martedì 15 giugno 2010

Bloccati dai carabinieri di Salerno, falsi volontari truffavano i cittadini

Fermata una coppia: sedicenti operatori di una Onlus che raccoglieva fondi per combattere la leucemia
di Rosa Coppola
Fonte: Corriere del Mezzogiorno



Si fingevano volontari di una onlus per raccogliere fondi necessari alla ricerca contro la leucemia. Fermati da un ufficiale dei carabinieri, vengono denunciati. Due napoletani, un uomo e una donna già conosciuti alle forze dell’ordine per rapina, residenti a Casalnuovo, sono stati denunciati a piede libero, dopo essere stati sorpresi, sabato mattina, dal tenente colonnello Massimo Cagnazzo, comandante della locale compagnia dei carabinieri, mentre intascavano soldi da cittadini fattisi imbambolare dalle chiacchiere. L’ufficiale, che già conosceva i due napoletani, una 22 enne S. L, e il compagno, C. S., 30 anni, li ha immediatamente bloccati e portati in caserma.
LA TRUFFA REITERATA - Gli stessi, l’anno precedente, avevano tentato di farsi accreditare dai militari per evitare segnalazioni da cittadini sospettosi. Naturalmente, la richiesta non era andata a buon fine. Ancora, i due furono sorpresi, sempre da Cagnazzo, in provincia di Latina intenti a truffare poveri cittadini. In quella occasione si diedero alla macchia. La stessa associazione per la quale i due dicevano di collaborare è presieduta da una persona già denunciata per truffa. Le indagini continuano serrate e sono coperte dal più stretto riserbo; gli investigatori cercano di capire quale giro si nasconde dietro alla finta raccolta di fondi per la ricerca. L’organizzazione della finta onlus predisponeva anche di finte ricevute.

martedì 8 giugno 2010

False fatturazioni per 3 miliardi di euro attraverso associazioni culturali, fondazioni e Onlus

Fonte: Il Sole 24 Ore



Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha scoperto un giro di false fatturazioni di 3 miliardi di euro nel corso di una indagine condotta nei confronti di un gruppo societario, composto da associazioni culturali, fondazioni e Onlus, fortemente impegnato nell'attività di diffusione culturale e del marketing.


L'inchiesta ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati della procura di Milano di 26 persone responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata all'emissione e all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, alla truffa aggravata ai danni degli istituti di credito e per il conseguimento di erogazioni pubbliche, all'appropriazione indebita. Sono indagate anche due società, in virtù della legge 231 del 2001, in materia di responsabilità amministrativa degli enti.


Nel dettaglio, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno rilevato numerose transazioni finanziarie, supportate da operazioni economiche fittizie, tra cui, consulenze aziendali, commerciali e di marketing, corsi di formazione, vendita/acquisto di opere d'arte, finalizzato all'evasione fiscale e all'ottenimento di linee di credito indebite da parte delle banche. Inoltre, sono state anche riscontrate fatture false per lavori edili riferibili a dimore storiche allo scopo di beneficiare di sovvenzioni pubbliche, visto l'interesse architettonico degli edifici.

giovedì 13 maggio 2010

Afghanistan: lotta alla corruzione, sciolte 172 ong

Fonte: ASCA-AFP
(ASCA-AFP) – Kabul, 11 mag – Centossettantadue organizzazioni non governative sono state sciolte in Afghanistan, molte delle quali per ”cattiva amministrazione”. Lo ha annunciato il Ministero dell’Economia di Kabul in un comunicato.
La speciale commissione di controllo, guidata dal ministro Abdul Hadi Arghandiwal, era stata istituita dal presidente Hamid Karzai per verificare l’attivita’ di circa 1.500 organizzazioni di aiuti umanitari operanti nel paese, come parte di un programma di lotta alla corruzione.
Dall’invasione americana del 2001, decine di miliardi di dollari di aiuti sono stati destinati all’Afghanistan, ma gran parte dei fondi sono finiti in tasche private senza lasciare tracce.

mercoledì 5 maggio 2010

Un marketing di cui diffidare

di Anne Landman
Fonte PRWatch.org

Goldman Sachs, Halliburton, Monsanto, Blackwater, Bank of America, Citigroup, Cigna, Aetna, Enron, Arthur Andersen, Mercury Insurance, Philip Morris. Sono solo alcuni nomi delle imprese che generano sentimenti di diffidenza, rabbia e tradimento. Rappresentano gli scandali, l’avidità, il disprezzo per il welfare, lo spreco di denaro dei contribuenti e tante altre cose negative, fungono da promemoria su come gli illeciti d’azienda portino vergogna e danneggino milioni di persone.
Ma come il pubblico ora si fa più diffidente nei confronti delle grandi multinazionali, così anche le aziende stanno combattendo per attuare forme più intelligenti e sofisticate di relazioni pubbliche. Il loro obiettivo? Manipolare l’opinione pubblica ed assicurare che la diffusione di sentimenti negativi non blocchi la capacità di fare business. Sempre più spesso, le società sono impegnate in variazioni sul tema della corporate social responsibility, per cercare di convincerci che ci si può fidare di nuovo.
Abbiamo ricevuto un avvertimento riguardo a ciò che sta per arrivare, quando la rivista Advertising Age ha pubblicato un articolo su una PR di nome Carol Cone. La maggior parte delle persone fuori dall’ambiente delle Rp probabilmente non ha mai sentito parlare di lei. L’articolo dice che la Cone lascia la sua agenzia pubblicitaria per passare a Edelman, una delle più grandi agenzie di Rp al mondo. Il titolo dell’articolo diceva, “Carol Cone, leader di aziende di qualità, entra in Edelman”.
Carol Cone è definita come la mente creativa della strategia di relazioni pubbliche chiamata cause marketing, in cui una società forma un team senza scopo di lucro per raccogliere fondi per una causa popolare. Alcune grandi aziende usano il marketing solidale come strumento di vendita e di gestione dell’immagine. Forse l’esempio più importante di questa forma di marketing è la diffusione del pinking legato al tumore al seno. Molte imprese vendono prodotti rosa per promuovere la consapevolezza del cancro al seno e danno una parte dei proventi alla Susan G. Komen Foundation. Questa massiccia campagna ha attirato le critiche delle principali società perché vendere dei prodotti “rosa” che possono realmente danneggiare persone o degradare l’ambiente, nel caso di prodotti come le pistole, le automobili e l’acqua in bottiglie di plastica contenenti bisfenolo-A. Questo lato deludente della campagna di sensibilizzazione del tumore al seno ha anche dato vita a una nuova parola: pinkwashing definito dal gruppo di Breast Cancer Action, come un termine usato in modo critico per le campagne aziendali in cui la società promotrice si posiziona come leader nel tentativo di eliminare il cancro al seno e si impegna in attività pratiche che possono contribuire a sconfiggere l’avanzamento della malattia.
Carol Cone era la mente creativa dietro la campagna Go Red for Women, in cui la catena di drug store Rite Aid in collaborazione con l’American Heart Association (AHA), voleva sensibilizzare le donne sulle malattie cardiache. Rite Aid ha dato la possibilità alla propria clientela di acquistare abitini di carta rossa per un dollaro ciascuno, il cui ricavato viene devoluto a AHA. (Salvaguardare le parti anatomiche femminili sembra suscitare particolare entusiasmo, come è evidenziato dall’invenzione di simpatici adesivi per auto che invitano la gente a “Save the Tas Ta.”)
Un grave errore è stato però commesso nella campagna “Go Red for Women”: Rite Aid si dichiarava preoccupata per la salute cardiaca delle donne mentre apertamente continua a generare profitto dalla vendita della più grande causa di malattie cardiache: le sigarette. Sorprendentemente, in un comunicato stampa riguardo la sponsorizzazione della campagna Go Red, Rite Aid elenca molti consigli per la salute delle donne, ma ha fallito completamente nel ricordare anche che smettere di fumare può ridurre di tanto le probabilità di una donna di avere malattie cardiache. Rite Aid era completamente cosciente del fatto che stava vendendo un prodotto che provoca malattie nelle donne come in qualsiasi altra persona, fin dal momento in cui la società aveva firmato contratti con R.J. Reynolds, Brown & Williamson e altre aziende del tabacco indennizzando la catena (proteggendola) da rivendicazioni legali dei danni dovuti alle sue vendite di sigarette.
Nel novembre del 2009 in un articolo del New York Times, la Cone ha sottolineato che il cause marketing sta crescendo in quanto i consumatori potranno regolare i moltissimi annunci tradizionali che li bombardano ogni giorno. Secondo Cone, questo significa che i “markettari” non dovrebbero fare marketing diretto alle persone, ma attirare la gente con la narrazione, “quale migliore storia da raccontare di una storia vera… qualcosa di autentico che ha senso”.
Investire in una buona causa per una società di marketing contribuisce a acquisire un “abito da buon cittadino” consentendogli di associarsi a una rispettabile organizzazione non-profit. Questo conferisce alla società una patina di cura e responsabilità sociale. La collaborazione tra le aziende e le organizzazioni non-profit ha anche un riscontro positivo in quella che è la coscienza dell’imprenditore permettendogli così di poter fare business in modo più positivo.
Richard Edelman dell’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha detto a Ad Age che la perdita di fiducia da parte dei consumatori nelle aziende crea “un’opportunità per le agenzie di Rp di acquisire più responsabilità di marketing da altri settori del marketing.”. Tradotto, questo significa che, come la pubblicità tradizionale perde la capacità di persuadere, le aziende puntano sempre più spesso sulle Rp per attuare la “responsabilità sociale” tramite programmi come pinkwashgreenwashgreedwash e altre più sofisticate strategie per sensibilizzare verso buone cause e quindi alimentare in positivo la reputazione aziendale o, nel caso in cui un’azienda non abbia ancora fatto grandi danni sotto questo punto di vista, per creare un cuscinetto contro un potenziale contraccolpo pubblico.
In effetti, l’attività di Rp si sta consolidando facendo leva sul fatto che i consumatori hanno sfiducia verso le imprese. E’ una cosa piuttosto complicata.
E’ nostro compito esaminare strategie di Rp ed esporre programmi e schemi. Non siamo soli nel riconoscere che le società usano il ”cause di marketing” come strumento per attenuare le minacce all’immagine, influenzare le politiche pubbliche e garantire ricchezza. Spesso le società riescono a tenersi un posto al tavolo delle politiche pubbliche, apparendo come attori responsabili. Ma noi vogliamo essere onesti.
Non tutti gli sforzi di responsabilità sociale delle imprese sono necessariamente un male. Ma una reale responsabilità sociale d’impresa dovrebbe iniziare in casa propria. Prima che la società si associ con un gruppo non-profit, si dedichi a una giusta causa, faccia diventare rosa i suoi prodotti o dia vita ad una fondazione e pubblicizzi poi tutta questa meravigliosa generosità, occorre prima di tutto comportarsi in modo responsabile nei confronti della società. Si deve pagare un salario di sussistenza, trattare i propri dipendenti in modo equo, offrire prestazioni adeguate e fornire ai propri lavoratori un ambiente di lavoro sicuro e salubre. Non dovrebbe impegnarsi in attività fraudolente, maltrattando o intimidendo i funzionari pubblici o danneggiando l’ambiente. Se fa tutto questo e poi vuole continuare a contribuire aiutando o donando qualcosa a una buona causa, va bene, ma sarebbe bello se cercassero di non urlare ai quattro venti quello che stanno facendo.
Fino a quando le società non diventano socialmente responsabili e affidabili, noi di PRWatch.org continueremo a sollecitare i lettori ad essere scettici sui piani di Rp, come il cause marketing e la strategica filantropia aziendale.
Quando si rileva una campagna che ha un obiettivo di marketing, iniziate a farvi domande, come quanta parte del prezzo del prodotto verrà donato realmente alla causa. Chiedetevi se state acquistando un prodotto perché lo volete o ne avete bisogno, o perché una campagna di marketing ha usato bei nastri colorati o altri strumenti per attirare la vostra attenzione. Se davvero si vuole sostenere una causa, chiediamoci se non possiamo donare direttamente il nostro denaro, piuttosto che acquistare prodotti.
Ci auguriamo che queste domande, e il nostro preoccuparci del cause marketing, aiuteranno le persone a scindere le attività aziendali da quelli che sono in realtà modi migliori e più sinceri per aiutare le buone cause.

venerdì 26 febbraio 2010

Finti dipendenti pubblici truffano due anziani

Fonte: lanazione 25/02/2010


Sono stati truffati due anziani in due diverse situazioni. In entrambi i casi il truffatore si è introdotto nell'abitazione fingendosi un dipendente pubblico. Un'altra truffa invece ai danni di una donna di 60 anni: un giovane si è finto volontario dell'associazione Save the Children.


Due gli anziani che sono stati truffati ieri da finti dipendenti pubblici. Si tratta di un uom di 85 anni residente in via Oriani e di una donna di 84 anni residente in via Romagnosi.


Il primo è stato raggirato da un uomo che si è spacciato per un addetto del gas incaricato di fare alcuni controlli. Ha bussato alla porta e una volta dentro ha detto all'anziano di aprire tutti i rubinetti del bagno e della cucina per far scorrere acqua calda ed accertare così eventuali perdite di gas; poi lo ha convinto ad aprire la cassaforte. Mentre l'85enne richiudeva i rubinetti, il truffatore ha rubato 6mila euro e i gioielli. Poi è fuggito. 


L'anziana, invece, è stata truffata da una donna che, intorno alle 11, si è fatta aprire la porta di casa dicendo che doveva comunicare un aumento di pensione. Dopo aver confuso l'84enne, facendosi mostrare una banconota da 50 euro per poi restituirgliela subito dopo, la truffatrice ha frugato nelle stanze della casa rubando 300 euro. Sul posto, dopo l'allarme al 113 dato dalle due vittime, sono intervenuti gli agenti delle Volanti.


Ancora un'altra truffa ai danni di una donna di 60 anni originaria di Arezzo. E' successo ieri sera, in via Marsilio Ficino. La signora si era assentata un attimo dalla propria abitazione per salutare una condomina e ha lasciato la porta aperta. Quando è tornata ha notato il giovane che stava scappando per le scale con la sua borsetta in mano. La polizia, avvertita dalla signora, è riuscita a bloccare il giovane poco distante dall'appartamento e a recuperare il bottino: in tasca aveva i cinque euro mancanti dal borsello della donna.


Secondo la ricostruzione della polizia, l'uomo, un giovane di 21 anni, girava per le case spacciandosi per un volontario dell'associazione Save the Children, incaricato di raccogliere fondi per aiutare i bambini dei paesi poveri, ma quando ha trovato una porta aperta si è infilato dentro e ha rubato una borsa.

mercoledì 3 febbraio 2010

Ong afghane contro gli aiuti: “Non vanno al paese e aumentano la corruzione”

Fonte: Redattore Sociale

Sette delegate della società civile in rappresentanza di 80 organizzazioni umanitarie guidate da donne lanciano l’allarme sulla destinazione degli aiuti: “solo il 5% va ai progetti per le donne”. Selay Ghaffar di Hawca: “le nostre vite sempre a rischio”.
Londra – Mentre la diplomazia internazionale si riunisce nella capitale inglese per finanziare con un fondo internazionale il piano di riconciliazione con i Talebani decido da Karzai e dagli Stati Uniti, le sole donne afghane presenti alla conferenza internazionale criticano la politica degli aiuti attuata dalla comunità internazionale. “Gli aiuti non stanno andando all’Afghanistan, ritornano indietro ai paesi ‘donatori’ attraverso gli stipendi corrisposti ai militari e ai contractors per la sicurezza”, denuncia Washma Frogh, esponente dell’Afghan women network, presente alla Conferenza di Londra. “E’ davvero frustrante che niente sia cambiato per noi dopo 8 anni di guerra”, dice a margine dell’incontro parlando della situazione delle donne a Kabul e nel resto del Paese. Sotto accusa il sistema dei Prt (Provincial reconstruction team), con i militari che si occupano direttamente della ricostruzione attraverso attività Cimic, di cooperazione civile e militare. “I Prt non sono adeguati alla ricostruzione, non conoscono i veri bisogni della gente e le persone li rifiutano perchè li vedono come soldati, inoltre la qualità dell’aiuto è davvero bassa”. E sulla corruzione dilagante, l’attivista afghana è lapidaria: “Il 70% del budget governativo viene dall’estero, dunque devo dire che l’aiuto internazionale ha creato maggiore corruzione”.
Sono sette le delegate della società civile che tra poco presenteranno un documento al vertice dei 60 paesi ospitato alla Lancaster House. Le attiviste dell’Afghan Women Network rappresentano 80 organizzazioni non governative guidate da donne in Afghanistan, di cui 20 più grandi e il resto titolari di piccoli progetti. Tutte operano in una situazione di grave pericolo. “Le nostre vite sono a rischio per due motivi – denuncia Selay Ghaffar dell’ong ‘Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan’ – la società civile ancora non accetta il nostro ruolo e non abbiamo un sostegno reale da parte della comunità internazionale. Basti pensare che solo il 5-7% degli aiuti è diretto a progetti per le donne, noi pensiamo dovrebbe essere almeno il 20-25%”.
Aumento degli aiuti internazionali per lo sviluppo economico oltre alla sicurezza da un lato e lotta alla corruzione del regime politico attualmente al potere sono due dei focus del vertice ospitato dal primo ministro inglese Gordon Brown. Due giorni fa, otto organizzazioni umanitarie impegnate nel Paese, Oxfam, Actionaid, Afghanaid, Care Afghanistan, Christian Aid, Trocaire, Concern e il Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), hanno diramato un documento che denuncia la ‘militarizzazione’ degli aiuti. Rivolgendosi agli oltre 60 ministri degli Esteri partecipanti all’incontro di oggi, le Ong si sono espresse contro “l’utilizzo da parte delle forze militari internazionali degli aiuti come arma non letale”, con azioni umanitarie e militari di breve respiro che “forniscono una soluzione più temporanea che duratura” e sono “motivate dagli interessi politici dei donatori” e da obiettivi di sicurezza a breve termine. 

giovedì 28 gennaio 2010

HAITI. Truffa online ai danni della Cri

di Giulio Leben
Fonte: VITA


Il phishing non risparmia la Croce Rossa. L'ente: "Non abbiamo spedito email per Haiti. Sono tutte fasulle"


A scoprire la truffa è stata la Polizia Postale di Pescara. Ma quel che più colpisce è che si tratta di una truffa ai danni delle popolazioni di Haiti colpite il 12 gennaio scorso.
Sono infatti in circolazione false email, con tanto di logo ufficiale della Croce Rossa e delle Poste Italiane, che richiedono l’invio di denaro per poter aiutare le vittime del terremoto. Peccato che l'obiettivo, in questo caso, è di estorcere dati personali e finanziari degli utenti ignari, in modo da poter accedere ai loro conti in un secondo tempo e prelevare denaro (tecnica chiamata per l'appunto “phishing”).
I destinatari della email sono invitati a cliccare sul link contenuto all’interno della pagina web, dal quale si giunge ad un provider estero. Nel momento in cui il donatore inserisce i propri dati, in realtà li sta comunicando a terzi che li sfrutteranno per ricavarne profitto.


ECCO IL PARERE DELLA CRI. Dal canto suo la Croce Rossa Italiana avverte che "non abbiamo mandato email a privati per la donazione a favore di Haiti" ci dice Lucio Palazzo, capoufficio stampa dell'ente, che aggiunge "gli unici metodi che utilizziamo per la raccolta fondi sono il sito www.cri.it, il bonifico bancario, il numero verde, e l'SMS solidale (Wind, 3) e fisso infostrada (48540), e basta". Di conseguenza - avvisano dal quartier generale della Croce Rossa Italiana - "qualsiasi email in cui si legge che la Croce Rossa Italiana chiede fondi per Haiti a privati cittadini, a prescindere dai controlli e le verifiche che si possono fare, è da considerarsi fasulla".


COME RICONSCERE LE PRINCIPALI EMAIL-TRUFFA. Al di là del caso specifico che coinvolge Croce Rossa ecco come evitare il phishing. Diffidare dei mittenti che non si conosce. Se ci si dovesse imbattere in email delle quali si nutre un qualsiasi dubbio, verificare che sia personalizzata e non vi siano mai, in nessuna parte del testo scritto, degli errori grammaticali che possono apparire come sviste, ma in realtà sono creati per rendere "umano" e più credibile l’inganno. Dubitare di qualsiasi email che chiede esplicitamente tutti i dati di accesso insieme, e in particolare di inserire il cosiddetto pin. Nessun istituto bancario o istituzione chiede di inserire nome utente, password e pin in un unico momento. Se si vuole fare un ulteriore controllo prima di procedere verificare con attenzione l'url (l'indirizzo che appare nella barra di navigazione del proprio browser) se corrisponde a quello ufficiale dell'ente che vi sta chiedendo informazioni. Spesso si tratta, invece, di url numerici o diversi. Segno che il sito su cui si è stati condotti non è sicuro.