mercoledì 19 marzo 2008

Finti volontari truffano 40 persone.

In manette tre giovani napoletani.
Si spacciavano per rappresentanti dell'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', e tramite artifizi e raggiri sono riusciti a truffare oltre 40 persone facendosi consegnare somme di denaro destinate a malati ed infermi. Arrestati 3 napoletani
Fonte. LaNazione.it



Firenze, 18 marzo 2008 - Per farsi dare soldi dai commercianti di Montespertoli, Impruneta, Tavarnelle e San Casciano, si sono finti volontari di un'associazione che assiste persone malate. Ma sono stati scoperti dai carabinieri e arrestati con l'accusa di truffa. In manette sono finiti tre persone, A. S., 27 anni, B. C., 21 anni, e P. A. D., 35 anni, tutti originari di un comune in provincia di Napoli. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la truffa avrebbe fruttato ai tre circa mille euro. Gli arrestati, secondo quanto emerso da successivi accertamenti, erano già stati denunciati per reati analoghi compiuti in altre province italiane.


Si spacciavano per rappresentanti dell'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', e tramite artifizi e raggiri sono riusciti a truffare oltre 40 persone tra commercianti e privati cittadini, facendosi consegnare somme di denaro destinate, a loro dire, a malati ed infermi. È quanto accaduto nella giornata di ieri ai danni di residenti di Montespertoli, San Casciano V.P., Tavarnelle V.P. e Impruneta in provincia di Firenze.


Protagonisti della truffa, invece, sono stati tre pregiudicati originari di Castello di Cisterna,in provincia di Napoli che prima di essere fermati dai carabinieri erano riusciti a racimolare quasi mille euro in contanti. Si tratta del 
27enne S.A., del 21enne C. B. e del 35enne A.D.P..


I primi due sono stati arrestati dai carabinieri della Stazione di Montespertoli che li hanno sorpresi mentre erano 
intenti a raccogliere i soldi da alcuni commercianti del centro cittadino. Alla richiesta dei militari di mostrare loro la documentazione inerente l'attività svolta, i due, mostrando solo una serie di depliants e opuscoli informativi, dichiaravano di essere delegati dall'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', a raccogliere fondi in favore di persone gravemente malate ed inferme. I successivi accertamenti, consentivano di appurare che sulla associazione gravava un formale provvedimento di cancellazione dell'associazione dall'anagrafe 'ONLUS' e che pertanto i due non erano assolutamente legittimati ad richiedere denaro ai privati cittadini. Dai blocchetti di ricevute in possesso ai due si poteva, altresì, evincere che gli stessi, nella solo giornata di ieri, erano riusciti a truffare, facendoli cadere in errore per mezzo di artifizi e raggiri, almeno 30 cittadini e commercianti, nei comuni di Montespertoli, Tavarnelle V.P. e San Casciano V.P., facendosi elargire indebitamente la somma complessiva di 710 euro. Per questo i due campani sono stati arrestati con l'accusa di truffa. Ulteriori accertamenti hanno consentito di accertare, che la medesima tecnica era stata utilizzata anche da un altro pregiudicato campano, sicuramente complice dei primi due, nella zona di Impruneta. Anche qui, l'uomo è riuscito a truffare circa dieci persone tra cittadini e commercianti, ricevendo circa 250 euro in contanti. Grazie alle indicazioni ricevute dai Carabinieri di Montespertoli, i militari della Stazione di Impruneta sono riusciti a rintracciare la terza persona A.D.P e ad arrestarlo con la stessa accusa di truffa.


Le verifiche dei militari hanno tra l'altro consentito di accertare che i tre erano stati già controllati in diverse province d'Italia e, in particolare, erano già stati denunciati dai carabinieri di Rieti e Genova sempre per lo stesso reato.

sabato 8 marzo 2008

Ciad: tornano a casa "orfani" rubati da falsa ong francese

Fonte Vita

Rientro nelle rispettive famiglie dei 103 'orfani' del Ciad coinvolti nello scandalo dell'Arche de Zoe.


Il governo del Ciad ha autorizzato il rientro nelle rispettive famiglie dei 103 'orfani' del Ciad coinvolti nello scandalo dell'Arche de Zoe. I bambini - ospitati in un orfanotrofio del Ciad - verranno restituiti ai famigliari prima possibile, ha reso noto l'Unicef.


Sei cooperanti della Ong francese erano stati sorpresi dalle forze dell'ordine ciadiane il 25 ottobre scorso all'aeroporto di Abeche, nella parte orientale del paese, mentre stavano per imbarcarsi su un volo con i bambini, che volevano fare adottare in Europa, perche' - avevano spiegato - erano orfani della regione sudanese del Darfur. Successivamente pero' era emerso che i bimbi non erano del Darfur ma prevalentemente originari del Ciad e che la maggior parte di loro aveva i genitori.


Alcune di queste famiglie avevano spiegato che quando i bambini erano stati portati avevano creduto che venissero trasferiti in una citta' vicina per permettere loro di frequentare la scuola. Il caso aveva provocato molte proteste anti-francesi in Ciad e i sei operatori dell'Arche de Zoe erano stati condannati il 26 dicembre da un tribunale di N'djamena ad una pena di otto anni di lavori forzati. Le autorita' ciadiane avevano quindi accolto la richiesta di un trasferimento dei cittadini francesi in patria dove la condanna era stata commutata il 28 gennaio scorso in otto anni di reclusione.

venerdì 15 febbraio 2008

ONG: dove finiscono i nostri soldi? Il business della beneficenza

di Francesca Caferri

Fonte: La Repubblica


Il business della beneficenza torna sotto i riflettori dopo lo scandalo Unicef in Germania: ecco cosa succede in Italia
Carità per i cristiani, zakat per i musulmani, dana per i buddisti. Mai come oggi, un gesto antico e semplice come la donazione ai più poveri è diventato complesso e insidioso. Il nome Unicef, che evoca assistenza per i bambini di tutto il mondo, è appena stato infangato da uno scandalo finanziario in Germania, che ha portato alle dimissioni del presidente e del direttore. Pochi mesi fa la Francia ha dovuto affrontare una crisi internazionale provocata dall´Arca di Zoé, la piccola Ong diventata il simbolo dell´interventismo selvaggio nei paesi poveri. Sei volontari sono ancora in carcere per aver tentato di rapire più di cento bambini alla frontiera tra Ciad e Sudan. In Spagna, lo scorso anno l´organizzazione Intervida è finita sotto inchiesta per appropriazione di fondi destinati alle adozioni a distanza, come già successe a un´associazione di Genova, tre anni fa. Ed è ancora aperta l´inchiesta dell´Unione europea su alcune associazioni italiane accusate di abusi nell´utilizzo dei finanziamenti Ue. 
Ci si può fidare di chi lavora in nome della beneficenza? È possibile controllare chi dice di dedicarsi agli altri? Se si, come? Domande legittime, se si considera che solo il 17,8% delle 350mila onlus italiane utilizza uno strumento di trasparenza come il bilancio sociale e che lo scorso anno a queste associazioni sono arrivati 193 milioni di euro solo tramite il 5 per mille. «La strada per l´inferno è lastricata di buone intenzioni» maligna Jordi Raich, un ex dirigente spagnolo di Medici Senza Frontiere. «L´Arca di Zoé non è la pecora nera, nel gregge ormai l´eccezione sono le pecore bianche. Negli ultimi anni - continua - sono proliferate Ong incompetenti e fittizie che nel migliore dei casi si dedicano ad arricchirsi, nel peggiore invece usano il marchio della beneficenza per coprire reti di pedofilia, finanziamento di gruppi estremisti, evasione fiscale, traffico d´armi». Giulio Marcon, presidente di Lunaria, è diventato la coscienza critica del Terzo Settore italiano. Pur essendo meno catastrofista del collega spagnolo, avverte: «Fidarsi è difficile dappertutto. Da noi, è quasi un azzardo».
Ettore Abate, revisore di conti per la Ernst & Young. «Se dovessi dare un consiglio a un donatore italiano - spiega - gli direi di chiedere innanzitutto il bilancio sociale della Ong che ha scelto di sostenere». Creato negli anni scorsi, questo documento è un primo passo verso la trasparenza dell´attività di associazioni che, in nome del non profit, a lungo sono sfuggite a qualsiasi controllo. «Oltre ai dati economici, vengono pubblicate informazioni qualitative in grado di illustrare i risultati della "mission" dell´organizzazione», spiega Abate. Eppure questo strumento da noi è quasi ignorato: non essendo obbligatorio per legge - come invece accade in molti paesi europei - solo un´associazione su sei lo utilizza. La trasparenza comunque non è tutto: bilancio alla mano, chi sarebbe in grado di decifrare cosa si nasconde sotto "servizi finanziari" e "materie prime", fare la differenza tra "promozione progetti" e "fundraising" o capire se i costi del personale in missione sono compresi alla voce generale "stipendi" o a quella "costi del progetto in loco"? Altro problema: in Gran Bretagna e Francia la rendicontazione dei singoli progetti è obbligatoria, in Italia no: eppure questo è un modo per garantire ai donatori che i soldi devoluti a una finalità non siano poi stornati verso altre missioni o altri scopi. E´ in nome di questo principio. ad esempio, che nel 2005 Medici Senza Frontiere bloccò le donazioni per lo Tsunami una volta raggiunta la cifra necessaria alle operazioni.
«I bilanci dovrebbero essere comprensibili e accessibili da tutti» dice Carlo Laganà, partner di Deloitte, un´altra società specializzata nella certificazione dei conti. In Italia, concordano gli esperti, il cittadino-benefattore parte davvero svantaggiato. Le amministrazioni pubbliche sono più tutelate: ogni finanziamento alle Ong deve essere poi oggetto di un riscontro, ma per i privati non ci sono disposizioni simili. Anche nel caso del 5 per mille, da cui le Ong hanno tratto nel 2006 quasi 193 milioni di euro, le autorità pubbliche non hanno imposto l´obbligo di fornire riscontri ai cittadini. «Diciamo che i controlli non piacciono a nessuno. Anche le Ong fanno resistenza» osserva Marcon, che all´ambiguità degli aiuti umanitari ha dedicato un libro.
Per comprendere l´affidabilità di un gruppo, la certificazione dei bilanci da parte di terzi - facoltativa ma praticata dalle più grandi organizzazioni umanitarie - è una prima garanzia importante: dimostra che c´è stato un controllo indipendente. Ma neanche questo è sufficiente. «Quello che serve davvero per conquistare la fiducia di chi ci finanzia è la continuità - racconta Daniele Scaglione di Action Aid Italia - da noi ci sono sei persone incaricate di tenere contatti con i donatori. Cerchiamo di far sapere nel modo più dettagliato possibile dove vanno i soldi». Sforzo lodevole ma, ancora una volta, del tutto volontario. In Germania, per esempio, esiste dal 1893 lo Deutsches Zentralinstitut für soziale Fragen che si occupa di controllare e certificare le Ong. L´unico tentativo di creare un´Authority italiana del settore sta fallendo. Il presidente dell´Agenzia per le Onlus, Stefano Zamagni, ha avvertito che, con i tagli previsti dei fondi, l´organismo governativo incaricato della vigilanza sul non profit potrebbe chiudere entro agosto. Consola poco il fatto che il problema sia comune: quando la Federazione europea per l´etica e lo sviluppo ha inviato 4000 questionari sul tema trasparenza alle più grandi ong europee, sono tornate indietro meno del 10 per cento delle risposte.
Peccato, perché il Terzo Settore avrebbe davvero bisogno di più regole e controlli. Negli ultimi quattro anni in Italia le Ong sono aumentate del 23% e così il flusso di denaro che si è riversato verso associazioni, fondazioni, cooperative sociali. «Fino agli anni Trenta - ha scritto il giornalista americano David Rieff, autore di "Un giaciglio per la notte" - solamente i missionari, occupati a salvare le anime, o i comunisti, intenti a fomentare la rivoluzione, agivano sulla base di un sistema di valori ispirato alla solidarietà universale». Dalla guerra del Biafra (1963) in poi si è invece sviluppato l´umanitarismo non governativo e trasnazionale e i soggetti sono diventati migliaia, così come le loro attività. Da noi lo tsunami è stato uno spartiacque tra i gruppi di volontari vecchia maniera, legati a un´idea romantica delle missioni, e le nuove aziende umanitarie con stipendi pressoché identici alle multinazionali dell´industria. In quel Santo Stefano 2004 si è capito che il nostro paese poteva essere un mercato ricchissimo per le Ong: oltre 47 milioni di euro furono raccolti solo attraverso gli Sms. «E´ stato allora che molte organizzazioni internazionali hanno deciso di aprire una succursale italiana» osserva Marcon. La figura del "fundraiser", dipendente o consulente specializzato nella ricerca di fondi, è diventata sempre più importante: il suo compito è affrontare la dura competizione sul portafoglio degli italiani. La beneficenza è diventata un gadget che spunta nelle liste di nozze, in mezzo a una partita di calcio, dentro al concorso a premi. Con effetti paradossali. Quale azienda investirebbe 600mila euro per ricavare soltanto 90mila, come nel 2006 è capitato per una campagna di fundraising di una grande Ong? I costi del marketing sono lievitati vertiginosamente fino a rappresentare in qualche caso quasi un quinto del bilancio delle associazioni.
Se nessun cittadino può pensare che un euro donato si trasformi integralmente in un euro di cibo o medicine trasportati dall´altra parte del mondo, perché tutte le Ong hanno dei costi di mantenimento necessari e legittimi, la domanda da porsi è: qual è la giusta proporzione? Negli Stati Uniti, gli esperti fissano un tetto del 30% alle spese di struttura di una Ong. Se un´associazione destina al progetto meno del 70% della donazione iniziale non è considerata efficiente. «Ricordiamoci però che a seconda della missione umanitaria i costi della struttura variano di molto. Un´organizzazione con personale medico specializzato avrà spese superiore a quella che distribuisce soltanto pacchi di riso e può utilizzare giovani volontari» specificano all´Istituto italiano per le donazioni, il primo, e finora unico, organo che propone una sorta di "certificazione" delle Ong. Nato tre anni fa, ha creato il marchio «donare con fiducia», slogan che riassume la crisi di credibilità del settore. «Abbiamo un filo diretto con i cittadini - racconta una delle responsabili, Lorena Varalli - E´ vero che oggi c´è una maggiore richiesta di garanzie da parte dei donatori, ma non bisogna lanciare allarmismi». La risposta delle Ong alla Carta della donazione è stata ancora timida: 28 sigle hanno aderito al marchio, altre 15 sono in attesa di passare tutti i controlli.
In questo universo del bene che sta diventando una gigantesca nebulosa si rischia di tornare ad antiche abitudini. «Dare dei soldi soltanto a chi si conosce, di mano in mano» dice Marcon. Più piccola è l´Ong, più è redditizia per i donatori, come dimostra una recente ricerca della società di analisi Un-Guru per il Sole 24Ore. In cima alla pagella di efficacia figura la Fondazione James non morirà (99,6% dei fondi raccolti effettivamente devoluti alla missione), che opera unicamente in Etiopia e si basa solo su lavoro volontario. «I gruppi piccoli hanno però un impatto ridotto - avverte Roberto Salvan, direttore del Comitato italiano per l´Unicef - Possono agire su una singola comunità o comunque in spazi limitati. Solo i grandi come noi sono in grado di agire subito di fronte a una crisi». Come altre agenzie delle Nazioni Unite, l´Unicef è stata spesso criticata per i costi di gestione troppo alti. «Ma - conclude Salvan - avere una struttura pronta ad agire in qualunque momento costa molto. Non bisogna illudersi».

mercoledì 30 gennaio 2008

Filantropia: quando la beneficienza si trasforma in business

di Emanuela Di Pasqua
Fonte. FERPi


A Davos è uno dei temi più caldi, mentre è stata studiata una linea, Product Red, appositamente dedicata ai Paesi in emergenza Aids. Uno speciale della webzine CNet sui nuovi protagonisti del capitalismo creativo.

Filantropia e miliardari, aziende etiche e profitto, aiuti umanitari e bilanci: ne parlano tutti in questi giorni, in occasione del World Economic Forum e alla vigilia del ritiro di Gates che, una volta congedatosi da Microsoft, andrà a gestire (con la moglie) a tempo pieno la società no-profit da 33 miliardi di dollari dedicata agli aiuti umanitari. CNet dedica uno speciale al tema, che per altro da tempo si è guadagnato l'attenzione dei media, i quali si chiedono se dietro a questa inedita attenzione ci possa essere anche un bisogno di espiazione da parte di molti magnate apparentemente senza scrupoli. Proprio a Davos, Gates ha coniato la locuzione, ripresa da molti osservatori, di capitalismo creativo, alludendo proprio a un modo di fare business non solo responsabile, ma addirittura umanitario. La questione è che si può trasformare la beneficenza in business, utilizzando le forze che regolano i mercati per aiutare le nazioni più povere, soprattutto provvedendo al loro fabbisogno farmeceutico, per curare o attenuare patologie per le quali esistono i medicinali, ma i costi spesso non sono accessibili. Basta fare ciò che si sa fare insieme ai Paesi in via di sviluppo.
In questa direzione va per esempio l'iniziativa della linea di prodotti Red, la società di branding anti-aids fondata da Bono degli U2: per la vendita di ogni prodotto di questa linea una determinata quota viene destinata ai Paesi più coinvolti da questa emergenza. Micosoft e Dell per esempio commercializzeranno computer con marchio Red, ma non sono le uniche aziende ad aver aderito al progetto filantropico. Insomma non solo è possibile un capitalismo attento e responsabile, ma addirittura le ragioni del profitto possono coincidere con quelle umanitarie. Inutile dire che Bill Gates non è l'unico miliardario che si è fatto trascinare dalle buone cause. Intanto Microsoft rende noti i bilanci trimestrali e porta a casa risultati più che soddisfacenti, snobbando addirittura la débacle borsistica di questi giorni. Evidentemente il capitalismo creativo funziona.


martedì 13 novembre 2007

Truffa a Dario Fo: condannato l'ex collaboratore

Fonte: VITA

Luciano Silva sottrasse 400mila euro al "Comitato per i disabili" creato con i fondi che Fo aveva ricevuto quando vinse il premio Nobel


E' stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione e al risarcimento in via provvisionale di 200mila euro Luciano Silva, ex collaboratore di Dario Fo e Franca Rame, che sottrasse 400mila euro al "Comitato per i disabili" creato con i fondi che Fo aveva ricevuto quando vinse il premio Nobel. Luciano Silva è stato riconosciuto colpevole di truffa e falso in scrittura privata.


Alla Banca popolare di Milano è stato riconosciuto un risarcimento in via definita di 20mila euro. Giuseppe Fornari, avvocato di Dario Fo, si dice "soddisfatto" per la sentenza e preannuncia che dopo la lettura della motivazione avvierà l'azione risarcitoria sia nei confronti di Silva sia nei confronti della Banca popolare di Milano "per culpa in vigilando".


L'avvocato Angelo Giarda, procuratore speciale di Bpm, si dice "soddisfatto" dal momento che è stato riconosciuto che anche l'istituto di credito fu vittima del comportamento di Silva al pari dei due attori Dario Fo e Franca Rame.

domenica 4 marzo 2007

VITA. Giovanni Nervo: «Gratuità, tesoro a rischio»



Di Sara De Carli
Fonte: vita.it


Non c'è nessuno come lui che conosca la vita del volontariato italiano. Da 30 anni ne segue con passione e con severità la crescita. Giovanni Nervo, fondatore della Caritas...


Giovanni Nervo è il patriarca del volontariato italiano. La sua lunghissima biografia ha accompagnato passo passo la crescita del terzo settore italiano. Nel 1971 ha fondato la Caritas italiana, seguendo le indicazioni di papa Paolo VI: creare un organismo che non avesse solo un compito assistenziale ma anche pastorale e pedagogico. Sotto la sua guida la Caritas ha vissuto un passaggio che ha segnato un?epoca: il convegno Evangelizzazione e promozione umana nel 1976. Ma era stato il convegno nazionale Volontariato e promozione umana a dare l'avvio a una riflessione che avrebbe dato una sempre più incisiva rilevanza del volontariato nella società italiana. Quel convegno si tenna a Napoli nel 1975. Trentadue anni dopo, il volontariato italiano si ritroverà ancora una volta nella città partenopea per far il punto su ben diverse sfide. E a ragionare sulle provocazioni che ancora un volta Giovanni Nervo gli lancia dalle colonne di Vita.


Vita: Dalla sua lunga esperienza, come giudica lo stato di salute del volontariato in Italia?
Nervo: Sto pubblicando un libretto con il titolo C'era una volta il volontariato? Ha un futuro il volontariato? È un po' il mio testamento etico-culturale su un fenomeno che seguo da vicino da oltre 30 anni. È singolare che la Conferenza si tenga a Napoli, dove 32 anni fa, nel 1975, la Caritas ha organizzato il primo convegno nazionale del volontariato, su proposta di Luciano Tavazza. Il volontariato è cresciuto in fretta, con alcuni problemi di adolescenza, ora ha le complessità di chi, diventato adulto, ha messo su famiglia, ha anche qualche capello bianco, sintomo di incipiente vecchiaia. È ancora in buona salute, ma con qualche problema: è quanto dirò in quel libretto.


Vita: Quali problemi?
Nervo: Principalmente uno: il rischio di perdere il senso della gratuità. Lo dico sempre: attenti che di soldi il volontariato può morire...


Vita: Oggi siamo permeati da una cultura economicistica e sganciata da appartenenze culturali. Il volontariato non ha saputo difendere la propria originalità?
Nervo: Nella evoluzione di questi trent'anni, il volontariato ha sperimentato il passaggio dal lavoro volontario gratuito alla convivenza con la cooperazione sociale, con qualche perdita di identità nella confusione fra volontariato e impresa sociale, enti non profit, onlus, economia sociale. Questo non facilita certo lo sviluppo del volontariato come lavoro gratuito.Vita: Quali sono secondo lei gli stimoli che possono accendere nei giovani l?interesse per il volontariato? Nervo: Il contatto diretto con le umiliazioni e le sofferenze delle persone emarginate e con esperienze di volontariato autentico. È una ?malattia? che si prende per contagio.


Vita: L'esperienza del servizio civile è utile in tal senso?
Nervo: È stata molto utile l'esperienza del servizio civile degli obiettori di coscienza quando erano obiettori autentici e venivano impiegati in programmi seri di assistenza e di lotta contro l'emarginazione. Tanto è vero che molti obiettori che non avevano avuto una precedente esperienza di volontariato, finito l'anno di servizio obbligatorio hanno continuato il servizio come volontari. Anche l'esperienza del nuovo servizio civile può essere utile ad accendere nei giovani l?interesse per il volontariato se i progetti in cui vengono impegnati sono veri progetti di promozione sociale e di lotta alla esclusione sociale, se viene curata bene la formazione e se il servizio civile non viene sfruttato per riempire vuoti e per risparmiare sui costi dei servizi.


Vita: In una sua intervista leggo: «Attenti alle mistificazioni, all'eccesso di valorizzazione del volontariato: volontario è aggettivo, da accostare a persona e lavoro. Il volontariato ha valore prima di tutto in quanto è lavoro umano, non perché è gratuito: quello è un valore aggiunto, ciò che vale è il lavoro umano. La prima forma doverosa di solidarietà non è il volontariato ma fare bene il proprio lavoro». Vuol dire che lei denuncia uno sfruttamento del volontariato dei giovani da parte di associazioni/cooperative che potrebbero invece dare spazio a professionalità impegnate nel sociale? Molti giovani si accostano al servizio civile con questa aspettativa: è un male o è un'aspettativa legittima?
Nervo: La Costituzione italiana, all'art. 1, dice che «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» ? non sul volontariato. E all'art. 4 dice che «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un?attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società». Il volontariato è certamente una realtà di alto e nobile valore, ma bisogna evitare il pericolo che una superesaltazione metta nell'ombra il valore del lavoro normale con cui ognuno provvede a mantenere se stesso e la sua famiglia. Il valore costitutivo del lavoro è che è lavoro umano, sia esso pagato o gratuito: la gratuità è valore aggiunto, non valore costitutivo. Il volontariato è espressione volontaria di solidarietà. Prima vengono le solidarietà dovute - gli inderogabili doveri di solidarietà -, come ad esempio far bene il proprio lavoro, far funzionare bene le istituzioni, pagare le tasse, partecipare alla vita politica almeno con il corretto uso del voto. Se non ci fosse un adempimento coscienzioso della solidarietà dovuta, quella volontaria si ridurrebbe ad ipocrisia e alienazione. Il rischio non sta nel valorizzare la solidarietà gratuita, ma nel trascurare il valore della solidarietà dovuta.


Vita: E la sua denuncia su un rischio di sfruttamento del volontariato?
Nervo: Il pericolo c'è, in forme diverse, sia da parte di enti pubblici, sia da parte di associazioni e cooperative. Certe forme di consistenti rimborsi spese a forfait non raramente nascondono lavoro nero. Il discorso del servizio civile è diverso. Il servizio civile volontario non è volontariato; ha in comune con il volontariato la libera scelta e spesso il campo in cui opera.


Vita: C'è il rischio che oggi il volontariato organizzato sia più preoccupato a garantirsi come apparato che a salvaguardare e difendere questo patrimonio di gratuità?
Nervo: Mi pare che il pericolo sia abbastanza evidente, soprattutto quando si tratta di occupare spazi politici o accaparrarsi risorse economiche. I Centri di servizio possono limitare questo pericolo se sanno incoraggiare e sostenere le piccole associazioni di volontariato di paese, di quartiere, di parrocchia, piuttosto che i grandi organismi che, se vogliono, hanno risorse proprie per i propri servizi senza ricorrere a quelle dei Centri di servizio. Il mio, evidentemente, è un discorso controcorrente.


Vita: Il governo Prodi per sensibilità è certamente più vicino al mondo del volontariato di quello Berlusconi. Però troppi esponenti dell'associazionismo hanno fatto il salto dall?organizzazione alla politica. Non sarebbe utile e sano mantenere sempre una demarcazione, che è garanzia di libertà rispetto al potere? 
Nervo: Io penso che sia una cosa positiva che elementi che si sono maturati socialmente nell'esperienza di volontariato si rendano disponibili ad assumere responsabilità politiche, nelle amministrazioni locali, nei partiti, nei sindacati. In un momento come quello attuale, in cui, a differenza dei primi 30-40 anni dopo la guerra, non ci sono più luoghi e sedi di formazione politica, il volontariato potrebbe costituire una buona scuola per preparare mano mano la nuova dirigenza politica. Il problema è che i nuovi politici non pensino di utilizzare le associazioni di volontariato come bacini di voti; e che dall'altra parte le associazioni di volontariato non pensino di sfruttare per i propri interessi gli amici che hanno mandato nella vita politica. Quindi chiara distinzione e nessuna reciproca strumentalizzazione.


Vita: Da Vilma Mazzocco arriva questa critica sulla Conferenza di Napoli: come già con Berlusconi si punta ad un rapporto diretto tra potere e volontariato, saltando le reti intermedie. Il programma della conferenza un po' conferma questa sensazione. Secondo lei il valore delle reti è patrimonio imprescindibile del volontariato italiano?
Nervo: Per me il problema è quello di sempre: da chi sono costituite le reti? Se sono costituite da volontariato, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, ciascuno si presenti con la sua carta di identità. Se la Conferenza di Napoli è Conferenza del volontariato, è logico che le altre componenti della rete rimangano a casa. La preoccupazione di Vilma Mazzocco è giusta, perché in questo mondo si lavora in rete. Il problema a mio avviso non è il rapporto diretto tra potere e volontariato, anche perché le sedi di potere con cui è in rapporto il volontariato non sono solo a Roma, ma ancor più nelle Regioni e nei Comuni.


Vita: L'alternativa logica sarebbe una Conferenza nazionale del terzo settore?
Nervo: Può essere. Ma le tre componenti fondamentali del terzo settore si sentirebbero sufficientemente e adeguatamente espresse e rappresentate? A meno che non si pensi a una Conferenza nazionale multipla, a tre teste, che lavorano in alcuni momenti da sole, in altri momenti insieme.

sabato 6 gennaio 2007

False società: associazione benefica utilizzata per il riciclaggio di denaro

Fonte: anti-phishing
Il meccanismo è il medesimo già visto e raccontato da Anti-Phishing Italia in questi mesi, solo che per questo nuovo caso non destinato agli utente italiani bensì agli "aspiranti lavoratori" spagnoli, al posto della classica azienda operante nei più diversi settori merceologici viene impiegata una fasulla associazione umanitaria.

Questo nuovo specchietto per le allodole potrebbe spingere molti ad abboccare all’amo dei truffatori, spinti soprattutto dalla solidarietà e dal senso civico, tuttavia come al solito utilizzando il buon senso è possibile riconoscere i soliti elementi che caratterizzano questo tipo di attività criminale.

Infatti nell’e-mail utilizzata, interamente in spagnolo, i truffatori informano l’ignaro utente che l’associazione umanitaria Help Children's è alla ricerca di personale in Spagna, per svolgere un lavoro non ben definito che potrà essere tranquillamente eseguito a casa e che renderà un profitto variabile tra i 1.000 e 2.000 euro mensili. 

Inoltre controllando l’indirizzo in cui tale associazione dichiara di avere il proprio domicilio: 
Hohenzollerndamm 33 10713 Berlin gli ultimi dubbi sulla natura truffaldina di questa ennesima offerta di lavoro vengono definitivamente dissipatati. L’indirizzo è occupato da un conosciuto albergo a tre stelle.




Questa è l’e-mail utilizzata:

From: Sylvia Patel
Date: 16-Nov-2006 00:33
Subject: We are waiting forA nswer. Job


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