L'attore e' accusato di essersi impossessato di 570mila euro per i bambini.
Fonte ANSA
MILANO - La Procura di Milano ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti del noto attore di fiction, tra cui 'Vivere', Edoardo Costa, accusato di essersi appropriato di circa 570 mila euro versati in beneficenza alla associazione a favore dei bambini dei Paesi poveri da lui fondata, C.I.A.K.. Nelle indagini condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dal pm Bruna Albertini, sono ipotizzati i reati di truffa, falso e appropriazione indebita. L'inchiesta è nata dopo alcuni servizi televisivi di Striscia la Notiza e Italian Job. La Gdf in queste ore sta notificando l'avviso di conclusione dell'inchiesta.
L'inchiesta, nata nel 2008 in seguito alle denunce andate in onda in tv, si riproponeva di verificare se le somme raccolte in occasione di eventi e serate di beneficenza, attraverso la C.I.A.K., l'associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta dallo stesso attore, fossero state effettivamente destinate alle attività progettuali pubblicizzate in favore di soggetti bisognosi: in particolare aiutare i bambini dei Paesi più poveri nel mondo, ai quali però secondo investigatori e inquirenti, sarebbe arrivato ben poco di questo denaro. In base alla la ricostruzione dei finanzieri, la Onlus avrebbe destinato realmente allo scopo dichiarato solo una piccola percentuale del denaro ricevuto in beneficenza. Dei circa 650.000 euro raccolti, solo 80.000 sarebbero stati destinati all'assistenza dei bambini. Si ritiene però che la cifra raccolta sia stata in realtà molto superiore, poiché non è stato possibile quantificare tutto il denaro drenato nel corso dei vari eventi. Questo perché nella maggior parte dei casi l'associazione raccoglieva denaro contante, di difficile tracciabilità. Sono stati inoltre sottoposti a sequestro 7.325 libri fotografici, relativi ai progetti benefici promossi dall' associazione, le cui spese di realizzazione sono state pagate utilizzando denaro proveniente dalle oblazioni di aziende o privati cittadini. Costa, che rischia il processo, è così indagato per truffa aggravata, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale e uso di atto falso.
Notizie ed informazioni per capire quello che c'è dietro al mercato della beneficenza e del non profit
mercoledì 25 maggio 2011
venerdì 20 maggio 2011
Questua per la onlus: una truffa
Buscoldo, Casa del Sole in allarme per una finta raccolta fondi
di Francesco Abiuso
Fonte: Gazzetta di Mantova
CURTATONE. Drin, suona il campanello di casa. Al portone c'è una donna di mezza età con un cesto pieno di fiori. «Prenda», è l'invito. Poi la richiesta: «Sto raccogliendo fondi per la Casa del Sole, mi dà otto euro?». Così capita da un paio di giorni a Buscoldo. Ma è una truffa.
Una truffa che colpisce soprattutto gli anziani, per approfittarsi della loro buona fede. A dare l'allarme è la stessa Casa del Sole, la storica istituzione di San Silvestro di Curtatone, fondata da Vittorina Gementi, che da oltre quarant'anni si occupa della riabilitazione dei minori con varie forme di disabilità. Un'istituzione molto ben voluta, tanto che ogni anno riceve tantissime offerte. Ma la stessa associazione ha spesso precisato di non andare mai a chiedere soldi casa per casa. Ecco perché la voce che qualcuno stesse chiedendo offerte, a domicilio, ha subito insospettito un uomo che ha il proprio figlio ricoverato a San Silvestro.
La sua segnalazione ha messo subito in allarme la Casa del Sole, che ieri mattina ha diramato un comunicato che definisce «persone a noi sconosciute e non autorizzate» coloro che chiedono soldi. «La Casa del Sole non raccoglie offerte porta a porta» precisa, mettendo a disposizione un numero di telefono (0376-479714) per segnalare episodi analoghi a quelli raccontati. La stessa onlus ha già avvertito i carabinieri di quanto accaduto a Buscoldo e sta valutando l'opportunità di una denuncia.
Non è l'unico caso di truffa di questi giorni. L'agenzia delle Entrate di Mantova segnala che finti dipendenti del fisco chiamano i contribuenti a nome dell'agenzia per vendere abbonamenti a riviste di settore promettendo in cambio un trattamento benevolo da parte del Fisco. Tutto falso.
di Francesco Abiuso
Fonte: Gazzetta di Mantova
CURTATONE. Drin, suona il campanello di casa. Al portone c'è una donna di mezza età con un cesto pieno di fiori. «Prenda», è l'invito. Poi la richiesta: «Sto raccogliendo fondi per la Casa del Sole, mi dà otto euro?». Così capita da un paio di giorni a Buscoldo. Ma è una truffa.
Una truffa che colpisce soprattutto gli anziani, per approfittarsi della loro buona fede. A dare l'allarme è la stessa Casa del Sole, la storica istituzione di San Silvestro di Curtatone, fondata da Vittorina Gementi, che da oltre quarant'anni si occupa della riabilitazione dei minori con varie forme di disabilità. Un'istituzione molto ben voluta, tanto che ogni anno riceve tantissime offerte. Ma la stessa associazione ha spesso precisato di non andare mai a chiedere soldi casa per casa. Ecco perché la voce che qualcuno stesse chiedendo offerte, a domicilio, ha subito insospettito un uomo che ha il proprio figlio ricoverato a San Silvestro.
La sua segnalazione ha messo subito in allarme la Casa del Sole, che ieri mattina ha diramato un comunicato che definisce «persone a noi sconosciute e non autorizzate» coloro che chiedono soldi. «La Casa del Sole non raccoglie offerte porta a porta» precisa, mettendo a disposizione un numero di telefono (0376-479714) per segnalare episodi analoghi a quelli raccontati. La stessa onlus ha già avvertito i carabinieri di quanto accaduto a Buscoldo e sta valutando l'opportunità di una denuncia.
Non è l'unico caso di truffa di questi giorni. L'agenzia delle Entrate di Mantova segnala che finti dipendenti del fisco chiamano i contribuenti a nome dell'agenzia per vendere abbonamenti a riviste di settore promettendo in cambio un trattamento benevolo da parte del Fisco. Tutto falso.
martedì 3 maggio 2011
Cina: il bluff del filantropo più generoso del mondo
Di Claudia Astarita
Fonte: Panorama
Fonte: Panorama
Alla Repubblica popolare piace stabilire nuovi record. E fra qualche mese (anche) il filantropo più generoso del mondo potrebbe essere cinese. Ad autocandidarsi è stato Chen Guangbiao in persona, presidente della Jiangsu Huangpu Recycling Resources Corporation, che ha convocato i media orientali per pubblicizzare il suo nuovo progetto: andare a Wall Street a distribuire hong bao -le bustine rosse in genere scambiate in occasione del capodanno cinese- pieni di dollari. Tutto questo nonostante anche la sua azienda abbia risentito negli ultimi mesi degli effetti delrallentamento dell’economia internazionale.
Per dimostrare di essere interessato più ad aiutare i poveri che a rincorrere la notorietà, Chen Guangbiao ha invitato numerose celebrità americane ad affiancarlo in questa sua impresa. Ma è evidente che non intende farsi rubare la scena visto che ha già deciso di partire con al seguito una banda dello Shaanxi -che verrà pagata circa un milione e mezzo di dollari, inclusi i costi del trasporto e del pernottamento. Il compito dell’orchestra sarà quello di intrattenere il pubblico di Wall Street, e di sottolineare che, anche se alla fine decideranno di unirsi all’iniziativa volti noti americani, l’idea è al 100% cinese.
Una nobile iniziativa o un ingegnoso bluff? Scavando nel passato del presunto filantropo, l’interpretazione più corretta sembra essere la seconda. Sembra infatti che l’azienda di Chen Guangbiao abbia registrato grosse perdite anche nei sei anni precedenti al 2009 e contratto ingenti debiti negli ultimi mesi. Non solo: non c’è traccia ne’ dei 30 milioni di Euro spesi in donazioni lo scorso anno ne’ dei centomila inviati per soccorrere Haiti dopo il terremoto, o dei centomila inviati, per la stessa ragione, in Cile. Questo perché, ha denunciato un quotidiano cinese, il presunto filantropo avrebbe già da tempo assunto l’abitudine di millantare opere di bene per conquistarsi il favore delle autorità locali e aggiudicarsi, come implicita ricompensa, le gare di appalto locali i cui introiti gli permettono dievitare la bancarotta.
venerdì 15 aprile 2011
Avviso truffa per donazione sangue
Tornano gli appelli per la ricerca di sangue via sms
Fonte: Terracina Avis
Periodicamente arriva un sms sui cellulari con richiesta urgente di sangue. È una pericolosa bugia che va combattuta
Fonte: Terracina Avis
Periodicamente arriva un sms sui cellulari con richiesta urgente di sangue. È una pericolosa bugia che va combattuta
Il cellulare scandisce un suono: arriva un nuovo messaggio. Apri.
"Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B+ causa leucemia fulminante. Urgente". E il tam tam dei messaggini ha inizio. Potrebbe sembrare un grido d'allarme. Ma in realtà si tratta di una "bufala", una notizia inventata. Una bugia che approfitta della generosità delle persone oneste. La variante stagionale riguarda solo il gruppo - talvolta è un AB - che, a causa della presunta rarità, colpisce ancora di più l'immaginario collettivo. La diagnosi sempre infausta, l'età del piccolo paziente non supera mai i 18 mesi. Padri e madri si sentono coinvolti: "e se succedesse a mio figlio?".
La risposta ai preoccupati cittadini, vittime ancora una volta di questi "giochi digitali pericolosi", arriva dall'Authority che in Italia è preposta al coordinamento della medicina trasfusionale e al controllo sulla sicurezza del sangue.
Il direttore del CNS, Giuliano Grazzini, unitamente ai Presidenti delle 4 associazioni e Federazioni di volontariato Sangue (Avis, CRI, Fidas, Fratres), raccomanda di ignorare tali sciacallaggi, invitando alla riflessione: "Il sistema trasfusionale italiano è basato sulla donazione volontaria, altruistica e non remunerata, ma soprattutto governata da meccanismi di controllo regionale da una legge dello Stato. Anche il sangue "raro" viene mappato. Questo significa che gli operatori sanno dove andare a cercare il sangue che serve. Mai nessuno si sognerebbe, dinanzi a emergenze, di instaurare una simile catena di presunta "solidarietà". L'uso degli sms al massimo può riguardare il contatto personale e protetto da privacy che l'associazione di volontariato può effettuare per chiamare il volontario che ha firmato la liberatoria, in caso di richiesta urgente di donazione, sempre allo scadere del periodo di legge previsto tra una donazione e l'altra (3 mesi per gli uomini e 6 per le donne). Ma si tratta di casi eccezionali e personali".
Posta la falsità di tali appelli, invitiamo i cittadini che vogliono liberamente aderire alla donazione, a informarsi presso i Centri Trasfusionali delle Strutture Ospedaliere e sedi delle associazioni di volontariato sangue della propria città.
mercoledì 13 aprile 2011
Il business solidale è funzionale alle "guerre umanitarie"?
di Marco Cedolin
Fonte: marcocedolin.blogspot.com
Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.
Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali.
La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.
Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.....
Proprio fra le pieghe del termine “sviluppo” impropriamente usato ed abusato quale sinonimo di benessere e prosperità, si può cogliere l’approccio strumentale attraverso il quale l’occidente interagisce nei confronti di società e culture differenti, senza prestare alcuna attenzione alle singole specificità.
Il sistema politico ed economico occidentale, caratterizzato dal consumismo più sfrenato, dalla mercificazione dell’esistente, dall’appiattimento dei valori morali ed umani sull’altare dell’economicismo, viene assunto come “modello” da esportare dappertutto in un mondo che si vuole sempre più globalizzato e convertito ai dogmi del sistema sviluppista. Colonialismo e neocolonialismo hanno sradicato culture millenarie ed economie di sussistenza basate sul rapporto armonico con la natura, attraverso guerre ed invasioni spesse volte definite ipocritamente preventive o umanitarie, causando l’impoverimento d’interi continenti, la cui popolazione è stata costretta a “competere” nell’arena della modernità industriale senza avere i requisiti per poterlo fare.
Il modello occidentale basato sul miraggio della crescita infinita continua a fagocitare nuovi popoli e nuovi territori, alla perenne ricerca dell’energia che gli consenta la sopravvivenza e del “capitale umano” necessario ad alimentare la macchina di produzione. Si tratta di un atteggiamento invasivo e distruttivo attuato con supponenza senza il minimo rispetto per le differenze politiche e culturali, in totale spregio di ogni dimensione comunitaria di scambio e reciprocità locale. La cultura dello “sviluppo” forte della propria aggressività e dei falsi valori di civiltà di cui si fregia in maniera arbitraria ed autoreferenziale, continua ad imporre sé stessa in totale spregio delle altre culture, degli stili di vita differenti e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.
L’universo della solidarietà internazionale si muove nell’alveo della cultura sviluppista, proponendosi di porre rimedio alle devastazioni create dallo sviluppo, proprio attraverso pratiche politiche, sociali ed economiche che si basano sullo stesso concetto di sviluppo, il più delle volte corredato dall’aggettivo sostenibile. Il corto circuito logico alla base di un simile progetto risulta evidente ed esso va letto alla luce delle profonde trasformazioni che dagli anni 80 ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni dedite alla solidarietà, limitandone in profondità l’autonomia di movimento. Abbandonato lo spontaneismo le ONG hanno dovuto nel corso degli anni assumere una veste molto più strutturata, al fine di essere riconosciute dai grandi organismi mondiali e dai governi nazionali, in modo da potere avere accesso ai finanziamenti e agli sgravi fiscali.
Tale trasformazione suffragata dalla necessità di evitare sprechi, disfunzioni e malversazioni ha in realtà contribuito a rendere il settore poco trasparente, arrivando ad incidere in maniera notevole sulla stessa natura “non governativa” delle organizzazioni. La possibilità per le ONG di realizzare progetti di assistenza ed aiuto accedendo ai finanziamenti necessari è infatti subordinata al riconoscimento a loro accordato da parte dell’ONU, della UE, della Banca Mondiale e degli altri organismi governativi. Questo fa si che i progetti delle organizzazioni umanitarie finiscano per doversi conformare agli interessi dei propri “donatori” anziché alle esigenze reali delle persone interessate, creando in questo modo una sorta di sudditanza fra coloro che si propongono di lenire le sofferenze e quegli organismi governativi che hanno contribuito al loro dilagare.
Sostanzialmente l’azione delle ONG, nonostante l’impegno e la buona fede di molti fra coloro che in esse si adoperano, sta diventando sempre più funzionale agli obiettivi politici ed economici dei governi e le organizzazioni umanitarie si ritrovano sempre più spesso costrette ad assecondare le strategie militari, fino a diventare parte integrante dei processi di “stabilizzazione” successivi ai conflitti armati, nella misura e nei modi voluti dai vertici degli eserciti. Così come è accaduto e sta accadendo nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq le ONG hanno finito per interpretare il ruolo ambiguo di garanti del processo di democraticizzazione ottenuto tramite “l’esportazione armata” della cosiddetta democrazia liberale che ha imposto lo smantellamento di qualsiasi forma di democrazia di base, partecipazione alla gestione del bene e comune e aggregazione sociale esistente in loco.
Altrettanto spesso le ONG si ritrovano a gestire il cospicuo business degli aiuti con la partecipazione degli elementi più opportunisti della vecchia classe dirigente, contribuendo a creare una sorta di elite composta da una ristretta cerchia di funzionari il cui potere è determinato dall’ingente disponibilità di risorse finanziarie in loro possesso.
Un esempio su tutti delle contraddizioni che caratterizzano il mondo della solidarietà ci è stato fornito dalla recente storia dell’Afghanistan. Nel 2001 tutte le ONG presenti in loco lasciarono Kabul prima dell’attacco americano, proprio quando sarebbe stato maggiormente necessario l’intervento umanitario. A guerra finita tornarono più numerose di prima con corredo di jeep nuove fiammanti e grandi disponibilità di denaro, parte del quale fu usato per affittare o acquistare immobili a prezzi di molte volte superiori a quelli di mercato.
La maggior parte del denaro donato alle organizzazioni umanitarie spesso non raggiunge infatti coloro che soffrono ma viene dissipato nei mega stipendi e rimborsi spese degli alti dirigenti, nella remunerazione generosa degli altri dipendenti, negli affitti o acquisti d’immobili e autovetture e in altre spese accessorie non sempre indispensabili, con la prerogativa di privilegiare negli acquisti di prodotti e servizi le aziende del paese che fa le donazioni.
Il mondo della solidarietà riflette in larga misura le storture della nostra società occidentale ed ha ormai tutti i connotati di un business in espansione all’interno del quale molti ambiscono a ritagliarsi una “posizione” per motivi di profitto e di prestigio. La presenza delle ONG “allineate” è gradita tanto alla politica che attraverso di esse purifica la propria immagine e la propria coscienza, quanto agli apparati militari che ne sfruttano le capacità stabilizzatrici, quanto ai grandi poteri economici e finanziari che usano le organizzazioni umanitarie come teste di ponte per cogliere le grandi opportunità connesse alla ricostruzione.
Nonostante molte persone siano animate dalle migliori intenzioni ed operino in totale buona fede, larga parte delle ONG si è ormai discostata dagli obiettivi di solidarietà ed aiuto del prossimo che dovrebbero essere la base di ogni progetto umanitario.
Si può infatti aiutare veramente gli altri solamente riconoscendoli come tali, rispettando la loro identità culturale e attribuendo loro la nostra stessa dignità. Qualunque forma di solidarietà matura deve essere vissuta all’insegna della reciprocità e non può prescindere dal rispetto delle peculiarità del prossimo, senza la pretesa di volerlo “convertire” ed appiattire sulla falsariga del nostro modello di società, senza doverlo per forza di cose considerare un “selvaggio” in via di sviluppo.
Fonte: marcocedolin.blogspot.com
Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.
Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali.
La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.
Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.....
Proprio fra le pieghe del termine “sviluppo” impropriamente usato ed abusato quale sinonimo di benessere e prosperità, si può cogliere l’approccio strumentale attraverso il quale l’occidente interagisce nei confronti di società e culture differenti, senza prestare alcuna attenzione alle singole specificità.
Il sistema politico ed economico occidentale, caratterizzato dal consumismo più sfrenato, dalla mercificazione dell’esistente, dall’appiattimento dei valori morali ed umani sull’altare dell’economicismo, viene assunto come “modello” da esportare dappertutto in un mondo che si vuole sempre più globalizzato e convertito ai dogmi del sistema sviluppista. Colonialismo e neocolonialismo hanno sradicato culture millenarie ed economie di sussistenza basate sul rapporto armonico con la natura, attraverso guerre ed invasioni spesse volte definite ipocritamente preventive o umanitarie, causando l’impoverimento d’interi continenti, la cui popolazione è stata costretta a “competere” nell’arena della modernità industriale senza avere i requisiti per poterlo fare.
Il modello occidentale basato sul miraggio della crescita infinita continua a fagocitare nuovi popoli e nuovi territori, alla perenne ricerca dell’energia che gli consenta la sopravvivenza e del “capitale umano” necessario ad alimentare la macchina di produzione. Si tratta di un atteggiamento invasivo e distruttivo attuato con supponenza senza il minimo rispetto per le differenze politiche e culturali, in totale spregio di ogni dimensione comunitaria di scambio e reciprocità locale. La cultura dello “sviluppo” forte della propria aggressività e dei falsi valori di civiltà di cui si fregia in maniera arbitraria ed autoreferenziale, continua ad imporre sé stessa in totale spregio delle altre culture, degli stili di vita differenti e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.
L’universo della solidarietà internazionale si muove nell’alveo della cultura sviluppista, proponendosi di porre rimedio alle devastazioni create dallo sviluppo, proprio attraverso pratiche politiche, sociali ed economiche che si basano sullo stesso concetto di sviluppo, il più delle volte corredato dall’aggettivo sostenibile. Il corto circuito logico alla base di un simile progetto risulta evidente ed esso va letto alla luce delle profonde trasformazioni che dagli anni 80 ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni dedite alla solidarietà, limitandone in profondità l’autonomia di movimento. Abbandonato lo spontaneismo le ONG hanno dovuto nel corso degli anni assumere una veste molto più strutturata, al fine di essere riconosciute dai grandi organismi mondiali e dai governi nazionali, in modo da potere avere accesso ai finanziamenti e agli sgravi fiscali.
Tale trasformazione suffragata dalla necessità di evitare sprechi, disfunzioni e malversazioni ha in realtà contribuito a rendere il settore poco trasparente, arrivando ad incidere in maniera notevole sulla stessa natura “non governativa” delle organizzazioni. La possibilità per le ONG di realizzare progetti di assistenza ed aiuto accedendo ai finanziamenti necessari è infatti subordinata al riconoscimento a loro accordato da parte dell’ONU, della UE, della Banca Mondiale e degli altri organismi governativi. Questo fa si che i progetti delle organizzazioni umanitarie finiscano per doversi conformare agli interessi dei propri “donatori” anziché alle esigenze reali delle persone interessate, creando in questo modo una sorta di sudditanza fra coloro che si propongono di lenire le sofferenze e quegli organismi governativi che hanno contribuito al loro dilagare.
Sostanzialmente l’azione delle ONG, nonostante l’impegno e la buona fede di molti fra coloro che in esse si adoperano, sta diventando sempre più funzionale agli obiettivi politici ed economici dei governi e le organizzazioni umanitarie si ritrovano sempre più spesso costrette ad assecondare le strategie militari, fino a diventare parte integrante dei processi di “stabilizzazione” successivi ai conflitti armati, nella misura e nei modi voluti dai vertici degli eserciti. Così come è accaduto e sta accadendo nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq le ONG hanno finito per interpretare il ruolo ambiguo di garanti del processo di democraticizzazione ottenuto tramite “l’esportazione armata” della cosiddetta democrazia liberale che ha imposto lo smantellamento di qualsiasi forma di democrazia di base, partecipazione alla gestione del bene e comune e aggregazione sociale esistente in loco.
Altrettanto spesso le ONG si ritrovano a gestire il cospicuo business degli aiuti con la partecipazione degli elementi più opportunisti della vecchia classe dirigente, contribuendo a creare una sorta di elite composta da una ristretta cerchia di funzionari il cui potere è determinato dall’ingente disponibilità di risorse finanziarie in loro possesso.
Un esempio su tutti delle contraddizioni che caratterizzano il mondo della solidarietà ci è stato fornito dalla recente storia dell’Afghanistan. Nel 2001 tutte le ONG presenti in loco lasciarono Kabul prima dell’attacco americano, proprio quando sarebbe stato maggiormente necessario l’intervento umanitario. A guerra finita tornarono più numerose di prima con corredo di jeep nuove fiammanti e grandi disponibilità di denaro, parte del quale fu usato per affittare o acquistare immobili a prezzi di molte volte superiori a quelli di mercato.
La maggior parte del denaro donato alle organizzazioni umanitarie spesso non raggiunge infatti coloro che soffrono ma viene dissipato nei mega stipendi e rimborsi spese degli alti dirigenti, nella remunerazione generosa degli altri dipendenti, negli affitti o acquisti d’immobili e autovetture e in altre spese accessorie non sempre indispensabili, con la prerogativa di privilegiare negli acquisti di prodotti e servizi le aziende del paese che fa le donazioni.
Il mondo della solidarietà riflette in larga misura le storture della nostra società occidentale ed ha ormai tutti i connotati di un business in espansione all’interno del quale molti ambiscono a ritagliarsi una “posizione” per motivi di profitto e di prestigio. La presenza delle ONG “allineate” è gradita tanto alla politica che attraverso di esse purifica la propria immagine e la propria coscienza, quanto agli apparati militari che ne sfruttano le capacità stabilizzatrici, quanto ai grandi poteri economici e finanziari che usano le organizzazioni umanitarie come teste di ponte per cogliere le grandi opportunità connesse alla ricostruzione.
Nonostante molte persone siano animate dalle migliori intenzioni ed operino in totale buona fede, larga parte delle ONG si è ormai discostata dagli obiettivi di solidarietà ed aiuto del prossimo che dovrebbero essere la base di ogni progetto umanitario.
Si può infatti aiutare veramente gli altri solamente riconoscendoli come tali, rispettando la loro identità culturale e attribuendo loro la nostra stessa dignità. Qualunque forma di solidarietà matura deve essere vissuta all’insegna della reciprocità e non può prescindere dal rispetto delle peculiarità del prossimo, senza la pretesa di volerlo “convertire” ed appiattire sulla falsariga del nostro modello di società, senza doverlo per forza di cose considerare un “selvaggio” in via di sviluppo.
martedì 22 marzo 2011
Ricostruzione in Abruzzo, pesarese denunciata per tentata truffa
Fonte: Il Resto del Carlino
Si tratta di U. R. 45 anni, coinvolta nell'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese. Un altro pesarese era già stato segnalato lo scorso 10 marzo.
L’Aquila, 21 marzo 2011 - C'è anche una pesarese tra le due imprenditrici denunciate dal Nucleo Tributario dell'Aquila, per quello che rigurda l'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese delle aeree interessate dal sisma del 6 aprile. La Guardia di finanza è riuscita a bloccare in tempo l’erogazione dei fondi per un valore di 600mila euro.
Le due donne indagate sono U. R. 45enne di Pesaro e S.T. 50enne di Pescara. Entrambe avevano richiesto fondi alla Regione Abruzzo, rispettivamente per 453 e 146 mila euro, per l’avvio di un'attività di commercio all’ingrosso, per macchinari industriali e per una sala giochi e scommesse.
L'ideatore della truffa sempre C. S. 39enne di Pizzoli, già arrestato lo scorso 10 marzo dalla Guardia di finanza, per aver falsificato i documenti presentati alla Regione. Si tratterebbe di preventivi di spesa che avrebbero dovuto attestare gli investimenti necessari per l’avvio dell’attività. i documenti erano stati realizzati però all’insaputa delle imprese fornitrici: C.S. aveva infatti riprodotto fedelmente i loghi e le firme degli amministratori delle ditte.
L’indagine portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria aquilana ha permesso di sventare tentativi di truffa per un milione di euro. Al momento risultano indagate sei persone, di cui una si trova agli arresti domiciliari.
Si tratta di U. R. 45 anni, coinvolta nell'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese. Un altro pesarese era già stato segnalato lo scorso 10 marzo.
L’Aquila, 21 marzo 2011 - C'è anche una pesarese tra le due imprenditrici denunciate dal Nucleo Tributario dell'Aquila, per quello che rigurda l'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese delle aeree interessate dal sisma del 6 aprile. La Guardia di finanza è riuscita a bloccare in tempo l’erogazione dei fondi per un valore di 600mila euro.
Le due donne indagate sono U. R. 45enne di Pesaro e S.T. 50enne di Pescara. Entrambe avevano richiesto fondi alla Regione Abruzzo, rispettivamente per 453 e 146 mila euro, per l’avvio di un'attività di commercio all’ingrosso, per macchinari industriali e per una sala giochi e scommesse.
L'ideatore della truffa sempre C. S. 39enne di Pizzoli, già arrestato lo scorso 10 marzo dalla Guardia di finanza, per aver falsificato i documenti presentati alla Regione. Si tratterebbe di preventivi di spesa che avrebbero dovuto attestare gli investimenti necessari per l’avvio dell’attività. i documenti erano stati realizzati però all’insaputa delle imprese fornitrici: C.S. aveva infatti riprodotto fedelmente i loghi e le firme degli amministratori delle ditte.
L’indagine portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria aquilana ha permesso di sventare tentativi di truffa per un milione di euro. Al momento risultano indagate sei persone, di cui una si trova agli arresti domiciliari.
Terremoto Giappone, attenti alle truffe
Di Paola Assanti
Fonte: Guadagno Risparmiando
Attenzione alle truffe on line, e non solo, riguardanti il devastante terremoto che ha colpito il Giappone qualche giorno fa. In queste occasioni, purtroppo, sono sempre presenti atti di sciacallaggio, e non mancano persone che desiderano trarre benefici daeventi drammatici come quello che ha colpito la popolazione nipponica. In caso dicatastrofi come quella giapponese, sono sempre innumerevoli le associazioni che portano avanti manifestazioni di solidarietà, chiedendo aiuto alla gente comune attraverso donazioni che vanno dal semplice sms del valore di 1, 2 o 5 euro, a donazioni più consistenti, ma sono poche quelle di cui realmente è possibile fidarsi. Come si fa a sapere se i nostri soldi verranno destinati a quello scopo? E’ questo l’allarme lanciato da Altroconsumo, perchè i soldi che servono per risollevare le sorti del Giappone sono davvero molti, ma ancora di più sono coloro che vogliono specularci.
Fonte: Guadagno Risparmiando
Attenzione alle truffe on line, e non solo, riguardanti il devastante terremoto che ha colpito il Giappone qualche giorno fa. In queste occasioni, purtroppo, sono sempre presenti atti di sciacallaggio, e non mancano persone che desiderano trarre benefici daeventi drammatici come quello che ha colpito la popolazione nipponica. In caso dicatastrofi come quella giapponese, sono sempre innumerevoli le associazioni che portano avanti manifestazioni di solidarietà, chiedendo aiuto alla gente comune attraverso donazioni che vanno dal semplice sms del valore di 1, 2 o 5 euro, a donazioni più consistenti, ma sono poche quelle di cui realmente è possibile fidarsi. Come si fa a sapere se i nostri soldi verranno destinati a quello scopo? E’ questo l’allarme lanciato da Altroconsumo, perchè i soldi che servono per risollevare le sorti del Giappone sono davvero molti, ma ancora di più sono coloro che vogliono specularci.
Non crediamo che siate stupidi, ma pensiamo sia doveroso allertare la gente che in buona fede consegna anche solo un euro a gente che poi, di quel denaro, farà un uso differente da quello che crediamo. Si sconsiglia categoricamente di fidarsi dei gruppi nati su facebook (anche se alcuni possono avere le migliori intenzioni…) e che promuovono solidarietà per le vittime del terremoto, o di chi ci ferma per strada, o di mail in cui si legge che a spedirvela è una vittima giapponese che ha bisogno di aiuto. Se poi volete contribuire in qualche modo, ma volete avere delle credienziali sull’ente a cui volete donare il vostro denaro, potete constatarne la legittimità con l’Internal Revenue Service (IRS), Charity Navigator o il sito di donazioni Better Business Bureau.
E’ meglio concentrarsi su gruppi già conosciuti, come AmeriCares, Comitato di soccorso internazionale, Save the Children, Croce Rossa americana e Croce Rossa italiana. Donare a queste associazioni è molto semplice, perchè spesso è necessario solo un sms o una telefonata. Per informazioni sulle donazioni in generale, consultate i siti internet inerenti le associazioni che vi abbiamo consigliato, così come altre accreditate e non menzionate, come Amnesty International ed Emergency. Diffidate, invece, particolarmente di internet e di siti che non conoscete, come ad esempio quelli nati da poco, magari pochi minuti dopo il terremoto in Giappone. Quando accadono catastrofi simili, succede che numerosi siti nascano improvvisamente con un denominatore comune, aiutare cioè chi è stato vittima del disastro, mentre organizzare veri e propri aiuti è ben diverso.
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