venerdì 13 marzo 2009

AUSTRALIA - Via libera ai finanziamenti per le Ong che eseguono aborti

Fonte: aduc.it


Il governo laburista australiano segue l'esempio dell'amministrazione Obama a Washington, ed elimina il bando imposto 13 anni fa dal precedente governo conservatore sugli aiuti internazionali a Ong che eseguono aborti o forniscono informazioni in materia. Il ministro degli esteri Stephen Smithha annunciato oggi che il governo ha deciso di cambiare le linee guida su questo genere di aiuti 'perche' le donne nei paesi in via di sviluppo possano accedere alla stessa gamma di servizi di pianificazione familiare di cui dispongono le donne in Australia'. 'E' stata una decisione difficile, in un'area delicata, in cui le opinioni sono forti e molto personali', ha detto Smith. 'Abbiamo avuto consultazioni approfondite e la maggioranza dei parlamentari laburisti la considera la decisione piu' corretta. Il premier Kevin Rudd, devoto anglicano, ha detto al gruppo parlamentare laburista che pur non condividendo il cambiamento, lo accetta. Ha poi annunciato che l'Australia fornira' nuovi aiuti pari a 7,5 milioni di euro in quattro anni, tramite agenzie dell'Onu e Ong, per la pianificazione familiare e per attivita' di salute della riproduzione, per ridurre le morti in maternita'.   

mercoledì 25 febbraio 2009

Il business solidale

di Marco Cedolin
Fonte. senzasoste.it

Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.

Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali. La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.

Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.

Proprio fra le pieghe del termine “sviluppo” impropriamente usato ed abusato quale sinonimo di benessere e prosperità, si può cogliere l’approccio strumentale attraverso il quale l’occidente interagisce nei confronti di società e culture differenti, senza prestare alcuna attenzione alle singole specificità.

Il sistema politico ed economico occidentale, caratterizzato dal consumismo più sfrenato, dalla mercificazione dell’esistente, dall’appiattimento dei valori morali ed umani sull’altare dell’economicismo, viene assunto come “modello” da esportare dappertutto in un mondo che si vuole sempre più globalizzato e convertito ai dogmi del sistema sviluppista. Colonialismo e neocolonialismo hanno sradicato culture millenarie ed economie di sussistenza basate sul rapporto armonico con la natura, attraverso guerre ed invasioni spesse volte definite ipocritamente preventive o umanitarie, causando l’impoverimento d’interi continenti, la cui popolazione è stata costretta a “competere” nell’arena della modernità industriale senza avere i requisiti per poterlo fare.

Il modello occidentale basato sul miraggio della crescita infinita continua a fagocitare nuovi popoli e nuovi territori, alla perenne ricerca dell’energia che gli consenta la sopravvivenza e del “capitale umano” necessario ad alimentare la macchina di produzione. Si tratta di un atteggiamento invasivo e distruttivo attuato con supponenza senza il minimo rispetto per le differenze politiche e culturali, in totale spregio di ogni dimensione comunitaria di scambio e reciprocità locale. La cultura dello “sviluppo” forte della propria aggressività e dei falsi valori di civiltà di cui si fregia in maniera arbitraria ed autoreferenziale, continua ad imporre sé stessa in totale spregio delle altre culture, degli stili di vita differenti e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

L’universo della solidarietà internazionale si muove nell’alveo della cultura sviluppista, proponendosi di porre rimedio alle devastazioni create dallo sviluppo, proprio attraverso pratiche politiche, sociali ed economiche che si basano sullo stesso concetto di sviluppo, il più delle volte corredato dall’aggettivo sostenibile. Il corto circuito logico alla base di un simile progetto risulta evidente ed esso va letto alla luce delle profonde trasformazioni che dagli anni 80 ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni dedite alla solidarietà, limitandone in profondità l’autonomia di movimento. Abbandonato lo spontaneismo le ONG hanno dovuto nel corso degli anni assumere una veste molto più strutturata, al fine di essere riconosciute dai grandi organismi mondiali e dai governi nazionali, in modo da potere avere accesso ai finanziamenti e agli sgravi fiscali.

Tale trasformazione suffragata dalla necessità di evitare sprechi, disfunzioni e malversazioni ha in realtà contribuito a rendere il settore poco trasparente, arrivando ad incidere in maniera notevole sulla stessa natura “non governativa” delle organizzazioni. La possibilità per le ONG di realizzare progetti di assistenza ed aiuto accedendo ai finanziamenti necessari è infatti subordinata al riconoscimento a loro accordato da parte dell’ONU, della UE, della Banca Mondiale e degli altri organismi governativi. Questo fa si che i progetti delle organizzazioni umanitarie finiscano per doversi conformare agli interessi dei propri “donatori” anziché alle esigenze reali delle persone interessate, creando in questo modo una sorta di sudditanza fra coloro che si propongono di lenire le sofferenze e quegli organismi governativi che hanno contribuito al loro dilagare.

Sostanzialmente l’azione delle ONG, nonostante l’impegno e la buona fede di molti fra coloro che in esse si adoperano, sta diventando sempre più funzionale agli obiettivi politici ed economici dei governi e le organizzazioni umanitarie si ritrovano sempre più spesso costrette ad assecondare le strategie militari, fino a diventare parte integrante dei processi di “stabilizzazione” successivi ai conflitti armati, nella misura e nei modi voluti dai vertici degli eserciti. Così come è accaduto e sta accadendo nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq le ONG hanno finito per interpretare il ruolo ambiguo di garanti del processo di democraticizzazione ottenuto tramite “l’esportazione armata” della cosiddetta democrazia liberale che ha imposto lo smantellamento di qualsiasi forma di democrazia di base, partecipazione alla gestione del bene e comune e aggregazione sociale esistente in loco.

Altrettanto spesso le ONG si ritrovano a gestire il cospicuo business degli aiuti con la partecipazione degli elementi più opportunisti della vecchia classe dirigente, contribuendo a creare una sorta di elite composta da una ristretta cerchia di funzionari il cui potere è determinato dall’ingente disponibilità di risorse finanziarie in loro possesso.

Un esempio su tutti delle contraddizioni che caratterizzano il mondo della solidarietà ci è stato fornito dalla recente storia dell’Afghanistan. Nel 2001 tutte le ONG presenti in loco lasciarono Kabul prima dell’attacco americano, proprio quando sarebbe stato maggiormente necessario l’intervento umanitario. A guerra finita tornarono più numerose di prima con corredo di jeep nuove fiammanti e grandi disponibilità di denaro, parte del quale fu usato per affittare o acquistare immobili a prezzi di molte volte superiori a quelli di mercato.

La maggior parte del denaro donato alle organizzazioni umanitarie spesso non raggiunge infatti coloro che soffrono ma viene dissipato nei mega stipendi e rimborsi spese degli alti dirigenti, nella remunerazione generosa degli altri dipendenti, negli affitti o acquisti d’immobili e autovetture e in altre spese accessorie non sempre indispensabili, con la prerogativa di privilegiare negli acquisti di prodotti e servizi le aziende del paese che fa le donazioni.

Il mondo della solidarietà riflette in larga misura le storture della nostra società occidentale ed ha ormai tutti i connotati di un business in espansione all’interno del quale molti ambiscono a ritagliarsi una “posizione” per motivi di profitto e di prestigio. La presenza delle ONG “allineate” è gradita tanto alla politica che attraverso di esse purifica la propria immagine e la propria coscienza, quanto agli apparati militari che ne sfruttano le capacità stabilizzatrici, quanto ai grandi poteri economici e finanziari che usano le organizzazioni umanitarie come teste di ponte per cogliere le grandi opportunità connesse alla ricostruzione.

Nonostante molte persone siano animate dalle migliori intenzioni ed operino in totale buona fede, larga parte delle ONG si è ormai discostata dagli obiettivi di solidarietà ed aiuto del prossimo che dovrebbero essere la base di ogni progetto umanitario.

Si può infatti aiutare veramente gli altri solamente riconoscendoli come tali, rispettando la loro identità culturale e attribuendo loro la nostra stessa dignità. Qualunque forma di solidarietà matura deve essere vissuta all’insegna della reciprocità e non può prescindere dal rispetto delle peculiarità del prossimo, senza la pretesa di volerlo “convertire” ed appiattire sulla falsariga del nostro modello di società, senza doverlo per forza di cose considerare un “selvaggio” in via di sviluppo.

giovedì 15 gennaio 2009

Come risparmiare facendo beneficenza

di LucAtMe
Fonte: it.ewrite.us

Come una buona azione può trasformarsi anche in un risparmio per il portafoglio: ottenere la deduzione dalle tasse per le donazioni effettuate in beneficenza.


Istruzioni

  1. Innanzitutto, verificate se l’ente (ONG, ONLUS, libera associazione) a cui intendete donare i vostri soldi sia nella lista delle organizzazioni riconosciute per farvi ottenere i benefici fiscali: l’elenco (in continuo aggiornamento) è facilmente visibile sul sito del Ministero degli Esteri (http://www.esteri.it).
  2. Tenete presente che nella vostra dichiarazione dei redditi dovrete allegare la ricevuta della donazione, quindi dovrete necessariamente effettuare il pagamento tramite carta di credito (o equivalente), assegno bancario o circolare, bonifico bancario, versamento postale.
  3. Effettuate la donazione con uno dei metodi sopra indicati e stampate la ricevuta relativa.
  4. Nella vostra prossima dichiarazione dei redditi, potete dedurre fino al 10% del reddito globale dichiarato (per un importo massimo di 70 mila euro).
  5. Se vi rivolgete ad un commercialista per la redazione della vostra dichiarazione dei redditi, ricordatevi di portargli le ricevute. Stesso discorso per un centro CAAF.
  6. Ritenetevi a buona ragione doppiamente soddisfatti: avete aiutato qualcuno che ne aveva bisogno, e avete risparmiato una piccola somma!

giovedì 17 luglio 2008

Sostenevano onlus finte e inducevano ragazze a prostituirsi: arrestati

di Serena Grassia
Fonte: julienews.it


Sgominata  un'organizzazione che effettuava truffe con il pretesto di sostenere alcune onlus in diverse città italiane.
L'operazione ha portato all'arresto di quattro persone tra le province di Padova, Pesaro e Treviso accusate, tra l'altro, di favoreggiamento della prostituzione.
Le truffe individuate sono almeno diciassette. "A vari esercenti venivano venduti spazi pubblicitari inesistenti, con il pretesto che partedel ricavato sarebbe stato devoluto ad associazioni benefiche, ad esempio attive nell'assistenza ai malationcologici. Inoltre, sono venuti alla luce episodi di adescamento di giovani donne attraverso annunci e maifesti con cui si proponevano servizi fotografici, con lo scopo reale di indurle a prostituirsi".

mercoledì 28 maggio 2008

Bambini abbandonati e adozioni truffa, cos'è peggio?

di Helen Clark
Fonte: IPS Notizie


HANOI, 27 maggio 2008 (IPS) - Mentre il Vietnam blocca l'accordo di regolamentazione delle adozioni con gli Stati Uniti, a seguito di un rapporto Usa che denunciava episodi di corruzione, vendita di bambini e allontanamento forzato delle madri naturali, il problema dei bambini abbandonati rimane irrisolto. 


Il blocco delle adozioni Usa in Vietnam a partire da luglio pone una drastica fine a una tendenza positiva che aveva visto l’adozione di 1.200 bambini vietnamiti nei 18 mesi precedenti al 31 marzo. Nel 2007, erano stati adottati 828 bambini vietnamiti, circa il 400 per cento in più rispetto al 2006, secondo le stime ufficiali.

Secondo il rapporto redatto dall’ambasciata americana, pubblicato a fine aprile, l’85 per cento dei bambini adottati era considerato “abbandonato”. Prima del 2002 (quando gli Usa avevano sospeso le adozioni a causa dei timori di corruzione, prima di una ripresa nel 2006), solo nel 20 per cento dei casi erano considerati tali.

I casi fraudolenti citati nel rapporto comprendevano quello di una nonna che aveva ceduto la nipotina mentre la nuora lavorava in un’altra provincia, e di un bambino portato via dall’ospedale perché la madre non poteva pagare il conto.

Secondo il rapporto dell’ambasciata, le truffe hanno origine dalla legge vietnamita sulle adozioni straniere, che richiede l’intervento di agenzie internazionali per finanziare gli orfanotrofi, prima di occuparsi delle adozioni.

Malgrado sia difficile raccogliere cifre esatte, risulta che in Vietnam i bambini vengano regolarmente abbandonati a causa di gravidanze fuori dal matrimonio considerate socialmente sconvenienti.

”I dati disponibili non sono affidabili”, ha detto all’IPS Caroline den Dulk, portavoce delle Nazioni Unite, che parla a nome dell’agenzia Onu per l’infanzia (UNICEF).

L’UNICEF lavora insieme al ministero del lavoro, degli invalidi di guerra e degli affari sociali (MOLISA), e al ministero della giustizia in aree in cui la politica e la legislazione che regolamentano orfanotrofi e abbandono dei minori sono una in fase di transizione. “Sarebbe necessario migliorare il sistema di raccolta delle informazioni”, ha detto den Dulk.

Come accade in tante situazioni tragiche, i casi individuali commuovono più dei tanti senza nome. Ad aprile, i quotidiani locali hanno raccontato la storia di Phung Thien Nhan, abbandonato alla nascita su una collina fuori dal suo villaggio impoverito. A soli 21 mesi, ha perso la gamba destra e i genitali dopo l’attacco di un animale selvatico, prima di essere ritrovato e portato in ospedale sul sellino di una motocicletta.

La gente andava a visitare il piccolo sopravvissuto miracolosamente, portando doni e qualche volta i propri bambini. Dopo due mesi di cure il piccolo era stato restituito alla sua famiglia, dove però aveva ritrovato una situazione di malnutrizione e complicazioni mediche per mancanza di cure adeguate.

Adottato dalla giornalista vietnamita Tran Mai Anh e dalla sua famiglia, la storia del bambino è tornata al centro delle cronache grazie soprattutto alla campagna di informazione di una scrittrice canadese, Elke Ray, amica della madre adottiva. La gente fa regolarmente visita alla famiglia portando doni e i propri bambini per giocare con lui. "Il paragone con i tanti bambini suoi coetanei emoziona tutti", ha detto Mai Anh, rispondendo alla domanda sul perché questo caso particolare avesse colpito tanto l’opinione pubblica.

”(Una simile attenzione) penso sia da attribuire all’entità delle sue ferite”, ha detto Ray. “Qui i bambini vengono abbandonati continuamente, e la gente preferisce non parlarne... non piace a nessuno pensare a certe cose”. Secondo Mai Anh, questa situazione è conseguenza della condanna diffusa delle madri non sposate, e dell’assenza di servizi sociali. “Le donne che abbandonano questi bambini di solito sono veramente povere”.

Paul Philips, responsabile di Charity Tuesday, organizzazione che fornisce cibo, medicine e trasporto a orfanotrofi privati (le cosiddette “case dell’amore”), è d’accordo con Ray. “I valori tradizionali sono ancora molto forti in diverse parti del paese, ed è da lì che arrivano la maggior parte dei casi di abbandono. È la disperazione assoluta, le donne non sanno a chi rivolgersi, non hanno nessuna assistenza sociale”.

L’8 aprile, il quotidiano “Thanh Ninen” ha raccontato la storia su “La fossa comune dei bambini abbandonati”, nella provincia centrale di Thua Thien-Hue. I due uomini di cui parla l’articolo avrebbero sepolto circa 30mila neonati indesiderati in 16 anni di straziante lavoro volontario.

Trong Viet Hieu ha detto al quotidiano di aver iniziato nel 1992, dopo il ritrovamento del cadavere di un neonato in una busta di plastica. Quando è stato intervistato, insieme al suo amico Truong Van Nang avevano appena scavato 40 tombe per la settimana successiva.

”Non capisco, leggere una cosa simile è terribile”, ha detto Leah Fitzgerald, operatrice volontaria australiana che vive in Vietnam da circa dieci anni. Negli ultimi 14 mesi ha cercato di adottare un bambino vietnamita, ma l’Australia non ha un accordo con il Vietnam sulle adozioni, e quindi non può passare attraverso un’agenzia ufficiale.

”Loro (il ministero della giustizia) non sono interessati”, ha raccontato Fitzgerald all’IPS. “Non ne traggono alcun vantaggio, io sono una sola persona”. Le hanno detto diverse volte che non ci sono bambini disponibili, raccomandandole di “arrivare a un accordo” personale con qualche famiglia, per poi fare richiesta scritta.

La gente spera che le cose migliorino. “È evidente che l’attenzione dei media sta crescendo e anche la preoccupazione dell’opinione pubblica”, ha detto den Dulk.(FINE/2008) 

mercoledì 19 marzo 2008

Finti volontari truffano 40 persone.

In manette tre giovani napoletani.
Si spacciavano per rappresentanti dell'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', e tramite artifizi e raggiri sono riusciti a truffare oltre 40 persone facendosi consegnare somme di denaro destinate a malati ed infermi. Arrestati 3 napoletani
Fonte. LaNazione.it



Firenze, 18 marzo 2008 - Per farsi dare soldi dai commercianti di Montespertoli, Impruneta, Tavarnelle e San Casciano, si sono finti volontari di un'associazione che assiste persone malate. Ma sono stati scoperti dai carabinieri e arrestati con l'accusa di truffa. In manette sono finiti tre persone, A. S., 27 anni, B. C., 21 anni, e P. A. D., 35 anni, tutti originari di un comune in provincia di Napoli. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la truffa avrebbe fruttato ai tre circa mille euro. Gli arrestati, secondo quanto emerso da successivi accertamenti, erano già stati denunciati per reati analoghi compiuti in altre province italiane.


Si spacciavano per rappresentanti dell'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', e tramite artifizi e raggiri sono riusciti a truffare oltre 40 persone tra commercianti e privati cittadini, facendosi consegnare somme di denaro destinate, a loro dire, a malati ed infermi. È quanto accaduto nella giornata di ieri ai danni di residenti di Montespertoli, San Casciano V.P., Tavarnelle V.P. e Impruneta in provincia di Firenze.


Protagonisti della truffa, invece, sono stati tre pregiudicati originari di Castello di Cisterna,in provincia di Napoli che prima di essere fermati dai carabinieri erano riusciti a racimolare quasi mille euro in contanti. Si tratta del 
27enne S.A., del 21enne C. B. e del 35enne A.D.P..


I primi due sono stati arrestati dai carabinieri della Stazione di Montespertoli che li hanno sorpresi mentre erano 
intenti a raccogliere i soldi da alcuni commercianti del centro cittadino. Alla richiesta dei militari di mostrare loro la documentazione inerente l'attività svolta, i due, mostrando solo una serie di depliants e opuscoli informativi, dichiaravano di essere delegati dall'associazione 'U.N.A.M.I.C.', affiliata 'ONLUS', a raccogliere fondi in favore di persone gravemente malate ed inferme. I successivi accertamenti, consentivano di appurare che sulla associazione gravava un formale provvedimento di cancellazione dell'associazione dall'anagrafe 'ONLUS' e che pertanto i due non erano assolutamente legittimati ad richiedere denaro ai privati cittadini. Dai blocchetti di ricevute in possesso ai due si poteva, altresì, evincere che gli stessi, nella solo giornata di ieri, erano riusciti a truffare, facendoli cadere in errore per mezzo di artifizi e raggiri, almeno 30 cittadini e commercianti, nei comuni di Montespertoli, Tavarnelle V.P. e San Casciano V.P., facendosi elargire indebitamente la somma complessiva di 710 euro. Per questo i due campani sono stati arrestati con l'accusa di truffa. Ulteriori accertamenti hanno consentito di accertare, che la medesima tecnica era stata utilizzata anche da un altro pregiudicato campano, sicuramente complice dei primi due, nella zona di Impruneta. Anche qui, l'uomo è riuscito a truffare circa dieci persone tra cittadini e commercianti, ricevendo circa 250 euro in contanti. Grazie alle indicazioni ricevute dai Carabinieri di Montespertoli, i militari della Stazione di Impruneta sono riusciti a rintracciare la terza persona A.D.P e ad arrestarlo con la stessa accusa di truffa.


Le verifiche dei militari hanno tra l'altro consentito di accertare che i tre erano stati già controllati in diverse province d'Italia e, in particolare, erano già stati denunciati dai carabinieri di Rieti e Genova sempre per lo stesso reato.

sabato 8 marzo 2008

Ciad: tornano a casa "orfani" rubati da falsa ong francese

Fonte Vita

Rientro nelle rispettive famiglie dei 103 'orfani' del Ciad coinvolti nello scandalo dell'Arche de Zoe.


Il governo del Ciad ha autorizzato il rientro nelle rispettive famiglie dei 103 'orfani' del Ciad coinvolti nello scandalo dell'Arche de Zoe. I bambini - ospitati in un orfanotrofio del Ciad - verranno restituiti ai famigliari prima possibile, ha reso noto l'Unicef.


Sei cooperanti della Ong francese erano stati sorpresi dalle forze dell'ordine ciadiane il 25 ottobre scorso all'aeroporto di Abeche, nella parte orientale del paese, mentre stavano per imbarcarsi su un volo con i bambini, che volevano fare adottare in Europa, perche' - avevano spiegato - erano orfani della regione sudanese del Darfur. Successivamente pero' era emerso che i bimbi non erano del Darfur ma prevalentemente originari del Ciad e che la maggior parte di loro aveva i genitori.


Alcune di queste famiglie avevano spiegato che quando i bambini erano stati portati avevano creduto che venissero trasferiti in una citta' vicina per permettere loro di frequentare la scuola. Il caso aveva provocato molte proteste anti-francesi in Ciad e i sei operatori dell'Arche de Zoe erano stati condannati il 26 dicembre da un tribunale di N'djamena ad una pena di otto anni di lavori forzati. Le autorita' ciadiane avevano quindi accolto la richiesta di un trasferimento dei cittadini francesi in patria dove la condanna era stata commutata il 28 gennaio scorso in otto anni di reclusione.