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venerdì 31 maggio 2013

Penne: truffa di falsi volontari di una Onlus, due denunce

Penne: truffa di falsi volontari di una Onlus, due denunce

di Luca Speranza
Fonte: Il Pescara

„Due napoletani sono stati denunciati dai carabinieri di Penne in quanto hanno raccolto illecitamente fondi spacciandosi per volontari di una Onlus campana. Recuperati anche blocchetti rubati di ricevute e documenti falsi“


Si aggiravano per le case di Penne chiedendo soldi per una Onlus campana, ma in realtà erano due truffatori.

Denunciati dai carabinieri due napoletani di 35 e 32 anni, entrambi pregiudicati. I due sostenevano di raccogliere fondi per l'associazione che però non era autorizzata a questo tipo di attività di raccolta fondi.

I carabinieri, durante le perquisizioni personali e veicolari, hanno rinvenuto diversi carnets di ricevute rubati nel presidio ospedaliero e documenti di dubbia provenienza riguardanti Onlus inesistenti. Sequestrati anche 150 euro in contanti, frutto della raccolta porta a porta.

I militari, coordinati dal capitano di Pietro, consigliano a tutti i cittadini di richiedere sempre i tesserini di riconoscimento e la documentazione originale qualora si presentassero dei volontari alla porta di casa, chiedere dettagliate informazioni sulla raccolta fondi e le relative finalità, diffidando di notizie generiche.

giovedì 11 aprile 2013

Ultrà truffati: usa il figlio di 5 anni per spillare dei soldi

Di Sebastiano Vernazza
Fonte: La Gazzetta



Milano, 10 aprile 2013

A Genova un papà finge che il bimbo sia molto malato e ottiene 70mila euro in beneficenza dai tifosi e dal Genoa

Speculare sulla salute di un bambino di cinque anni, per imbrogliare centinaia di persone. Da Genova rimbalza una storia allucinante. Un tifoso del Genoa (F.R.) ha chiesto agli ultrà della Gradinata Nord di raccogliere fondi per il proprio figlio, malato - a suo dire - di una grave patologia al polmone destro e bisognoso di costoso intervento chirurgico in Svizzera. Procura e polizia giudiziaria hanno scoperto che si tratta di un raggiro e il papà è indagato per truffa. L’imbroglio è stato svelato ieri in una conferenza stampa organizzata dai capi della tifoseria organizzata rossoblù. "Siamo indignati - hanno detto i leader del tifo genoano - e ci attiveremo in tutte le sedi per recuperare il maltolto, restituire il denaro a chi l’ha versato ed ottenere giustizia". Uno dei loro avvocati, Stefano Sambugaro, ha confermato: "Ci costituiremo parte civile".

LA RACCOLTA — Quando riceve la richiesta d’aiuto, la Nord si mobilita, coinvolge tifoserie di altre squadre (Juve, Inter, Milan, Samp, Atalanta). Parte una sottoscrizione, alimentata attraverso la vendita di cappellini, magliette e altri gadget. I tifosi mettono assieme circa 40 mila euro e li versano sui conti di "Un cuore grande così", onlus che coordina le iniziative di beneficenza dei tifosi rossoblù. Si muove il Genoa: società e giocatori fanno una colletta e "bonificano" 25 mila euro. Padre e figlio vanno in visita alla sede rossoblù. In totale si raggranellano 70 mila euro, somma indicata dal padre per l’intervento.


LA FARSA — Una delegazione di ultrà va a trovare il piccolo Matteo a casa e lo trova tutto bendato. Sul comodino tante scatole di medicine. Il padre spiega che "l’operazione è andata a bene" e mostra una falsa certificazione: si scoprirà poi che aveva scaricato cartelle cliniche da qualche sito internet e le aveva taroccate. Prima di una partita casalinga del Genoa, il bimbo, ristabilitosi, dovrebbe compiere un giro di campo per ringraziare i tifosi, ma piove, fa freddo, e il papà dice che non è il caso. Sono le banche ad accorgersi che qualcosa non torna. Qualcuno avverte la onlus: "Guardate che il signore i soldi non li ha spesi in ospedali o medicine, ma per cose personali". Partono le indagini di Procura e polizia giudiziaria. Si scopre che il padre-truffatore, un artigiano in cattive acque, ha usato gran parte del denaro ricevuto per pagare i suoi debiti. Si appura che il bambino non ha nulla di grave, una lieve forma di asma come unica patologia. Si accerta che la madre del bimbo, separata dal marito, è all'oscuro di tutto. La Procura riesce a salvare parte del denaro, 27 mila euro che il padre imbroglione cerca invano di sbloccare. "E poco prima che venisse scoperto - racconta uno dei capi ultrà del Genoa - ci ha chiesto 150 euro per comprare dei farmaci... Ha provato a fregarci fino all’ultimo". La famiglia del reo si è impegnata a restituire i 43 mila euro mancanti all’appello.

LA RESA DEI CONTI — Non soltanto i tifosi perseguiranno il signor F.R., anche il Genoa gli presenterà il conto in tribunale: "Pure noi siamo parte offesa - dice l’amministratore delegato Alessandro Zarbano - e procederemo con una querela nei confronti di questo soggetto". Zarbano con amarezza scrive il titolo della storia: "Non c’è limite al peggio".

lunedì 4 marzo 2013

Beneficenza truffa per una bimba malata

Di SONIA GIOIA
Fonte: Repubblica.it

BRINDISI - Si presentavano come moderne dame di carità, disponibili a prestare la loro opera per cause buone, come raccogliere fondi per una bimba di Ostuni affetta da una grave patologia alla spina dorsale. La 13enne e la sua famiglia non hanno mai visto un soldo, ma le imprenditrici della solidarietà e i loro compari hanno incassato cifre pari a 15mila euro mensili. Cinque donne, fra cui una minorenne, tutte tarantine, sono state stanate dai carabinieri di Villa Castelli mentre facevano la questua in nome della bimba malata. Sono finite nel registro degli indagati per concorso in truffa, abuso della credulità popolare e possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Nella borsa della minore è stato ritrovato infatti un coltello di tipo proibito. Le indagini sono partite dal volantino-shock con il quale le dame di carità facevano appello al buon cuore della gente, sul quale sotto la scritta "Aiutiamo Michela", comparivano le foto della spina dorsale della bimba. Michela (il nome è di fantasia) e la sua malattia sono le uniche cose vere di questa storia, imbastita ad arte per lucrare sul dolore. La ragazzina vive ad Ostuni con i genitori, che hanno raccontato ai carabinieri di essere stati avvicinati, a gennaio scorso, da due donne promotrici di una fantomatica associazione. Le due presunte truffatrici si erano presentate a casa della coppia, proponendosi per la raccolta di beneficenza. Il papà della bimba aveva però declinato l' offerta, visto che grazie al contributo volontario (e reale) di amici e conoscenti, erano riusciti a mettere insieme il denaro per sottoporre la bimba all'intervento salva-vita, eseguito con successo a Barcellona nelle scorse settimane. Il rifiuto dei genitori non ha scoraggiato le truffatrici, che hanno costituito una associazione con sede a Taranto, con tanto di conto corrente e codice fiscale, con corredo di sito web, volantini e blocchetto di ricevute rilasciate per ogni obolo. I controlli dei militari hanno però accertato che il conto era stato chiuso a maggio del 2012, e da un controllo effettuato telematicamente tramite l' Agenzia delle Entrate, anche il codice fiscale è risultato inesistente. Messinscena replicata da un capo all'altro della Puglia e della Basilicata, con un'armata di circa 25 volontari. Il blitz dei carabinieri è scattato ieri. In tre, fra cui la minorenne, sono stati trovati in giro per Villa Castelli, in tasca avevano complessivamente 800 euro in contanti. Soldi, volantini, e materiale vario sono stati sottoposti a sequestro. Non era la prima volta, gli investigatori hanno scoperto che in passato avevano anche raccolto fondi per un orfanotrofio in India, inesistente.

lunedì 28 gennaio 2013

Falsa beneficenza per bambini: truffa svelata dalle Iene?

di Martina
Fonte: PinkDNA.it


Ci sono servizi de Le Iene (trasmissione di Italia 1) che non si vorrebbero vedere. Non perché Le Iene non siano brave, tutt'altro… ma probabilmente perché lo sono così tanto da riuscire a svelare le truffe più assurde e che ci lasciano basiti e increduli.
E’ questo il caso di una falsa associazione, a quanto sembrerebbe, che davanti a dei parcheggi chiedeva soldi per aiutare bambini disabili.
Dopo le indagini e le insistenti domande della Iena che aveva condotto il servizio, le persone interessate (e che riprese dalle telecamere cercavano soldi per i presunti bambini disabili) hanno cominciato ad agitarsi e a reagire malamente. Pochi attimi e delle altre persone si vedono spuntare da dei cespugli per aggredire Le Iene.
Siamo davvero sconcertate nel vedere come certe persone possano inventare storie assurde per estorcere denaro ai passanti. Mettere in mezzo la salute dei bambini (o altre persone in generale) è davvero ignobile; e se davvero il caso indicato dalle Iene fosse comprovato da un’indagine delle forze dell’ordine, ci sarebbe da chiedersi in che posto viviamo.
Del resto, però, non sarebbe la prima volta. Già un anno fa Le Iene avevano smascherato una truffa simile.
Quindi grazie Iene e continuate così! Certe nefandezze vanno svelate e urlate ad alta voce!

sabato 29 settembre 2012

Chiedono soldi per beneficenza ma è una truffa


Fonte orticalab.it


Episodio avvenuto a Serino.
Due pregiudicati incastrati dai carabinieri.


Venerdì, 28 Settembre 2012

Prosegue con proficui risultati la strategia di controllo del territorio e contrasto alla criminalità messa in atto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino in questo momento di allarme sociale. Nella mattinata di ieri, nel corso di un normale servizio di pattuglia per la prevenzione dei reati in genere, i militari delle Stazione Carabinieri di Serino hanno notato, parcheggiata ai margini di una strada della cittadina, una Fiat Punto mai vista prima e quindi di certo non appartenente a qualcuno del posto. Sottoposti a controllo i due occupanti, i carabinieri hanno accertato trattarsi di due pregiudicati provenienti da altre provincie: un 60enne originario dell’hinterland napoletano e un 50enne della provincia di Salerno, entrambi disoccupati.
Grazie agli immediati e approfonditi accertamenti condotti sul posto dagli stessi carabinieri, i militari dell’Arma hanno potuto scoprire che i due uomini erano lì con l’intenzione di porre in atto delle truffe ai danni dei negozianti del posto. Infatti, mediante l’esibizione di un certificato di prestazione sanitaria parzialmente contraffatto e richiedendo una donazione per aiutare dei bambini malati/disabili (circostanza assolutamente fasulla), avevano già tentato di truffare ben 3 titolari di altrettanti esercizi commerciali del posto: una macelleria, un bar, una tabaccheria di Serino. Non solo, perché nel corso di quella stessa mattinata erano comunque già riusciti a mettere a segno 3 altre truffe, perpetrate rispettivamente ai danni dei titolari di un noto supermercato di San Michele di Serino, di un negozio di gastronomia di Serino e di un negozio di frutta, ottenendo da loro varie somme di denaro (che gli ingenui commercianti pensavano andassero realmente per quella giusta causa).
Ma non è finita qui, perché nel corso della successiva perquisizione veicolare condotta dai carabinieri sull’autovettura in possesso dei due truffatori, sono stati rinvenuti e sequestrati vari arnesi atti allo scasso: cacciavite, forbici, tronchesi, pinze, torcia, bastone in ferro. Materiale questo sicuramente utilizzabile per commettere – all'occorrenza – anche qualche furto in abitazione o negozio.
Al termine degli accertamenti, i due soggetti sono stati allontanati dal territorio di Serino, con una denuncia penale per truffa e tentata truffa continuata in concorso, nonché per il possesso di grimaldelli e chiavi alterate. Avverso entrambi è stato altresì avviato il procedimento amministrativo per l’irrogazione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, di modo che i due non possano più legalmente tornare nel serinese.


sabato 8 settembre 2012

Truffe beneficenza

Fonte: agenzia-investigazioni.com


I carabinieri del Nas arrivano a denunciare addirittura "un'industria delle truffe per beneficenza" che lascia sorprendentemente basiti coloro i quali da anni sono attivi nel campo col nobile intento di aiutare il prossimo, magari privandosi del superfluo o impiegando tempo e mezzi per collaborare in campagne umanitarie.
Finti spettacoli teatrali sui quali speculare,collette a nome di associazioni inesistenti,società che raccolgono offerte per organizzazioni del tutto ignare della questione! Questi gli esempi più banali!
Lo squallido trucco sta nel saper sfruttare la buona fede delle associazioni di volontariato col loro bisogno di risorse per poi assoldare pensionati o giovani alla ricerca della prima occupazione, i quali vengono ovviamente pagati in nero; successivamente far leva sui buoni sentimenti della gente mirando al denaro.
Sintomatico l'esempio della "società" Emme con sede a Bologna. Essa contattava associazioni no profit proponendo di organizzare spettacoli teatrali per beneficenza. Ai volontari si garantiva un pagamento di 2.500 euro, mentre la società incassava una somma di dieci volte tanto poichè invece di vendere biglietti chiedeva offerte.
Fortunatamente ora si possono agevolmente scoprire questi ignobili malviventi grazie all'aiuto di abili esperti del settore.

venerdì 13 luglio 2012

Truffe: attore Edoardo Costa condannato a 3 anni

Fonte ANSA
Si sarebbe appropriato di denaro devoluto in beneficenza.

(ANSA) - MILANO, 12 Lug - Il giudice di Milano, Marina Zelante, ha condannato in abbreviato a tre anni di reclusione e duemila euro di multa Edoardo Costa, il noto attore di fiction accusato di truffa, appropriazione indebita e falso. Per quest'ultimo capo di imputazione l'attore e' stato assolto per mancanza di querela. Stando alle indagini Costa si sarebbe appropriato di parte del denaro che era stato versato in beneficenza all'associazione a favore dei paesi poveri da lui fondata, la C.I.A.K.

venerdì 23 dicembre 2011

Truffa a onlus, 200 mila euro a Lele Mora

Era in societa' con manager arrestato per bancarotta


Fonte: ANSA


Piu' di 200 mila euro 'distratti' a favore di Lele Mora. E' quanto emerge nell'ambito dell'inchiesta di bancarotta su Retemanager, la societa' di investimenti di Bernardino Pasta, il manager finito in carcere il 2 dicembre scorso con l'accusa di aver truffato due onlus per 9 milioni di euro, soldi che erano destinati anche a progetti in favore dei bimbi di Haiti. Lele Mora, estraneo all'inchiesta, aveva in passato una societa' proprio con il manager arrestato.

martedì 20 dicembre 2011

Truffe: soldi in cambio lavoro, denunciati impiegati Onlus

A Genova, debiti con tipografie e alberghi mai sanati

Fonte ANSA


GENOVA - I carabinieri del nucleo operativo di San Martino hanno denunciato per truffa aggravata il presidente e quattro rappresentanti di una Onlus genovese.

Secondo quanto accertato dai militari, tra l'altro, i cinque si sarebbero fatti consegnare denaro da una donna di 50 anni in cambio di un'assunzione che non e' mai stata formalizzata.

In piu', i cinque avrebbero contratto debiti presso alberghi e una tipografia senza mai sanarli.

mercoledì 7 dicembre 2011

Truffa al mondo della cooperazione



Una società di transazioni finanziarie fa sparire oltre 2 milioni di euro di donazioni destinati ai progetti di cooperazione ad Haiti. Il responsabile viene arrestato e la rete Agire, vittima della truffa, garantisce il rimborso della cifra rubata. Il racconto del direttore Marco Bertotto
di Maurizio Dematteis

L’ultima tranche di 2 milioni e 10 mila euro (e non 9, specifica Maddalena Grechi dell'ufficio stampa di Agire, come erroneamente riportato dalla stampa nei giorni scorsi), di un fondo di 4, destinato a 9 organizzazioni non governative associate alla rete Agire (Agenzia italiana per la risposta alle emergenze, che raccoglie 11 ong italiane) per attività svolte in programmi di assistenza umanitaria ad Haiti, svaniscono nel nulla.
Erano state investite dal network di associazioni in obbligazioni a “zero rischio” e rapida smobilitazione, con una resa del 2,8%. Ma al momento del riscatto dell’ultima tranche del fondo, derivante da donazioni, la somma era sparita.
«Siamo stati vittime di una truffa – spiega Marco Bertotto, direttore di Agire -, ma tendo a sottolineare che non abbiamo commesso nessuna violazione dell’accordo con i donatori, ne tanto meno con i beneficiari di tali fondi. Perché le associazioni impegnate ad Haiti hanno pagato le spese legate ai progetti in corso. E il fondo in questione serviva a rimborsare tali spese. Rimborso che Agire, grazie alla sua rete, si impegna a restituire agli organismi appena disponibile».
Ma com’è possibile che i soldi donati dai sostenitori ai progetti ad Haiti finiscano in borsa, con i rischi connessi?
«Non si è trattato assolutamente di un’operazione smaliziata – continua Bertotto -, ma semplicemente di un tentativo di valorizzare dei soldi in giacenza». E infatti quel 2,8% di resa dei 4 milioni di euro sarebbe dovuto finire nel “Fondo risposta rapida per l’emergenza”, uno strumento di Agire da utilizzare all’indomani di un’emergenza, per avere risorse immediate, fino alla partenza della campagna di raccolta fondi  specifica. «Ci siamo rivolti alla società di transazioni  di un soggetto accreditato – spiega il direttore -, che ci era stato segnalato da altri organismi che si occupano di cooperazione internazionale. Una persona che da più di dieci anni lavorava negli ambienti legati alle ong di ispirazione cattolica».
Il personaggio in questione è Bernardino Pasta, responsabile della società di investimento Retemanager spa,arrestato giovedì primo dicembre dalla Guardia di finanza di Milano. E attualmente messo sotto processo dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Eugenio Fusco, per reati di associazione per delinquere, falso e truffa.
Una gran brutta storia, che la rete Agire, vittima di truffa, cerca di gestire col massimo di trasparenza, per non incrinare il suo rapporto con i sostenitori delle cause sue e degli organismi associati.
«Noi a differenza delle realtà profit non abbiamo purtroppo studi legali interni o altri servizi del genere», dichiara Marco Bertotto. Servizi che, probabilmente, risulterebbero troppo onerosi e difficili da giustificare agli occhi dei donatori. «Eppure ci siamo immediatamente messi nelle mani di professionisti esperti di frodi econtiamo di lavorare al miglioramento dei controlli sulla gestione dei nostri fondi. Controlli, per altro, già abbastanza rigorosi».
Perché se c’è una cosa che a reso chiara questa ennesima truffa è che il mondo della finanza non risparmi proprio nessuno. E che, conclude il direttore di Agire: «oggi anche le onlus possono essere oggetto di frodi».

sabato 3 dicembre 2011

Truffa Onlus di Haiti per 9 milioni di euro Arrestato a Milano un imprenditore

Fonte: Il Fatto Quotidiano


L'indagine era nata dalla denuncia di una delle due associazioni, che si era rivolta alla società di investimenti di Bernardino Pasta per comprare titoli obbligazionari emessi da un istituto bancario inglese per oltre cinque milioni di euro.



Aveva aiutato due onlus impegnate a raccogliere fondi per i bambini di Haiti solo per truffarle: la Guardia di Finanza di Milano ha arrestato questa mattina Bernardino Pasta, responsabile di una società di investimento, con l’accusa di aver truffato due associazioni che avevano raccolto una somma pari a 9 milioni di euro destinata ai terremotati haitiani. Due anni fa, un terremoto di 7,3 gradi sulla scala Ricther, colpì Port-Au-Prince. Oltre all’arresto di Pasta, che in passato aveva aiutato finanziariamente Lele Mora, sono in corso perquisizioni locali nelle città di Milano, Roma e Napoli, nei confronti di cinque persone (per i reati di associazione a delinquere, truffa e falso) e l’esecuzione di un sequestro preventivo di un immobile e di un box auto dal valore di circa 600 mila euro, acquistati con parte dei proventi della truffa e successivamente intestati ad una società offshore riconducibile agli indagati.


L’indagine, coordinata dal pm Eugenio Fusco e dal procuratore aggiunto Francesco Greco, era nata dalla denuncia di una delle onlus, che si era rivolta alla società di investimenti di Pasta per comprare titoli obbligazionari emessi da un istituto bancario inglese per oltre cinque milioni di euro. Titoli che poi, si sono rivelati fittizi. Attraverso lo stesso meccanismo di frode, i cinque indagati avrebbero complessivamente ricevuto dai diversi investitori oltre nove milioni di euro. Il denaro proveniva in gran parte dalle raccolte fondi per le emergenze umanitarie e da donazioni occasionali ed era già stato destinato,ma non ancora materialmente erogato, in progetti pluriennali a favore di bambini e giovani in condizioni di povertà e disagio, avviati in diversi paesi europei, africani, asiatici e latino-americani.

mercoledì 16 novembre 2011

Truffa sponsorizzazioni, arrestato armatore della Delcomar

Giro fatture false per 3 mln. C'e' anche onlus sci club sul mare.


Fonte ANSA 


OLBIA - Un giro di fatture false per circa 3 mln di euro e' stato scoperto in Gallura dalla Gdf che ha arrestato tre imprenditori di La Maddalena, tra cui l'armatore della Delcomar, Franco Del Giudice. Con lui ai domiciliari sono finiti Angelo Serra e Salvatore D'Apice. I tre dal 2004 al 2010 avrebbero creato associazioni sportive e Onlus utilizzandole per emettere false fatture di sponsorizzazioni che consentivano di creare costi fittizi abbattendo cosi' il reddito e le imposte da versare. Tra le Onlus si annovera anche il singolare ''Sci club Saint Tropez'' con sede sul mare, a La Maddalena.

giovedì 20 ottobre 2011

Arrestato Alfredo Balestrini, presidente della Croce Ambrosiana

Fonte blitzquotidiano

Secondo l’accusa la Onlus beneficiava indebitamente di sussidi da parte di varie amministrazioni pubbliche per decine di migliaia di euro


MILANO, 18 OTT – E' finito in carcere con le accuse di truffa aggravata, peculato e falso Alfredo Balestrini, presidente della Croce Ambrosiana, associazione di volontariato che si occupa a Milano di servizi di ambulanza. 
L'inchiesta condotta dal nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano e coordinata dai pm Luca Poniz e Letizia Mannella ha accertato irregolarita' nella gstione dell'attivita' dell'associazione. In particolare, stando alle indagini, la Croce Ambrosiana, che figurava come ente non profit, beneficiava in maniera indebita di sussidi da parte di varie amministrazioni pubbliche per decine di migliaia di euro. In piu', sarebbero state distratte dalla casse dell'associazione ingenti somme di denaro.
L'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Balestrini e' stata firmata dal gip di Milano Laura Marchiondelli. Sono stati sequestrati beni mobili e immobili di proprieta' dell'ente e del suo presidente per una cifra complessiva pari a circa 270.000 euro.
Nell'inchiesta, Croce Ambrosiana e' indagata in qualita' di persona giuridica ai sensi della legge 231 del 2001 sulla responsabilita' amministrativa degli enti. I finanzieri, infine, stanno eseguendo una serie di perquisizioni dirette ad acquisire ulteriori documenti utili alle indagini.
Come si legge sul suo sito, l'Associazione Volontaria Croce Ambrosiana Milano e' attiva dal 1968. Svolge attivita' di soccorso sanitario pubblico di emergenza coordinato dalla Centrale Operativa 118 di Milano, oltre a servizi di assistenza sanitaria presso manifestazioni, fiere ed eventi anche sportivi, trasporto protetto di infermi in tutta Italia ed Europa ed e' responsabile dell'assistenza sanitaria continuativa all'interno del Parco Idroscalo gestito e coordinato dall'Amministrazione Provinciale di Milano.

venerdì 7 ottobre 2011

"Falsa beneficenza" e reati di truffa

di Simona Carandente
Fonte: ilmediano.it

In giro c’è gente senza scrupoli, è meglio che si sappia. Come quella di cui raccontiamo nell’articolo, che ha raggirato persone serie e sensibili impegnate a dare una mano ai più bisognosi.

Raccolta fondi, serate di beneficenza, richieste di contributi a scopo benefico: quanti di noi si trovano, più o meno quotidianamente, a doversi fronteggiare con l’enorme matassa di richieste di denaro, provenienti da più fonti, finalizzate ad aiutare persone bisognose e non in grado di provvedere neanche alle più elementari esigenze di salute? Non è assolutamente semplice, difatti, capire in quali mani affidare il proprio denaro, nella certezza che vada effettivamente a destinazione, senza che persone senza scrupoli se ne approprino, vanificando così gli sforzi degli offerenti e raggirando, di fatto, gli ignari beneficiari.
In tempi recenti, una coppia di coniugi si è rivolta all’avvocato: i due, fondatori e sostenitori di un’associazione di beneficenza molto nota sul territorio campano, erano stati contattati da una società organizzatrice di eventi. Quest’ultima, evidentemente sensibile a dinamiche di natura filantropica, aveva pensato di indire una cena di beneficenza, con tanto di personaggi famosi rigorosamente partenopei, il cui ricavato sarebbe stato destinato, per intero, proprio all’associazione. Sia sui biglietti della manifestazione che sulle locandine della stessa, sparse copiosamente in tutta la città, campeggiava a chiare lettere l’intento di devolvere l’intero ricavato in beneficenza, rafforzando pertanto in chi leggeva il convincimento della buona fede dell’iniziativa.
Tuttavia, al momento della resa dei conti, i coniugi ebbero un’amara sorpresa: a serata conclusa e con un grosso numero di biglietto venduto, con il pretesto di dover affrontare spese non previste, quale il fitto della sala e la corresponsione di emolumenti agli ospiti famosi, la società organizzatrice si era di fatto tirata indietro, adducendo di non essere in grado di poter devolvere all’associazione no profit neanche un euro. Un caso del genere concretizza, senza ombra di dubbio, il reato di cui all’art. 640 c.p., ovvero quello di truffa, che si realizza quando chiunque, con artifici e raggiri, inducendo taluno in errore, si procuri un ingiusto profitto con altrui danno.
La società organizzatrice, difatti, ha in sostanza utilizzato il buon nome dell’associazione, oltre che il forte richiamo dello scopo benefico, per far cadere in errore gli ignari malcapitati, facendo loro credere che il loro denaro servisse a nobili scopi di natura sociale e filantropica, come del resto espresso a caratteri cubitali, esponendoli peraltro i responsabili dell’associazione a dover dar conto del tutto anche di fronte agli altri organi sociali.
Ai due coniugi, pertanto, non resterà che adire l’autorità giudiziaria, presentando apposito atto di querela, procedendo al contempo alla rettifica degli intenti manifestati sulle locandine e sui biglietti, in un’ ottica di estrema correttezza nei confronti degli ignoti benefattori. 

giovedì 6 ottobre 2011

Haiti. L’insostenibile incertezza degli aiuti!

Fonte: abconlus  05/10/2011


Riteniamo che tra i nostri doveri rientri quello di ricordare a chi ci è vicino quel che accade nei luoghi dove siamo presenti. Abbiamo, per così dire, un punto di osservazione “privilegiato” sulle disgrazie del mondo e, visto che dobbiamo parlare di Haiti, lo vogliamo fare partendo dalla piccola porzione di pianeta Terra che conosciamo, limitato agli aiuti che eroghiamo a favore della scuola “Sibert” guidata da Maurizio Barcaro a Port-au-Prince, per allargare poi lo sguardo alla città e al Paese. Dobbiamo farlo anche per non essere complici dello scandaloso ritardo con il quale si sta intervenendo per alleviare le sofferenze di un popolo che non esiste. 

La scuola “Sibert”, diciamolo subito, va bene ed ha ripreso la sua attività il 3 ottobre scorso. Ricostruzione e riorganizzazione hanno dato, paradossalmente, nuovi stimoli al nostro amico Maurizio e le attività didattiche garantiscono una preparazione altrove inimmaginabile. Oltretutto non si tratta di una struttura chiusa, ma aperta alle famiglie e alla realtà locale limitrofa, tanto da accogliere al suo interno una piccola “casa di riposo” per anziani. Dunque esperienza positiva. Ma questa è un’oasi nel deserto, anche se ci saranno sicuramente altre realtà a noi sconosciute benemerite e benevole. Ma nella maggior parte dei casi il resto è orrore!Lo è anche perché i problemi per Haiti con il passare del tempo aumentano. Infatti, dopo il terremoto, è arrivato il colera e poi gli uragani. Ora, mentre la ricostruzione ritarda e la comunità internazionale è presa dalla crisi economico-finanziaria, nel confinante Santo Domingo i profughi haitiani cominciano ad essere rimpatriati. E, proprio per questo “accumulo” di problematiche irrisolvibili, inevitabilmente nascono polemiche e critiche nei confronti delle istituzioni internazionali e delle ONG presenti con migliaia di cooperanti sul territorio di un Paese che è sempre stato il più povero delle Americhe. Ha ragione il famoso padre Rich (Richard Frechette) - che dirige in Haiti N.P.H., Nuestros Pequeños Hermanos, organizzazione presente in 9 paesi dell’America Latina con Case-orfanotrofi o ed ospedali - quando denuncia il ritardo con il quale le risorse raccolte per Haiti stanno arrivando sull’isola. Ma in un’intervista a “Vita” del giugno scorso Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, tiene a precisare come il ritardo non riguardi “le nostre ONG che da tempo hanno impiegato i fondi raccolti a favore dei terremotati” . Per la cronaca Agire è l’acronimo di Agenzia Italiana Risposta Emergenze , un network privato di “pronto intervento” fra alcune delle più note e grandi (piccolo è bello! ndr.) organizzazioni umanitarie nove delle quali lanciarono, lo scorso anno, un appello per raccogliere fondi a favore di Haiti: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis. 

Ma con Bertotto non è sicuramente d’accordo Evel Fanfan, presidente di “Aumohd-Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit”, un’organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa della difesa dei diritti umani e civili della popolazione haitiana, il quale sostiene che "Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong", alcune delle quali - precisa - “hanno comprato fuoristrada da 40-50 mila dollari, mentre il 20% delle donazioni sono state spese per pagare il loro personale presente sul territorio”. Dobbiamo però precisare, per quel che sappiamo, che nel caso di Agire una parte delle nove ONG si sono avvalse di altre associazioni già presenti in Haiti e quindi i loro interventi sono stati realizzati da realtà già strutturate sul territorio con notevole risparmio sulle spese di gestione. Un po’ come facciamo noi in Brasile, Serbia, Bosnia e... Haiti! Ma Evel Fanfan, che è stato anche in Italia per una serie di conferenze sull’argomento, incalza e sostiene che circa 12 mila organizzazioni concentrate in Haiti hanno trasformato l’isola in una “Repubblica delle Ong”. “Abbiamo discusso - dice - con l’80% di loro e abbiamo chiesto di creare un osservatorio per evitare lo spreco di denaro e verificare la trasparenze delle spese. La maggior parte non ha accettato una super visione e un controllo”. Ed ha aggiunto un argomento che deve far riflettere quanti si occupano di cooperazione internazionale e di aiuti: “Siamo qui - in Italia - per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, per chiedere trasparenza, per dire che questo tipo di aiuto non ha avuto alcun tipo di risultato ora e non lo avrà in futuro e per chiedere alla comunità internazionale di cambiare il suo piano di azione, lavorando con la società civile locale senza escluderla”. A noi sembra una cosa non solo plausibile, ma legittima. E le ragioni di Evel Fanfan sono sono confermate dalla considerazione che le ONG spesso non hanno alcun ancoraggio con le realtà locali dove operano, non hanno alcuna legittimità che provenga dalla gente che vogliono aiutare. E’ come se trovassero legittimità unicamente nella nobiltà dell’azione svolta. E anche il controllo non è fatto da alcun organismo terzo e, di fatto, non rispondono praticamente a nessuno, neanche in caso di fallimento dei progetti o di sperpero del denaro raccolto. Per tutte queste considerazioni non sarebbe male che ONG e Associazioni accettassero un’azione di supervisione e controllo come quella proposta per Haiti da Evel Fanfan. Come ci è capitato di leggere su un blog, “Geopoliticamente”, appare pertinente l’osservazione che le ONG presenti ad Haiti sono sorrette dalla convinzione di essere“al di sopra delle parti”, ma “quest’idea è sbagliata in quanto dietro di loro dovrebbe esserci la società civile, in questo caso globale” e “con un unico punto di riferimento e di controllo: la stampa”. Ma anche la stampa “presenta limiti legati al marketing, alle necessità dettate dall’attenzione mediatica e a pressioni esterne di varia natura”. Grande verità! 

E, coincidenza, a sostenere indirettamente concetti e sospetti arriva, il primo ottobre 2011, una notizia conosciuta da pochi e pubblicata soltanto sul sito Linkiesta (www.linkiesta.it) che riportiamo quasi integralmente: 

“Da anni gli ‘sms solidali’ sono uno strumento fondamentale nella raccolta di fondi per le emergenze umanitarie. Complice la familiarità con il telefonino, gli italiani rispondono sempre con generosità agli appelli lanciati dai media per aiutare le popolazioni colpite da catastrofi. Hanno fiducia nelle capacità di intervento delle organizzazioni umanitarie che promuovono iniziative di solidarietà a favore delle popolazioni colpite. E si aspettano che i soldi raccolti, nell’attesa di essere erogati, siano gestiti con prudenza e oculatezza. 

E invece è accaduto che 2 milioni di euro destinati ad aiutare la popolazione di Haiti sono spariti, secondo quanto Linkiesta è in grado di rivelare. Inghiottiti in una misteriosa operazione che sembra avere l’aria della truffa finanziaria, e di cui non sono ancora chiare le responsabilità. Due milioni su un totale di 14,7 milioni raccolti un anno fa per Haiti dalla onlus Agire, un network privato di alcune fra le più note organizzazioni umanitarie, sono stati affidati un intermediario di cui non si conosce ancora il nome, e non sono più tornati indietro. Quando il 12 gennaio 2010 l’isola dei Caraibi viene colpita da un terremoto (...) partono subito diverse campagne di raccolta fondi. Due di queste corrono via sms. Una è quella della Croce rossa, (...) l’altra fa capo ad Agire, un raggruppamento fra 12 importanti Organizzazioni Non Governative che funziona da meccanismo congiunto di raccolta. Una sorta di macchina permanente per le emergenze, pronta ad attivarsi non appena scoppia una crisi umanitaria internazionale, grazie a una rete di partner strategici (Telecom Italia, Tim, Vodafone, Rai, Sky, LA7, CRAI, Unieuro, Cooperazione Italiana allo Sviluppo-Ministero Affari Esteri, la Feltrinelli, Poste Italiane, Banca Popolare di Milano). Alla notizia del terremoto di Haiti, Agire lancia un appello per una donazione di 2 euro «inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia». All’appello aderiscono nove dei 12 soci di Agire: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis. La Tim e Vodafone forniscono l’appoggio tecnico mentre la copertura mediatica arriva dalla Rai, da Mediaset, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e trova eco in diverse radio nazionali e locali, associazioni, persino sezioni locali dei partiti. Le nove ong interessate si attivano immediatamente per distribuire beni di prima necessità e allestire rifugi temporanei per oltre 5mila persone. Con la campagna sms vengono raccolti 14,7 milioni di euro, cui vanno aggiunti 6,5 milioni che le ONG ricevono direttamente dai sostenitori. Una parte rilevante delle donazioni, 11,5 milioni, viene erogata nel corso del 2010 per interventi nel settore educativo, nella sanità e nel settore agricolo. Per far quadrare i conti, per la verità, bisogna tenere conto dei “costi della macchina organizzativa”: 134mila euro di “oneri gestione appello” e 115mila euro per spese di “valutazione e trasparenza”. I fondi restanti (2.180.000 euro), si legge sul bilancio dello scorso esercizio, «saranno liquidati nel corso del 2011 secondo piani di trasferimento che tengono conto dello stato di implementazione delle attività». E si decide di farli fruttare con qualche investimento temporaneo. 

Il consiglio direttivo presieduto da Gianni Da Ponte delibera così di investire una parte rilevante della liquidità in titoli «in linea con il regolamento interno», come spiegano i documenti ufficiali. Del consiglio fanno parte anche Gianni Milesi, Mario Raffaelli e Caterina Torcia. Quest’ultima è attualmente una manager della corporate social responsability di Vodafone Italia, tuttora un partner strategico di Agire. Che cosa prevede, dunque, il regolamento interno? Che «nella scelta degli strumenti finanziari di investimento, la politica degli investimenti tiene innanzitutto in considerazione la loro compatibilità etica con le finalità di Agire e dei suoi associati» (vedi art.icolo 6.4). E ancora che si abbia da un lato «la massima redditività delle giacenze e, dall’altro, la possibilità di loro immediato smobilizzo per far fronte alle esigenze operative di risposta alle emergenze». I 2 milioni di euro sono così impiegati in obbligazioni, mentre altri 300mila euro sono investiti in azioni garantite al 90 per cento. A questo spunto comincia il giallo dell’ammanco dei 2 milioni. L’ultimo punto fermo ufficiale è quanto viene detto nella nota integrativa al bilancio 2010 (pag. 7): «Va considerato che i 2 milioni di euro sono stati svincolati al 31 marzo 2011». Interpellati da Linkiesta, fonti ufficiali di Agire non hanno voluto spiegare se è in quel momento che viene riscontrata l’impossibilità di rientrare in possesso dei fondi investiti in obbligazioni. O se invece i 2 milioni sono stati regolarmente smobilizzati e solo dopo affidati all’intermediario che, a oggi, non li ha ancora. Al telefono Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, riferisce che «immediatamente, nel momento in cui ne siamo venuti a conoscenza, abbiamo messo la cosa nelle mani dei legali». Bertotto sostiene di non poter rivelare il nome dell’intermediario «perché c’è un avvio di procedimento (giudiziario, ndr) su cui abbiamo un obbligo di riservatezza per non compromettere l’esito delle indagini». Agire è forse finita nella truffa del Madoff dei Parioli? «No», assicura Bertotto. Secondo una fonte interna che ha chiesto di mantenere l’anonimato, l’intermediario «è stato suggerito e consigliato da uno degli enti del nostro network». (...) “Se da un lato resta l’incognita sul recupero delle somme investite, dall’altro viene confermato l’impegno a rimborsare le ONG associate che ad Haiti hanno realizzato progetti di intervento, molti dei quali sono stati già completati. Solidarietà o finanza? È la domanda a cui dovrà dare una risposta immediata, prima ancora della magistratura, il comitato etico di Agire, composto da personalità di rilievo nazionale e internazionale. Come il giurista e magistrato Antonio Cassese, già presidente del Tribunale penale per i crimini dell’ex Jugoslavia, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, il professor Marco Vitale. Proprio quest’ultimo ha confermato a Linkiesta che «il comitato etico è stato informato da poco». È stata convocata una riunione urgente, «ma la data non è ancora decisa». (...) La posizione dei garanti etici è molto dura, al di là delle oggettive responsabilità nella presunta truffa o comunque nella sparizione dei fondi. Vitale la sintetizza così: «Il fatto che le giacenze liquide siano andate in un intermediario che sarà anche stato conosciuto da qualcuno, ma che evidentemente non era un operatore di primaria grandezza e reputazione, andrà chiarito. Quando io ho gestito soldi privati per il Kosovo li avevo affidati a una banca solida». L’aspetto paradossale di questa vicenda è che, una banca solida, Agire ce l’ha già in casa come “main partner”. È Banca Prossima, la banca per le imprese sociali del gruppo Intesa Sanpaolo. Ma il consiglio direttivo ha preferito l’intermedario consigliato dagli amici degli amici” (...).

Nello stesso giorno che esce la notizia su Linkiesta, il primo ottobre, Agire in un comunicato scrive: “In merito ai contenuti dell’articolo pubblicato questo pomeriggio sul sito Linkiesta.it, AGIRE - Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze conferma di essere stata vittima di una truffa sapientemente architettata ai suoi danni da un soggetto terzo, esterno all’organizzazione stessa. Le indiscrezioni riguardano vicende già affidate da tempo a un collegio di legali che ha avviato le opportune azioni con le autorità competenti. Per evitare che la diffusione di notizie intralci l’accertamento dei fatti, AGIRE mantiene il più stretto riserbo sulla vicenda. I responsabili della onlus assicurano tuttavia che tutti gli impegni con i donatori e con le popolazioni colpite da crisi umanitarie sono stati e saranno pienamente rispettati. Il network AGIRE assorbirà in ogni caso l’eventuale perdita, senza alcuna ripercussione sulla completa realizzazione dei progetti finanziati. Con piena fiducia nell’operato delle autorità competenti, AGIRE confida nell’accertamento delle responsabilità e nel recupero della somma e si riserva di fornire, non appena potrà farlo, un quadro più dettagliato degli avvenimenti di cui è stata vittima”. Analogo comunicato viene fatto dal VIS il giorno 5 ottobre. Poi silenzio assoluto! 

Il 5 ottobre sempre su Linkiesta, esce un’altra notizia quasi eguale a quella che riguarda Agire. Stavolta è il Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), ONG che fa capo alla congregazione di Don Bosco, e la cifra è di quattro milioni di euro investiti non si sa bene come. “Secondo gli indizi raccolti da Linkiesta - si legge sul sito del giornale on-line - si tratterebbe di una società di investimenti con base a Milano e un focus privilegiato sulle istituzioni no profit. Se le recriminazioni di truffa ipotizzata dai vertici di Agire e del Vis venissero confermate dalle indagini giudiziarie in corso, si tratterebbe di un singolare caso di ‘Madoff delle onlus’. Gli enti coinvolti potrebbero essere ben più di due. Sulla truffa ipotizzata starebbe indagando la Procura di Milano, riferiscono fonti vicine alle vicende”. 

Ci siamo interrogati sull’opportunità di divulgare, anche se è già “pubblica”, questa storia, tanto più che molti hanno taciuto per timore di contribuire, indirettamente, ad accentuare la già forte flessione delle donazioni, ma noi, quando abbiamo qualche dubbio, ricorriamo ad una bella frase di uno scrittore ottocentesco, Ippolito Nievo: “La verità, per quanto povera e nuda, è più adorabile e più santa della bugia camuffata e sontuosa” e, aggiungiamo noi, anche del silenzio complice dei mass-media e delle “istituzioni” del Terzo Settore.

sabato 24 settembre 2011

Nelle tasche della Curia i soldi della ricostruzione

di Giuseppe Caporale
Fonte Repubblica
Così il vescovo D'Ercole raccomandava i progetti della Onlus "Solidarietà e sviluppo" che avrebbe truffato 12 milioni destinati al dopo sisma dal sottosegretario Giovanardi. Il gip chiede due arresti e scrive: occorrono altre indagini sul ruolo dei vescovi in questa storia.

L'AQUILA - Il vescovo ausiliare dell'Aquila Giovanni D'Ercole si raccomandava al sottosegretario Carlo Giovanardi per ottenere i fondi del terremoto. Anzi, per farli ottenere ad una onlus ("Solidarietà e Sviluppo") fondata dalla stessa diocesi dell'Aquila, dietro la quale, secondo la Procura si nascondeva una truffa. Una truffa per sottrarre 12 milioni di euro dal bancomat miliardiario della ricostruzione dell'Aquila. Una truffa per la quale ieri sono state arrestate due persone (tra cui il segretario generale della Onlus, Fabrizio Traversi nominato proprio dai vertici della diocesi) e indagate altre tre (compreso il sindaco di San Demetrio dei Vestini, Silvano Cappellini). L'obiettivo era quello di ottenere i "fondi Giovanardi", quelli che il sottosegretario era riuscito ad accantonare nel "decreto Abruzzo" per la ricostruzione. 


Fondi destinati a progetti "per la famiglia e per il sociale" sui quali ci fu uno scontro con il Comune dell'Aquila. Il sindaco Massimo Cialente riteneva che dovessero essere destinati in parte (circa tre) per ristrutturare un centro anziani (al quale, poi, vennero effettivamente assegnati) e a un'altra ristrutturazione (per nove milioni) di un complesso nel centro storico. Su questa fetta, invece, si erano accentrate le mire della fondazione di origine curiale "Solidarietà e Sviluppo" i cui progetti, però, risultarono non conformi alla normativa. Cialente lo disse pubblicamente e attaccò anche Giovanardi quando, nel luglio del 2010, sembrava che la onlus stesse riuscendo nei suoi intenti truffaldini. Proprio dalle affermazioni del sindaco è partita l'inchiesta.


Giovanardi risulta coinvolto in quanto i progetti della Onlus facevano riferimento al suo dipartimento della famiglia. Lo stesso senatore si lamentava pubblicamente del fatto che questi soldi che non venivano spesi. E il secondo arrestato, Gianfranco Cavaliere, è proprio un politico legato a Giovanardi. E così, dalle intercettazioni si scopre che mentre pubblicamente Giovanardi si lamentava dei ritardi della ricostruzione e dell'assegnazione dei fondi, al telefono invece si dava da fare per farli ottenere alla onlus della Curia. Come si evince da una intercettazione tra lo stesso vescovo D'Ercole e Giovanardi. " Volevo soltanto dirti questo: siccome è ovvio che con questo nostro progetto probabilmente daremo fastidio a qualcuno, faranno un po' di questioni. Mi raccomando: tieni la barra ferma..." chiede D'Ercole.


"Ma ti immagini! Ma io ho solo bisogno che voi... cioè, che chi mi può dare il disco verde che è il commissario di governo mi dica "spendi" e io vengo lì con i soldi cash..." risponde Giovanardi. E D'Ercole "Noi.. noi in settimana ti diamo tutti i progetti nostri, pronti".


Giovanardi: "e certo.. bravo.. altro che carriole o non carriole.. scusami, altro che popolo delle carriole. Ce l'ho qua i soldi... che alla fine... veramente una cosa incredibile. Comunque, io aspetto ancora un po', poi risollecito il commissario, se magari tramite Cavaliere (uno degli arrestati, ndr) che è qua e poi dico "amico, io ho polemizzato con il sindaco, ma a me non mi fa mica (..) lo schieramento politico, eh! Se devo polemizzare con uno del Pdl ci penso due secondi, ma proprio non me ne può fregare di meno". Da notare che proprio D'Ercole si farà fotografare con il popolo della carriole all'interno del centro storico, mentre con la pala cerca di rimuovere le macerie.


E Giovanardi a nome del dipartimento alla famiglia, nello stesso periodo, firmava anche una lettera di "congruità" per i progetti della Fondazione. Sollecitava poi anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, affinché intervenisse. Ma l'appoggio del sottosegretario non era sufficiente, occorreva quello del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi  -  che seppure del Pdl  -  alla fine non appoggerà mai l'iniziativa. E  la truffa così non andrà in porto. Eppure, i due arrestati avevano tentato in tutti i modi di raggiungere il loro obiettivo. Cavaliere al telefono parlava anche di come utilizzare i fondi del terremoto per la politica: "perché l'associazione Democratici Cristiani è un'associazione per gestire i 5 milioni di euro, parte dei 5 milioni di euro che Carlo (Giovanardi, ndr) c'ha sulla Fondazione".


Scrive il giudice per le indagini preliminari Marco Billi nell'ordinanza di custodia cautelare: "il senatore Giovanardi, da quanto risulta al momento, è stato sostanzialmente "utilizzato" dagli indagati, i quali hanno saputo fare leva sulla evidente volontà dello stesso di utilizzare i fondi, strumentalizzandone gli interventi di carattere politico nel tentativo di convogliare tutti o parte dei fondi sulla loro fondazione. Si è visto come al sottosegretario venissero fornite informazioni sull'evolversi della vicenda sapientamente filtrate e distorte, per spronarlo ad assumere atteggiamenti utili per il conseguimento dell'illecito fine prefissato. Si può in proposito ritenere che proprio lo stretto collegamento di Cavaliere con Gio vanardi (dovuto alla medesima matrice politica di riferimento) abbia fornito  concrete possibilità operative agli indagati".


Molto più dure le considerazioni del Gip sul ruolo della Curia e sui due vescovi dell'Aquila: "Si ritiene, in ogni caso, che il ruolo dell'arcidiocesi (ed il particolare dei vescovi Molinari e D'Ercole) debba essere ulteriormente approfondito nell'ulteriore corso delle indagini preliminari, al fine di accertare il livello di consapevolezza che gli stessi hanno avuto degli effettivi propositi degli indagati. Sotto tale profilo, infatti, è da rilevare che tanto l'associazione Aquila Città Territorio quanto la Fondazione hanno la propria sede presso la Curia arcivescovile aquilana, che l'arcivescovo Molinari ha partecipato al la Fondazione fin dall'atto costitutivo  e che Molinari e D'Ercole hanno partecipato personalmente all'incontro di Palazzo Chigi del 17.6.10 con il sottosegretario Giovanardi, Chiodi (commisario alla ricostruzione, ndr) De Matteis (vice presidente del consiglio regionale abruzzese, ndr) e Cialente (sindaco dell'Aquila, ndr)". Quindi, seppure allo stato i due vescovi non sono indagati, il Gip sul loro ruolo nella vicenda chiede indagini più approfondite.


Laconiche le considerazioni finali sul ruolo della stessa onlus della Curia da parte del giudice: "In nessuna di tali conversazioni si è potuto evidenziare un passaggio, un apprezzamento, una considerazione, una valutazione in ordine al merito dei progetti. I diversi progetti appaiono, infatti, considerati esclusivamente sulla base del relativo referente politico nonché sul grado di priorità che può essere loro riconosciuto in considerazione del possibile tornaconto economico e politico personale degli indagati. Manca, all'evidenza, una seppure generica e formale attenzione alle finalità concrete dei progetti, all'utilità per la popolazione, all'esigenza di creare una ragionata e consapevole scala di priorità delle esigenze, per utilizzare nel migliore modo possibile i fondi in esame. I diversi organi istituzionali coinvolti non sembrano operare in accordo tra loro né risulta esistente una struttura di raccordo tra gli stessi che possa comporre eventuali contrasti ed armonizzare le rispettive esigenze. Al contrario è evidente che tali organi operino in competizione tra loro  ed il riferimento alla "guerra", seppure considerata politicamente, non appare troppo lontano dalla realtà"



venerdì 23 settembre 2011

Truffa "fondi Giovanardi", la Fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo” al centro dello scandalo

I Vescovi Molinari e D'Ercole si dimisero qualche settimana fa
di Marco Signori
Fonte: Abruzzo24ore.tv


Avevano costituito una serie di Onlus collegate tra loro che facevano capo ad una unica Fondazione, la “Abruzzo solidarietà e sviluppo”, per intercettare e accaparrarsi quante più risorse possibili dei 12 milioni di euro messi a disposizione dal Dipartimento politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri per interventi legati alla ricostruzione del tessuto sociale. Scuole, spazi di aggregazione, sedi di associazioni.
Sono i cosiddetti “Fondi Giovanardi”, ribattezzati così perchè stanziati dal Dipartimento che fa capo al sottosegretario Carlo Giovanardi. E la fondazione, è quella che fa riferimento anche alla Curia aquilana, fino a qualche settimana fa presieduta dal vescovo Giuseppe Molinari e dall'ausiliare Giovanni D'Ercole.
Nei guai sono finite cinque persone, due di loro agli arresti domiciliari: Fabrizio Traversi, 62enne romano, la mente della truffa, e Gianfranco Cavaliere, 36enne dell'Aquila, figlio del capogruppo Pdl in Consiglio comunale e referente provinciale dei Popolari liberali: sì, proprio il movimento politico del sottosegretario Carlo Giovanardi. Entrambi uomini chiave della Fondazione costituita dalla Curia assieme ad alcuni Comuni del comprensorio, ma non quello dell'Aquila.
Nella corposa ordinanza di custodia cautelare trovano grande spazio le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, dalle quali emerge come i due si paragonassero ai protagonisti della serie tv “Attenti a quei due”.
L'inchiesta è nata con l'audizione di Massimo Cialente, ascoltato in Procura un anno fa come persona informata dei fatti, a seguito della vivace polemica che era nata tra il sindaco e il sottosegretario, con quest'ultimo che sollecitava continuamente l'immediato utilizzo dei fondi e le repliche del primo cittadino del capoluogo i cui contenuti hanno messo la pulce all'orecchio agli inquirenti.
Numerosi – secondo il procuratore Alfredo Rossini – i soggetti istituzionali ingannati o inconsapevolmente strumentalizzati da Traversi e Cavaliere.

giovedì 22 settembre 2011

MILANO. Attenzione alle truffe e alle finte raccolte di denaro nel nome di don Gnocchi

di Fondazione Don Gnocchi
Fonte: VITA



le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi sono: bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille


Attenzione alle truffe e alle finte raccolte di denaro nel nome di don Gnocchi. Numerosi amici e cittadini residenti in provincia di Milano hanno segnalato alla Fondazione Don Gnocchi di aver ricevuto in queste settimane telefonate da sconosciuti che si sarebbero qualificati come operatori della Fondazione Don Gnocchi incaricati di organizzare una presunta raccolta fondi per una “commemorazione” della beatificazione di don Carlo Gnocchi e di Papa Giovanni Paolo II.


In realtà non esiste alcuna iniziativa del genere e la Fondazione invita tutti gli interessati a non dare alcun credito a chi si presenta in questo modo.


Oltre a ricordare la necessità di segnalare questi episodi alle autorità competenti (Carabinieri o Polizia), viene ribadito che le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi restano esclusivamente quelle indicate nella sezione “Come sostenerci” del sito internet www.dongnocchi.it (bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille, lasciti testamentari ecc.).

lunedì 5 settembre 2011

Spagna. Usava una falsa ONG come copertura per i soldi


Fonte Madrid Press
Traduzione Google Traduzioni e corretta rapidamente.
(suggerisci una traduzione migliore)




Agenti della Polizia Nazionale hanno arrestato una donna sospettata di almeno 18 reati di frode, più un numero imprecisato di crimini contro i diritti dei lavoratori, minacce e usurpazione di stato civile nel distretto di Puente de Vallecas, attraverso la copertura di una presunta organizzazione non governativa (ONG).
Come riportato dalla Questura di Madrid, l'indagine è iniziata lo scorso giugno, con l'arrivo alla stazione di Puente de Vallecas di diverse denunce simili contro il presunto truffatore, Yolanda FF 


Pare che sia stato pubblicizzato tramite volantini e pubblicità in vari giornali e siti web, offrendo corsi di estetica gratuiti, e una volta conquistato la fiducia delle vittime, abbia chiesto il pagamento di 60 euro per finanziare il corso e i materiali utilizzati. 


Aveva dichiarato  alle loro vittime che l'importo richiesto, oltre a coprire il corso, avrebbe dovuto aiutare i bambini malati. Altre volte, l'importo richiesto è stato di quantità molto maggiore, con le scuse più improbabili. 


A seguito di numerose lamentele da parte delle vittime sulla qualità e contenuto del corso, Yolanda FF rispose offrendo la possibilità di un lavoro come insegnanti, che avrebbe pagato con una retribuzione mensile tra 800 e 1.600 euro per lavorare due giorni alla settimana, ma che avrebbero dovuto pagare un deposito tra 300 e 600 euro. 


Diverse le giovani donne sono andate quindi a lavorare per mesi senza ricevere alcuno stipendio, previdenza sociale.


Dopo molti sforzi, gli investigatori hanno scoperto che i corsi attualmente chiusi si sono tenuti presso un distretto di Madrid Puente de Vallecas, ma era abitualmente residente nella città di Aranjuez. Ai primi di luglio gli agenti l'hanno arrestata e messa a disposizione dell'autorità giudiziaria. 


La ricerca è stata effettuata dal Gruppo di Polizia Giudiziaria di Ponte di Vallecas, con l'aiuto degli agenti di polizia di Aranjuez, entrambi appartenenti alla Questura di Madrid.

lunedì 25 luglio 2011

Quando la solidarietà diventa business: il caso Sisifo

Fonte: Mediterranews.org



Il Tribunale di Patti, (ME)  ha formulato una grave accusa “truffa aggravata e continuata” nei confronti di  Cono Galipò, rappresentante  legale del Consorzio di Cooperative Sociali “Sisifo”. La cooperativa, ricordiamo, tra il 2008 ed il 2010 ha  gestito il  Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Sant’Angelo di Brolo. Per il  Galipò,è stato chiesto il rinvio a giudizio, secondo quanto si legge su Left, la Procuratrice Rosa Raffa avrebbe firmato un dispositivo in cui si stabilisce che  ”il rappresentante del consorzio  si è procurato, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, l’imputato si sarebbe appropriato  ”di 40 euro oltre Iva al giorno per ciascun cittadino comunitario, con pari danno della Prefettura di Messina e del Ministero dell’Interno”. L’inchiesta ha dimostrato che per attivare la truffa tutto era molto semplice,  infatti bastava cambiare i tempi di soggiorno a quanto è stato calcolato l'illegittima permanenza al centro di 248 richiedenti asilo provenienti da Africa, Medio oriente e sud-est asiatico sarebbe stata complessivamente di 11.707 giorni e, conti alla mano, avrebbe comportato l’”ingiusto” esborso di 468.280 euro (+ IVA) a favore del consorzio. Per alcuni dei rifugiati si sono toccati tempi record: 33 tra uomini e donne, sono stati trattenuti nel Cara di Sant’Angelo di Brolo per più di 100 giorni dalla concessione del permesso di soggiorno, con i casi estremi di Mahamuud A. (309 giorni), Semere A. (288), Abdullah A.M. (231).” Conti che sono enormi, miliardari, ma Galipò si è persino giustificato “i profughi hanno semplicemente aspettato di essere trasferiti da un centro a un altro”. LegacoopSicilia e LegacoopSociali ha espresso e ribadito in una nota scritta,  ”piena fiducia” nella magistratura che “certamente farà chiarezza confermando la correttezza della gestione del Centro da parte del Consorzio, in ogni ambito improntata a criteri di trasparenza, correttezza e professionalità, in special modo nell’assistenza agli immigrati che ha visto Cono Galipò agire con profondo amore e passione praticando i valori della solidarietà…”. Galipò, che è anche un  ex sindacalista Cgil vede al suo fianco  pure la Cisl siciliana convinta che il Cara di Sant’Angelo ha offerto “servizi eccellenti sia in termini efficienza sia in termini di qualità, registrando pure una integrazione sociale tra la popolazione residente e gli ospiti”.


La vicenda della struttura di Sant’Angelo di Brolo, è come al solito controversa infatti apprendiamo online che nel settembre 2008 il Ministro degli Interni aveva deciso  di utilizzare il piccolo centro sporadicamente a causa delle manifestazioni della popolazione, poi però tutto si era placato e tramutato anche perchè molto dei lavoratori erano proprio di Sant’Angelo, la convenzione dunque viene data al Consorzio Sisifo che da quel momento gestirà tutti gli interventi di accoglienza e quanto altro, ovviamente le lamentele degli ospiti non mancano. Il non luogo fa in fretta a mostrare le altre mille ed una faccia. Il centro viene chiuso e convertito in velocità in una residenza sanitaria assistenziale per anziani non autosufficienti e disabili e la gestione affidata alla cooperativa “Servizi sociali” di San Piero Patti, il cui rappresentante legale è Cono Galipò, mentre direttore generale è il figlio Carmelo, consigliere comunale di minoranza a Capo d’Orlando. Insomma il gioco della matrioska viene perpetrato. Intanto Galipò fa carriera, viene
nominato amministratore delegato di Lampedusa Accoglienza, la società a responsabilità limitata costituita insieme a BlueCoop (Consorzio Nazionale Servizi di Bologna) che dal giugno 2007 gestisce il Centro di soccorso e prima accoglienza (CSPA) di Lampedusa. Il capitale che gira intorno ai migranti anche qui è altissimo, seppure pare limitato, la spesa quotidiana è di  33,42 euro, 16 euro in meno della gestione precedente, sembra infatti che la Bluecoop con Lampedusa Accoglienza abbia praticato un ribasso  di oltre il 30% . Nuove polemiche per il Galipò, ma facili risposte come sempre, “Gestiamo tutto attraverso grandi centri d’acquisto che ci permettono economie di scala”,  ”Le carte telefoniche, ad esempio, le compriamo direttamente da Tim, hanno 5 euro di valore in telefonate, ma a noi costano meno. Usiamo poi contratti d’inserimento lavorativo e altre forme che permettono sgravi contributivi”. (left)Più risparmi e più precarietà delle figure professionali occupate.Ma non finisce qui, Sisifo continua ad espandersi ogni dove, infatti da agosto 2010 gestisce il centro semidetentivo di Elmas situato a qualche metro dalle piste dello scalo aereo Mameli. Sisifo poi ha anche partecipato alle gare per i Cie di  èCie di Torino e Ponte Galeria (Roma),  Cie-Cara di Gradisca d’Isonzo e del centro di prima accoglienza di Borgo Mezzanone (Foggia).