sabato 7 luglio 2012

Beneficenza online: come evitare le truffe

di Michele Ciceri
Fonte Idee Green


Social media e mailing sono gli strumenti dei truffatori online

Il mondo online e offline pullula di organizzazioni fraudolente che dichiarano di occuparsi di raccolta fondi per le più disparate cause caritatevoli. I truffatori online - prevalentemente attraverso social media e comunicazioni elettroniche - fanno del loro meglio per toccare le corde del cuore di chi intende invece agire a fin di bene.

Queste frodi registrano dei veri e propri picchi, in particolare durante i periodi di vacanze e dopo gravi calamità (il terremoto in Emilia Romagna per esempio). I truffatori spesso si mettono nei panni di enti di beneficenza conosciuti o creano organizzazioni disoneste che fingono di offrire aiuto alle vittime di un determinato evento, sperando di far leva sulla natura altruistica delle persone in tutto il mondo. Secondo l’FBI – guardando per esempio alla realtà americana - dei  4.000 siti web istituiti per assistere le vittime in seguito all’uragano Katrina, ben il 60% in realtà era fasullo.


Con il termine Charity Scam si definisce proprio una truffa organizzata secondo i meccanismi della beneficenza online. In alcuni casi, è difficile distinguere ciò che è reale e serio da una truffa. Alcune organizzazioni fraudolente utilizzano nomi molto simili a quelli di enti di beneficenza esistenti enti. Per ottenere donazioni inviano messaggi di spam attraverso e-mail, social media o popup.

Oltre a richiedere un contributo in soldi, queste e-mail (veri e propri phishing) possono anche indurre a fornire informazioni personali quali nomi utente, password, informazioni finanziarie, ecc, ognuna delle quali può essere utilizzata per il furto d’identità.

Gli esperti di Zone Alarm, divisione consumer dell’azienda Check Point, leader mondiale nei sistemi di sicurezza IT, spiegano che gli hacker inoltre utilizzano una tecnica chiamata SEO poisoning per ingannare gli utenti. Sapendo che la maggior parte delle persone attinge alle notizie online, gli hacker creano siti web infettati da malware e falsano i risultati di una ricerca per parole chiave - quali ad esempio ‘vittime dell’uragano’ o ‘disastro Giappone’ - così da comparire tra i primi siti della schermata. Cliccando su questi link si sprigiona un malware che trasforma il computer  in una botnet o in informazioni utili per l’hacker.

Cosa fare se si desidera donare in sicurezza?

Utenti desiderosi di donare per una causa, con la certezza di farlo a favore di un legittimo ente di beneficenza, possono seguire questi suggerimenti:


  • Non rispondere o aprire allegati di mail non richieste, che affermano di provenire da organizzazioni di beneficenza.
  • Donare direttamente attraverso il sito web dell’organizzazione. Non seguire link da e-mail verso siti di donazione e non permettere a uno singolo individuo o a un’organizzazione terza di donare a proprio nome.
  • Contattare l’ente caritatevole direttamente per autenticare la raccolta fondi (utilizzare un numero di telefono locale o comunque riconosciuto a livello nazionale, non il numero di telefono indicato nella e-mail).
  • Verificare con attenzione il nominativo dell’organizzazione che richiede la donazione, in particolare se simile a quello di un’organizzazione più nota.
  • Non divulgare informazioni personali quali codice fiscale e/o numero di tessera sanitaria.
  • Prendere nota dell’indirizzo web dell’organizzazione. La maggior parte delle organizzazioni no-profit legittime terminano in .org, non in .com.
  • Diffidare di sollecitazioni provenienti da parte di coloro che affermano di essere vittime stesse, sopravvissute a un disastro molto pubblicizzato.

“I criminali su Internet sono furbi. Essere informati sulle loro tattiche può servire ad impedire di essere truffati. Tuttavia, nonostante tutte le precauzioni, è possibile caderne vittima”, afferma Bari Abdul, vice presidente e responsabile di ZoneAlarm. “Se ritenete di essere stati presi di mira da un artista della truffa via Internet, è importante contattare le autorità competenti, come per sporgere denuncia. Questo può forse permettervi di recuperare i vostri soldi, ma può sicuramente essere utile a prevenire altri casi.”

sabato 19 maggio 2012

Falsa beneficenza: Gdf Perugia incastra finte Onlus, 11 arresti

Fonte: TMNews

L'associazione operava in diverse regioni italiane

Roma, (TMNews) - Raccoglievano soldi per beneficenza. O così dicevano. Ma la Guardia di Finanza di Perugia ha incastrato l'associazione a delinquere dedita alla truffa tramite Onlus 'tarocche'. In manette sono finite 11 persone, grazie alla complessa attività di indagine durata circa un anno delle Fiamme Gialle condotta tra Lombardia, Piemonte, Lazio, Sicilia e Puglia.L'attività scaturisce da una segnalazione al '117' di un giornalista della trasmissione televisiva "Le Iene", che informava che a Perugia, nei pressi dell'ospedale, era in corso una raccolta non autorizzata di somme di denaro per finalità benefiche da parte di appartenenti a una sedicente Onlus.L'obiettivo era ottenere denaro formalmente per progetti filantropici, ma di fatto finalizzate ad arricchire i promotori dell'associazione criminale, radicata nella Capitale. Tra la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni, numerosi blocchetti di ricevute consegnate ai donatori a fronte dell'avvenuta offerta che hanno permesso di ricostruire l'ammontare delle somme raccolte in pochi mesi di attività pari a circa 60mila euro a fronte dei quali erano state effettuate donazioni per soli 900 euro.

giovedì 12 aprile 2012

Soldi e finte onlus, ecco il "cerchio magico"della rossa Salerno

di Gian Marco Chiocci
Fonte: Il Giornale.it

L’inchiesta che imbarazza l’ex presidente pd della Provincia Villani

nostro inviato a Salerno
Il «cerchio» è quello che si sta stringendo attorno ai piani alti della politica salernitana. E di «magico», in questa storia, ci sarebbe solo il talento nell’arraffare fondi pubblici stanziati per improponibili onlus, e in realtà «stornati» per esigenze politiche personali.


Il centrosinistra di qua come la Lega di Belsito di su, ironizzano gli addetti ai lavori stando a quel che traspare dalle indagini sulle centinaia di migliaia di euro spesi per la (fallimentare) campagna elettorale in lista pro Pd dell’ex presidente della Provincia, Angelo Villani, già 11 mesi ai domiciliari per una bancarotta, nato politicamente con la Margherita, dato oggi vicino all’Udc. Fondi neri «raccolti» dai suoi più stretti collaboratori e da una cricca di prestanome e parenti a loro collegati a costo di dissanguare le casse dell’Ente già dal giorno dopo l’insediamento. Il meccanismo, svelato da un’inchiesta con 21 indagati e 5 arrestati (tra cui l’ex Margherita, suo strettissimo collaboratore, Vittorio Aliberti) era semplice: funzionari della Provincia compiacenti autorizzavano contributi fino a cinque zeri a onlus fantasma per progetti di utilità sociale e di rilancio del territorio.

Iniziative raffazzonate, copiate anche dal web, o addirittura inesistenti o con titoli che sembrano usciti dalla penna di un burocrate pazzo (12mila euro per la «Campagna di sensibilizzazione del ruolo della donna nella società moderna rafforzando il ruolo della donna nelle società tradizionali europee per vedere riconosciuti i diritti politici e sociali nelle forme ufficiali raggiungendo stati ottimali in cui le donne godano pienamente dell’eguaglianza giuridica rispetto agli uomini»). I contributi, quasi tutti provenienti dal settore Presidenza, spesso erano consegnati in contanti. E talvolta capitava che le medesime somme fossero bonificate sui conti correnti dei funzionari che li avevano autorizzati. Tutto questo è accaduto durante il regno di Villani, dal 2005 al 2009.

Alcuni indagati, come la cognata di Aliberti, Sabrina Primaverile, hanno già iniziato a vuotare il sacco davanti ai giudici. La donna ha confermato che una parte del tesoretto è stata utilizzata per finanziare la volata dell’ex presidente alle ultime provinciali, perse contro lo sfidante Edmondo Cirielli. Un’altra indagata, Giovanna Musumeci, a verbale racconta cose devastanti, intervallate a malori e a lunghissimi omissis.

«Quando fui coinvolta nelle vicende del capitolo di bilancio Borsa Mediterranea - dice - assistetti a un colloquio tra Calenda, (omissis) e Vittorio Aliberti: i tre discutevano su questi soldi che servivano all’imminente campagna elettorale del maggio 2009. Calenda disse che quel capitolo non si poteva toccare, la destinazione era vincolata. Sapendo che Villani non avrebbe vinto le elezioni immaginava che il successivo presidente si sarebbe subito accorto dell’indebito utilizzo del capitolo». Cosa che puntualmente avvenne. Il successore, Edmondo Cirielli, quota Pdl, trovò ammanchi pazzeschi e denunciò tutto. «Successivamente il colloquio proseguì tra (...) e Calenda nella stanza di quest’ultimo - continua a verbale la Musumeci - (...) nel corso del quale il Calenda ribadì quanto già affermato dal (...) con riferimento all’inopportunità dell’utilizzo dei fondi “Borsa Mediterranea” per la campagna elettorale. Voglio chiarire che non si parlò di acquisto di materiale pubblicitario tipico delle campagne elettorali. Si capiva che trattavasi di elargizione da effettuare in occasione della campagna elettorale onde garantire il riscontro elettorale al Presidente uscente».

Alle sue rimostranze, le venne risposto che «tali erano stati gli ordini del Presidente, le determine venivano firmate, i fondi c’erano, e poi si sarebbe visto». Gli accertamenti dei pm puntano a scoprire il livello di copertura politica (Villani non è indagato) per elargizioni a raffica con motivazioni singolari: dai 9mila euro per «la storia e l’evoluzione del servizio postale nel trascorrere dei tempi», ai 53mila dell’iniziativa «Bracigliano in cartolina», fino ai 257mila euro per una «inesistente associazione onlus».

(ha collaborato Simone Di Meo)

venerdì 23 dicembre 2011

Truffa a onlus, 200 mila euro a Lele Mora

Era in societa' con manager arrestato per bancarotta


Fonte: ANSA


Piu' di 200 mila euro 'distratti' a favore di Lele Mora. E' quanto emerge nell'ambito dell'inchiesta di bancarotta su Retemanager, la societa' di investimenti di Bernardino Pasta, il manager finito in carcere il 2 dicembre scorso con l'accusa di aver truffato due onlus per 9 milioni di euro, soldi che erano destinati anche a progetti in favore dei bimbi di Haiti. Lele Mora, estraneo all'inchiesta, aveva in passato una societa' proprio con il manager arrestato.

martedì 20 dicembre 2011

Truffe: soldi in cambio lavoro, denunciati impiegati Onlus

A Genova, debiti con tipografie e alberghi mai sanati

Fonte ANSA


GENOVA - I carabinieri del nucleo operativo di San Martino hanno denunciato per truffa aggravata il presidente e quattro rappresentanti di una Onlus genovese.

Secondo quanto accertato dai militari, tra l'altro, i cinque si sarebbero fatti consegnare denaro da una donna di 50 anni in cambio di un'assunzione che non e' mai stata formalizzata.

In piu', i cinque avrebbero contratto debiti presso alberghi e una tipografia senza mai sanarli.

mercoledì 7 dicembre 2011

Truffa al mondo della cooperazione



Una società di transazioni finanziarie fa sparire oltre 2 milioni di euro di donazioni destinati ai progetti di cooperazione ad Haiti. Il responsabile viene arrestato e la rete Agire, vittima della truffa, garantisce il rimborso della cifra rubata. Il racconto del direttore Marco Bertotto
di Maurizio Dematteis

L’ultima tranche di 2 milioni e 10 mila euro (e non 9, specifica Maddalena Grechi dell'ufficio stampa di Agire, come erroneamente riportato dalla stampa nei giorni scorsi), di un fondo di 4, destinato a 9 organizzazioni non governative associate alla rete Agire (Agenzia italiana per la risposta alle emergenze, che raccoglie 11 ong italiane) per attività svolte in programmi di assistenza umanitaria ad Haiti, svaniscono nel nulla.
Erano state investite dal network di associazioni in obbligazioni a “zero rischio” e rapida smobilitazione, con una resa del 2,8%. Ma al momento del riscatto dell’ultima tranche del fondo, derivante da donazioni, la somma era sparita.
«Siamo stati vittime di una truffa – spiega Marco Bertotto, direttore di Agire -, ma tendo a sottolineare che non abbiamo commesso nessuna violazione dell’accordo con i donatori, ne tanto meno con i beneficiari di tali fondi. Perché le associazioni impegnate ad Haiti hanno pagato le spese legate ai progetti in corso. E il fondo in questione serviva a rimborsare tali spese. Rimborso che Agire, grazie alla sua rete, si impegna a restituire agli organismi appena disponibile».
Ma com’è possibile che i soldi donati dai sostenitori ai progetti ad Haiti finiscano in borsa, con i rischi connessi?
«Non si è trattato assolutamente di un’operazione smaliziata – continua Bertotto -, ma semplicemente di un tentativo di valorizzare dei soldi in giacenza». E infatti quel 2,8% di resa dei 4 milioni di euro sarebbe dovuto finire nel “Fondo risposta rapida per l’emergenza”, uno strumento di Agire da utilizzare all’indomani di un’emergenza, per avere risorse immediate, fino alla partenza della campagna di raccolta fondi  specifica. «Ci siamo rivolti alla società di transazioni  di un soggetto accreditato – spiega il direttore -, che ci era stato segnalato da altri organismi che si occupano di cooperazione internazionale. Una persona che da più di dieci anni lavorava negli ambienti legati alle ong di ispirazione cattolica».
Il personaggio in questione è Bernardino Pasta, responsabile della società di investimento Retemanager spa,arrestato giovedì primo dicembre dalla Guardia di finanza di Milano. E attualmente messo sotto processo dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Eugenio Fusco, per reati di associazione per delinquere, falso e truffa.
Una gran brutta storia, che la rete Agire, vittima di truffa, cerca di gestire col massimo di trasparenza, per non incrinare il suo rapporto con i sostenitori delle cause sue e degli organismi associati.
«Noi a differenza delle realtà profit non abbiamo purtroppo studi legali interni o altri servizi del genere», dichiara Marco Bertotto. Servizi che, probabilmente, risulterebbero troppo onerosi e difficili da giustificare agli occhi dei donatori. «Eppure ci siamo immediatamente messi nelle mani di professionisti esperti di frodi econtiamo di lavorare al miglioramento dei controlli sulla gestione dei nostri fondi. Controlli, per altro, già abbastanza rigorosi».
Perché se c’è una cosa che a reso chiara questa ennesima truffa è che il mondo della finanza non risparmi proprio nessuno. E che, conclude il direttore di Agire: «oggi anche le onlus possono essere oggetto di frodi».

sabato 3 dicembre 2011

Truffa Onlus di Haiti per 9 milioni di euro Arrestato a Milano un imprenditore

Fonte: Il Fatto Quotidiano


L'indagine era nata dalla denuncia di una delle due associazioni, che si era rivolta alla società di investimenti di Bernardino Pasta per comprare titoli obbligazionari emessi da un istituto bancario inglese per oltre cinque milioni di euro.



Aveva aiutato due onlus impegnate a raccogliere fondi per i bambini di Haiti solo per truffarle: la Guardia di Finanza di Milano ha arrestato questa mattina Bernardino Pasta, responsabile di una società di investimento, con l’accusa di aver truffato due associazioni che avevano raccolto una somma pari a 9 milioni di euro destinata ai terremotati haitiani. Due anni fa, un terremoto di 7,3 gradi sulla scala Ricther, colpì Port-Au-Prince. Oltre all’arresto di Pasta, che in passato aveva aiutato finanziariamente Lele Mora, sono in corso perquisizioni locali nelle città di Milano, Roma e Napoli, nei confronti di cinque persone (per i reati di associazione a delinquere, truffa e falso) e l’esecuzione di un sequestro preventivo di un immobile e di un box auto dal valore di circa 600 mila euro, acquistati con parte dei proventi della truffa e successivamente intestati ad una società offshore riconducibile agli indagati.


L’indagine, coordinata dal pm Eugenio Fusco e dal procuratore aggiunto Francesco Greco, era nata dalla denuncia di una delle onlus, che si era rivolta alla società di investimenti di Pasta per comprare titoli obbligazionari emessi da un istituto bancario inglese per oltre cinque milioni di euro. Titoli che poi, si sono rivelati fittizi. Attraverso lo stesso meccanismo di frode, i cinque indagati avrebbero complessivamente ricevuto dai diversi investitori oltre nove milioni di euro. Il denaro proveniva in gran parte dalle raccolte fondi per le emergenze umanitarie e da donazioni occasionali ed era già stato destinato,ma non ancora materialmente erogato, in progetti pluriennali a favore di bambini e giovani in condizioni di povertà e disagio, avviati in diversi paesi europei, africani, asiatici e latino-americani.