sabato 3 luglio 2010

Pub, agriturismo, palestre ecco i furbetti del non profit

di Davide CarlucciFonte: www.repubblica.it
Così falsi enti e associazioni truffano lo Stato. I centri sportivi fra le realtà più spericolate. Il trucco usato è quello di aprire una attività alla volta per evitare di essere scoperti
Il meglio di sé lo danno nella descrizione dell'oggetto sociale. "L'associazione ha come scopo la organizzazione del tempo libero dei propri associati, attraverso l'offerta di una vasta gamma di giochi audiovisivi, quali videogames e biliardi, calcetti ecc, in un ambiente teso a stimolare la civile convivenza ed al rapporto tra i soci", scrive per esempio il gestore di una sala giochi di Catania. Un bar di Torino, invece, persegue "la formazione psicofisica e morale dell'uomo". Altisonanti anche i nomi che si danno: molti night club e privé italiani fanno capo, per esempio, alla Federazione italiana per la tutela dei diritti e delle libertà, sintetizzato in Federsex. Che tra i cinque buoni motivi che propone per raccogliere le adesioni di chi vuole "aprire un locale alternativo", inserisce anche la "certificazione per la somministrazione di bevande e alcolici". 
Anche queste realtà fanno parte del vasto mondo del non profit italiano. Ma sono davvero tutti enti senza scopo di lucro? E quante - tra le oltre 235mila "unità istituzionali" che secondo l'Istat compongono il "privato sociale" - in realtà sono attività imprenditoriali che vogliono solo evitare di pagare le tasse? E a quanto ammonta il "nero" prodotto dal cosiddetto "Terzo settore"? Da qualche mese Guardia di finanza e Agenzia delle entrate stanno provando a dare una risposta a queste domande, controllando tutte le società senza scopo di lucro. I primi risultati sono sorprendenti: su un campione di 62 società dilettantistiche sportive controllate dalla Guardia di Finanza con il "progetto Ercole" solo 5 sono risultate in regola: il 92 per cento ha commesso qualche illecito. Sette di loro - il 15 per cento - sono da considerare "evasori totali".
I CONTROLLIAnche l'Agenzia delle Entrate sta dando la caccia a questa nuova categoria, molto italiana, di "furbetti del non-profit". A tutte le organizzazioni sono stati inviati 221mila modelli da compilare (Eas): devono spiegare se l'attività commerciale è solo marginale - e funzionale agli scopi associativi dell'ente - o è prevalente. Associazioni sportive dilettantistiche, culturali, di promozione sociali, organizzazioni di volontariato, pro loco, stanno sottoponendo per la prima volta bilanci e contabilità agli agenti del fisco. L'intenzione stanare i fenomeni di evasione sostanziale, "particolarmente riprovevoli poiché si fanno schermo di finalità sociali". Chi rischia dai controlli? Chi non rispetta alcune regole come il divieto di distribuire utili o di devolvere il patrimonio ad altre associazioni in caso di scioglimento. O quelle realtà nelle quali non esistono rendiconti e gli organi amministrativi non sono eleggibili. La direzione piemontese delle Entrate ha fatto un passo in più, firmando un protocollo con la Provincia di Torino per incrociare le banche dati e smascherare le attività commerciali che si nascondono dietro il paravento delle Onlus, dei circolini e delle associazioni di volontariato.
GLI EVASORI I controlli riguardano 200 società e i primi 35 accertamenti (per la maggior parte ristoranti, bar e palestre) hanno portato alla luce un'evasione che oscilla fra i 50mila e i 70mila euro, con punte di 100mila. E casi clamorosi, come quello di un agriturismo con pista per l'atterraggio degli elicotteri che a tutto faceva pensare tranne che al volontariato. Certo, accanto a queste realtà, ci sono i gruppi di cittadini che fanno compagnia ai malati terminali negli ospedali o quelli che vigilano contro gli abusi che devastano l'ambiente: non mettono in tasca niente e forse ci rimettono. Ma facendo una media tra loro, che dichiarano tutte le entrate, e i furbetti, si può ipotizzare che, in media, ogni ente sottragga al fisco tra i 5 e i 10mila euro. Moltiplicandoli per i duecentomila enti non profit italiani si può avere un ordine di grandezza delle dimensioni del "nero" prodotto dal privato sociale? La cifra che si può ipotizzare, forse per difetto, è di 1-2 miliardi di euro, pari al 5-10 per cento delle risorse mosse dall'economia sociale secondo il rapporto Cnel-Istat del 2008 (23 miliardi di euro). 
FITNESS E PALESTRENon c'è da meravigliarsi, dunque, se la Guardia di finanza di Paderno Dugnano ha contestato, un mese fa, 5 milioni di euro di introiti sottratti alla tassazione in cinque anni a un centro fitness di Bovisio Masciago, in provincia di Milano. Il centro, che organizzava corsi di spinning e stage di ballo, faceva risultare i ricavi degli abbonamenti degli iscritti come semplici quote associative. Tra le realtà più sospette ci sono le palestre: una, a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, si è data alle false fatturazioni, truffando oltre un milione di euro, mentre a Teramo un imprenditore ha creato una holding tra onlus che apparentemente facevano attività sportiva dilettantistica: i 5000 iscritti, però, non venivano mai avvisati delle assemblee annuali. Contro il fenomeno dell'abusivismo nel settore sportivo è sceso in campo il Coni, che ha avviato un censimento delle oltre 60mila associazioni presenti in Italia, imponendo ferrei controlli ai propri affiliati. Certo, non c'è solo da combattere la malafede o le finte sponsorizzazioni. Molti sportivi non hanno dimestichezza con gli affari burocratici e contabili: annotare tutte le operazioni fatturate ogni mese nei registri, conservare tutta la documentazione sui costi sostenuti, eccetera. Gli studi tributari hanno molto da lavorare, adesso. 
COME FAREMa i commercialisti sono indispensabili anche per chi elude il fisco "investendo" nella forma associativa. Proviamo a contattarne uno per chiedergli come si fa ad aprire un ristorante, una piscina o un altro esercizio commerciale spacciandolo per un non profit. Riusciamo ad aprire in questo modo un centro polifunzionale che preveda al suo interno una piscina, una palestra, una discoteca-sala da ballo e un ristorantino? Primo consiglio: "Un passo alla volta, per non dare troppo nell'occhio". Costituiamo un'associazione enogastronomica e culturale. E nello statuto scriviamo, seguendo i consigli del nostro consulente, che "si prefigge lo scopo di valorizzare la cultura del mangiare e del bere del territorio" e un sacco di altre balle. Possiamo aprire, così, un piccolo ristorante. Evitiamo, però, tutte le grane (e i costi) che incombono sulle società. Quali sono i vantaggi per chi sceglie la strade del non profit? Non avremo l'obbligo d'iscrizione alla camera di commercio, che comporta il pagamento di una tassa di 200 euro all'anno. A differenza di tutte le società di ristorazione, inoltre, non pagheremo l'Irap, l'imposta sull'attività produttiva, che in Veneto ammonta al 3,9% del reddito imponibile. E non pagheremo l'Ires, l'imposta sul reddito delle società, pari al 27,5 per cento. 
Ma occorre fare molta attenzione, ci avverte il contabile: "I controlli sono diventati molto stringenti". Bisogna partire con un'attività a basso rendimento. Anche perché restando al di sotto del limite dei 250mila euro all'anno "si può usufruire del regime agevolativo della legge 398 del 1991, molto interessante per le associazioni. Il reddito imponibile viene determinato forfettariamente in ragione del 2% del volume dei ricavi". Ma l'associazione deve dimostrare di rispettare regole democratiche, convocare almeno una volta all'anno i soci per discutere il rendiconto. Come evitare queste scocciature? "Si può prevedere, nello statuto, che le convocazioni siano pubblicate in bacheca, dove nessuno le va a guardare", consiglia il commercialista. Ma a chi affiliarsi? Ce n'è per tutti i gusti. Il "Centro europeo associazionismo di Roma" garantisce: "Con la nostra affiliazione puoi aprire ristoranti, discoteche..." e giù con un lungo elenco di attività di solidarietà come i tatuaggi e la sauna. Un imprenditore di Ancona, invece, si è vantato di aprire un locale per scambisti affiliandosi a due federazioni, la Federsex e la Fenalc. Sigla alla quale aderisce una signora che a Oristano ha messo in vendita, "per raggiunti limiti d'età", il suo circolo. Con tanto di "licenza di somministrazione di alimenti e bevande".
UTILI E DIPENDENTIÈ vietata la distribuzione degli utili, ma "nulla toglie che alcuni soci possano percepire un compenso per determinate prestazioni svolte". Certo, non bisogna farla sporca. Il 4 giugno Massimo Zuccotti, presidente della Croce San Carlo, un'associazione di pubblica assistenza milanese, è stato arrestato dalla Finanza: aveva trasformato la sua onlus in una srl, tentando di vendere le quote dell'associazione a un volontario. Come inquadrare i dipendenti quando sei una onlus? Come volontari, aveva pensato Zuccotti: in questo modo non si pagano i contributi, quindi la retribuzione è in nero. "Firmavamo un foglio in cui si dichiarava di percepire i compensi in qualità di rimborso spese", hanno raccontato i finti volontari alla procura. 
LA MOVIDA Gli "ap-profit" spopolano nel tempo libero e nell'intrattenimento. Molte associazioni, nelle guide, si pubblicizzano candidamente come ristoranti o come wine bar, soprattutto a Roma. Proviamo a contattare un'associazione enogastronomica a Siracusa: si prenota come in qualsiasi altro ristorante e nessuno ci chiede, preventivamente, di diventare soci. "Noi abbiamo denunciato, negli ultimi anni, 700 discoteche e locali abusivi - racconta Luciano Zanchi, presidente di Assointrattenimento - e spesso le irregolarità sono state riscontrate. Ma di finte associazioni che gestiscono discoteche continuano a sorgere come funghi. Mettendo in crisi il settore: "Nel 2000 le disco erano oltre 4000 e davano lavoro a circa 250mila giovani. Oggi ne rimangono operative poco più di mille per meno di 60mila posti di lavoro". Un circolo privato, per esempio, gestiva una discoteca latina ad Abbiategrasso. "Le serate vengono regolarmente pubblicizzate - ha denunciato alla procura Zanchi - E nelle serate affluiscono centinaia di persone per la gestione delle quali è necessario impiegare numerosi addetti: ci chiediamo anche dal punto di vista contributivo, quali siano le strategie adottate dall'organizzazione". 
LA SICUREZZADa qualche anno alcune procure, come quelle di Milano, stanno disponendo controlli sulla sicurezza con i vigili del fuoco, polizia e Asl. Nove circoli privati sono stati chiusi: tra questi, per un po', anche il club Illumined, affiliato all'Arcigay. All'interno gli agenti hanno trovato 115 persone, sostenendo che le uscite di sicurezza erano carenti. Per la stessa ragione il procuratore aggiunto Nicola Cerrato ha chiesto e ottenuto la chiusura di un locale per spettacoli lap dance vicino la stazione di Milano, il Margo - 10 euro il biglietto d'ingresso, 15 la consumazione - e di un'associazione, in via Paolo Sarpi, dove si faceva karaoke. 
AGENZIE VIAGGIIn tempi di crisi, fioccano le denunce da parte di chi paga tutte le tasse. La Fiavet dell'Emilia Romagna e delle Marche ha lanciato una crociata contro "associazioni, cral, parrocchie, circoli sportivi e ricreativi" che organizzano "viaggi, gite o soggiorni senza regolare licenza di agenzia di viaggi". Andrea Giannetta, di Assotravel, individua poi una tipologia che "pur restando nella legalità fa concorrenza sleale". Gli operatori hanno preso di mira spesso una realtà come la Civaturs. Nata come "confederazione italiana del volontariato associazionistica turistica umanistica ricreativa sportiva", beneficiaria di contributi pubblici, di fatto si è trasformata in una catena di agenzie presenti in tutt'Italia, affiliata, non si capisce perché, all'Asi, l'Alleanza sportiva italiana presieduta dal deputato Pdl Giovanni Barbaro. Chi vuole comprare un pacchetto viaggi si associa alla Civaturs e il gioco è fatto. "Di quali documenti e autorizzazioni bisogna essere in possesso e dove bisogna presentarli?", è la domanda posta nella sezione Faq dell'associazione. Ed ecco la risposta: "Per aprire un ufficio viaggi non occorre chiedere autorizzazioni o licenze. L'affiliazione alle Associazioni Nazionali rendono l'ufficio un'articolazione territoriale delle stesse...".


sabato 26 giugno 2010

Palermo: scoperte false associazioni no profit


di Sabrina Ferrante
Fonte: newnotizie 


False associazioni no profit a Palermo: un’operazione della guardia di finanza ha permesso di scoprire un giro di evasioni accertate di ben 18 milioni di euro. Il Nucleo di polizia tributaria di Palermo ha dato avvio ad una serie di interventi ispettivi nei confronti di associazioni operanti in città per verificare la reale sussistenza dei requisiti di legge necessari per potersi avvalere del particolare e favorevole regime impositivo secondo cui vengono tassati solamente i proventi derivanti da eventuali attività commerciali, mentre vengono escluse dal tributo tutte le attività svolte con altre finalità.  


Del particolare regime fiscale si avvalgono una molteplicità di enti non commerciali quali associazioni religiose, politiche, sindacali, culturali, di utilità sociale, ma le attenzioni investigative delle Fiamme Gialle si sono per ora concentrate sulle associazioni sportive dilettantistiche. I finanzieri hanno scoperto che le associazioni verificate operavano in realtà come vere e proprie imprese commerciali, con ampie strutture aperte a tutti, senza che i fruitori partecipassero in alcun modo alla vita associativa o alla gestione dell'ente. Più che associati si trattava di semplici clienti che si limitavano a usufruire delle strutture ed a praticare lo sport preferito.


Nel primo caso l’associazione affittava 4 campi da tennis e 4 da calcetto in una zona centrale con annesso bar interno mentre nel secondo caso l’attività è risultata ben più ampia e diversificata, dato che l’associazione utilizzava un’area coperta di circa 4000 mq con piscine semiolimpioniche, nonché diverse palestre e locali per trattamenti sanitari e fisioterapici in convenzione con il servizio sanitario nazionale.


L’attività ispettiva, in fase di sviluppo, già con questi primi interventi ha permesso l’emersione di una base sottratta al Fisco per quasi 18 milioni Euro. Uno dei due contribuenti verificati, riconoscendo implicitamente l’inattaccabilità giuridica dei rilievi mossi, ha formalizzato la propria intenzione di aderire integralmente al processo verbale di constatazione redatto dalle Fiamme Gialle, dichiarando alla locale Agenzia delle Entrate di essere disponibile a versare tutte le somme dovute.

martedì 15 giugno 2010

Bloccati dai carabinieri di Salerno, falsi volontari truffavano i cittadini

Fermata una coppia: sedicenti operatori di una Onlus che raccoglieva fondi per combattere la leucemia
di Rosa Coppola
Fonte: Corriere del Mezzogiorno



Si fingevano volontari di una onlus per raccogliere fondi necessari alla ricerca contro la leucemia. Fermati da un ufficiale dei carabinieri, vengono denunciati. Due napoletani, un uomo e una donna già conosciuti alle forze dell’ordine per rapina, residenti a Casalnuovo, sono stati denunciati a piede libero, dopo essere stati sorpresi, sabato mattina, dal tenente colonnello Massimo Cagnazzo, comandante della locale compagnia dei carabinieri, mentre intascavano soldi da cittadini fattisi imbambolare dalle chiacchiere. L’ufficiale, che già conosceva i due napoletani, una 22 enne S. L, e il compagno, C. S., 30 anni, li ha immediatamente bloccati e portati in caserma.
LA TRUFFA REITERATA - Gli stessi, l’anno precedente, avevano tentato di farsi accreditare dai militari per evitare segnalazioni da cittadini sospettosi. Naturalmente, la richiesta non era andata a buon fine. Ancora, i due furono sorpresi, sempre da Cagnazzo, in provincia di Latina intenti a truffare poveri cittadini. In quella occasione si diedero alla macchia. La stessa associazione per la quale i due dicevano di collaborare è presieduta da una persona già denunciata per truffa. Le indagini continuano serrate e sono coperte dal più stretto riserbo; gli investigatori cercano di capire quale giro si nasconde dietro alla finta raccolta di fondi per la ricerca. L’organizzazione della finta onlus predisponeva anche di finte ricevute.

martedì 8 giugno 2010

False fatturazioni per 3 miliardi di euro attraverso associazioni culturali, fondazioni e Onlus

Fonte: Il Sole 24 Ore



Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha scoperto un giro di false fatturazioni di 3 miliardi di euro nel corso di una indagine condotta nei confronti di un gruppo societario, composto da associazioni culturali, fondazioni e Onlus, fortemente impegnato nell'attività di diffusione culturale e del marketing.


L'inchiesta ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati della procura di Milano di 26 persone responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata all'emissione e all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, alla truffa aggravata ai danni degli istituti di credito e per il conseguimento di erogazioni pubbliche, all'appropriazione indebita. Sono indagate anche due società, in virtù della legge 231 del 2001, in materia di responsabilità amministrativa degli enti.


Nel dettaglio, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno rilevato numerose transazioni finanziarie, supportate da operazioni economiche fittizie, tra cui, consulenze aziendali, commerciali e di marketing, corsi di formazione, vendita/acquisto di opere d'arte, finalizzato all'evasione fiscale e all'ottenimento di linee di credito indebite da parte delle banche. Inoltre, sono state anche riscontrate fatture false per lavori edili riferibili a dimore storiche allo scopo di beneficiare di sovvenzioni pubbliche, visto l'interesse architettonico degli edifici.

giovedì 13 maggio 2010

Afghanistan: lotta alla corruzione, sciolte 172 ong

Fonte: ASCA-AFP
(ASCA-AFP) – Kabul, 11 mag – Centossettantadue organizzazioni non governative sono state sciolte in Afghanistan, molte delle quali per ”cattiva amministrazione”. Lo ha annunciato il Ministero dell’Economia di Kabul in un comunicato.
La speciale commissione di controllo, guidata dal ministro Abdul Hadi Arghandiwal, era stata istituita dal presidente Hamid Karzai per verificare l’attivita’ di circa 1.500 organizzazioni di aiuti umanitari operanti nel paese, come parte di un programma di lotta alla corruzione.
Dall’invasione americana del 2001, decine di miliardi di dollari di aiuti sono stati destinati all’Afghanistan, ma gran parte dei fondi sono finiti in tasche private senza lasciare tracce.

mercoledì 5 maggio 2010

Un marketing di cui diffidare

di Anne Landman
Fonte PRWatch.org

Goldman Sachs, Halliburton, Monsanto, Blackwater, Bank of America, Citigroup, Cigna, Aetna, Enron, Arthur Andersen, Mercury Insurance, Philip Morris. Sono solo alcuni nomi delle imprese che generano sentimenti di diffidenza, rabbia e tradimento. Rappresentano gli scandali, l’avidità, il disprezzo per il welfare, lo spreco di denaro dei contribuenti e tante altre cose negative, fungono da promemoria su come gli illeciti d’azienda portino vergogna e danneggino milioni di persone.
Ma come il pubblico ora si fa più diffidente nei confronti delle grandi multinazionali, così anche le aziende stanno combattendo per attuare forme più intelligenti e sofisticate di relazioni pubbliche. Il loro obiettivo? Manipolare l’opinione pubblica ed assicurare che la diffusione di sentimenti negativi non blocchi la capacità di fare business. Sempre più spesso, le società sono impegnate in variazioni sul tema della corporate social responsibility, per cercare di convincerci che ci si può fidare di nuovo.
Abbiamo ricevuto un avvertimento riguardo a ciò che sta per arrivare, quando la rivista Advertising Age ha pubblicato un articolo su una PR di nome Carol Cone. La maggior parte delle persone fuori dall’ambiente delle Rp probabilmente non ha mai sentito parlare di lei. L’articolo dice che la Cone lascia la sua agenzia pubblicitaria per passare a Edelman, una delle più grandi agenzie di Rp al mondo. Il titolo dell’articolo diceva, “Carol Cone, leader di aziende di qualità, entra in Edelman”.
Carol Cone è definita come la mente creativa della strategia di relazioni pubbliche chiamata cause marketing, in cui una società forma un team senza scopo di lucro per raccogliere fondi per una causa popolare. Alcune grandi aziende usano il marketing solidale come strumento di vendita e di gestione dell’immagine. Forse l’esempio più importante di questa forma di marketing è la diffusione del pinking legato al tumore al seno. Molte imprese vendono prodotti rosa per promuovere la consapevolezza del cancro al seno e danno una parte dei proventi alla Susan G. Komen Foundation. Questa massiccia campagna ha attirato le critiche delle principali società perché vendere dei prodotti “rosa” che possono realmente danneggiare persone o degradare l’ambiente, nel caso di prodotti come le pistole, le automobili e l’acqua in bottiglie di plastica contenenti bisfenolo-A. Questo lato deludente della campagna di sensibilizzazione del tumore al seno ha anche dato vita a una nuova parola: pinkwashing definito dal gruppo di Breast Cancer Action, come un termine usato in modo critico per le campagne aziendali in cui la società promotrice si posiziona come leader nel tentativo di eliminare il cancro al seno e si impegna in attività pratiche che possono contribuire a sconfiggere l’avanzamento della malattia.
Carol Cone era la mente creativa dietro la campagna Go Red for Women, in cui la catena di drug store Rite Aid in collaborazione con l’American Heart Association (AHA), voleva sensibilizzare le donne sulle malattie cardiache. Rite Aid ha dato la possibilità alla propria clientela di acquistare abitini di carta rossa per un dollaro ciascuno, il cui ricavato viene devoluto a AHA. (Salvaguardare le parti anatomiche femminili sembra suscitare particolare entusiasmo, come è evidenziato dall’invenzione di simpatici adesivi per auto che invitano la gente a “Save the Tas Ta.”)
Un grave errore è stato però commesso nella campagna “Go Red for Women”: Rite Aid si dichiarava preoccupata per la salute cardiaca delle donne mentre apertamente continua a generare profitto dalla vendita della più grande causa di malattie cardiache: le sigarette. Sorprendentemente, in un comunicato stampa riguardo la sponsorizzazione della campagna Go Red, Rite Aid elenca molti consigli per la salute delle donne, ma ha fallito completamente nel ricordare anche che smettere di fumare può ridurre di tanto le probabilità di una donna di avere malattie cardiache. Rite Aid era completamente cosciente del fatto che stava vendendo un prodotto che provoca malattie nelle donne come in qualsiasi altra persona, fin dal momento in cui la società aveva firmato contratti con R.J. Reynolds, Brown & Williamson e altre aziende del tabacco indennizzando la catena (proteggendola) da rivendicazioni legali dei danni dovuti alle sue vendite di sigarette.
Nel novembre del 2009 in un articolo del New York Times, la Cone ha sottolineato che il cause marketing sta crescendo in quanto i consumatori potranno regolare i moltissimi annunci tradizionali che li bombardano ogni giorno. Secondo Cone, questo significa che i “markettari” non dovrebbero fare marketing diretto alle persone, ma attirare la gente con la narrazione, “quale migliore storia da raccontare di una storia vera… qualcosa di autentico che ha senso”.
Investire in una buona causa per una società di marketing contribuisce a acquisire un “abito da buon cittadino” consentendogli di associarsi a una rispettabile organizzazione non-profit. Questo conferisce alla società una patina di cura e responsabilità sociale. La collaborazione tra le aziende e le organizzazioni non-profit ha anche un riscontro positivo in quella che è la coscienza dell’imprenditore permettendogli così di poter fare business in modo più positivo.
Richard Edelman dell’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha detto a Ad Age che la perdita di fiducia da parte dei consumatori nelle aziende crea “un’opportunità per le agenzie di Rp di acquisire più responsabilità di marketing da altri settori del marketing.”. Tradotto, questo significa che, come la pubblicità tradizionale perde la capacità di persuadere, le aziende puntano sempre più spesso sulle Rp per attuare la “responsabilità sociale” tramite programmi come pinkwashgreenwashgreedwash e altre più sofisticate strategie per sensibilizzare verso buone cause e quindi alimentare in positivo la reputazione aziendale o, nel caso in cui un’azienda non abbia ancora fatto grandi danni sotto questo punto di vista, per creare un cuscinetto contro un potenziale contraccolpo pubblico.
In effetti, l’attività di Rp si sta consolidando facendo leva sul fatto che i consumatori hanno sfiducia verso le imprese. E’ una cosa piuttosto complicata.
E’ nostro compito esaminare strategie di Rp ed esporre programmi e schemi. Non siamo soli nel riconoscere che le società usano il ”cause di marketing” come strumento per attenuare le minacce all’immagine, influenzare le politiche pubbliche e garantire ricchezza. Spesso le società riescono a tenersi un posto al tavolo delle politiche pubbliche, apparendo come attori responsabili. Ma noi vogliamo essere onesti.
Non tutti gli sforzi di responsabilità sociale delle imprese sono necessariamente un male. Ma una reale responsabilità sociale d’impresa dovrebbe iniziare in casa propria. Prima che la società si associ con un gruppo non-profit, si dedichi a una giusta causa, faccia diventare rosa i suoi prodotti o dia vita ad una fondazione e pubblicizzi poi tutta questa meravigliosa generosità, occorre prima di tutto comportarsi in modo responsabile nei confronti della società. Si deve pagare un salario di sussistenza, trattare i propri dipendenti in modo equo, offrire prestazioni adeguate e fornire ai propri lavoratori un ambiente di lavoro sicuro e salubre. Non dovrebbe impegnarsi in attività fraudolente, maltrattando o intimidendo i funzionari pubblici o danneggiando l’ambiente. Se fa tutto questo e poi vuole continuare a contribuire aiutando o donando qualcosa a una buona causa, va bene, ma sarebbe bello se cercassero di non urlare ai quattro venti quello che stanno facendo.
Fino a quando le società non diventano socialmente responsabili e affidabili, noi di PRWatch.org continueremo a sollecitare i lettori ad essere scettici sui piani di Rp, come il cause marketing e la strategica filantropia aziendale.
Quando si rileva una campagna che ha un obiettivo di marketing, iniziate a farvi domande, come quanta parte del prezzo del prodotto verrà donato realmente alla causa. Chiedetevi se state acquistando un prodotto perché lo volete o ne avete bisogno, o perché una campagna di marketing ha usato bei nastri colorati o altri strumenti per attirare la vostra attenzione. Se davvero si vuole sostenere una causa, chiediamoci se non possiamo donare direttamente il nostro denaro, piuttosto che acquistare prodotti.
Ci auguriamo che queste domande, e il nostro preoccuparci del cause marketing, aiuteranno le persone a scindere le attività aziendali da quelli che sono in realtà modi migliori e più sinceri per aiutare le buone cause.

venerdì 26 febbraio 2010

Finti dipendenti pubblici truffano due anziani

Fonte: lanazione 25/02/2010


Sono stati truffati due anziani in due diverse situazioni. In entrambi i casi il truffatore si è introdotto nell'abitazione fingendosi un dipendente pubblico. Un'altra truffa invece ai danni di una donna di 60 anni: un giovane si è finto volontario dell'associazione Save the Children.


Due gli anziani che sono stati truffati ieri da finti dipendenti pubblici. Si tratta di un uom di 85 anni residente in via Oriani e di una donna di 84 anni residente in via Romagnosi.


Il primo è stato raggirato da un uomo che si è spacciato per un addetto del gas incaricato di fare alcuni controlli. Ha bussato alla porta e una volta dentro ha detto all'anziano di aprire tutti i rubinetti del bagno e della cucina per far scorrere acqua calda ed accertare così eventuali perdite di gas; poi lo ha convinto ad aprire la cassaforte. Mentre l'85enne richiudeva i rubinetti, il truffatore ha rubato 6mila euro e i gioielli. Poi è fuggito. 


L'anziana, invece, è stata truffata da una donna che, intorno alle 11, si è fatta aprire la porta di casa dicendo che doveva comunicare un aumento di pensione. Dopo aver confuso l'84enne, facendosi mostrare una banconota da 50 euro per poi restituirgliela subito dopo, la truffatrice ha frugato nelle stanze della casa rubando 300 euro. Sul posto, dopo l'allarme al 113 dato dalle due vittime, sono intervenuti gli agenti delle Volanti.


Ancora un'altra truffa ai danni di una donna di 60 anni originaria di Arezzo. E' successo ieri sera, in via Marsilio Ficino. La signora si era assentata un attimo dalla propria abitazione per salutare una condomina e ha lasciato la porta aperta. Quando è tornata ha notato il giovane che stava scappando per le scale con la sua borsetta in mano. La polizia, avvertita dalla signora, è riuscita a bloccare il giovane poco distante dall'appartamento e a recuperare il bottino: in tasca aveva i cinque euro mancanti dal borsello della donna.


Secondo la ricostruzione della polizia, l'uomo, un giovane di 21 anni, girava per le case spacciandosi per un volontario dell'associazione Save the Children, incaricato di raccogliere fondi per aiutare i bambini dei paesi poveri, ma quando ha trovato una porta aperta si è infilato dentro e ha rubato una borsa.