venerdì 15 aprile 2011

Avviso truffa per donazione sangue

Tornano gli appelli per la ricerca di sangue via sms
Fonte: Terracina Avis

Periodicamente arriva un sms sui cellulari con richiesta urgente di sangue. È una pericolosa bugia che va combattuta

Il cellulare scandisce un suono: arriva un nuovo messaggio. Apri.

"Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B+ causa leucemia fulminante. Urgente". E il tam tam dei messaggini ha inizio. Potrebbe sembrare un grido d'allarme. Ma in realtà si tratta di una "bufala", una notizia inventata. Una bugia che approfitta della generosità delle persone oneste. La variante stagionale riguarda solo il gruppo - talvolta è un AB - che, a causa della presunta rarità, colpisce ancora di più l'immaginario collettivo. La diagnosi sempre infausta, l'età del piccolo paziente non supera mai i 18 mesi. Padri e madri si sentono coinvolti: "e se succedesse a mio figlio?".

La risposta ai preoccupati cittadini, vittime ancora una volta di questi "giochi digitali pericolosi", arriva dall'Authority che in Italia è preposta al coordinamento della medicina trasfusionale e al controllo sulla sicurezza del sangue.
Il direttore del CNS, Giuliano Grazzini, unitamente ai Presidenti delle 4 associazioni e Federazioni di volontariato Sangue (Avis, CRI, Fidas, Fratres), raccomanda di ignorare tali sciacallaggi, invitando alla riflessione: "Il sistema trasfusionale italiano è basato sulla donazione volontaria, altruistica e non remunerata, ma soprattutto governata da meccanismi di controllo regionale da una legge dello Stato. Anche il sangue "raro" viene mappato. Questo significa che gli operatori sanno dove andare a cercare il sangue che serve. Mai nessuno si sognerebbe, dinanzi a emergenze, di instaurare una simile catena di presunta "solidarietà". L'uso degli sms al massimo può riguardare il contatto personale e protetto da privacy che l'associazione di volontariato può effettuare per chiamare il volontario che ha firmato la liberatoria, in caso di richiesta urgente di donazione, sempre allo scadere del periodo di legge previsto tra una donazione e l'altra (3 mesi per gli uomini e 6 per le donne). Ma si tratta di casi eccezionali e personali".
Posta la falsità di tali appelli, invitiamo i cittadini che vogliono liberamente aderire alla donazione, a informarsi presso i Centri Trasfusionali delle Strutture Ospedaliere e sedi delle associazioni di volontariato sangue della propria città. 

mercoledì 13 aprile 2011

Il business solidale è funzionale alle "guerre umanitarie"?

di Marco Cedolin
Fonte: marcocedolin.blogspot.com

Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.
Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali.
La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.
Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.....

Proprio fra le pieghe del termine “sviluppo” impropriamente usato ed abusato quale sinonimo di benessere e prosperità, si può cogliere l’approccio strumentale attraverso il quale l’occidente interagisce nei confronti di società e culture differenti, senza prestare alcuna attenzione alle singole specificità.

Il sistema politico ed economico occidentale, caratterizzato dal consumismo più sfrenato, dalla mercificazione dell’esistente, dall’appiattimento dei valori morali ed umani sull’altare dell’economicismo, viene assunto come “modello” da esportare dappertutto in un mondo che si vuole sempre più globalizzato e convertito ai dogmi del sistema sviluppista. Colonialismo e neocolonialismo hanno sradicato culture millenarie ed economie di sussistenza basate sul rapporto armonico con la natura, attraverso guerre ed invasioni spesse volte definite ipocritamente preventive o umanitarie, causando l’impoverimento d’interi continenti, la cui popolazione è stata costretta a “competere” nell’arena della modernità industriale senza avere i requisiti per poterlo fare.
Il modello occidentale basato sul miraggio della crescita infinita continua a fagocitare nuovi popoli e nuovi territori, alla perenne ricerca dell’energia che gli consenta la sopravvivenza e del “capitale umano” necessario ad alimentare la macchina di produzione. Si tratta di un atteggiamento invasivo e distruttivo attuato con supponenza senza il minimo rispetto per le differenze politiche e culturali, in totale spregio di ogni dimensione comunitaria di scambio e reciprocità locale. La cultura dello “sviluppo” forte della propria aggressività e dei falsi valori di civiltà di cui si fregia in maniera arbitraria ed autoreferenziale, continua ad imporre sé stessa in totale spregio delle altre culture, degli stili di vita differenti e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

L’universo della solidarietà internazionale si muove nell’alveo della cultura sviluppista, proponendosi di porre rimedio alle devastazioni create dallo sviluppo, proprio attraverso pratiche politiche, sociali ed economiche che si basano sullo stesso concetto di sviluppo, il più delle volte corredato dall’aggettivo sostenibile. Il corto circuito logico alla base di un simile progetto risulta evidente ed esso va letto alla luce delle profonde trasformazioni che dagli anni 80 ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni dedite alla solidarietà, limitandone in profondità l’autonomia di movimento. Abbandonato lo spontaneismo le ONG hanno dovuto nel corso degli anni assumere una veste molto più strutturata, al fine di essere riconosciute dai grandi organismi mondiali e dai governi nazionali, in modo da potere avere accesso ai finanziamenti e agli sgravi fiscali.
Tale trasformazione suffragata dalla necessità di evitare sprechi, disfunzioni e malversazioni ha in realtà contribuito a rendere il settore poco trasparente, arrivando ad incidere in maniera notevole sulla stessa natura “non governativa” delle organizzazioni. La possibilità per le ONG di realizzare progetti di assistenza ed aiuto accedendo ai finanziamenti necessari è infatti subordinata al riconoscimento a loro accordato da parte dell’ONU, della UE, della Banca Mondiale e degli altri organismi governativi. Questo fa si che i progetti delle organizzazioni umanitarie finiscano per doversi conformare agli interessi dei propri “donatori” anziché alle esigenze reali delle persone interessate, creando in questo modo una sorta di sudditanza fra coloro che si propongono di lenire le sofferenze e quegli organismi governativi che hanno contribuito al loro dilagare.

Sostanzialmente l’azione delle ONG, nonostante l’impegno e la buona fede di molti fra coloro che in esse si adoperano, sta diventando sempre più funzionale agli obiettivi politici ed economici dei governi e le organizzazioni umanitarie si ritrovano sempre più spesso costrette ad assecondare le strategie militari, fino a diventare parte integrante dei processi di “stabilizzazione” successivi ai conflitti armati, nella misura e nei modi voluti dai vertici degli eserciti. Così come è accaduto e sta accadendo nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq le ONG hanno finito per interpretare il ruolo ambiguo di garanti del processo di democraticizzazione ottenuto tramite “l’esportazione armata” della cosiddetta democrazia liberale che ha imposto lo smantellamento di qualsiasi forma di democrazia di base, partecipazione alla gestione del bene e comune e aggregazione sociale esistente in loco.
Altrettanto spesso le ONG si ritrovano a gestire il cospicuo business degli aiuti con la partecipazione degli elementi più opportunisti della vecchia classe dirigente, contribuendo a creare una sorta di elite composta da una ristretta cerchia di funzionari il cui potere è determinato dall’ingente disponibilità di risorse finanziarie in loro possesso.
Un esempio su tutti delle contraddizioni che caratterizzano il mondo della solidarietà ci è stato fornito dalla recente storia dell’Afghanistan. Nel 2001 tutte le ONG presenti in loco lasciarono Kabul prima dell’attacco americano, proprio quando sarebbe stato maggiormente necessario l’intervento umanitario. A guerra finita tornarono più numerose di prima con corredo di jeep nuove fiammanti e grandi disponibilità di denaro, parte del quale fu usato per affittare o acquistare immobili a prezzi di molte volte superiori a quelli di mercato.
La maggior parte del denaro donato alle organizzazioni umanitarie spesso non raggiunge infatti coloro che soffrono ma viene dissipato nei mega stipendi e rimborsi spese degli alti dirigenti, nella remunerazione generosa degli altri dipendenti, negli affitti o acquisti d’immobili e autovetture e in altre spese accessorie non sempre indispensabili, con la prerogativa di privilegiare negli acquisti di prodotti e servizi le aziende del paese che fa le donazioni.

Il mondo della solidarietà riflette in larga misura le storture della nostra società occidentale ed ha ormai tutti i connotati di un business in espansione all’interno del quale molti ambiscono a ritagliarsi una “posizione” per motivi di profitto e di prestigio. La presenza delle ONG “allineate” è gradita tanto alla politica che attraverso di esse purifica la propria immagine e la propria coscienza, quanto agli apparati militari che ne sfruttano le capacità stabilizzatrici, quanto ai grandi poteri economici e finanziari che usano le organizzazioni umanitarie come teste di ponte per cogliere le grandi opportunità connesse alla ricostruzione.
Nonostante molte persone siano animate dalle migliori intenzioni ed operino in totale buona fede, larga parte delle ONG si è ormai discostata dagli obiettivi di solidarietà ed aiuto del prossimo che dovrebbero essere la base di ogni progetto umanitario.
Si può infatti aiutare veramente gli altri solamente riconoscendoli come tali, rispettando la loro identità culturale e attribuendo loro la nostra stessa dignità. Qualunque forma di solidarietà matura deve essere vissuta all’insegna della reciprocità e non può prescindere dal rispetto delle peculiarità del prossimo, senza la pretesa di volerlo “convertire” ed appiattire sulla falsariga del nostro modello di società, senza doverlo per forza di cose considerare un “selvaggio” in via di sviluppo.

martedì 22 marzo 2011

Ricostruzione in Abruzzo, pesarese denunciata per tentata truffa

Fonte: Il Resto del Carlino


Si tratta di U. R. 45 anni, coinvolta nell'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese. Un altro pesarese era già stato segnalato lo scorso 10 marzo.

L’Aquila, 21 marzo 2011 - C'è anche una pesarese tra le due imprenditrici denunciate dal Nucleo Tributario dell'Aquila, per quello che rigurda l'inchiesta sulle truffe per ottenere fondi comunitari destinati alle nuove imprese delle aeree interessate dal sisma del 6 aprile. La Guardia di finanza è riuscita a bloccare in tempo l’erogazione dei fondi per un valore di 600mila euro.


Le due donne indagate sono U. R. 45enne di Pesaro e S.T. 50enne di Pescara. Entrambe avevano richiesto fondi alla Regione Abruzzo, rispettivamente per 453 e 146 mila euro, per l’avvio di un'attività di commercio all’ingrosso, per macchinari industriali e per una sala giochi e scommesse.


L'ideatore della truffa sempre C. S. 39enne di Pizzoli, già arrestato lo scorso 10 marzo dalla Guardia di finanza, per aver falsificato i documenti presentati alla Regione. Si tratterebbe di preventivi di spesa che avrebbero dovuto attestare gli investimenti necessari per l’avvio dell’attività. i documenti erano stati realizzati però all’insaputa delle imprese fornitrici: C.S. aveva infatti riprodotto fedelmente i loghi e le firme degli amministratori delle ditte.


L’indagine portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria aquilana ha permesso di sventare tentativi di truffa per un milione di euro. Al momento risultano indagate sei persone, di cui una si trova agli arresti domiciliari.

Terremoto Giappone, attenti alle truffe

Di Paola Assanti
Fonte: Guadagno Risparmiando


Attenzione alle truffe on line, e non solo, riguardanti il devastante terremoto che ha colpito il Giappone qualche giorno fa. In queste occasioni, purtroppo, sono sempre presenti atti di sciacallaggio, e non mancano persone che desiderano trarre benefici daeventi drammatici come quello che ha colpito la popolazione nipponica. In caso dicatastrofi come quella giapponese, sono sempre innumerevoli le associazioni che portano avanti manifestazioni di solidarietà, chiedendo aiuto alla gente comune attraverso donazioni che vanno dal semplice sms del valore di 1, 2 o 5 euro, a donazioni più consistenti, ma sono poche quelle di cui realmente è possibile fidarsi. Come si fa a sapere se i nostri soldi verranno destinati a quello scopo? E’ questo l’allarme lanciato da Altroconsumo, perchè i soldi che servono per risollevare le sorti del Giappone sono davvero molti, ma ancora di più sono coloro che vogliono specularci.



Non crediamo che siate stupidi, ma pensiamo sia doveroso allertare la gente che in buona fede consegna anche solo un euro a gente che poi, di quel denaro, farà un uso differente da quello che crediamo. Si sconsiglia categoricamente di fidarsi dei gruppi nati su facebook (anche se alcuni possono avere le migliori intenzioni…) e che promuovono solidarietà per le vittime del terremoto, o di chi ci ferma per strada, o di mail in cui si legge che a spedirvela è una vittima giapponese che ha bisogno di aiuto. Se poi volete contribuire in qualche modo, ma volete avere delle credienziali sull’ente a cui volete donare il vostro denaro, potete constatarne la legittimità con l’Internal Revenue Service (IRS), Charity Navigator o il sito di donazioni Better Business Bureau.
E’ meglio concentrarsi su gruppi già conosciuti, come AmeriCares, Comitato di soccorso internazionale, Save the Children, Croce Rossa americana  e Croce Rossa italiana. Donare a queste associazioni è molto semplice, perchè spesso è necessario solo un sms o una telefonata. Per informazioni sulle donazioni in generale, consultate i siti internet inerenti le associazioni che vi abbiamo consigliato, così come altre accreditate e non menzionate, come Amnesty International ed Emergency. Diffidate, invece, particolarmente di internet e di siti che non conoscete, come ad esempio quelli nati da poco, magari pochi minuti dopo il terremoto in Giappone. Quando accadono catastrofi simili, succede che numerosi siti nascano improvvisamente con un denominatore comune, aiutare cioè chi è stato vittima del disastro, mentre organizzare veri e propri aiuti è ben diverso.

giovedì 17 marzo 2011

GIAPPONE. Scoperto sito-truffa per le donazioni

di Lorenzo Alvaro
Fonte: VITA

Lo ha intercettato Trend Micro, società specializzata in sistemi antivirus


Come nella vita reale anche in quella “virtuale” sul web non mancano i truffatori che hanno pensato di approfittare della solidarietà della gente per le vittime del terremoto e dello tsunami nipponico. La società Trend Micro, specializzata in sistemi antivirus, ha scoperto un sito di phishing dal nome japan.com che fingeva di raccogliere soldi per dare un aiuto alle popolazioni, colpite dal sisma. Creato con un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1, è ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. "Sfortunatamente i criminali informatici hanno a lungo approfittato dei disastri e delle catastrofi naturali per ottenere illeciti profitti - ha detto a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos Rik Ferguson, Director Security Research Communication EMEA Trend Micro -. Pochi minuti dopo il terremoto abbiamo già visto che le ricerche online portavano a siti collegati al sisma con contenuti malevoli".


Oltre a ospitare un sito di phishing, i criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online, Search Engine Optimization (SEO).


Gli attacchi informatici che fanno leva su catastrofi naturali, purtroppo non sono una novità. E' successo nel caso dell'uragano Katrina, del terremoto cinese del Sichuan e di quello di Haiti dell'anno scorso. Gli esperti di Trend Micro suggeriscono quindi agli utenti di fare molta attenzione a scegliere organizzazioni affidabili quando si tratta di fare una donazione.

mercoledì 16 marzo 2011

Un finto sito per donazioni al Giappone

Fonte: Corriere.it


In corso un tentativo di «phishing» sfruttando l'emozione suscitata dal terremoto: come non venire ingannati


Non dovrebbe mai accadere in occasioni simili. Eppure accade (ed è purtroppo già accaduto): c'è chi in Rete approfitta dell'emozione suscitata dalla tragedia giapponese per rubare soldi agli utenti. Lo fa realizzando al volo un sito che finge un a raccolta di fondi: si tratta in realtà di una manovra di phishing indirizzata a sfruttare la generosità altrui e nel modo peggiore. Non solo non si inviano i versamenti a chi ne ha bisogno, non soltanto si intascano quei soldi. Ma spesso si intaccano le barriere di sicurezza sulle identità elettroniche e bancarie (carte di credito in particolare) degli utenti, lasciando aperta la porta a ulteriori truffe. Le rilevazioni di società specializzate in sistemi anti virus e anti phishing permettono a volte di allertare gli utenti. Lo fa in questo caso Trend Micro: ha rilevato un sito di phishing che si spaccia per un sito di donazioni con l’obiettivo di raccogliere fondi destinati alle vittime del recente terremoto in Giappone. Il sito si chiama japan.com ed è creato utilizzando un sistema open-source di social networking Jcow 4.2.1. E’ ospitato su un indirizzo che si trova negli Stati Uniti. I criminali informatici responsabili di questo attacco hanno anche sfruttato la funzione blog del sito web, inserendo post che assomigliano a pubblicità, forse con l’intenzione di migliorare la posizione del sito nelle ricerche online dei motori di ricerca. Se vedete queste schermate (riportate nella pagina illustrativa della truffa in corso), non cascateci e chiudete subito la pagina web.

La Denuncia: false associazioni animaliste travestite per fare impresa

di Michele Visone
Fonte: Futuro e Libertà Salerno



Assocanili, nasce dall’esigenza di tutelare gli interessi del settore rispetto a luoghi comuni che generalizzando, non trovano riscontro in chi è impegnato seriamente e professionalmente nella gestione di strutture che ospitano i cani. Gli scopi e le finalità sono riscontrabili nello statuto e regolamento da cui si evince la volontà di rappresentare strutture che devono e non possono che avere una serie di requisiti che vanno al di là del protocollo autorizzativo. C’è un problema culturale, nell’interpretazione del canile, la cui esistenza e futuro deve avere ed ha un senso sociale rispetto ad un utilità ed interesse pubblico. I lager, sicuramente presenti in Italia, creano danni soprattutto a chi nel settore opera ed  ha obbiettivi finalizzarti alla trasparenza, professionalità ed al benessere degli animali. I nostri obbiettivi tengono conto del fatto che la società è cambiata e quindi un canile va concepito e finalizzato ad interpretare le tendenze della stessa. Il nostro impegno per la risoluzione del problema è finalizzato a creare le condizioni per  raggiungere l’obbiettivo della valorizzazione del cane, combattendo seriamente le strutture lager ( molte, troppe con le bandiere dell’associazionismo travestito o di imprenditori improvvisati amanti degli animali) e trasformare lo status del canile in un centro di valorizzazione della relazione uomo animale, definendo i servizi che deve predisporre, le professionalità di cui ha bisogno di che tipo di interfaccia debba avere con la comunità che va a servire, ammettendo che la presenza del canile sarebbe auspicabile così come per qualunque altro centro sociale. Favorire l’integrazione del cane facendo si che al canile spetta un compito importante nel dare servizi di preparazione alla pet- ownership, sia agendo sulla formazione dei cani, sia sulla formazione obbligatoria del personale, sia dando servizi di promozione e sostegno adottivo. Pertanto, il canile deve rappresentare un occasione con possibilità di diventare un centro servizi ed una valida opportunità per chi opera o si affaccia nell’ambito della relazione uomo-animale . L’esistenza di un canile o è in grado di dare un servizio di utilità sociale o la sua esistenza è inutile quanto addirittura dannosa.  I fatti dimostrano che c’è stata un evoluzione nel rapporto uomo-animale e sia superata la politica finalizzata alla sola tutela tanto che è chiaramente palese che le risorse per la risoluzione del problema vanno concentrate su una politica di valorizzazione ed integrazione sociale del cane. Bisogna trasformare il canile dalla visione dei cittadini da realtà oggettiva a risposta ad un problema oggettivo. Molti esperti ed autori hanno scritto in merito ( Marchesini, Masson ecc.) indicando la strada ed il senso, rispettivamente nella realizzazione e gestione di strutture- canile. Riteniamo il nostro ruolo, necessario alla collaborazione con Enti ed Istituzioni locali, Regionali e Nazionali ritenendo di poter avere proposte ed  un ruolo determinante, (unitamente alle Associazioni,  quelle vere) dal quale non si può prescindere nelle decisioni, legislative, normative e quant’altro, che investono il settore.  Infine e per concludere, crediamo ci sia una differenza e vada distinto,  chi si è  inventato un   progetto in seguito ad una grande  passione, con chi si inventa passioni finalizzate alla realizzazione di grandi progetti con l’unico scopo di usufruire di  fondi e finanziamenti pubblici. Il mondo dell’Associazionismo, o meglio del volontariato, è una parte tanto determinante quanto indispensabile nel nostro Paese ed doveroso tutelarne e valorizzarne  impegno e attività  .


Detto questo, , bisogna però, distinguere il mondo del volontariato con le Imprese chei nascondono l’attività imprenditoriale dietro la bandiera dell’Associazionismo, questo perché, per le ragioni appresso elencate, crediamo  si stiano confondendo i rispettivi ruoli, nei diritti e nei doveri.


IL PUNTO


Molte associazioni partecipano alle gare di appalto indette da Enti Pubblici, per il servizio di mantenimento dei cani randagi  innescando un meccanismo di sleale concorrenza , tenendo conto che le stesse usufruiscono di contributi pubblici, 5×1000, agevolazioni fiscali ecc,.ecc.


I NUMERI


CONTRIBUTI PUBBLICI DA DATI MINISTERIALI 2007/2008 ( non ci sono altri dati, chiaramente) :


€. 1.400.000,00 ALLE ASSOCIAZIONI
€. 3.640.000,00 AI COMUNI
€. 990.000,00 ALLE COMUNITA MONTANE
€. 670.000,00 AI CONSORZI E UNIONE COMUNI.
E’ DA TENER CONTO CHE L’80% DEI CANILI PUBBLICI ( QUINDI , COMUNI, COMUNITA’ MONTANE, CONSORZI E UNIONE DEI COMUNI) E’ GESTITO DA ASSOCIAZIONI PER CUI  SOLO DI CONTRIBUTI LE ASSOCIAZIONI USUFRUISCONO INTORNO AI 5.000.000,00 DI €. ( DATI MINISTERIALI) DA AGGIUNGERE AI CONTRIBUTI REGIONALI E DEI COMUNI CHE OGNI ANNO VENGONO ELARGITI PER IPOTETICHE CAMPAGNE DI ADOZIONE, SENSIBILIZZAZIONE, MANIFESTAZIONI ECC. ECC. CHE SONO ALTRETTANTE.


CANILI PRESENTI IN ITALIA DA 350 A 400


Cani randagi presenti nelle strutture – oltre 700.000


cani registrati all’anagrafe nazionale cira 6.000.000


cifra di affari per i soli canili  €.500.000.000


IL 70% DELLA CIFRA DI CUI SOPRA E GESTITA solo Dalle associazioni animaliste oltre i contributi di cui sopra, 5 x1000, richieste contributi con petizioni o sottoscrizioni ai cittadini ecc. ecc.


FORZA LAVORO IMPIEGATA CIRCA 1800-2000  ( COMPRESI 350-400  VETERINARI LIBERI PROFESSIONISTI ) UNITA’ DI CUI L’80% IMPIEGATA NELLE STRUTTURE PRIVATE IN QUANTO LE ASSOCIAZIONI NON CONTRIBUISCONO NELL’OCCUPAZIONE AVVALENDOSI DI STRATEGIE COME QUELLE DEI RIMBORSI SPESA ECC. ECC.


DA TENER CONTO CHE PER LE ASSOCIAZIONI LE TASSE SONO UN ACCESSORIO PER CUI I SOLITI BILANCI A PAREGGIO SONO L’ARTE CHE LI CONTRADDISTINGUE.




La Giurisprudenza  non ha avuto un costante orientamento in merito definendo in alcuni casi legittima ed altri illegittima la partecipazione ad una procedura basata sulla comparazione delle offerte con criteri concorrenziali di convenienza tecnica-economica .


Le ditte che partecipano alle gare hanno l’obbligo di possedere una serie di requisiti tecnico-economici ( D.lgs 163/2006) il cui raggiungimento ha comportato una serie di investimenti rilevanti senza  tener conto delle risorse umane impiegate e professionalmente formate, da garantire per l’esecuzione dei servizi in questione. Sotto questo profilo, oltre al fatto che il personale volontario, in quanto non dipendente, non può garantire e non garantisce la presenza e quindi il servizio, lo stesso viene adibito allo svolgimento delle prestazioni senza un costo o quantomeno incidente sulla formulazione dell’offerta.


Quindi  contributi pubblici, 5×1000, detassazioni, esonero IVA (20%), volontariato non dipendente, esonero di capacità tecnico-economiche, presenza nelle commissioni di settore in Enti Pubblici, nazionali, regionali, provinciali e locali che legiferano ed incidono sulle linee guida relative all’attività ecc ecc ecc.. Il punto è: visto quanto sopra è opportuno che anche le società si costituiscono in Associazioni di Volontariato, tenuto conto che tanti vantaggi siano un ottima ragione di convenienza? Quasi quasi ci pensiamo


Inoltre, tenuto conto che le strutture chiuse per maltrattamenti o cattiva gestione degli animali ospitati per il 50% dei casi sono gestite da Associazioni di volontariato ( chiaramente travestite, vista la convenienza) si può e si deve dedurre che oltre alle garanzie non offerte richieste dalla  legge rispetto alla qualità del servizio, il principio che si vuol far passare di maggior garanzia da parte delle associazioni nel servizio di gestione animali,  non trova riscontro nella realtà.


Le società operanti nel settore, hanno impegnato numerose risorse economiche ed umane, per competere sul mercato in modo professionale e trasparente. Riteniamo il mondo del volontariato necessario alla partecipazione per  la tutela e prevenzione del randagismo e legittima l’erogazione a favore di esse di contributi pubblici. Consideriamo illegittimo l’utilizzo di tali fondi a scopo e finalità concorrenziali con il risultato della  perdita di lavoro da parte di personale impiegato nelle società operanti nel settore.


I tentativi da parte di animalisti travestiti, di occupare il mercato sono noti e chiari a tutti. Basta vedere l’ordinanza dell’On. Martini da noi impugnata con successo, la quale aveva l’obbiettivo di ridurre la presenza dei cani nei canili ad un limite di 200 unità non per tirarli fuori dagli stessi ma per far realizzare tante strutture ai suoi amici animalisti travestiti con fondi pubblici anche perché, non a caso, l’ordinanza, chiaramente, prevedeva che nell’affidamento del servizio fossero privilegiate le Associazioni rispetto alle Società. ( l’esecutività dell’ordinanza avrebbe creato la necessità di realizzare  oltre 200 strutture subito). E’ notizia dell’ultima ora, che l’On Martini presenterà un D.lgs. che contiene tutto ciò che aveva previsto nell’ordinanza di cui sopra,  , tutto questo sempre in collaborazione con la sola e solita parte ( i soliti rappresentanti di Associazioni SPA) escludendo dal tavolo la rappresentanza del settore. La strategia è ovvia, far proprio ed intercettare un falso associazionismo per veicolarne finanziamenti e ricavarne voti. Il vero Associazionismo Italiano subisce tale situazione , non ha la forza e gli strumenti per contrastare tale imposizione ed ancora peggio ,il loro lavoro, viene utilizzato come strumento mediatico vendendo  attività mai realmente svolte.


Gli interventi seri per la risoluzione del problema non vogliono essere presi in considerazione perché inciderebbero sugli interessi di chi si nasconde dietro le Associazioni per interessi economici e accesso a fondi pubblici. Noi abbiamo proposte per risolvere il problema “lagher”,  e sono solo ed esclusivamente a garanzia del benessere animale .Non le accetterebbero mai. Nessun rappresentante del settore è presente nelle commissioni relative al settore stesso, caso unico forse nel mondo ed ancora più singolare è che il mondo degli Animalisti travestiti è sempre presente e incide , della serie “E BELLO VINCERE FACILE. In Campania , poi, le nomine nella Commissione Diritti Animali della Regione , malgrado ricorsi puntualmente accolti, si continua a gestire in modo quasi privatistico ,con un attenzione capillare “ chiaramente casuale” nella (non) selezione  di eventuali oppositori alle linee del gruppo “gestionale”.


ASSOCANILI


IL SEGRETARIO NAZIONALE


Michele Visone