Chiedevano ai turisti soldi per sostenere i disabili ma la struttura sanitaria e il medico citati nel volantino non ne sapevano niente.
Fonte: Repubblica
Distribuivano materiale relativo ad una associazione onlus con sede in provincia di Cosenza per il sostegno e l'assistenza a persone affette da discopatie multiple e disabilità e chiedevano un contributo in denaro. E' accaduto a Otranto dove due persone sono state individuate e fermate da agenti del commissariato in collaborazione con la polizia locale.
Gli agenti hanno avviato degli accertamenti per verificare se i due volontari dell'associazione, provenienti dalla provincia di Messina e di Matera, erano effettivamente autorizzati a chiedere denaro. E' stato accertato che il nome di una importante struttura sanitaria di Roma, che ha già presentato querela, e di un noto medico, sempre della capitale, riportati all'interno dell'opuscolo informativo, venivano utilizzati dalla associazione per convincere i passanti a effettuare la donazione volontaria senza alcun assenso dei diretti interessati.
I due volontari che distribuivano il materiale, entrambi con precedenti penali, più altri tre componenti del direttivo dell'associazione sono stati denunciati a piede libero con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Molti turisti presenti a Otranto hanno sostenuto l'iniziativa con una donazione di danaro
Notizie ed informazioni per capire quello che c'è dietro al mercato della beneficenza e del non profit
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domenica 18 maggio 2014
sabato 29 settembre 2012
Chiedono soldi per beneficenza ma è una truffa
Fonte orticalab.it
Episodio avvenuto a Serino.
Due pregiudicati incastrati dai carabinieri.
Venerdì, 28 Settembre 2012
Prosegue con proficui risultati la strategia di controllo del territorio e contrasto alla criminalità messa in atto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino in questo momento di allarme sociale. Nella mattinata di ieri, nel corso di un normale servizio di pattuglia per la prevenzione dei reati in genere, i militari delle Stazione Carabinieri di Serino hanno notato, parcheggiata ai margini di una strada della cittadina, una Fiat Punto mai vista prima e quindi di certo non appartenente a qualcuno del posto. Sottoposti a controllo i due occupanti, i carabinieri hanno accertato trattarsi di due pregiudicati provenienti da altre provincie: un 60enne originario dell’hinterland napoletano e un 50enne della provincia di Salerno, entrambi disoccupati.
Grazie agli immediati e approfonditi accertamenti condotti sul posto dagli stessi carabinieri, i militari dell’Arma hanno potuto scoprire che i due uomini erano lì con l’intenzione di porre in atto delle truffe ai danni dei negozianti del posto. Infatti, mediante l’esibizione di un certificato di prestazione sanitaria parzialmente contraffatto e richiedendo una donazione per aiutare dei bambini malati/disabili (circostanza assolutamente fasulla), avevano già tentato di truffare ben 3 titolari di altrettanti esercizi commerciali del posto: una macelleria, un bar, una tabaccheria di Serino. Non solo, perché nel corso di quella stessa mattinata erano comunque già riusciti a mettere a segno 3 altre truffe, perpetrate rispettivamente ai danni dei titolari di un noto supermercato di San Michele di Serino, di un negozio di gastronomia di Serino e di un negozio di frutta, ottenendo da loro varie somme di denaro (che gli ingenui commercianti pensavano andassero realmente per quella giusta causa).
Ma non è finita qui, perché nel corso della successiva perquisizione veicolare condotta dai carabinieri sull’autovettura in possesso dei due truffatori, sono stati rinvenuti e sequestrati vari arnesi atti allo scasso: cacciavite, forbici, tronchesi, pinze, torcia, bastone in ferro. Materiale questo sicuramente utilizzabile per commettere – all'occorrenza – anche qualche furto in abitazione o negozio.
Al termine degli accertamenti, i due soggetti sono stati allontanati dal territorio di Serino, con una denuncia penale per truffa e tentata truffa continuata in concorso, nonché per il possesso di grimaldelli e chiavi alterate. Avverso entrambi è stato altresì avviato il procedimento amministrativo per l’irrogazione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, di modo che i due non possano più legalmente tornare nel serinese.
domenica 29 maggio 2011
Donazioni, sette regole per evitare i truffatori
Fonte: superabile.it
Le regole per tutelarsi ed evitare le truffe stilate dall'Istituto italiano della donazione (Iid). ''La presenza di un testimonial non è garanzia di affidabilità". Guidotti, presidente dell'Istituto: "Raccogliere informazioni sull'associazione e chiedere materiale di ritorno"
Volete fare un donazione a una Ong impegnata in progetti di solidarietà e volete essere sicuri che il vostro denaro vada a buon fine? La notizia diffusa oggi dell'accusa per truffa aggravata i danni dell'attore Edoardo Costa (protagonista della soap opera "Vivere"), che si sarebbe impossessato di 570 mila euro che aveva invece raccolto per beneficenza, fa scattare un campanello d'allarme.
Esistono degli strumenti per tutelarsi ed evitare le truffe. L'Istituto italiano della donazione (Iid), ha messo a disposizione un elenco di sette regole per mettere i donatori al riparo di potenziali truffatori. Andare sul sito internet dell'associazione o della Ong per raccogliere informazioni dettagliate sulle sue attività è il primo passo. Può essere utile anche procurarsi delle pubblicazioni o contattare i responsabili dei progetti per ottenere informazioni in modo diretto.
L'Iid suggerisce poi di "verificare se l'associazione rende nota la sua struttura, se spiega quali sono i suoi organi di governo e di controllo, la sua missione. Per quanto riguarda i progetti, è importante che siano illustrate le finalità, le modalità di realizzazione, i costi, i tempi, i risultati attesi e che siano indicati gli eventuali partner". Anche la pubblicazione del bilancio economico, del rapporto annuale delle attività (bilancio sociale o di missione) in cui siano specificati costi e risultati ottenuti, sono indicatori di serietà e trasparenza. "Il donatore deve informarsi, raccogliere informazioni sull'associazione, chiedere materiale di ritorno - spiega Maria Guidotti, presidente dell'Istituto italiano della donazione -. Inoltre le donazioni dovrebbero essere fatte con un bonifico su conto corrente, o comunque essere tracciabili, in modo da rendere più facile il rilevamento di un'eventuale truffa". Un avvertimento anche sulla presenza di eventuali testimonial celebri, che possono essere utili per far conoscere un progetto, "ma la presenza del volto di un personaggio celebre non è di per sé garanzia di serietà", conclude Maria Guidotti.
"Per scongiurare il rischio truffe, l'Agenzia per il terzo settore ha emanato sei mesi fa le linee guida sulla raccolta fondi. Nel 2012 sarà disponibile un elenco delle associazioni che hanno aderito", aggiunge Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo settore. Un elenco pubblico, che sarà consultabile online e che darà agli utenti una garanzia in più sulla trasparenza dell'associazione. "Dobbiamo continuare a denunciare e perseguire chiunque commetta delle truffe in questo settore - conclude Zamagni - ma non bisogna fare di ogni erba un fascio. Ci sono migliaia di persone che si impegnano in maniera irreprensibile. Le donazioni devono aumentare".
Le regole per tutelarsi ed evitare le truffe stilate dall'Istituto italiano della donazione (Iid). ''La presenza di un testimonial non è garanzia di affidabilità". Guidotti, presidente dell'Istituto: "Raccogliere informazioni sull'associazione e chiedere materiale di ritorno"
Volete fare un donazione a una Ong impegnata in progetti di solidarietà e volete essere sicuri che il vostro denaro vada a buon fine? La notizia diffusa oggi dell'accusa per truffa aggravata i danni dell'attore Edoardo Costa (protagonista della soap opera "Vivere"), che si sarebbe impossessato di 570 mila euro che aveva invece raccolto per beneficenza, fa scattare un campanello d'allarme.
Esistono degli strumenti per tutelarsi ed evitare le truffe. L'Istituto italiano della donazione (Iid), ha messo a disposizione un elenco di sette regole per mettere i donatori al riparo di potenziali truffatori. Andare sul sito internet dell'associazione o della Ong per raccogliere informazioni dettagliate sulle sue attività è il primo passo. Può essere utile anche procurarsi delle pubblicazioni o contattare i responsabili dei progetti per ottenere informazioni in modo diretto.
L'Iid suggerisce poi di "verificare se l'associazione rende nota la sua struttura, se spiega quali sono i suoi organi di governo e di controllo, la sua missione. Per quanto riguarda i progetti, è importante che siano illustrate le finalità, le modalità di realizzazione, i costi, i tempi, i risultati attesi e che siano indicati gli eventuali partner". Anche la pubblicazione del bilancio economico, del rapporto annuale delle attività (bilancio sociale o di missione) in cui siano specificati costi e risultati ottenuti, sono indicatori di serietà e trasparenza. "Il donatore deve informarsi, raccogliere informazioni sull'associazione, chiedere materiale di ritorno - spiega Maria Guidotti, presidente dell'Istituto italiano della donazione -. Inoltre le donazioni dovrebbero essere fatte con un bonifico su conto corrente, o comunque essere tracciabili, in modo da rendere più facile il rilevamento di un'eventuale truffa". Un avvertimento anche sulla presenza di eventuali testimonial celebri, che possono essere utili per far conoscere un progetto, "ma la presenza del volto di un personaggio celebre non è di per sé garanzia di serietà", conclude Maria Guidotti.
"Per scongiurare il rischio truffe, l'Agenzia per il terzo settore ha emanato sei mesi fa le linee guida sulla raccolta fondi. Nel 2012 sarà disponibile un elenco delle associazioni che hanno aderito", aggiunge Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo settore. Un elenco pubblico, che sarà consultabile online e che darà agli utenti una garanzia in più sulla trasparenza dell'associazione. "Dobbiamo continuare a denunciare e perseguire chiunque commetta delle truffe in questo settore - conclude Zamagni - ma non bisogna fare di ogni erba un fascio. Ci sono migliaia di persone che si impegnano in maniera irreprensibile. Le donazioni devono aumentare".
martedì 3 maggio 2011
Cina: il bluff del filantropo più generoso del mondo
Di Claudia Astarita
Fonte: Panorama
Fonte: Panorama
Alla Repubblica popolare piace stabilire nuovi record. E fra qualche mese (anche) il filantropo più generoso del mondo potrebbe essere cinese. Ad autocandidarsi è stato Chen Guangbiao in persona, presidente della Jiangsu Huangpu Recycling Resources Corporation, che ha convocato i media orientali per pubblicizzare il suo nuovo progetto: andare a Wall Street a distribuire hong bao -le bustine rosse in genere scambiate in occasione del capodanno cinese- pieni di dollari. Tutto questo nonostante anche la sua azienda abbia risentito negli ultimi mesi degli effetti delrallentamento dell’economia internazionale.
Per dimostrare di essere interessato più ad aiutare i poveri che a rincorrere la notorietà, Chen Guangbiao ha invitato numerose celebrità americane ad affiancarlo in questa sua impresa. Ma è evidente che non intende farsi rubare la scena visto che ha già deciso di partire con al seguito una banda dello Shaanxi -che verrà pagata circa un milione e mezzo di dollari, inclusi i costi del trasporto e del pernottamento. Il compito dell’orchestra sarà quello di intrattenere il pubblico di Wall Street, e di sottolineare che, anche se alla fine decideranno di unirsi all’iniziativa volti noti americani, l’idea è al 100% cinese.
Una nobile iniziativa o un ingegnoso bluff? Scavando nel passato del presunto filantropo, l’interpretazione più corretta sembra essere la seconda. Sembra infatti che l’azienda di Chen Guangbiao abbia registrato grosse perdite anche nei sei anni precedenti al 2009 e contratto ingenti debiti negli ultimi mesi. Non solo: non c’è traccia ne’ dei 30 milioni di Euro spesi in donazioni lo scorso anno ne’ dei centomila inviati per soccorrere Haiti dopo il terremoto, o dei centomila inviati, per la stessa ragione, in Cile. Questo perché, ha denunciato un quotidiano cinese, il presunto filantropo avrebbe già da tempo assunto l’abitudine di millantare opere di bene per conquistarsi il favore delle autorità locali e aggiudicarsi, come implicita ricompensa, le gare di appalto locali i cui introiti gli permettono dievitare la bancarotta.
giovedì 17 marzo 2011
GIAPPONE. Scoperto sito-truffa per le donazioni
di Lorenzo Alvaro
Fonte: VITA
Lo ha intercettato Trend Micro, società specializzata in sistemi antivirus
Come nella vita reale anche in quella “virtuale” sul web non mancano i truffatori che hanno pensato di approfittare della solidarietà della gente per le vittime del terremoto e dello tsunami nipponico. La società Trend Micro, specializzata in sistemi antivirus, ha scoperto un sito di phishing dal nome japan.com che fingeva di raccogliere soldi per dare un aiuto alle popolazioni, colpite dal sisma. Creato con un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1, è ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. "Sfortunatamente i criminali informatici hanno a lungo approfittato dei disastri e delle catastrofi naturali per ottenere illeciti profitti - ha detto a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos Rik Ferguson, Director Security Research Communication EMEA Trend Micro -. Pochi minuti dopo il terremoto abbiamo già visto che le ricerche online portavano a siti collegati al sisma con contenuti malevoli".
Oltre a ospitare un sito di phishing, i criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online, Search Engine Optimization (SEO).
Gli attacchi informatici che fanno leva su catastrofi naturali, purtroppo non sono una novità. E' successo nel caso dell'uragano Katrina, del terremoto cinese del Sichuan e di quello di Haiti dell'anno scorso. Gli esperti di Trend Micro suggeriscono quindi agli utenti di fare molta attenzione a scegliere organizzazioni affidabili quando si tratta di fare una donazione.
Fonte: VITA
Lo ha intercettato Trend Micro, società specializzata in sistemi antivirus
Come nella vita reale anche in quella “virtuale” sul web non mancano i truffatori che hanno pensato di approfittare della solidarietà della gente per le vittime del terremoto e dello tsunami nipponico. La società Trend Micro, specializzata in sistemi antivirus, ha scoperto un sito di phishing dal nome japan.com che fingeva di raccogliere soldi per dare un aiuto alle popolazioni, colpite dal sisma. Creato con un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1, è ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. "Sfortunatamente i criminali informatici hanno a lungo approfittato dei disastri e delle catastrofi naturali per ottenere illeciti profitti - ha detto a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos Rik Ferguson, Director Security Research Communication EMEA Trend Micro -. Pochi minuti dopo il terremoto abbiamo già visto che le ricerche online portavano a siti collegati al sisma con contenuti malevoli".
Oltre a ospitare un sito di phishing, i criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online, Search Engine Optimization (SEO).
Gli attacchi informatici che fanno leva su catastrofi naturali, purtroppo non sono una novità. E' successo nel caso dell'uragano Katrina, del terremoto cinese del Sichuan e di quello di Haiti dell'anno scorso. Gli esperti di Trend Micro suggeriscono quindi agli utenti di fare molta attenzione a scegliere organizzazioni affidabili quando si tratta di fare una donazione.
mercoledì 16 marzo 2011
Un finto sito per donazioni al Giappone
Fonte: Corriere.it
In corso un tentativo di «phishing» sfruttando l'emozione suscitata dal terremoto: come non venire ingannati
Non dovrebbe mai accadere in occasioni simili. Eppure accade (ed è purtroppo già accaduto): c'è chi in Rete approfitta dell'emozione suscitata dalla tragedia giapponese per rubare soldi agli utenti. Lo fa realizzando al volo un sito che finge un a raccolta di fondi: si tratta in realtà di una manovra di phishing indirizzata a sfruttare la generosità altrui e nel modo peggiore. Non solo non si inviano i versamenti a chi ne ha bisogno, non soltanto si intascano quei soldi. Ma spesso si intaccano le barriere di sicurezza sulle identità elettroniche e bancarie (carte di credito in particolare) degli utenti, lasciando aperta la porta a ulteriori truffe. Le rilevazioni di società specializzate in sistemi anti virus e anti phishing permettono a volte di allertare gli utenti. Lo fa in questo caso Trend Micro: ha rilevato un sito di phishing che si spaccia per un sito di donazioni con l’obiettivo di raccogliere fondi destinati alle vittime del recente terremoto in Giappone. Il sito si chiama japan.com ed è creato utilizzando un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1. E’ ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. I criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online dei motori di ricerca. Se vedete queste schermate (riportate nella pagina illustrativa della truffa in corso), non cascateci e chiudete subito la pagina web.
In corso un tentativo di «phishing» sfruttando l'emozione suscitata dal terremoto: come non venire ingannati
Non dovrebbe mai accadere in occasioni simili. Eppure accade (ed è purtroppo già accaduto): c'è chi in Rete approfitta dell'emozione suscitata dalla tragedia giapponese per rubare soldi agli utenti. Lo fa realizzando al volo un sito che finge un a raccolta di fondi: si tratta in realtà di una manovra di phishing indirizzata a sfruttare la generosità altrui e nel modo peggiore. Non solo non si inviano i versamenti a chi ne ha bisogno, non soltanto si intascano quei soldi. Ma spesso si intaccano le barriere di sicurezza sulle identità elettroniche e bancarie (carte di credito in particolare) degli utenti, lasciando aperta la porta a ulteriori truffe. Le rilevazioni di società specializzate in sistemi anti virus e anti phishing permettono a volte di allertare gli utenti. Lo fa in questo caso Trend Micro: ha rilevato un sito di phishing che si spaccia per un sito di donazioni con l’obiettivo di raccogliere fondi destinati alle vittime del recente terremoto in Giappone. Il sito si chiama japan.com ed è creato utilizzando un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1. E’ ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. I criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online dei motori di ricerca. Se vedete queste schermate (riportate nella pagina illustrativa della truffa in corso), non cascateci e chiudete subito la pagina web.
lunedì 21 febbraio 2011
Compensi stellari per i dirigenti, bufera su Amnesty International
di Marco Santopadre
Fonte Radio Città Aperta
Mezzo milione di sterline, poco meno di 600mila euro: a tanto ammonta la buonuscita che é stata pagata dall’organizzazione Amnesty International all'ex segretaria generale Irene Khan alla vigilia delle sue dimissioni dal suo incarico nel dicembre del 2009, dopo neanche 8 anni di lavoro.
Quel che è più grave, oltre all’astronomico ammontare della cifra, è che la somma faceva parte di un accordo segreto i cui particolari non sono stati resi noti. La notizia é trapelata nei giorni scorsi ma finora Amnesty ha preferito non rispondere alle domande dei giornalisti e alle critiche di numerosi attivisti e finanziatori dell’organizzazione, stupiti o indignati da una pratica che ha più a che fare con una multinazionale che con una associazione per la difesa dei diritti umani.
Il presidente del comitato esecutivo dell’ong Peter Pack si è solo limitato a dire che, in base all'accordo confidenziale tenuto segreto, "non ci saranno ulteriori commenti da parte di nessuno" (!).
Un analogo trattamento di favore è stato riservato anche alla sua vice, Kate Gilmore - uscita di scena nello stesso periodo della Khan - che secondo le indiscrezioni ha beneficiato di una buonuscita di 300mila sterline (oltre 350mila euro). Durante il suo mandato a capo dell'organizzazione internazionale, la Khan – paradossalmente la prima musulmana a ricoprire l'incarico - ha ricevuto pesanti critiche per l'atteggiamento giudicato poco incisivo rispetto alle violazioni dei diritti umani compiute in Iraq dalle truppe di occupazione straniere.
In particolare, in molti le hanno rimproverato di aver tenuto un profilo troppo basso nel caso dello scandalo delle torture nella prigione irachena di Abu Ghraib. La donna, originaria del Bangladesh e fervida sostenitrice di progetti per combattere la povertà, poteva del resto contare su un lauto stipendio: circa 133.000 sterline all’anno.
Fonte Radio Città Aperta
Mezzo milione di sterline, poco meno di 600mila euro: a tanto ammonta la buonuscita che é stata pagata dall’organizzazione Amnesty International all'ex segretaria generale Irene Khan alla vigilia delle sue dimissioni dal suo incarico nel dicembre del 2009, dopo neanche 8 anni di lavoro.
Quel che è più grave, oltre all’astronomico ammontare della cifra, è che la somma faceva parte di un accordo segreto i cui particolari non sono stati resi noti. La notizia é trapelata nei giorni scorsi ma finora Amnesty ha preferito non rispondere alle domande dei giornalisti e alle critiche di numerosi attivisti e finanziatori dell’organizzazione, stupiti o indignati da una pratica che ha più a che fare con una multinazionale che con una associazione per la difesa dei diritti umani.
Il presidente del comitato esecutivo dell’ong Peter Pack si è solo limitato a dire che, in base all'accordo confidenziale tenuto segreto, "non ci saranno ulteriori commenti da parte di nessuno" (!).
Un analogo trattamento di favore è stato riservato anche alla sua vice, Kate Gilmore - uscita di scena nello stesso periodo della Khan - che secondo le indiscrezioni ha beneficiato di una buonuscita di 300mila sterline (oltre 350mila euro). Durante il suo mandato a capo dell'organizzazione internazionale, la Khan – paradossalmente la prima musulmana a ricoprire l'incarico - ha ricevuto pesanti critiche per l'atteggiamento giudicato poco incisivo rispetto alle violazioni dei diritti umani compiute in Iraq dalle truppe di occupazione straniere.
In particolare, in molti le hanno rimproverato di aver tenuto un profilo troppo basso nel caso dello scandalo delle torture nella prigione irachena di Abu Ghraib. La donna, originaria del Bangladesh e fervida sostenitrice di progetti per combattere la povertà, poteva del resto contare su un lauto stipendio: circa 133.000 sterline all’anno.
venerdì 10 dicembre 2010
Arricchirsi con i buoni sentimenti... degli altri
di William La Ferla
Fonte prodigio.it
Svelato da un libro il volto nascosto, e poco opportuno, della beneficenza fatta da volti noti e meno noti
È Natale: ci sentiamo tutti più buoni, siamo pervasi da una specie di “volemose ben universale” che, oltre a farci pensare a regali ed abbuffate sotto l’albero, ci spinge ad essere più sensibili verso gli altri, a prodigare la nostra solidarietà per qualcuna delle tante cause benefiche proposteci dalle più svariate associazioni, magari con tanto di spot pubblicitari e testimonial di gran fama.
Non solo a Natale ben s’intende! Dovunque ed in mille e mille occasioni si raccolgono fondi per le più svariate cause: partite del cuore (leggi articolo sul numero precedente), concerti di solidarietà, dischi della bontà, trasmissioni televisive, marce, lotterie, feste vip a base di caviale e champagne con flash per i rotocalchi, vestiti usati, alimenti...
Basta che la “causa” suoni bene tipo “fondi per curare l’AIDS in Africa, per scavare pozzi in Bolivia, per equipaggiare di una nuova macchina ipertecnologica un ospedale ecc.. “ e nessuno si tira indietro: i soldi arrivano sempre, anche tanti!
Ma, finita la festa, dove finiscono? A chi vanno davvero? Per ogni dieci Euro donati, quanti realmente arrivano ai destinatari in nome dei quali erano stati raccolti?
Ci ha pensato Mario Giordano a metterci in guardia al riguardo con un libro di successo: Attenti ai buoni, un viaggio rivelazione in uno dei maggiori business del nostro tempo, la solidarietà e la carità. Cifre e nomi alla mano, ci accompagna dietro le quinte di quel che si può ben definire il business “carità & solidarietà”. Ci svela trucchi, truffe e bugie furbescamente dissimulate dietro la parola solidarietà, dai grandi eventi alla piccola elemosina di strada, dalle istituzioni più illustri alle tante sconosciute associazioni che nascono dal nulla e nel nulla (coi soldi) svaniscono.
Fonte prodigio.it
Svelato da un libro il volto nascosto, e poco opportuno, della beneficenza fatta da volti noti e meno noti
È Natale: ci sentiamo tutti più buoni, siamo pervasi da una specie di “volemose ben universale” che, oltre a farci pensare a regali ed abbuffate sotto l’albero, ci spinge ad essere più sensibili verso gli altri, a prodigare la nostra solidarietà per qualcuna delle tante cause benefiche proposteci dalle più svariate associazioni, magari con tanto di spot pubblicitari e testimonial di gran fama.
Attenti però!! Non è tutto altruismo quel che luccica: imbroglioni, truffatori, approfittatori, simulatori ecc... sanno del periodo favorevole e si preparano ad approfittarne.
| La copertina del libro "Attenti ai buoni" |
Basta che la “causa” suoni bene tipo “fondi per curare l’AIDS in Africa, per scavare pozzi in Bolivia, per equipaggiare di una nuova macchina ipertecnologica un ospedale ecc.. “ e nessuno si tira indietro: i soldi arrivano sempre, anche tanti!
Ma, finita la festa, dove finiscono? A chi vanno davvero? Per ogni dieci Euro donati, quanti realmente arrivano ai destinatari in nome dei quali erano stati raccolti?
Ci ha pensato Mario Giordano a metterci in guardia al riguardo con un libro di successo: Attenti ai buoni, un viaggio rivelazione in uno dei maggiori business del nostro tempo, la solidarietà e la carità. Cifre e nomi alla mano, ci accompagna dietro le quinte di quel che si può ben definire il business “carità & solidarietà”. Ci svela trucchi, truffe e bugie furbescamente dissimulate dietro la parola solidarietà, dai grandi eventi alla piccola elemosina di strada, dalle istituzioni più illustri alle tante sconosciute associazioni che nascono dal nulla e nel nulla (coi soldi) svaniscono.
Stupisce la presenza di tanti nomi celebri: Pavarotti, ad esempio, alleggerisce l’incasso di un concerto di beneficenza di 7 mila Euro per l’acquisto di un orologio e di altri sette per un vestito Armani; Sofia Loren, premiata dal capo dello Stato per il suo grande impegno a favore della lotta contro il cancro, viene invitata da Mara Venier a testimoniarlo anche nella sua trasmissione. L’attrice accetta entusiasta... le bastano trecento milioni di gettone di presenza. È citato anche Alessandro Del Piero della cui abilità di palleggio con i soldi abbiamo parlato nel numero precedente. Non solo grandi nomi però! Ci sono anche i piccoli truffatori di periferia: un rappresentante di Diano Marina, auto dichiaratosi volontario, distribuiva cassette delle elemosine da collocare sui banconi dei negozi. Diceva a tutti che erano di un istituto benefico ma in realtà l’unico a farsi su le maniche era lui!!
“Attenti ai buoni” dunque e sempre?? No, certamente no! Giordano ce lo ricorda in modo chiaro: Tutte le volte che in questi anni e soprattutto in questi mesi ho sentito parlare di partite del cuore, concerti di solidarietà, megaeventi per l’Africa, Pavarotti & Friends, l’asta per le mutande di Madonna, cocktail, lustrini, paillettes di lusso esibito “a fin di bene però..”, Onu, Unicef e Fao, la beneficenza come marketing, il prossimo usato come categoria del business, affari e buoni sentimenti, lacrime e i soldi, spot a buon mercato sulla pelle dei poveri, mi sono venuti in mente quelli (e sono la maggioranza) che il bene lo fanno davvero. Nessuno deve più permettersi di infangare in questo modo la loro quotidiana e silenziosa generosità. Continuate ad aiutarli.
“Attenti ai buoni” dunque e sempre?? No, certamente no! Giordano ce lo ricorda in modo chiaro: Tutte le volte che in questi anni e soprattutto in questi mesi ho sentito parlare di partite del cuore, concerti di solidarietà, megaeventi per l’Africa, Pavarotti & Friends, l’asta per le mutande di Madonna, cocktail, lustrini, paillettes di lusso esibito “a fin di bene però..”, Onu, Unicef e Fao, la beneficenza come marketing, il prossimo usato come categoria del business, affari e buoni sentimenti, lacrime e i soldi, spot a buon mercato sulla pelle dei poveri, mi sono venuti in mente quelli (e sono la maggioranza) che il bene lo fanno davvero. Nessuno deve più permettersi di infangare in questo modo la loro quotidiana e silenziosa generosità. Continuate ad aiutarli.
mercoledì 5 maggio 2010
Un marketing di cui diffidare
di Anne Landman
Fonte PRWatch.org
Fonte PRWatch.org
Goldman Sachs, Halliburton, Monsanto, Blackwater, Bank of America, Citigroup, Cigna, Aetna, Enron, Arthur Andersen, Mercury Insurance, Philip Morris. Sono solo alcuni nomi delle imprese che generano sentimenti di diffidenza, rabbia e tradimento. Rappresentano gli scandali, l’avidità, il disprezzo per il welfare, lo spreco di denaro dei contribuenti e tante altre cose negative, fungono da promemoria su come gli illeciti d’azienda portino vergogna e danneggino milioni di persone.
Ma come il pubblico ora si fa più diffidente nei confronti delle grandi multinazionali, così anche le aziende stanno combattendo per attuare forme più intelligenti e sofisticate di relazioni pubbliche. Il loro obiettivo? Manipolare l’opinione pubblica ed assicurare che la diffusione di sentimenti negativi non blocchi la capacità di fare business. Sempre più spesso, le società sono impegnate in variazioni sul tema della corporate social responsibility, per cercare di convincerci che ci si può fidare di nuovo.
Abbiamo ricevuto un avvertimento riguardo a ciò che sta per arrivare, quando la rivista Advertising Age ha pubblicato un articolo su una PR di nome Carol Cone. La maggior parte delle persone fuori dall’ambiente delle Rp probabilmente non ha mai sentito parlare di lei. L’articolo dice che la Cone lascia la sua agenzia pubblicitaria per passare a Edelman, una delle più grandi agenzie di Rp al mondo. Il titolo dell’articolo diceva, “Carol Cone, leader di aziende di qualità, entra in Edelman”.
Carol Cone è definita come la mente creativa della strategia di relazioni pubbliche chiamata cause marketing, in cui una società forma un team senza scopo di lucro per raccogliere fondi per una causa popolare. Alcune grandi aziende usano il marketing solidale come strumento di vendita e di gestione dell’immagine. Forse l’esempio più importante di questa forma di marketing è la diffusione del pinking legato al tumore al seno. Molte imprese vendono prodotti rosa per promuovere la consapevolezza del cancro al seno e danno una parte dei proventi alla Susan G. Komen Foundation. Questa massiccia campagna ha attirato le critiche delle principali società perché vendere dei prodotti “rosa” che possono realmente danneggiare persone o degradare l’ambiente, nel caso di prodotti come le pistole, le automobili e l’acqua in bottiglie di plastica contenenti bisfenolo-A. Questo lato deludente della campagna di sensibilizzazione del tumore al seno ha anche dato vita a una nuova parola: pinkwashing definito dal gruppo di Breast Cancer Action, come un termine usato in modo critico per le campagne aziendali in cui la società promotrice si posiziona come leader nel tentativo di eliminare il cancro al seno e si impegna in attività pratiche che possono contribuire a sconfiggere l’avanzamento della malattia.
Carol Cone era la mente creativa dietro la campagna Go Red for Women, in cui la catena di drug store Rite Aid in collaborazione con l’American Heart Association (AHA), voleva sensibilizzare le donne sulle malattie cardiache. Rite Aid ha dato la possibilità alla propria clientela di acquistare abitini di carta rossa per un dollaro ciascuno, il cui ricavato viene devoluto a AHA. (Salvaguardare le parti anatomiche femminili sembra suscitare particolare entusiasmo, come è evidenziato dall’invenzione di simpatici adesivi per auto che invitano la gente a “Save the Tas Ta.”)
Un grave errore è stato però commesso nella campagna “Go Red for Women”: Rite Aid si dichiarava preoccupata per la salute cardiaca delle donne mentre apertamente continua a generare profitto dalla vendita della più grande causa di malattie cardiache: le sigarette. Sorprendentemente, in un comunicato stampa riguardo la sponsorizzazione della campagna Go Red, Rite Aid elenca molti consigli per la salute delle donne, ma ha fallito completamente nel ricordare anche che smettere di fumare può ridurre di tanto le probabilità di una donna di avere malattie cardiache. Rite Aid era completamente cosciente del fatto che stava vendendo un prodotto che provoca malattie nelle donne come in qualsiasi altra persona, fin dal momento in cui la società aveva firmato contratti con R.J. Reynolds, Brown & Williamson e altre aziende del tabacco indennizzando la catena (proteggendola) da rivendicazioni legali dei danni dovuti alle sue vendite di sigarette.
Nel novembre del 2009 in un articolo del New York Times, la Cone ha sottolineato che il cause marketing sta crescendo in quanto i consumatori potranno regolare i moltissimi annunci tradizionali che li bombardano ogni giorno. Secondo Cone, questo significa che i “markettari” non dovrebbero fare marketing diretto alle persone, ma attirare la gente con la narrazione, “quale migliore storia da raccontare di una storia vera… qualcosa di autentico che ha senso”.
Investire in una buona causa per una società di marketing contribuisce a acquisire un “abito da buon cittadino” consentendogli di associarsi a una rispettabile organizzazione non-profit. Questo conferisce alla società una patina di cura e responsabilità sociale. La collaborazione tra le aziende e le organizzazioni non-profit ha anche un riscontro positivo in quella che è la coscienza dell’imprenditore permettendogli così di poter fare business in modo più positivo.
Richard Edelman dell’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha detto a Ad Age che la perdita di fiducia da parte dei consumatori nelle aziende crea “un’opportunità per le agenzie di Rp di acquisire più responsabilità di marketing da altri settori del marketing.”. Tradotto, questo significa che, come la pubblicità tradizionale perde la capacità di persuadere, le aziende puntano sempre più spesso sulle Rp per attuare la “responsabilità sociale” tramite programmi come pinkwash, greenwash, greedwash e altre più sofisticate strategie per sensibilizzare verso buone cause e quindi alimentare in positivo la reputazione aziendale o, nel caso in cui un’azienda non abbia ancora fatto grandi danni sotto questo punto di vista, per creare un cuscinetto contro un potenziale contraccolpo pubblico.
In effetti, l’attività di Rp si sta consolidando facendo leva sul fatto che i consumatori hanno sfiducia verso le imprese. E’ una cosa piuttosto complicata.
E’ nostro compito esaminare strategie di Rp ed esporre programmi e schemi. Non siamo soli nel riconoscere che le società usano il ”cause di marketing” come strumento per attenuare le minacce all’immagine, influenzare le politiche pubbliche e garantire ricchezza. Spesso le società riescono a tenersi un posto al tavolo delle politiche pubbliche, apparendo come attori responsabili. Ma noi vogliamo essere onesti.
Non tutti gli sforzi di responsabilità sociale delle imprese sono necessariamente un male. Ma una reale responsabilità sociale d’impresa dovrebbe iniziare in casa propria. Prima che la società si associ con un gruppo non-profit, si dedichi a una giusta causa, faccia diventare rosa i suoi prodotti o dia vita ad una fondazione e pubblicizzi poi tutta questa meravigliosa generosità, occorre prima di tutto comportarsi in modo responsabile nei confronti della società. Si deve pagare un salario di sussistenza, trattare i propri dipendenti in modo equo, offrire prestazioni adeguate e fornire ai propri lavoratori un ambiente di lavoro sicuro e salubre. Non dovrebbe impegnarsi in attività fraudolente, maltrattando o intimidendo i funzionari pubblici o danneggiando l’ambiente. Se fa tutto questo e poi vuole continuare a contribuire aiutando o donando qualcosa a una buona causa, va bene, ma sarebbe bello se cercassero di non urlare ai quattro venti quello che stanno facendo.
Fino a quando le società non diventano socialmente responsabili e affidabili, noi di PRWatch.org continueremo a sollecitare i lettori ad essere scettici sui piani di Rp, come il cause marketing e la strategica filantropia aziendale.
Quando si rileva una campagna che ha un obiettivo di marketing, iniziate a farvi domande, come quanta parte del prezzo del prodotto verrà donato realmente alla causa. Chiedetevi se state acquistando un prodotto perché lo volete o ne avete bisogno, o perché una campagna di marketing ha usato bei nastri colorati o altri strumenti per attirare la vostra attenzione. Se davvero si vuole sostenere una causa, chiediamoci se non possiamo donare direttamente il nostro denaro, piuttosto che acquistare prodotti.
Ci auguriamo che queste domande, e il nostro preoccuparci del cause marketing, aiuteranno le persone a scindere le attività aziendali da quelli che sono in realtà modi migliori e più sinceri per aiutare le buone cause.
giovedì 28 gennaio 2010
HAITI. Truffa online ai danni della Cri
di Giulio Leben
Fonte: VITA
Il phishing non risparmia la Croce Rossa. L'ente: "Non abbiamo spedito email per Haiti. Sono tutte fasulle"
A scoprire la truffa è stata la Polizia Postale di Pescara. Ma quel che più colpisce è che si tratta di una truffa ai danni delle popolazioni di Haiti colpite il 12 gennaio scorso.
Sono infatti in circolazione false email, con tanto di logo ufficiale della Croce Rossa e delle Poste Italiane, che richiedono l’invio di denaro per poter aiutare le vittime del terremoto. Peccato che l'obiettivo, in questo caso, è di estorcere dati personali e finanziari degli utenti ignari, in modo da poter accedere ai loro conti in un secondo tempo e prelevare denaro (tecnica chiamata per l'appunto “phishing”).
I destinatari della email sono invitati a cliccare sul link contenuto all’interno della pagina web, dal quale si giunge ad un provider estero. Nel momento in cui il donatore inserisce i propri dati, in realtà li sta comunicando a terzi che li sfrutteranno per ricavarne profitto.
ECCO IL PARERE DELLA CRI. Dal canto suo la Croce Rossa Italiana avverte che "non abbiamo mandato email a privati per la donazione a favore di Haiti" ci dice Lucio Palazzo, capoufficio stampa dell'ente, che aggiunge "gli unici metodi che utilizziamo per la raccolta fondi sono il sito www.cri.it, il bonifico bancario, il numero verde, e l'SMS solidale (Wind, 3) e fisso infostrada (48540), e basta". Di conseguenza - avvisano dal quartier generale della Croce Rossa Italiana - "qualsiasi email in cui si legge che la Croce Rossa Italiana chiede fondi per Haiti a privati cittadini, a prescindere dai controlli e le verifiche che si possono fare, è da considerarsi fasulla".
COME RICONSCERE LE PRINCIPALI EMAIL-TRUFFA. Al di là del caso specifico che coinvolge Croce Rossa ecco come evitare il phishing. Diffidare dei mittenti che non si conosce. Se ci si dovesse imbattere in email delle quali si nutre un qualsiasi dubbio, verificare che sia personalizzata e non vi siano mai, in nessuna parte del testo scritto, degli errori grammaticali che possono apparire come sviste, ma in realtà sono creati per rendere "umano" e più credibile l’inganno. Dubitare di qualsiasi email che chiede esplicitamente tutti i dati di accesso insieme, e in particolare di inserire il cosiddetto pin. Nessun istituto bancario o istituzione chiede di inserire nome utente, password e pin in un unico momento. Se si vuole fare un ulteriore controllo prima di procedere verificare con attenzione l'url (l'indirizzo che appare nella barra di navigazione del proprio browser) se corrisponde a quello ufficiale dell'ente che vi sta chiedendo informazioni. Spesso si tratta, invece, di url numerici o diversi. Segno che il sito su cui si è stati condotti non è sicuro.
Fonte: VITA
Il phishing non risparmia la Croce Rossa. L'ente: "Non abbiamo spedito email per Haiti. Sono tutte fasulle"
A scoprire la truffa è stata la Polizia Postale di Pescara. Ma quel che più colpisce è che si tratta di una truffa ai danni delle popolazioni di Haiti colpite il 12 gennaio scorso.
Sono infatti in circolazione false email, con tanto di logo ufficiale della Croce Rossa e delle Poste Italiane, che richiedono l’invio di denaro per poter aiutare le vittime del terremoto. Peccato che l'obiettivo, in questo caso, è di estorcere dati personali e finanziari degli utenti ignari, in modo da poter accedere ai loro conti in un secondo tempo e prelevare denaro (tecnica chiamata per l'appunto “phishing”).
I destinatari della email sono invitati a cliccare sul link contenuto all’interno della pagina web, dal quale si giunge ad un provider estero. Nel momento in cui il donatore inserisce i propri dati, in realtà li sta comunicando a terzi che li sfrutteranno per ricavarne profitto.
ECCO IL PARERE DELLA CRI. Dal canto suo la Croce Rossa Italiana avverte che "non abbiamo mandato email a privati per la donazione a favore di Haiti" ci dice Lucio Palazzo, capoufficio stampa dell'ente, che aggiunge "gli unici metodi che utilizziamo per la raccolta fondi sono il sito www.cri.it, il bonifico bancario, il numero verde, e l'SMS solidale (Wind, 3) e fisso infostrada (48540), e basta". Di conseguenza - avvisano dal quartier generale della Croce Rossa Italiana - "qualsiasi email in cui si legge che la Croce Rossa Italiana chiede fondi per Haiti a privati cittadini, a prescindere dai controlli e le verifiche che si possono fare, è da considerarsi fasulla".
COME RICONSCERE LE PRINCIPALI EMAIL-TRUFFA. Al di là del caso specifico che coinvolge Croce Rossa ecco come evitare il phishing. Diffidare dei mittenti che non si conosce. Se ci si dovesse imbattere in email delle quali si nutre un qualsiasi dubbio, verificare che sia personalizzata e non vi siano mai, in nessuna parte del testo scritto, degli errori grammaticali che possono apparire come sviste, ma in realtà sono creati per rendere "umano" e più credibile l’inganno. Dubitare di qualsiasi email che chiede esplicitamente tutti i dati di accesso insieme, e in particolare di inserire il cosiddetto pin. Nessun istituto bancario o istituzione chiede di inserire nome utente, password e pin in un unico momento. Se si vuole fare un ulteriore controllo prima di procedere verificare con attenzione l'url (l'indirizzo che appare nella barra di navigazione del proprio browser) se corrisponde a quello ufficiale dell'ente che vi sta chiedendo informazioni. Spesso si tratta, invece, di url numerici o diversi. Segno che il sito su cui si è stati condotti non è sicuro.
mercoledì 20 dicembre 2006
False Ong e truffe: come difendersi
di Andrea Cairola
Fonte: La Stampa
A Milano i presidenti dell’associazione «l'Amore del bambino» sono stati arrestati sabato scorso con l’accusa di appropriazione indebita per essersi comprati ville e auto di lusso con donazioni destinate ad aiutare bambini gravemente malati a operarsi all’estero. Altri arresti il giorno prima in provincia di Bari tra i dirigenti di una società di Monopoli che, sotto le false apparenze di una onlus, sfruttava decine di lavoratori spacciandoli per volontari.
Le mele marce e i truffatori ovviamente esistono in tutti i campi. Ma come può fare un cittadino per evitare che le sue donazioni siano usate indebitamente? O un negoziante per sapere se il salvadanaio che ospita vicino alla cassa raccoglie veramente a fin di bene?
La prima e fondamentale regola è che una ong seria e che non ha nulla da nascondere, in genere aderisce a una politica di trasparenza informativa nei confronti di membri, attivisti, beneficiari, sostenitori e pubblico in genere. Se si parla di grandi ong nazionali, di solito la trasparenza informativa può essere verificata nel sito Internet, dove è scaricabile un bilancio sociale con rendiconto finanziario e gestionale e spesso certificato da un revisore dei conti.
Per farsi un’idea su come sono fatti i bilanci sociali di pubblico dominio, tra le tante associazioni nazional a titolo di esempio si possono consultare i bilanci di Amnesty Italia, Azione Aiuto, Coopi, Emergency, Legambiente, e Gruppo Abele .
Se si ha un dubbio su una voce di un bilancio sociale si può contattare l’ufficio donazioni dell’associazione interessata, che, se aderisce a uno dei vari codici di condotta e «carte etiche» sulla trasparenza, in genere è impegnato a rispondervi esaurientemente e in tempi ragionevoli. Mentre un dubbio sull’autenticità di un bilancio può essere fugato anche contattando direttamente il revisore dei conti.
Altro tipo di verifiche sono quelle dirette, partecipando alle iniziative di sensibilizzazione e visitando i progetti e le sedi, in Italia o mentre si è in viaggio all’estero. O chiedendo ad amici che hanno visitato le attività di una organizzazione.
L’esperienza diretta e il passaparola sono anche l’unica verifica possibile per le piccole associazioni che spesso, anche se serie e in buona fede, ovviamente non hanno nè l’obbligo nè la possibilità di redigere un bilancio sociale completo e certificato e di metterlo a disposizione del pubblico in Internet.
Per le piccole ong invece il fatto che siano «ufficialmente» registrate non è necessariamente indizio di buona fede. Per esempio la sedicente associazione «l’Amore del Bambino» coinvolta nello scandalo di Milano, era riconosciuta dalla regione Lombardia ed era iscritta al registro delle associazioni di volontariato. D’altro canto ci sono dei comitati informali di cittadini che, senza nessun tipo di registrazione, organizzano delle collette di beneficienza per finalità egregie e amministrando le donazioni con onestà.
Fonte: La Stampa
A Milano i presidenti dell’associazione «l'Amore del bambino» sono stati arrestati sabato scorso con l’accusa di appropriazione indebita per essersi comprati ville e auto di lusso con donazioni destinate ad aiutare bambini gravemente malati a operarsi all’estero. Altri arresti il giorno prima in provincia di Bari tra i dirigenti di una società di Monopoli che, sotto le false apparenze di una onlus, sfruttava decine di lavoratori spacciandoli per volontari.
Le mele marce e i truffatori ovviamente esistono in tutti i campi. Ma come può fare un cittadino per evitare che le sue donazioni siano usate indebitamente? O un negoziante per sapere se il salvadanaio che ospita vicino alla cassa raccoglie veramente a fin di bene?
La prima e fondamentale regola è che una ong seria e che non ha nulla da nascondere, in genere aderisce a una politica di trasparenza informativa nei confronti di membri, attivisti, beneficiari, sostenitori e pubblico in genere. Se si parla di grandi ong nazionali, di solito la trasparenza informativa può essere verificata nel sito Internet, dove è scaricabile un bilancio sociale con rendiconto finanziario e gestionale e spesso certificato da un revisore dei conti.
Per farsi un’idea su come sono fatti i bilanci sociali di pubblico dominio, tra le tante associazioni nazional a titolo di esempio si possono consultare i bilanci di Amnesty Italia, Azione Aiuto, Coopi, Emergency, Legambiente, e Gruppo Abele .
Se si ha un dubbio su una voce di un bilancio sociale si può contattare l’ufficio donazioni dell’associazione interessata, che, se aderisce a uno dei vari codici di condotta e «carte etiche» sulla trasparenza, in genere è impegnato a rispondervi esaurientemente e in tempi ragionevoli. Mentre un dubbio sull’autenticità di un bilancio può essere fugato anche contattando direttamente il revisore dei conti.
Altro tipo di verifiche sono quelle dirette, partecipando alle iniziative di sensibilizzazione e visitando i progetti e le sedi, in Italia o mentre si è in viaggio all’estero. O chiedendo ad amici che hanno visitato le attività di una organizzazione.
L’esperienza diretta e il passaparola sono anche l’unica verifica possibile per le piccole associazioni che spesso, anche se serie e in buona fede, ovviamente non hanno nè l’obbligo nè la possibilità di redigere un bilancio sociale completo e certificato e di metterlo a disposizione del pubblico in Internet.
Per le piccole ong invece il fatto che siano «ufficialmente» registrate non è necessariamente indizio di buona fede. Per esempio la sedicente associazione «l’Amore del Bambino» coinvolta nello scandalo di Milano, era riconosciuta dalla regione Lombardia ed era iscritta al registro delle associazioni di volontariato. D’altro canto ci sono dei comitati informali di cittadini che, senza nessun tipo di registrazione, organizzano delle collette di beneficienza per finalità egregie e amministrando le donazioni con onestà.
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