progetti realizzati nell’ambito socio-assistenziale e cofinanziati nel 2009 dal Centro di Servizi della Provincia. Un campione di 40 professionalità diverse, che hanno fornito servizi spesso fondamentali di assistenza, con la peculiarità che nessuno degli operatori è stato remunerato.

«Il nostro aiuto è cruciale proprio perchè va a integrare e non a sostituire il servizio pubblico», spiega Luciano Dematteis, presidente di Idea Solidale. Sarebbe un grave errore considerare il volontariato come un’opportunità per rimpiazzare quelle prestazioni che gli ospedali e le amministrazioni faticano a sovvenzionare. «C’è una soglia democratica che non va superata - aggiunge Dematteis -, i volontari non sono lavoratori specializzati».

La capacità moltiplicatrice degli investimenti, per chi sostiene le associazioni del terzo settore, però, non può essere negata. «Oltre agli aspetti etici e relazionali, esiste un plus economico che da ora in avanti va considerato», aggiunge Aldo Romagnolli, presidente dell’Osservatorio sull’economia civile della Camera di Commercio.

Il volontariato, insomma, non è solo una «risorsa preziosa, in tempi di tagli drastici, soprattutto alle politiche sociali - puntualizza l’assessore provinciale Mariagiuseppina Puglisi -, ma ormai una necessità». L’esercito silenzioso dei volontari è portatore prima di tutto di un incalcolabile valore umano. Conta esperienze straordinarie come quella dei nonni vigile, un’invenzione di cui molte scuole oggi non riescono più a fare a meno, o di quei tanti giovani al servizio di anziani e disabili. «Non comparse, ma veri protagonisti dei nostri centri di assistenza», racconta Paolo Pissia, coordinatore dei volontari del Cepim (Centro persone Down).



sabato 7 luglio 2012

Beneficenza online: come evitare le truffe

di Michele Ciceri
Fonte Idee Green


Social media e mailing sono gli strumenti dei truffatori online

Il mondo online e offline pullula di organizzazioni fraudolente che dichiarano di occuparsi di raccolta fondi per le più disparate cause caritatevoli. I truffatori online - prevalentemente attraverso social media e comunicazioni elettroniche - fanno del loro meglio per toccare le corde del cuore di chi intende invece agire a fin di bene.

Queste frodi registrano dei veri e propri picchi, in particolare durante i periodi di vacanze e dopo gravi calamità (il terremoto in Emilia Romagna per esempio). I truffatori spesso si mettono nei panni di enti di beneficenza conosciuti o creano organizzazioni disoneste che fingono di offrire aiuto alle vittime di un determinato evento, sperando di far leva sulla natura altruistica delle persone in tutto il mondo. Secondo l’FBI – guardando per esempio alla realtà americana - dei  4.000 siti web istituiti per assistere le vittime in seguito all’uragano Katrina, ben il 60% in realtà era fasullo.


Con il termine Charity Scam si definisce proprio una truffa organizzata secondo i meccanismi della beneficenza online. In alcuni casi, è difficile distinguere ciò che è reale e serio da una truffa. Alcune organizzazioni fraudolente utilizzano nomi molto simili a quelli di enti di beneficenza esistenti enti. Per ottenere donazioni inviano messaggi di spam attraverso e-mail, social media o popup.

Oltre a richiedere un contributo in soldi, queste e-mail (veri e propri phishing) possono anche indurre a fornire informazioni personali quali nomi utente, password, informazioni finanziarie, ecc, ognuna delle quali può essere utilizzata per il furto d’identità.

Gli esperti di Zone Alarm, divisione consumer dell’azienda Check Point, leader mondiale nei sistemi di sicurezza IT, spiegano che gli hacker inoltre utilizzano una tecnica chiamata SEO poisoning per ingannare gli utenti. Sapendo che la maggior parte delle persone attinge alle notizie online, gli hacker creano siti web infettati da malware e falsano i risultati di una ricerca per parole chiave - quali ad esempio ‘vittime dell’uragano’ o ‘disastro Giappone’ - così da comparire tra i primi siti della schermata. Cliccando su questi link si sprigiona un malware che trasforma il computer  in una botnet o in informazioni utili per l’hacker.

Cosa fare se si desidera donare in sicurezza?

Utenti desiderosi di donare per una causa, con la certezza di farlo a favore di un legittimo ente di beneficenza, possono seguire questi suggerimenti:


  • Non rispondere o aprire allegati di mail non richieste, che affermano di provenire da organizzazioni di beneficenza.
  • Donare direttamente attraverso il sito web dell’organizzazione. Non seguire link da e-mail verso siti di donazione e non permettere a uno singolo individuo o a un’organizzazione terza di donare a proprio nome.
  • Contattare l’ente caritatevole direttamente per autenticare la raccolta fondi (utilizzare un numero di telefono locale o comunque riconosciuto a livello nazionale, non il numero di telefono indicato nella e-mail).
  • Verificare con attenzione il nominativo dell’organizzazione che richiede la donazione, in particolare se simile a quello di un’organizzazione più nota.
  • Non divulgare informazioni personali quali codice fiscale e/o numero di tessera sanitaria.
  • Prendere nota dell’indirizzo web dell’organizzazione. La maggior parte delle organizzazioni no-profit legittime terminano in .org, non in .com.
  • Diffidare di sollecitazioni provenienti da parte di coloro che affermano di essere vittime stesse, sopravvissute a un disastro molto pubblicizzato.

“I criminali su Internet sono furbi. Essere informati sulle loro tattiche può servire ad impedire di essere truffati. Tuttavia, nonostante tutte le precauzioni, è possibile caderne vittima”, afferma Bari Abdul, vice presidente e responsabile di ZoneAlarm. “Se ritenete di essere stati presi di mira da un artista della truffa via Internet, è importante contattare le autorità competenti, come per sporgere denuncia. Questo può forse permettervi di recuperare i vostri soldi, ma può sicuramente essere utile a prevenire altri casi.”

sabato 19 maggio 2012

Falsa beneficenza: Gdf Perugia incastra finte Onlus, 11 arresti

Fonte: TMNews

L'associazione operava in diverse regioni italiane

Roma, (TMNews) - Raccoglievano soldi per beneficenza. O così dicevano. Ma la Guardia di Finanza di Perugia ha incastrato l'associazione a delinquere dedita alla truffa tramite Onlus 'tarocche'. In manette sono finite 11 persone, grazie alla complessa attività di indagine durata circa un anno delle Fiamme Gialle condotta tra Lombardia, Piemonte, Lazio, Sicilia e Puglia.L'attività scaturisce da una segnalazione al '117' di un giornalista della trasmissione televisiva "Le Iene", che informava che a Perugia, nei pressi dell'ospedale, era in corso una raccolta non autorizzata di somme di denaro per finalità benefiche da parte di appartenenti a una sedicente Onlus.L'obiettivo era ottenere denaro formalmente per progetti filantropici, ma di fatto finalizzate ad arricchire i promotori dell'associazione criminale, radicata nella Capitale. Tra la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni, numerosi blocchetti di ricevute consegnate ai donatori a fronte dell'avvenuta offerta che hanno permesso di ricostruire l'ammontare delle somme raccolte in pochi mesi di attività pari a circa 60mila euro a fronte dei quali erano state effettuate donazioni per soli 900 euro.

giovedì 12 aprile 2012

Soldi e finte onlus, ecco il "cerchio magico"della rossa Salerno

di Gian Marco Chiocci
Fonte: Il Giornale.it

L’inchiesta che imbarazza l’ex presidente pd della Provincia Villani

nostro inviato a Salerno
Il «cerchio» è quello che si sta stringendo attorno ai piani alti della politica salernitana. E di «magico», in questa storia, ci sarebbe solo il talento nell’arraffare fondi pubblici stanziati per improponibili onlus, e in realtà «stornati» per esigenze politiche personali.


Il centrosinistra di qua come la Lega di Belsito di su, ironizzano gli addetti ai lavori stando a quel che traspare dalle indagini sulle centinaia di migliaia di euro spesi per la (fallimentare) campagna elettorale in lista pro Pd dell’ex presidente della Provincia, Angelo Villani, già 11 mesi ai domiciliari per una bancarotta, nato politicamente con la Margherita, dato oggi vicino all’Udc. Fondi neri «raccolti» dai suoi più stretti collaboratori e da una cricca di prestanome e parenti a loro collegati a costo di dissanguare le casse dell’Ente già dal giorno dopo l’insediamento. Il meccanismo, svelato da un’inchiesta con 21 indagati e 5 arrestati (tra cui l’ex Margherita, suo strettissimo collaboratore, Vittorio Aliberti) era semplice: funzionari della Provincia compiacenti autorizzavano contributi fino a cinque zeri a onlus fantasma per progetti di utilità sociale e di rilancio del territorio.

Iniziative raffazzonate, copiate anche dal web, o addirittura inesistenti o con titoli che sembrano usciti dalla penna di un burocrate pazzo (12mila euro per la «Campagna di sensibilizzazione del ruolo della donna nella società moderna rafforzando il ruolo della donna nelle società tradizionali europee per vedere riconosciuti i diritti politici e sociali nelle forme ufficiali raggiungendo stati ottimali in cui le donne godano pienamente dell’eguaglianza giuridica rispetto agli uomini»). I contributi, quasi tutti provenienti dal settore Presidenza, spesso erano consegnati in contanti. E talvolta capitava che le medesime somme fossero bonificate sui conti correnti dei funzionari che li avevano autorizzati. Tutto questo è accaduto durante il regno di Villani, dal 2005 al 2009.

Alcuni indagati, come la cognata di Aliberti, Sabrina Primaverile, hanno già iniziato a vuotare il sacco davanti ai giudici. La donna ha confermato che una parte del tesoretto è stata utilizzata per finanziare la volata dell’ex presidente alle ultime provinciali, perse contro lo sfidante Edmondo Cirielli. Un’altra indagata, Giovanna Musumeci, a verbale racconta cose devastanti, intervallate a malori e a lunghissimi omissis.

«Quando fui coinvolta nelle vicende del capitolo di bilancio Borsa Mediterranea - dice - assistetti a un colloquio tra Calenda, (omissis) e Vittorio Aliberti: i tre discutevano su questi soldi che servivano all’imminente campagna elettorale del maggio 2009. Calenda disse che quel capitolo non si poteva toccare, la destinazione era vincolata. Sapendo che Villani non avrebbe vinto le elezioni immaginava che il successivo presidente si sarebbe subito accorto dell’indebito utilizzo del capitolo». Cosa che puntualmente avvenne. Il successore, Edmondo Cirielli, quota Pdl, trovò ammanchi pazzeschi e denunciò tutto. «Successivamente il colloquio proseguì tra (...) e Calenda nella stanza di quest’ultimo - continua a verbale la Musumeci - (...) nel corso del quale il Calenda ribadì quanto già affermato dal (...) con riferimento all’inopportunità dell’utilizzo dei fondi “Borsa Mediterranea” per la campagna elettorale. Voglio chiarire che non si parlò di acquisto di materiale pubblicitario tipico delle campagne elettorali. Si capiva che trattavasi di elargizione da effettuare in occasione della campagna elettorale onde garantire il riscontro elettorale al Presidente uscente».

Alle sue rimostranze, le venne risposto che «tali erano stati gli ordini del Presidente, le determine venivano firmate, i fondi c’erano, e poi si sarebbe visto». Gli accertamenti dei pm puntano a scoprire il livello di copertura politica (Villani non è indagato) per elargizioni a raffica con motivazioni singolari: dai 9mila euro per «la storia e l’evoluzione del servizio postale nel trascorrere dei tempi», ai 53mila dell’iniziativa «Bracigliano in cartolina», fino ai 257mila euro per una «inesistente associazione onlus».

(ha collaborato Simone Di Meo)

venerdì 23 dicembre 2011

Truffa a onlus, 200 mila euro a Lele Mora

Era in societa' con manager arrestato per bancarotta


Fonte: ANSA


Piu' di 200 mila euro 'distratti' a favore di Lele Mora. E' quanto emerge nell'ambito dell'inchiesta di bancarotta su Retemanager, la societa' di investimenti di Bernardino Pasta, il manager finito in carcere il 2 dicembre scorso con l'accusa di aver truffato due onlus per 9 milioni di euro, soldi che erano destinati anche a progetti in favore dei bimbi di Haiti. Lele Mora, estraneo all'inchiesta, aveva in passato una societa' proprio con il manager arrestato.

martedì 20 dicembre 2011

Truffe: soldi in cambio lavoro, denunciati impiegati Onlus

A Genova, debiti con tipografie e alberghi mai sanati

Fonte ANSA


GENOVA - I carabinieri del nucleo operativo di San Martino hanno denunciato per truffa aggravata il presidente e quattro rappresentanti di una Onlus genovese.

Secondo quanto accertato dai militari, tra l'altro, i cinque si sarebbero fatti consegnare denaro da una donna di 50 anni in cambio di un'assunzione che non e' mai stata formalizzata.

In piu', i cinque avrebbero contratto debiti presso alberghi e una tipografia senza mai sanarli.

mercoledì 7 dicembre 2011

Truffa al mondo della cooperazione



Una società di transazioni finanziarie fa sparire oltre 2 milioni di euro di donazioni destinati ai progetti di cooperazione ad Haiti. Il responsabile viene arrestato e la rete Agire, vittima della truffa, garantisce il rimborso della cifra rubata. Il racconto del direttore Marco Bertotto
di Maurizio Dematteis

L’ultima tranche di 2 milioni e 10 mila euro (e non 9, specifica Maddalena Grechi dell'ufficio stampa di Agire, come erroneamente riportato dalla stampa nei giorni scorsi), di un fondo di 4, destinato a 9 organizzazioni non governative associate alla rete Agire (Agenzia italiana per la risposta alle emergenze, che raccoglie 11 ong italiane) per attività svolte in programmi di assistenza umanitaria ad Haiti, svaniscono nel nulla.
Erano state investite dal network di associazioni in obbligazioni a “zero rischio” e rapida smobilitazione, con una resa del 2,8%. Ma al momento del riscatto dell’ultima tranche del fondo, derivante da donazioni, la somma era sparita.
«Siamo stati vittime di una truffa – spiega Marco Bertotto, direttore di Agire -, ma tendo a sottolineare che non abbiamo commesso nessuna violazione dell’accordo con i donatori, ne tanto meno con i beneficiari di tali fondi. Perché le associazioni impegnate ad Haiti hanno pagato le spese legate ai progetti in corso. E il fondo in questione serviva a rimborsare tali spese. Rimborso che Agire, grazie alla sua rete, si impegna a restituire agli organismi appena disponibile».
Ma com’è possibile che i soldi donati dai sostenitori ai progetti ad Haiti finiscano in borsa, con i rischi connessi?
«Non si è trattato assolutamente di un’operazione smaliziata – continua Bertotto -, ma semplicemente di un tentativo di valorizzare dei soldi in giacenza». E infatti quel 2,8% di resa dei 4 milioni di euro sarebbe dovuto finire nel “Fondo risposta rapida per l’emergenza”, uno strumento di Agire da utilizzare all’indomani di un’emergenza, per avere risorse immediate, fino alla partenza della campagna di raccolta fondi  specifica. «Ci siamo rivolti alla società di transazioni  di un soggetto accreditato – spiega il direttore -, che ci era stato segnalato da altri organismi che si occupano di cooperazione internazionale. Una persona che da più di dieci anni lavorava negli ambienti legati alle ong di ispirazione cattolica».
Il personaggio in questione è Bernardino Pasta, responsabile della società di investimento Retemanager spa,arrestato giovedì primo dicembre dalla Guardia di finanza di Milano. E attualmente messo sotto processo dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Eugenio Fusco, per reati di associazione per delinquere, falso e truffa.
Una gran brutta storia, che la rete Agire, vittima di truffa, cerca di gestire col massimo di trasparenza, per non incrinare il suo rapporto con i sostenitori delle cause sue e degli organismi associati.
«Noi a differenza delle realtà profit non abbiamo purtroppo studi legali interni o altri servizi del genere», dichiara Marco Bertotto. Servizi che, probabilmente, risulterebbero troppo onerosi e difficili da giustificare agli occhi dei donatori. «Eppure ci siamo immediatamente messi nelle mani di professionisti esperti di frodi econtiamo di lavorare al miglioramento dei controlli sulla gestione dei nostri fondi. Controlli, per altro, già abbastanza rigorosi».
Perché se c’è una cosa che a reso chiara questa ennesima truffa è che il mondo della finanza non risparmi proprio nessuno. E che, conclude il direttore di Agire: «oggi anche le onlus possono essere oggetto di frodi».