venerdì 26 febbraio 2010

Finti dipendenti pubblici truffano due anziani

Fonte: lanazione 25/02/2010


Sono stati truffati due anziani in due diverse situazioni. In entrambi i casi il truffatore si è introdotto nell'abitazione fingendosi un dipendente pubblico. Un'altra truffa invece ai danni di una donna di 60 anni: un giovane si è finto volontario dell'associazione Save the Children.


Due gli anziani che sono stati truffati ieri da finti dipendenti pubblici. Si tratta di un uom di 85 anni residente in via Oriani e di una donna di 84 anni residente in via Romagnosi.


Il primo è stato raggirato da un uomo che si è spacciato per un addetto del gas incaricato di fare alcuni controlli. Ha bussato alla porta e una volta dentro ha detto all'anziano di aprire tutti i rubinetti del bagno e della cucina per far scorrere acqua calda ed accertare così eventuali perdite di gas; poi lo ha convinto ad aprire la cassaforte. Mentre l'85enne richiudeva i rubinetti, il truffatore ha rubato 6mila euro e i gioielli. Poi è fuggito. 


L'anziana, invece, è stata truffata da una donna che, intorno alle 11, si è fatta aprire la porta di casa dicendo che doveva comunicare un aumento di pensione. Dopo aver confuso l'84enne, facendosi mostrare una banconota da 50 euro per poi restituirgliela subito dopo, la truffatrice ha frugato nelle stanze della casa rubando 300 euro. Sul posto, dopo l'allarme al 113 dato dalle due vittime, sono intervenuti gli agenti delle Volanti.


Ancora un'altra truffa ai danni di una donna di 60 anni originaria di Arezzo. E' successo ieri sera, in via Marsilio Ficino. La signora si era assentata un attimo dalla propria abitazione per salutare una condomina e ha lasciato la porta aperta. Quando è tornata ha notato il giovane che stava scappando per le scale con la sua borsetta in mano. La polizia, avvertita dalla signora, è riuscita a bloccare il giovane poco distante dall'appartamento e a recuperare il bottino: in tasca aveva i cinque euro mancanti dal borsello della donna.


Secondo la ricostruzione della polizia, l'uomo, un giovane di 21 anni, girava per le case spacciandosi per un volontario dell'associazione Save the Children, incaricato di raccogliere fondi per aiutare i bambini dei paesi poveri, ma quando ha trovato una porta aperta si è infilato dentro e ha rubato una borsa.

mercoledì 3 febbraio 2010

Ong afghane contro gli aiuti: “Non vanno al paese e aumentano la corruzione”

Fonte: Redattore Sociale

Sette delegate della società civile in rappresentanza di 80 organizzazioni umanitarie guidate da donne lanciano l’allarme sulla destinazione degli aiuti: “solo il 5% va ai progetti per le donne”. Selay Ghaffar di Hawca: “le nostre vite sempre a rischio”.
Londra – Mentre la diplomazia internazionale si riunisce nella capitale inglese per finanziare con un fondo internazionale il piano di riconciliazione con i Talebani decido da Karzai e dagli Stati Uniti, le sole donne afghane presenti alla conferenza internazionale criticano la politica degli aiuti attuata dalla comunità internazionale. “Gli aiuti non stanno andando all’Afghanistan, ritornano indietro ai paesi ‘donatori’ attraverso gli stipendi corrisposti ai militari e ai contractors per la sicurezza”, denuncia Washma Frogh, esponente dell’Afghan women network, presente alla Conferenza di Londra. “E’ davvero frustrante che niente sia cambiato per noi dopo 8 anni di guerra”, dice a margine dell’incontro parlando della situazione delle donne a Kabul e nel resto del Paese. Sotto accusa il sistema dei Prt (Provincial reconstruction team), con i militari che si occupano direttamente della ricostruzione attraverso attività Cimic, di cooperazione civile e militare. “I Prt non sono adeguati alla ricostruzione, non conoscono i veri bisogni della gente e le persone li rifiutano perchè li vedono come soldati, inoltre la qualità dell’aiuto è davvero bassa”. E sulla corruzione dilagante, l’attivista afghana è lapidaria: “Il 70% del budget governativo viene dall’estero, dunque devo dire che l’aiuto internazionale ha creato maggiore corruzione”.
Sono sette le delegate della società civile che tra poco presenteranno un documento al vertice dei 60 paesi ospitato alla Lancaster House. Le attiviste dell’Afghan Women Network rappresentano 80 organizzazioni non governative guidate da donne in Afghanistan, di cui 20 più grandi e il resto titolari di piccoli progetti. Tutte operano in una situazione di grave pericolo. “Le nostre vite sono a rischio per due motivi – denuncia Selay Ghaffar dell’ong ‘Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan’ – la società civile ancora non accetta il nostro ruolo e non abbiamo un sostegno reale da parte della comunità internazionale. Basti pensare che solo il 5-7% degli aiuti è diretto a progetti per le donne, noi pensiamo dovrebbe essere almeno il 20-25%”.
Aumento degli aiuti internazionali per lo sviluppo economico oltre alla sicurezza da un lato e lotta alla corruzione del regime politico attualmente al potere sono due dei focus del vertice ospitato dal primo ministro inglese Gordon Brown. Due giorni fa, otto organizzazioni umanitarie impegnate nel Paese, Oxfam, Actionaid, Afghanaid, Care Afghanistan, Christian Aid, Trocaire, Concern e il Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), hanno diramato un documento che denuncia la ‘militarizzazione’ degli aiuti. Rivolgendosi agli oltre 60 ministri degli Esteri partecipanti all’incontro di oggi, le Ong si sono espresse contro “l’utilizzo da parte delle forze militari internazionali degli aiuti come arma non letale”, con azioni umanitarie e militari di breve respiro che “forniscono una soluzione più temporanea che duratura” e sono “motivate dagli interessi politici dei donatori” e da obiettivi di sicurezza a breve termine. 

giovedì 28 gennaio 2010

HAITI. Truffa online ai danni della Cri

di Giulio Leben
Fonte: VITA


Il phishing non risparmia la Croce Rossa. L'ente: "Non abbiamo spedito email per Haiti. Sono tutte fasulle"


A scoprire la truffa è stata la Polizia Postale di Pescara. Ma quel che più colpisce è che si tratta di una truffa ai danni delle popolazioni di Haiti colpite il 12 gennaio scorso.
Sono infatti in circolazione false email, con tanto di logo ufficiale della Croce Rossa e delle Poste Italiane, che richiedono l’invio di denaro per poter aiutare le vittime del terremoto. Peccato che l'obiettivo, in questo caso, è di estorcere dati personali e finanziari degli utenti ignari, in modo da poter accedere ai loro conti in un secondo tempo e prelevare denaro (tecnica chiamata per l'appunto “phishing”).
I destinatari della email sono invitati a cliccare sul link contenuto all’interno della pagina web, dal quale si giunge ad un provider estero. Nel momento in cui il donatore inserisce i propri dati, in realtà li sta comunicando a terzi che li sfrutteranno per ricavarne profitto.


ECCO IL PARERE DELLA CRI. Dal canto suo la Croce Rossa Italiana avverte che "non abbiamo mandato email a privati per la donazione a favore di Haiti" ci dice Lucio Palazzo, capoufficio stampa dell'ente, che aggiunge "gli unici metodi che utilizziamo per la raccolta fondi sono il sito www.cri.it, il bonifico bancario, il numero verde, e l'SMS solidale (Wind, 3) e fisso infostrada (48540), e basta". Di conseguenza - avvisano dal quartier generale della Croce Rossa Italiana - "qualsiasi email in cui si legge che la Croce Rossa Italiana chiede fondi per Haiti a privati cittadini, a prescindere dai controlli e le verifiche che si possono fare, è da considerarsi fasulla".


COME RICONSCERE LE PRINCIPALI EMAIL-TRUFFA. Al di là del caso specifico che coinvolge Croce Rossa ecco come evitare il phishing. Diffidare dei mittenti che non si conosce. Se ci si dovesse imbattere in email delle quali si nutre un qualsiasi dubbio, verificare che sia personalizzata e non vi siano mai, in nessuna parte del testo scritto, degli errori grammaticali che possono apparire come sviste, ma in realtà sono creati per rendere "umano" e più credibile l’inganno. Dubitare di qualsiasi email che chiede esplicitamente tutti i dati di accesso insieme, e in particolare di inserire il cosiddetto pin. Nessun istituto bancario o istituzione chiede di inserire nome utente, password e pin in un unico momento. Se si vuole fare un ulteriore controllo prima di procedere verificare con attenzione l'url (l'indirizzo che appare nella barra di navigazione del proprio browser) se corrisponde a quello ufficiale dell'ente che vi sta chiedendo informazioni. Spesso si tratta, invece, di url numerici o diversi. Segno che il sito su cui si è stati condotti non è sicuro.


venerdì 25 dicembre 2009

Csv anti truffa a Verona

Fonte: VITA


Stai attento per carità
Avviata, con cartelloni affissi nelle vie e nelle piazze della città, la campagna di sensibilizzazione promossa dal Csv di Verona, a favore di una solidarietà responsabile. "Attento", "fiducia" e "ricorda" sono le tre parole chiave pensate dal Csv per allertare i veronesi sul rischio di truffe e raggiri, che aumenta in modo esponenziale nel periodo pre natalizio, settimane in cui le associazioni raccolgono circa il 50% delle donazioni annuali.

sabato 28 novembre 2009

Falsi medici e donazioni fantasma Tentata truffa a un padre priore

Fonte: L'eco di Bergamo


Una vecchia e malata zia, un assegno circolare da 8.000 euro, un medico bergamasco e un signore svizzero-italiano con 80.000 euro in tasca, un altro medico, morto da pochi giorni: sono gli ingredienti, tutti rigorosamente fasulli, di un tentato raggiro al priore dei Domenicani di San Bartolomeo, padre Mario Marini. Priore che mercoledì 25 novembre si è trovato, per qualche ora, nel mirino di due truffatori riuscendo però, all’ultimo momento, a fiutare l’inganno e a lasciare a mani vuote i malintenzionati. 


«Tutto è cominciato con una telefonata – racconta padre Marini – nella quale un uomo, qualificatosi poi come medico, mi ha raccontato di essere il nipote di una signora che frequenta la nostra chiesa, un’anziana malata decisa a fare una donazione di 8.000 euro. Ha detto anche di avere già in tasca un assegno circolare da consegnarmi e mi ha chiesto se potevo, però, andare a fare una visita all’anziana zia, per amministrarle l’unzione dei malati. Naturalmente ho detto di sì e ci siamo dati appuntamento verso le 14 davanti alla Clinica Castelli». 


Padre Mario è andato all’appuntamento subito dopo il pranzo e dopo aver avvisato i confratelli. Ci è andato a piedi e, quando è stato sul luogo dell’appuntamento, si è visto avvicinare da un signore che, in un misto di francese e di italiano, chiedeva informazioni. «Mi domandava di un centro medico... non si capiva bene. Comunque – racconta il Priore – mentre parlavamo si è avvicinato l’uomo con il quale avevo appuntamento, che mi ha chiamato per nome ed è intervenuto nel dialogo con lo straniero. "Forse vuole il centro medico per stranieri", ha detto. "Ma adesso è in Città Alta".... E poi ha aggiunto: "Se vuole, visto che dobbiamo andare anche noi in Città Alta, le diamo un passaggio in auto. Che ne dice padre? Le dispiace?", ha poi aggiunto rivolto a me». 


In breve i due uomini e padre Mario sono saliti sull’auto del sedicente medico. Ma dopo poco, parlando ancora con lo straniero, emerge che questi non cercava il centro medico, ma un medico, un certo Martinelli. «L’uomo a quel punto – continua il racconto del Priore – ha fermato l’auto e si è offerto di tornare indietro, nel suo studio, per verificare chi e dove fosse questo dottor Martinelli. Siamo tornati in via Mazzini e qui il sedicente medico è sceso, per andare, a suo dire, nello studio a controllare. Dopo poco è tornato con una "brutta notizia": Martinelli era morto da pochi giorni. Nel frattempo, lo straniero mi aveva spiegato di essere italo-svizzero e che Martinelli aveva curato il suo papà ultraottantenne. Per questo, fidandosi di lui, voleva fargli una donazione di 80 mila euro, perché avrebbe saputo a sua volta donare a chi ne aveva bisogno». 


La morte del dottor Martinelli cambia lo scenario: come fare a far la donazione? A chi rivolgersi? Chi può dare garanzie della buona destinazione dei soldi? E qui i due truffatori cercano di stringere il cerchio: può – chiedono – il padre Marini fare da garante dell’operazione? «Posso fare una ricevuta», dice il Priore. «Possiamo chiedere a un notaio», dicono i due uomini. E il sedicente medico telefona subito – così dice – al «notaio della Curia» che, al telefono, solleva una serie di obiezioni. 


«Quando mi parla di problemi anche per una possibile tassazione del 36% alla donazione, comincio a insospettirmi sul serio», racconta ancora padre Mario, che nel frattempo aveva cercato anche di chiamare un amico notaio. «Capisco che qualcosa non va – continua – ma faccio finta di niente, anche perché mi trovavo solo, in auto con due uomini che potevano avere chissà quali intenzioni. Reggo la situazione e quando mi prospettano di andare dal notaio con una somma, magari 40 mila euro, prelevata in banca per mostrare di non aver bisogno di soldi e di poter quindi ricevere la donazione per dare ai poveri, il gioco mi è chiaro».

venerdì 13 novembre 2009

Falsa ong truffava a Trino

Due nigeriani raccoglievano denaro per progetti inesistenti.


Fonte Videopiemonte.it


Si erano inventati un'organizzazione non governativa ong fasulla per raccogliere denaro. Ad agire in questo modo due nigeriani, residenti a Torino, che dicevano che la loro ong Ventures era una diretta emanazione della Children of fire, che invece esiste realmente. In questo modo i due raccoglievano denaro che poi intascavano. Gli accertamenti sono partiti su segnalazioni di una giornalista di Roma che chiedeva notizie sula sedicente onlus Ventures, per scoprire che non risultava da nessuna parte. A questa segnalazione si è poi aggiunta quella della presidente Bronwyn Jones della 'Children offire'. I due sono stati denunciati a piede libero e all'uomo, immigrato irregolare, è stato consegnato il decreto d'espulsione mentre la donna, in Italia per motivi umanitari, è stata invitata a presentarsi all'Ufficio Stranieri della questura di Torino (m.b.)

Udine, Girano sms truffa sulla pelle dei bambini


Fonte: Messaggero Veneto

Falso appello alla donazione di sangue per una piccola gravemente malata. Numero falso
I messaggini e le mail sono arrivate anche nel vicino Veneto, dove si minacciano querele Intanto sono 6 mila, nel Friuli occidentale, i donatori attivi. Ogni anno 500 nuovi iscritti
«Devi donare sangue per salvare la vita a una bambina di tre anni malata di leucemia fulminante». Il messaggio sms, anonimo, agghiacciante, da settimane sta tempestando molti telefonini. Anche all’Avis di Pordenone, così come in quelle del vicino Veneto, sono subito fioccate le chiamate di persone che si vogliono mettere a disposizione. Non servirà, però: l’sms non è altro che una bufala di pessimo gusto.
Non è la prima volta che l’Avis viene più o meno direttamente coinvolta da messaggi sms inventati. Ma questa volta è stato davvero toccato il fondo. Nel messaggio è stato riportato un numero di telefono risultato, poi, inesistente. E così la gente si è rivolta all’Avis e agli organi d’informazione e sono già spuntati i primi volontari disponibili a un’operazione solidarietà per una necessità fortunatamente inesistente.
In merito, il presidente provinciale dell’Avis di Pordenone Francesco Donno ha ribadito che «l’Avis non usa e non ha mai usato questi mezzi per le donazioni. Non è assolutamente così che funziona la rete sangue in Italia, ma su un preciso e coordinato sistema di compensazione e sostegno reciproco tra le varie regioni». A Treviso si è andati anche oltre, visto che il presidente della locale Avis, Gino Foffano, ha detto: «Se gli sms in questione continueranno a essere spediti anche nei prossimi giorni, sporgerò personalmente denuncia contro ignoti».
Il Pordenonese, dal punto di vista delle donazioni di sangue, è per ora autosufficiente. Sono circa 6 mila i donatori attivi sul territorio del Friuli occidentale e l’Avis provinciale - che registra circa 500 nuovi volontari l’anno - non ha bisogno di cercare volontari tramite sms, anche grazie all’altruismo dei donatori pordenonesi. Il sistema trasfusionale italiano è basato sulla donazione volontaria, altruistica e non remunerata, ma soprattutto governata da meccanismi di controllo regionale da una legge dello Stato. Anche il sangue raro viene mappato: grazie alla rete dell’Avis, è possibile garantire ai bisognosi anche sangue particolare, raro.
L’uso degli sms al massimo può riguardare il contatto personale e protetto da privacy che l’associazione di volontariato può effettuare per chiamare il volontario che ha firmato la liberatoria, in caso di richiesta urgente di donazione. Mentre in questo caso gli sms sono arrivati a caso, a chiunque, creando allarme e apprensione.
Quella che, invece, è una vera necessità è l’esigenza di far fronte comune contro la pandemia dell’influenza. All’orizzonte, infatti, potrebbe verificarsi, proprio a causa di questo nuovo virus (ne parliamo nell’articolo a fianco) il rischio di un calo del sangue messo a disposizione dai volontari. «Noi dell’Avis siamo sicuri che i donatori non si tireranno indietro nemmeno questa volta – ha detto in proposito Donno –. L’impegno che ogni volontario del sangue già rivolge alla donazione periodica del proprio sangue ora va diretto alla vaccinazione, in modo che nel periodo di massima diffusione della influenza A non venga meno la disponibilità di sangue ed emocomponenti a favore dei malati che da quella disponibilità dipendono quotidianamente per cure ed interventi medicali. Siamo anche convinti che questo periodo di rischio sangue possa smuovere gli animi di chi non è ancora donatore, ma senta il dovere civile di impegnarsi e fare il passo molto breve che lo porti a donare il proprio sangue».