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giovedì 11 aprile 2013

Ultrà truffati: usa il figlio di 5 anni per spillare dei soldi

Di Sebastiano Vernazza
Fonte: La Gazzetta



Milano, 10 aprile 2013

A Genova un papà finge che il bimbo sia molto malato e ottiene 70mila euro in beneficenza dai tifosi e dal Genoa

Speculare sulla salute di un bambino di cinque anni, per imbrogliare centinaia di persone. Da Genova rimbalza una storia allucinante. Un tifoso del Genoa (F.R.) ha chiesto agli ultrà della Gradinata Nord di raccogliere fondi per il proprio figlio, malato - a suo dire - di una grave patologia al polmone destro e bisognoso di costoso intervento chirurgico in Svizzera. Procura e polizia giudiziaria hanno scoperto che si tratta di un raggiro e il papà è indagato per truffa. L’imbroglio è stato svelato ieri in una conferenza stampa organizzata dai capi della tifoseria organizzata rossoblù. "Siamo indignati - hanno detto i leader del tifo genoano - e ci attiveremo in tutte le sedi per recuperare il maltolto, restituire il denaro a chi l’ha versato ed ottenere giustizia". Uno dei loro avvocati, Stefano Sambugaro, ha confermato: "Ci costituiremo parte civile".

LA RACCOLTA — Quando riceve la richiesta d’aiuto, la Nord si mobilita, coinvolge tifoserie di altre squadre (Juve, Inter, Milan, Samp, Atalanta). Parte una sottoscrizione, alimentata attraverso la vendita di cappellini, magliette e altri gadget. I tifosi mettono assieme circa 40 mila euro e li versano sui conti di "Un cuore grande così", onlus che coordina le iniziative di beneficenza dei tifosi rossoblù. Si muove il Genoa: società e giocatori fanno una colletta e "bonificano" 25 mila euro. Padre e figlio vanno in visita alla sede rossoblù. In totale si raggranellano 70 mila euro, somma indicata dal padre per l’intervento.


LA FARSA — Una delegazione di ultrà va a trovare il piccolo Matteo a casa e lo trova tutto bendato. Sul comodino tante scatole di medicine. Il padre spiega che "l’operazione è andata a bene" e mostra una falsa certificazione: si scoprirà poi che aveva scaricato cartelle cliniche da qualche sito internet e le aveva taroccate. Prima di una partita casalinga del Genoa, il bimbo, ristabilitosi, dovrebbe compiere un giro di campo per ringraziare i tifosi, ma piove, fa freddo, e il papà dice che non è il caso. Sono le banche ad accorgersi che qualcosa non torna. Qualcuno avverte la onlus: "Guardate che il signore i soldi non li ha spesi in ospedali o medicine, ma per cose personali". Partono le indagini di Procura e polizia giudiziaria. Si scopre che il padre-truffatore, un artigiano in cattive acque, ha usato gran parte del denaro ricevuto per pagare i suoi debiti. Si appura che il bambino non ha nulla di grave, una lieve forma di asma come unica patologia. Si accerta che la madre del bimbo, separata dal marito, è all'oscuro di tutto. La Procura riesce a salvare parte del denaro, 27 mila euro che il padre imbroglione cerca invano di sbloccare. "E poco prima che venisse scoperto - racconta uno dei capi ultrà del Genoa - ci ha chiesto 150 euro per comprare dei farmaci... Ha provato a fregarci fino all’ultimo". La famiglia del reo si è impegnata a restituire i 43 mila euro mancanti all’appello.

LA RESA DEI CONTI — Non soltanto i tifosi perseguiranno il signor F.R., anche il Genoa gli presenterà il conto in tribunale: "Pure noi siamo parte offesa - dice l’amministratore delegato Alessandro Zarbano - e procederemo con una querela nei confronti di questo soggetto". Zarbano con amarezza scrive il titolo della storia: "Non c’è limite al peggio".

lunedì 28 gennaio 2013

Falsa beneficenza per bambini: truffa svelata dalle Iene?

di Martina
Fonte: PinkDNA.it


Ci sono servizi de Le Iene (trasmissione di Italia 1) che non si vorrebbero vedere. Non perché Le Iene non siano brave, tutt'altro… ma probabilmente perché lo sono così tanto da riuscire a svelare le truffe più assurde e che ci lasciano basiti e increduli.
E’ questo il caso di una falsa associazione, a quanto sembrerebbe, che davanti a dei parcheggi chiedeva soldi per aiutare bambini disabili.
Dopo le indagini e le insistenti domande della Iena che aveva condotto il servizio, le persone interessate (e che riprese dalle telecamere cercavano soldi per i presunti bambini disabili) hanno cominciato ad agitarsi e a reagire malamente. Pochi attimi e delle altre persone si vedono spuntare da dei cespugli per aggredire Le Iene.
Siamo davvero sconcertate nel vedere come certe persone possano inventare storie assurde per estorcere denaro ai passanti. Mettere in mezzo la salute dei bambini (o altre persone in generale) è davvero ignobile; e se davvero il caso indicato dalle Iene fosse comprovato da un’indagine delle forze dell’ordine, ci sarebbe da chiedersi in che posto viviamo.
Del resto, però, non sarebbe la prima volta. Già un anno fa Le Iene avevano smascherato una truffa simile.
Quindi grazie Iene e continuate così! Certe nefandezze vanno svelate e urlate ad alta voce!

sabato 8 settembre 2012

Truffe beneficenza

Fonte: agenzia-investigazioni.com


I carabinieri del Nas arrivano a denunciare addirittura "un'industria delle truffe per beneficenza" che lascia sorprendentemente basiti coloro i quali da anni sono attivi nel campo col nobile intento di aiutare il prossimo, magari privandosi del superfluo o impiegando tempo e mezzi per collaborare in campagne umanitarie.
Finti spettacoli teatrali sui quali speculare,collette a nome di associazioni inesistenti,società che raccolgono offerte per organizzazioni del tutto ignare della questione! Questi gli esempi più banali!
Lo squallido trucco sta nel saper sfruttare la buona fede delle associazioni di volontariato col loro bisogno di risorse per poi assoldare pensionati o giovani alla ricerca della prima occupazione, i quali vengono ovviamente pagati in nero; successivamente far leva sui buoni sentimenti della gente mirando al denaro.
Sintomatico l'esempio della "società" Emme con sede a Bologna. Essa contattava associazioni no profit proponendo di organizzare spettacoli teatrali per beneficenza. Ai volontari si garantiva un pagamento di 2.500 euro, mentre la società incassava una somma di dieci volte tanto poichè invece di vendere biglietti chiedeva offerte.
Fortunatamente ora si possono agevolmente scoprire questi ignobili malviventi grazie all'aiuto di abili esperti del settore.

venerdì 27 luglio 2012

Beneficenza e truffe

Fonte: TicinoNews


Fanno leva su casi di beneficenza per estorcere denaro e truffare la gente. Intervistato Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale

Dopo il caso emerso questa mattina di una donna che a Olivone ha cercato in alcuni esercizi pubblici di farsi donare soldi per il Circo Tonino (ipotesi smentita dalla famiglia Molnar, anima della compagnia circense) abbiamo chiesto lumi alla polizia sul tema.

I casi di truffa di questo tipo, persone che facendo leva in alcuni casi sulla beneficenza tentano di estorcere denaro, sono in aumento?

> Ascolta l'audio

venerdì 13 luglio 2012

Truffe: attore Edoardo Costa condannato a 3 anni

Fonte ANSA
Si sarebbe appropriato di denaro devoluto in beneficenza.

(ANSA) - MILANO, 12 Lug - Il giudice di Milano, Marina Zelante, ha condannato in abbreviato a tre anni di reclusione e duemila euro di multa Edoardo Costa, il noto attore di fiction accusato di truffa, appropriazione indebita e falso. Per quest'ultimo capo di imputazione l'attore e' stato assolto per mancanza di querela. Stando alle indagini Costa si sarebbe appropriato di parte del denaro che era stato versato in beneficenza all'associazione a favore dei paesi poveri da lui fondata, la C.I.A.K.

sabato 7 luglio 2012

Beneficenza online: come evitare le truffe

di Michele Ciceri
Fonte Idee Green


Social media e mailing sono gli strumenti dei truffatori online

Il mondo online e offline pullula di organizzazioni fraudolente che dichiarano di occuparsi di raccolta fondi per le più disparate cause caritatevoli. I truffatori online - prevalentemente attraverso social media e comunicazioni elettroniche - fanno del loro meglio per toccare le corde del cuore di chi intende invece agire a fin di bene.

Queste frodi registrano dei veri e propri picchi, in particolare durante i periodi di vacanze e dopo gravi calamità (il terremoto in Emilia Romagna per esempio). I truffatori spesso si mettono nei panni di enti di beneficenza conosciuti o creano organizzazioni disoneste che fingono di offrire aiuto alle vittime di un determinato evento, sperando di far leva sulla natura altruistica delle persone in tutto il mondo. Secondo l’FBI – guardando per esempio alla realtà americana - dei  4.000 siti web istituiti per assistere le vittime in seguito all’uragano Katrina, ben il 60% in realtà era fasullo.


Con il termine Charity Scam si definisce proprio una truffa organizzata secondo i meccanismi della beneficenza online. In alcuni casi, è difficile distinguere ciò che è reale e serio da una truffa. Alcune organizzazioni fraudolente utilizzano nomi molto simili a quelli di enti di beneficenza esistenti enti. Per ottenere donazioni inviano messaggi di spam attraverso e-mail, social media o popup.

Oltre a richiedere un contributo in soldi, queste e-mail (veri e propri phishing) possono anche indurre a fornire informazioni personali quali nomi utente, password, informazioni finanziarie, ecc, ognuna delle quali può essere utilizzata per il furto d’identità.

Gli esperti di Zone Alarm, divisione consumer dell’azienda Check Point, leader mondiale nei sistemi di sicurezza IT, spiegano che gli hacker inoltre utilizzano una tecnica chiamata SEO poisoning per ingannare gli utenti. Sapendo che la maggior parte delle persone attinge alle notizie online, gli hacker creano siti web infettati da malware e falsano i risultati di una ricerca per parole chiave - quali ad esempio ‘vittime dell’uragano’ o ‘disastro Giappone’ - così da comparire tra i primi siti della schermata. Cliccando su questi link si sprigiona un malware che trasforma il computer  in una botnet o in informazioni utili per l’hacker.

Cosa fare se si desidera donare in sicurezza?

Utenti desiderosi di donare per una causa, con la certezza di farlo a favore di un legittimo ente di beneficenza, possono seguire questi suggerimenti:


  • Non rispondere o aprire allegati di mail non richieste, che affermano di provenire da organizzazioni di beneficenza.
  • Donare direttamente attraverso il sito web dell’organizzazione. Non seguire link da e-mail verso siti di donazione e non permettere a uno singolo individuo o a un’organizzazione terza di donare a proprio nome.
  • Contattare l’ente caritatevole direttamente per autenticare la raccolta fondi (utilizzare un numero di telefono locale o comunque riconosciuto a livello nazionale, non il numero di telefono indicato nella e-mail).
  • Verificare con attenzione il nominativo dell’organizzazione che richiede la donazione, in particolare se simile a quello di un’organizzazione più nota.
  • Non divulgare informazioni personali quali codice fiscale e/o numero di tessera sanitaria.
  • Prendere nota dell’indirizzo web dell’organizzazione. La maggior parte delle organizzazioni no-profit legittime terminano in .org, non in .com.
  • Diffidare di sollecitazioni provenienti da parte di coloro che affermano di essere vittime stesse, sopravvissute a un disastro molto pubblicizzato.

“I criminali su Internet sono furbi. Essere informati sulle loro tattiche può servire ad impedire di essere truffati. Tuttavia, nonostante tutte le precauzioni, è possibile caderne vittima”, afferma Bari Abdul, vice presidente e responsabile di ZoneAlarm. “Se ritenete di essere stati presi di mira da un artista della truffa via Internet, è importante contattare le autorità competenti, come per sporgere denuncia. Questo può forse permettervi di recuperare i vostri soldi, ma può sicuramente essere utile a prevenire altri casi.”

sabato 12 novembre 2011

SPAGNA. Genero del re indagato: malagestione di ente non profit

di Gabriella Meroni
Fonte: VITA

Il duca Inaki Urdangarin si sarebbe appropriato di 1 milione di euro sottratti a un ente benefico


Inaki Urdangarin, genero del re di Spagna Juan Carlos, potrebbe essere coinvolto in un caso di corruzione, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Pais. Stando a quanto detto da alcune fonti, il procuratore dell'ufficio anticorruzione vorrebbe interrogare i testimoni ed esaminare i dati in possesso della polizia prima di accusare formalmente l'ex pallamanista Urdangarin, 43 anni, marito della principessa Cristina. Il duca di Palma di Maiorca e il suo socio in affari, Diego Torres, sono sospettati di essersi appropriati di circa 1 milione di euro tra il 2004 e il 2006, quando Urdangarin si trovava a capo dell'associazione non profit Noos Institute, che si occupa di responsabilità sociale d'impresa. Al momento non ci sono state dichiarazioni di Urdangarin o del palazzo reale.

venerdì 21 ottobre 2011

Il miglior business è la beneficenza. Intervista a Bill Gates.

di Marcello Tansini
Fonte: businessonline

Quale è il miglior lavoro al mondo? Su quale business conviene investire davvero? La beneficienza.


Guro, imprenditore, informatico per eccellenza, fondatore ed ex-presidente della Microsoft. E il secondo uomo più ricco del mondo secondo la rivista Forbes. Il suo ultimo patrimonio stimato (2010) è di 53 miliardi di dollari. E sarebbe ancora nella lista dei più ricchi di tutti i tempi se non avesse il ‘vizio’ della beneficenza. 


Stiamo ovviamente parlando di Bill Gates, diventato ormai celebre per non aver lasciato tutta la sua eredità ai figli, ma averla distribuita soprattutto a favore di fondazioni e associazioni di beneficenza, lasciando loro 'l’indispensabile' per vivere.

Bill Gates dopo aver ultimamente donato 28 miliardi di dollari alla Bill & Melinda Gates Foundation, che sostiene cause umanitarie nel campo della salute, dello sviluppo e dell'istruzione, è rimasto 'solo' con gli ultimi 54 miliardi di dollari. 

Chi lo incontra non ha nessun dubbio: è un uomo che manca decisamente di ostentazione, il suo gioco preferito è il bridge e vive in una villa hi-tech, che si dice valga 125 milioni di dollari, completa di biblioteca con una citazione da Il grande Gatsby sul soffitto. 

Gates confessa: “Quando decisi di lanciarmi e creare Microsoft, non fu perché era una carriera lucrativa. Io e Paul Allen eravamo solo entusiasti del personal computer ed eravamo stupiti che nessuno ci stesse lavorando. Ci mettemmo al lavoro sui problemi più interessanti e assumemmo delle persone fantastiche. Abbiamo avuto il vantaggio di essere i primi”.

venerdì 7 ottobre 2011

"Falsa beneficenza" e reati di truffa

di Simona Carandente
Fonte: ilmediano.it

In giro c’è gente senza scrupoli, è meglio che si sappia. Come quella di cui raccontiamo nell’articolo, che ha raggirato persone serie e sensibili impegnate a dare una mano ai più bisognosi.

Raccolta fondi, serate di beneficenza, richieste di contributi a scopo benefico: quanti di noi si trovano, più o meno quotidianamente, a doversi fronteggiare con l’enorme matassa di richieste di denaro, provenienti da più fonti, finalizzate ad aiutare persone bisognose e non in grado di provvedere neanche alle più elementari esigenze di salute? Non è assolutamente semplice, difatti, capire in quali mani affidare il proprio denaro, nella certezza che vada effettivamente a destinazione, senza che persone senza scrupoli se ne approprino, vanificando così gli sforzi degli offerenti e raggirando, di fatto, gli ignari beneficiari.
In tempi recenti, una coppia di coniugi si è rivolta all’avvocato: i due, fondatori e sostenitori di un’associazione di beneficenza molto nota sul territorio campano, erano stati contattati da una società organizzatrice di eventi. Quest’ultima, evidentemente sensibile a dinamiche di natura filantropica, aveva pensato di indire una cena di beneficenza, con tanto di personaggi famosi rigorosamente partenopei, il cui ricavato sarebbe stato destinato, per intero, proprio all’associazione. Sia sui biglietti della manifestazione che sulle locandine della stessa, sparse copiosamente in tutta la città, campeggiava a chiare lettere l’intento di devolvere l’intero ricavato in beneficenza, rafforzando pertanto in chi leggeva il convincimento della buona fede dell’iniziativa.
Tuttavia, al momento della resa dei conti, i coniugi ebbero un’amara sorpresa: a serata conclusa e con un grosso numero di biglietto venduto, con il pretesto di dover affrontare spese non previste, quale il fitto della sala e la corresponsione di emolumenti agli ospiti famosi, la società organizzatrice si era di fatto tirata indietro, adducendo di non essere in grado di poter devolvere all’associazione no profit neanche un euro. Un caso del genere concretizza, senza ombra di dubbio, il reato di cui all’art. 640 c.p., ovvero quello di truffa, che si realizza quando chiunque, con artifici e raggiri, inducendo taluno in errore, si procuri un ingiusto profitto con altrui danno.
La società organizzatrice, difatti, ha in sostanza utilizzato il buon nome dell’associazione, oltre che il forte richiamo dello scopo benefico, per far cadere in errore gli ignari malcapitati, facendo loro credere che il loro denaro servisse a nobili scopi di natura sociale e filantropica, come del resto espresso a caratteri cubitali, esponendoli peraltro i responsabili dell’associazione a dover dar conto del tutto anche di fronte agli altri organi sociali.
Ai due coniugi, pertanto, non resterà che adire l’autorità giudiziaria, presentando apposito atto di querela, procedendo al contempo alla rettifica degli intenti manifestati sulle locandine e sui biglietti, in un’ ottica di estrema correttezza nei confronti degli ignoti benefattori. 

mercoledì 29 giugno 2011

Lady Gaga fa beneficenza, ma la accusano di Truffa

Fonte Leggo 29 06 2011


NEW YORK – La pop star americana Lady Gaga è stata denunciata da uno studio legale del Michigan che l’accusa di aver tenuto per sè una parte dei profitti della vendita di un braccialetto, i cui proventi dovevano essere integralmente versati alle vittime del sisma/tsunami che ha colpito il Giappone.


Nella denuncia, presentata venerdì scorso – precisa lo studio 1800lawfirm.com in un comunicato – si rimprovera a Lady Gaga e alla sua casa discografica Universal e alla società di prodotti promozionali Bravado di non essere stati trasparenti nella loro comunicazione sulla vendita del braccialetto. Dopo la catastrofe che ha colpito il Giappone lo scorso marzo, Lady Gaga aveva creato e messo in vendita un braccialetto di plastica: i proventi della vendita dovevano essere interamente versati alle vittime, come afferma il sito internet della cantante. Di colore bianco, il braccialetto è venduto a cinque dollari e vi è scritto sopra in colore rosso, in inglese e in giapponese, ‘We pray for Japan’. Secondo la denuncia però, la star e i suoi partner «hanno gonfiato le spese di trasporto» e hanno «tenuto una parte dei proventi della vendita». «Questa denuncia senza fondamento – ha dichiarato Holly Shakoor, una portavoce di Lady Gaga in una e-mail all’Afp – distoglie l’attenzione dalla generosità dei fan in tutto il mondo che sostengono il popolo giapponese». «Tutti e cinque i dollari pagati per acquistare ogni braccialetto vanno alle vittime», ha aggiunto, sottolineando che Lady Gaga «ha impegnato fondi personali in questa causa e continuerà a sostenere le vittime della catastrofe»

domenica 19 giugno 2011

Siria: il cugino di Al Assad lascia il suo Business per dedicarsi alla beneficenza

di Ahmed Lulu 
Fonte: Global Voices online



Il 16 giugno, alla vigilia di un nuovo Venerdì di protesta in Siria, la televisione di stato siriana ha annunciato che l'uomo d'affari Rami Makhlouf (41), lascierà il lavoro per dedicarsi alla beneficenza.


Su Twitter, Nasser H. Al-Shaikh è stato il primo a riferire la notizia, parlando al canale di informazioni Al Arabiya:
AlArabiya: Syrian businessman Ramy #Makhlouf gives up his properties to the state #Syria #Assad
In un altro Twitter, spiega:
#Makhlouf is a cousin of President #Assad & according to FT he's thought to control up to 60% of #Syria's economy. http://is.gd/c9zF3v
Immediatamente ci sono state reazioni.
RevolutionSiria, una delle fonti principali su Twitter sulle novità della rivoluzione Siriana ha commentato:
I would laugh if this wasn't so disgusting. #Makhlouf says he'll devote profits from his business to charity…. http://fb.me/TdWulPXB
Il tweete di MagdyBasha123 ha espresso scetticismo scrivendo
#somebodytellmewhy #daddysays #wakemeup whn Rami #Makhlouf is prosecutd 4 corruption & not given red carpet trtmnt as #philanthrapist #SYRIA
Altri hanno accolto favorevolmente la decisione, ma hanno sottolineato che questo non è sufficiente per soddisfare le richieste dei manifestanti. Lasyrie ha tweetato:
Rami #Makhlouf, steals us and now wants to give us back our money, great, but stealer must be judged. #syriatel #syria #syria #liban
Venerdì 17, i manifestanti che sono scesi per le strade della Siria come ogni Venerdì degli ultimi tre mesi, hanno risposto alla decisione Rami Makhlouf `chiedendo di rinunciare alle sue imprese.


Makhklouf è stato accusato dai manifestanti di corruzione e di monopolio su ogni tipo di attività in Siria, dalle telecomunicazioni ai media al settore immobiliare. E' stato anche accusato di coinvolgimento diretto nella pesante repressione sui manifestanti. Il fratello Rami, il colonnello Hafez Makhlouf, è il vice capo della Direzione Generale della Sicurezza e capo dei servizi segreti di Damasco.

giovedì 26 maggio 2011

Edoardo Costa indagato per truffa ai danni dei bambini africani


Fonte. Corriere
L'ex protagonista di "vivere" si sarebbe appropriato di circa 570 mila euro versati in beneficenza


Milano - Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti dell'attore Edoardo Costa, già protagonista della soap opera «Vivere». L'attore è accusato di truffa aggravata, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale e uso di atto falso. Secondo il pm di Milano Bruna Albertini, si sarebbe appropriato di circa 570 mila euro versati in beneficenza alla associazione a favore dei bambini dei Paesi poveri da lui fondata, C.I.A.K.. Secondo la ricostruzione dei finanzieri, l'associazione benefica avrebbe destinato realmente allo scopo dichiarato solo una piccola percentuale del denaro raccolto: dei circa 650mila euro raccolti, solo 80mila sarebbero stati destinati all'assistenza dei bambini. Per gli investigatori la cifra raccolta potrebbe anche essere «molto superiore, poiché non è stato possibile quantificare tutto il denaro drenato nel corso dei vari eventi. Questo perché nella maggior parte dei casi la onlus raccoglieva denaro contante, di difficile tracciabilità».

I libri fotografici - Sono stati inoltre sottoposti a sequestro 7.325 libri fotografici, relativi ai progetti benefici promossi dall'associazione, le cui spese di realizzazione sono state pagate utilizzando denaro proveniente dalle oblazioni di aziende o privati cittadini. L'attività investigativa è nata dopo alcuni servizi televisivi di "Striscia la Notizia" e "Italian Job", in cui si avanzavano dubbi sulle somme raccolte in occasione di eventi e serate di beneficenza. L'inchiesta, nata nel 2008 in seguito alle denunce andate in onda in tv, si riproponeva di verificare se le somme raccolte in occasione di eventi e serate di beneficenza, attraverso la C.I.A.K., l'associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta dallo stesso attore, fossero state effettivamente destinate alle attività progettuali pubblicizzate in favore di soggetti bisognosi: in particolare aiutare i bambini dei Paesi più poveri nel mondo, ai quali però secondo investigatori e inquirenti, sarebbe arrivato ben poco di questo denaro. Costa, che ora rischia il processo, è così indagato per truffa aggravata, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale e uso di atto falso.

lunedì 7 marzo 2011

8 x 1000: sicuri di fare beneficenza?

di Francesca De Benedetti
Fonte: quellidellarosa.it


Su un’entrata di circa 1000 milioni di euro di disponibilità, solo 1/5 dell'8x1000 alla Chiesa cattolica - circa 200 milioni - viene destinato allo scopo pubblicizzato caritativo-assistenziale. Come mai allora fino a poco tempo fa le pubblicità della Chiesa erano incentrate proprio sull’aspetto caritativo?



Chi di noi non ha mai visto in tv uno spot per l’8×1000 alla Chiesa cattolica?
Pochi avranno avuto invece l’occasione di dare un’occhiata ai dati sul sostegno economico alla Chiesa cattolica e sull’utilizzo che ne viene fatto. Perciò voglio mettere a disposizione di tutti i dati (Fonte: Annale 2008 “Chiesa in Italia” de “Il Regno”) riferiti a tre annate, dal 2005 al 2007.
Stando ai numeri, un miliardo di euro (mille milioni di euro) è stato l’ammontare approssimativo annuo dell’8×1000 alla Chiesa cattolica. La quota di 8×1000 destinata direttamente a scopi assistenziali e caritativi è però marginale.

Il meccanismo è nato a metà ’80 sostituendo il sistema della “congrua” (http://it.wikipedia.org/wiki/Assegno_di_congrua) e i benefici a sostegno redditizio del clero, la cui remunerazione media lorda mensile è di circa 1.100 euro a testa (Remunerazione media lorda mensile 2005 1.084,5 2006 1.122,3 2007 1.146,54).
Su un’entrata di circa 1000 milioni di euro di disponibilità, solo 1/5 dell’8×1000 alla Chiesa cattolica – circa 200 milioni – viene destinato allo scopo pubblicizzato caritativo-assistenziale. Come mai allora fino a poco tempo fa le pubblicità della Chiesa erano incentrate proprio sull’aspetto caritativo? Un problema sollevato anche internamente dalla Caritas e a cui ha fatto seguito la scelta di mostrare preti che facevano la carità (visto che gran parte della quota è rivolta al loro sostentamento). Nonostante l’Assemblea dei vescovi abbia deciso di riorientare i contenuti, rimane comunque al centro degli spot l’elemento caritativo.
La destinazione dell’8×1000 veniva così distribuita nel 2005, 2006, 2007 (cifre in milioni di euro):
dati
Diversa è la scelta ad esempio della Chiesa valdese, che ha inteso rivolgere tutto il ricavato dall’8×1000 a scopo assistenziale, caritativo e in progetti per lo sviluppo. I dati su http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/2005/rendiconto2005.php
L’Italia è l’unico caso al mondo in cui la quota “non destinata” (cioè di chi non fa una scelta precisa su a chi destinare il suo 8×1000, e che raggiunge il 60% circa) viene distribuita in modo proporzionale (quindi, anche di questa quota, una buona fetta viene rivolta di fatto alla Chiesa cattolica).
Per approfondimenti http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/

domenica 6 marzo 2011

Beneficenza, tante truffe con successo e vere richieste inascoltate

di Lucia Pippi
Fonte:  luciapippi.com 

Le truffe sulla beneficenza sono sempre in agguato, ormai è noto. Gente che si spaccia per appartenenti alla Croce rossa,  o ad altre associazioni benefiche e chiede denaro, che so, per un pulmino per disabili piuttosto che per una scuola in un paese dal nome impronunciabile. Anzi. Ho risposto io ad una telefonata di un tale che chiedeva soldi per un abbonamento ad una rivista dei carabinieri, dato che l’Arma, secondo queste persone, era in difficoltà  economiche tali da non poter nemmeno pagare gli straordinari o garantire un pattugliamento del territorio adeguato per mancanza di macchine e di benzina. Ovviamente, non ci ho creduto nemmeno mezzo secondo. Così come non credo alle tante e-mail della vedova russa, francese o che diavolo ne so io, che chiede il numero del nostro conto corrente in cui far transitare una cospicua somma di denaro per evitare che gli eredi del marito  la lascino in mutande, promettendo, in cambio del favore, una cospicua ricompensa. E diffido anche di quelli che chiedono contributi per salvare questo o quel bambino malato che si trova, se tutto va bene, dall’altra parte del mondo. E’ chiaro, mi sono sempre detta che in questi casi chi manda queste e-mail non è il genitore del bambino, visto che non potrebbe mai speculare sulla pelle del proprio figlio inventandosi una malattia tanto assurda e una storia  tanto drammatica solo per far soldi. Invece no. La realtà in molti casi supera la fantasia. E c’è chi, pur di tirar su qualche euro, ha falsificato i certificati di malattia della propria bambina istruendola a dire cose non vere anche durante le interviste televisive. Con l’aiuto del marito e di un complice, la donna era riuscita a falsificare la documentazione medica, facendo credere che la figlia fosse affetta da una gravissima patologia al polmone, la cosiddetta “sindrome del lobo medio” riuscendo ad ottenere il riconoscimento dell’invalidità al 100%.    In realtà la bimba era stata ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova per disturbi non gravi, ma era stata falsificata la cartella clinica.   La trasmissione “Le Iene” aveva sollevato dubbi sul caso e ieri, al termine di indagini svolte dalla Procura di Napoli, Luisa Pollaro, di 36 anni, madre della piccola, è stata arrestata con le accuse di truffa aggravata, falso ideologico per induzione di Pubblico Ufficiale e falso materiale. Indagati il marito, Vincenzo Ciotola, e un amico della coppia, Gianluca Scelzo, per i quali il gip ha respinto la richiesta di obbligo di firma chiesta dal pm Aldo Ingangi. Ad eseguire l’ordinanza sono stati gli agenti del commissariato di Fiumicino.   Durante le numerose “ospitate televisive” i due genitori avevano sostenuto che la figlia soffrisse di continue crisi respiratorie, e che per vivere necessitasse di un costoso intervento salvavita da eseguirsi in una clinica specializzata negli Stati Uniti. Si erano poi aggiunte serate di beneficienza in diverse regioni d’Italia, attraverso le quali i due erano riusciti a mettere in atto numerosissime truffe, in danno di cittadini, persone dello spettacolo ed enti pubblici.   Nel 2008, per promuovere la raccolta fondi, era nata l’ associazione “Assocentauri” con la creazione di un account su Facebook per aggiornare tutti gli utenti sulla situazione psico-fisica della bambina.   Numerose le donazioni, sia in denaro che in beni di svariata natura, fatte a favore della famiglia e accreditate direttamente nei conti correnti dei truffatori.    Poi nel 2007 una casa editrice aveva pubblicato il primo libro autobiografico scritto dalla bambina “Voglia di vita, i miei giorni in ospedale”, seguito dalla pubblicazione del secondo libro, scritto dalla madre, intitolato “La vita continua” nel 2009. Con le stesse modalità, la coppia era riuscita a ingannare i componenti della Commissione Invalidi Civili della Asl, ottenendo fin dall’aprile del 2005, un’ indennità di invalidità pari al 100%.    E’ stata un’agente del commissariato di Fiumicino, presente ad una serata di beneficienza dell’Associazione nel novembre 2009, a insospettirsi per il comportamento estremamente vivace della piccola che poco sembrava conciliare con la malattia “pubblicizzata”. Attraverso il raffronto con la documentazione originale delle cartelle cliniche degli ospedali e quella in possesso all’Associazione si sono subito riscontrate contraffazioni e falsificazioni. La magistratura ha disposto il blocco dei conti correnti intestati ai due genitori per un valore di 178mila euro. Sono state, inoltre, sequestrate migliaia di libri pronti alla vendita. Ecco. Io non ho mai visto questi genitori. Comunque mi sento di augurare loro una cosa: una bella malattia come quella che hanno tanto pubblicizzato per la loro figlia. Non alla bambina, me ne guardo bene! Lei non ha colpe, è solo nata da due elementi del genere che non meritano davvero niente. Magari, se gli capitasse davvero una cosa del genere, si renderebbero conto che la malattia è una cosa seria e non va bene speculare sulla buona fede e sulla commozione di tante persone. Perché chi ha figli che stanno male sul serio, e ne ho conosciuti tanti, anche indirettamente come i genitori di Chiara, a cui Pianeta Umbria ha dedicato una serie di servizi, la bambina di Foligno affetta da un malattia rarissima, chiedono molto poco e lo fanno con grande dignità. Nel caso di Chiara l’unica richiesta è quella di un parcheggio sotto casa per non creare troppi disagi alla bambina durante gli spostamenti. E lo hanno fatto con molta umiltà, con un sorriso talmente dolce che davvero è arrivato al cuore di ciascuno di noi, “Pianetelli umbri”. Una richiesta che, speriamo, il Comune accolga al più presto (anche perché noi gli stiamo col fiato sul collo e siamo pronti a sparare duro…). Come vedete, niente in confronto ai tanti soldi chiesti da questa donna schifosa e dal marito. E Chiara sta male sul serio e ha bisogno di tante cose… La storia di questa famiglia la trovate qui, nel video della puntata di Pianeta Umbria andata in onda il 14 gennaio scorso.  Come hanno detto Mirko e Serena in quell’occasione, leggendo un cartellone realizzato da Arianna: “Vogliamo un parcheggio per Chiara!”. E chi può farlo, glielo dia! Non è beneficenza, è solo il riconoscimento di un diritto ad un padre, ad una madre e a una bambina malata.

martedì 15 febbraio 2011

Quant’è buono Silvio: 9 milioni in beneficenza, garantisce Studio Aperto

Fonte www.giornalettismo.com

Casualmente, il Tg di Mediaset parla delle donazioni del premier alla vigilia della decisione del Gip sul caso Ruby
“Scuole, orfani, ospedali, sacerdoti, vedove di caduti in missione”. Sono le persone e le associazioni beneficiarie delle elargizioni del premier. Studio Aperto e’ entrato in possesso di un documento con i bonifici che attestano le donazioni di Silvio Berlusconi negli ultimi anni e le ha mostrate oggi nell’edizione delle ore 18.30. “Tra queste la Scuola San Giuliano di Puglia, l’associazione ‘I ragazzi di Scampia’, l’Ospedale San Raffaele di Milano, l’Universita’ Alma Mater di Bologna, l’AIL – Associazione Italiana Leucemie”.
Studio Aperto ha calcolato approssimativamente “un totale delle donazioni che, solo negli ultimi anni, sfiora i 9 milioni di euro, una cifra considerevole, devoluta ad enti, istituzioni, persone fisiche da cui certamente Berlusconi non poteva avere in cambio altro che gratitudine. E chissa’ che per qualcuno questa non sia l’ennesima prova di altri orrendi misfatti”, si legge nella nota dell’ufficio stampa delle Reti Mediaset. Ecco alcune delle voci mostrate dalle telecamere nel servizio: – Sia – Societa’ italiana per l’amiloidosi: 50.000 euro – Dipartimento di scienze e tecnologie agroambientali di Bologna, sono tre tranches per un totale di quasi 39.000 euro.  Universita’ di Bologna, Alma mater, due tranches per un totale di 36.000 euro. Comunita’ incontro di don Gelmini, sono 5 milioni di euro. Pio albergo Trivulzio, 250.000 euro e ancora 250.000 euro sono mezzo milione di euro. “E’ attesa per domani- ricorda ancora il comunicato di Mediaset- la decisione del Gip Cristina Di Censo sulla richiesta di giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi. Tra le carte depositate dalla procura di Milano ci sono anche alcuni bonifici effettuati dal premier. Per l’accusa e’ la pistola fumante, la prova regina dei reati che gli sono contestati. Per Berlusconi si tratta solo di beneficenza: se ho dato dei soldi, e’ la sua difesa – l’ho fatto solo per aiutare qualcuno, senza nessun altro fine. Ma qual e’ la verita’?”. Il Pio Albergo Trivulzio, per la cronaca, è quello gestito da Mario Chiesa che ha fatto scoppiare Tangentopoli.

lunedì 25 ottobre 2010

La nuova beneficenza dei capitalisti

di Slavoj Žižek
Fonte: Internazionale
Traduzione di Giuseppina Cavallo.



Perché la beneficenza è diventata un elemento strutturale della nostra economia e non è più solo la caratteristica di qualche brava persona? Nel capitalismo di oggi la tendenza è di mescolare profitto e beneficenza. Così quando comprate qualcosa, nella spesa è già incluso il vostro impegno per il bene degli altri, dell’ambiente e così via.


Se pensate che stia esagerando, entrate in un qualunque caffè della catena Starbucks e vedrete. Cito la loro campagna: “Non è solo cosa comprate, ma cosa scegliete”. Lo spiegano così: “Quando comprate Starbucks (…) state scegliendo qualcosa di più di una tazza di caffè. State promuovendo un’etica del caffè. Grazie al programma Starbucks ‘Shared Planet’, compriamo più caffè del commercio equo e solidale di qualunque altra azienda al mondo, garantendo agli agricoltori un prezzo equo per il loro duro lavoro. E investiamo nei metodi dei coltivatori di caffè migliorando la vita delle loro comunità in tutto il mondo. È un buon karma per il caffè”. È quello che chiamo “capitalismo culturale” allo stato puro. Non state solo comprando un caffè, state comprando la vostra redenzione dall’essere semplici consumisti. State facendo qualcosa per l’ambiente, qualcosa per salvare i bambini che hanno fame in Guatemala e qualcosa per ricostruire il senso di comunità.


Scelte difficili
Potrei fare molti esempi, ma la sostanza non cambia: mentre fate delle scelte consumiste, allo stesso tempo spendete i vostri soldi per fare del “bene”. Tutto questo genera una sorta di… come potrei definirlo? Un sovrainvestimento o sovraccarico semantico. Sapete che non è in gioco solo l’acquisto di una tazza di caffè: è in gioco il rispetto di tutta una serie di responsabilità etiche. Questa logica oggi è quasi universalizzata.


Perciò si crea un corto circuito molto interessante: un gesto di consumo egoista comprende il prezzo del suo contrario. Davanti a questo fenomeno, credo che dovremmo tornare al buon vecchio Oscar Wilde, che ci ha fornito l’argomentazione migliore contro la logica della beneficenza. In L’anima dell’uomo sotto il socialismo, lo scrittore sottolinea che “è molto più facile solidarizzare con la sofferenza che con il pensiero”: “Le persone scoprono di essere circondate da una spaventosa povertà, da una spaventosa bruttezza, da una spaventosa fame. È inevitabile che tutto ciò le commuova. Di conseguenza, con intenzioni ammirevoli ma male indirizzate, con la massima serietà e molto sentimentalismo, si impegnano nel compito di rimediare ai mali che vedono. Ma i loro rimedi non curano la malattia, non fanno che prolungarla.


Di fatto, i loro rimedi sono parte della malattia. Cercano di risolvere il problema della povertà, per esempio, tenendo in vita i poveri o, nel caso di una scuola molto avanzata, divertendoli. Ma questa non è una soluzione, è un aggravamento del problema. L’obiettivo giusto è cercare di ricostruire la società su basi che rendano impossibile la povertà. E le virtù altruistiche hanno di fatto impedito il raggiungimento di questo obiettivo. […] I peggiori schiavisti erano quelli che si comportavano gentilmente con i loro schiavi, e così impedivano che l’orrore del sistema fosse compreso da coloro che soffrivano per sua colpa e da coloro che lo osservavano. […] La beneficenza degrada e demoralizza. È immorale usare la proprietà privata per alleviare i mali orribili causati dall’istituzione della proprietà privata”.


Rischio ipocrisia
Penso che queste parole siano più attuali che mai. Per quanto possa apparire positivo, il salario garantito – questa specie di patto con i ricchi – non è una soluzione. A mio giudizio esiste un altro problema. Ho l’impressione che questo sia l’ultimo, disperato tentativo di mettere il capitalismo al servizio del socialismo: non cancelliamo il male, lasciamo che sia il male stesso a lavorare per il bene. Trenta o quarant’anni fa, sognavamo il socialismo dal volto umano. Oggi, invece, l’orizzonte più lontano, più radicale, della nostra immaginazione è il capitalismo globale dal volto umano. Le regole del gioco restano le stesse, però lo rendiamo un po’ più umano, più tollerante, con un po’ di welfare in più.


Diamo al diavolo quel che è del diavolo e diciamolo chiaramente: almeno negli ultimi decenni, e almeno in Europa occidentale, in nessun altro momento della storia umana una percentuale così alta di popolazione ha goduto di tanta relativa libertà, ricchezza, sicurezza eccetera. Ora queste conquiste sono gradualmente rimesse in discussione. Voglio solo dire che l’unico modo per salvare gli acclamati valori del liberalismo è fare qualcosa di più. Non sono contrario alla beneficenza in astratto. È meglio di niente. Però dobbiamo essere consapevoli che contiene un elemento di ipocrisia. È ovvio che dobbiamo aiutare i bambini. È terribile vedere che la vita di un bambino può essere distrutta perché i genitori non possono pagare un’operazione che costa 20 dollari. Ma come avrebbe detto Oscar Wilde, a lungo andare, se ci limitiamo a curare i bambini loro vivranno un po’ meglio però si ritroveranno sempre nella stessa situazione.

martedì 18 agosto 2009

Gli aiuti umanitari sono un business. Ma solo per le Ong

Linda POLMAN
Intervista di Paolo Bracalini 

Fonte: Il Giornale

Linda Polman conosce il mondo della beneficenza da molto vicino. Non solo per aver scritto due libri sul tema (Onu. Debolezze e contraddizioni di una istituzione indispensabile per la pace e il recentissimo “L’industria della solidarietà”) ma anche per aver fatto la volontaria in Africa, per anni, come esperta della Nazioni Unite. Ha insomma visto di persona come funziona la macchina degli aiuti, l’industria della bontà. Ma l’idea che se n’è fatta è molto lontana dalle promesse delle pubblicità progresso.

La solidarietà è un business?

Linda POLMAN: «Sì. Decine di migliaia di persone sono impiegate in decine di migliaia di Ong - piccole, internazionali, locali -. È un sistema che muove miliardi e che conta un numero esorbitante di organizzazioni: 37mila. I soldi sono tanti, insieme formerebbero il Pil della quinta potenza mondiale. Le Ong fanno a gara tra loro per aggiudicarsi questa montagna di fondi, i dollari degli aiuti. Come qualunque impresa privata, guardano ai soldi. Se una Ong vuole sopravvivere in questa competizione deve darsi da fare per fare progetti che attirino l'interesse dei donors, dei benefattori. Ma questo non è necessariamente un fatto positivo».

E perché no?

Linda POLMAN: «Perché c’è un meccanismo perverso: chi dona i soldi sceglie l'organizzazione umanitaria in base all'efficienza, alla rapidità, certo, ma anche sulla base della notorietà dell'associazione, dal fatto di essere rappresentata magari da personaggi che compaiono in tv. È successo spesso che le Ong pagassero dei testimonial o dei bravi pierre per accreditarsi tra i supporter finanziari. Il colonnello Ojukuwu in Biafra si fece assistere da un ufficio di pubbliche relazioni di Ginevra per invitare i giornalisti europei a raccontare e filmare la fame nel Biafra. Ovviamente il colonnello poi confiscò parte degli aiuti per il suo esercito e per comprare armi. Ma anche i palestinesi ricorrono a esperti di comunicazione».

Ma poi le Ong si renderanno utili nelle zone svantaggiate.

Linda POLMAN: «Dipende da cosa si intende con “essere utili”. Le racconto un episodio vissuto in prima persona. Eravamo in Sierra Leone, c’erano moltissime vittime della guerra civile con braccia o gambe amputate. Le Ong erano chiamate lì per fornire arti artificiali. Siccome una Ong “guadagnava” più sovvenzioni a seconda del numerodi arti artificialiche “piazzava” in Sierra Leone, si scatenò una competizione incredibile tra le organizzazioni umanitarie per diffondere le proprie protesi.Una Ong arrivò a distribuire braccia artificiali già munite di orologio al polso, per battere la concorrenza. Altre Ong hanno risolto la faccenda portando gli amputati della Sierra Leone direttamente in Usa o Germania, per impiantarele proprie protesi e ricevere i finanziamenti governativi».

Insomma sembra che la bontà c’entri meno del business...

Linda POLMAN: «È un mercato anche quello della solidarietà, che si combatte con le armi proprie del mercato. In più qui c’è un drammatico problema: i soldi spesso finiscono non ai bisognosi, ma ai dittatori responsabili di carestie e stermini».

Perché non si riesce a controllare dove finisce il flusso di denaro?

Linda POLMAN: «È difficile, se non impossibile. Che si tratti di democrazie, dittature o governi militari, sono sempre le autorità locali a decidere a quali condizioni e in che modo gli aiuti economici devono essere spesi. Se la loro decisione è rubare, gli aiuti umanitari li aiuteranno a rimanere al potere. Il problema è che i disastri umanitari non succedono mai nelle democrazie, ma in posti orribili con pessimi governi o dove i governi sono sostituiti da una banda di ribelli o guerriglieri».

Quindi alla fine gli aiuti «aiutano» spesso i criminali?

Linda POLMAN: «La solidarietà è un business anche per le parti coinvolte in una guerra civile. Sono un ingrediente fisso nelle strategie di guerra, ognuna delle parti in causa cerca di aggiudicarsi la fetta più grande di aiuti e di fare in modo che i nemici ne abbiano il meno possibile».

Ecco quello che lei chiama «il dilemma del lager nazista»...

Linda POLMAN: «Immaginiamo di essere nel 1943 e di guidare un’organizzazione umanitaria. Ci chiamano per portare degli aiuti nei campi di concentramento nazisti, ma la condizione è che chi sta alla direzione di quei campi stabilisca quanta parte andrà ai prigionieri e quanta invece andrà al personale nazista».

E il dilemma come si risolve?

Linda POLMAN: «Le organizzazioni umanitarie, per come agiscono nella prassi, non avrebbero dubbi: porterebbero gli aiuti ai nazisti».

giovedì 15 gennaio 2009

Come risparmiare facendo beneficenza

di LucAtMe
Fonte: it.ewrite.us

Come una buona azione può trasformarsi anche in un risparmio per il portafoglio: ottenere la deduzione dalle tasse per le donazioni effettuate in beneficenza.


Istruzioni

  1. Innanzitutto, verificate se l’ente (ONG, ONLUS, libera associazione) a cui intendete donare i vostri soldi sia nella lista delle organizzazioni riconosciute per farvi ottenere i benefici fiscali: l’elenco (in continuo aggiornamento) è facilmente visibile sul sito del Ministero degli Esteri (http://www.esteri.it).
  2. Tenete presente che nella vostra dichiarazione dei redditi dovrete allegare la ricevuta della donazione, quindi dovrete necessariamente effettuare il pagamento tramite carta di credito (o equivalente), assegno bancario o circolare, bonifico bancario, versamento postale.
  3. Effettuate la donazione con uno dei metodi sopra indicati e stampate la ricevuta relativa.
  4. Nella vostra prossima dichiarazione dei redditi, potete dedurre fino al 10% del reddito globale dichiarato (per un importo massimo di 70 mila euro).
  5. Se vi rivolgete ad un commercialista per la redazione della vostra dichiarazione dei redditi, ricordatevi di portargli le ricevute. Stesso discorso per un centro CAAF.
  6. Ritenetevi a buona ragione doppiamente soddisfatti: avete aiutato qualcuno che ne aveva bisogno, e avete risparmiato una piccola somma!