Ecco il business dei diritti umani: per le Onlus i clandestini "valgono" 21 milioni
di Stefano Filippi
Fonte IlGiornale 06/10/ 2011
Fino a due settimane fa, lo spettacolo pressoché quotidiano a Lampedusa e dintorni era il seguente. Le navi della nostra Marina avvistano il barcone carico di disperazione. A differenza di quanto sarebbe accaduto se si fosse trovata in acque maltesi, greche o spagnole, la carretta viene scortata in porto.
I profughi sbarcano. La Protezione civile li rifornisce di acqua, cibo, coperte. Alcuni operatori salgono a bordo per prendersi cura di donne e minorenni, che vengono assistiti per primi. Gli agenti di polizia individuano lo scafista che aveva tentato di mimetizzarsi tra i fuggiaschi: sono loro a indicarlo alle forze dell’ordine. I migranti vengono portati al centro di prima accoglienza di Lampedusa per il riconoscimento fotosegnaletico. A quel punto subentra l’attesa per conoscere quale destino li attende: l’asilo, il permesso temporaneo di soggiorno, il rimpatrio.
A un certo punto della trafila, si inserisce un elemento particolare. È il presidio delle Onlus, le associazioni umanitarie presenti in forze a Lampedusa. La loro non è un’attività clandestina: ogni organizzazione agisce in base a un progetto approvato dal ministero dell’Interno. E ciascuna Onlus è dotata di un cospicuo fondo spese per pagare, tra l’altro, vitto e alloggio non agli africani, ma ai drappelli di volontari. Cosa che ha fatto felici albergatori e ristoratori dell’isola disertata dai turisti.
L’impegno dello Stato italiano per fronteggiare l’emergenza, valutabile in un miliardo di euro, non basta. Occorre l’intervento delle associazioni umanitarie. Il cui compito non è procurare prima assistenza ai profughi, ma inserirli in un circuito di protezione. Spiegare loro quali diritti hanno. Fare loro conoscere mediatori culturali, interpreti, avvocati. Organizzare la permanenza nell’isola. Aiutarli a sfruttare ogni piega della legge per poter restare in Italia. Metterli in contatto con i familiari, perché devono sapere che in Italia c’è posto per tutti.
Appena sbarcati, i nordafricani ignorano dove si trovano, non conoscono la lingua e le leggi del posto, sono stralunati. Eppure in pochi minuti hanno già firmato un plico di moduli in cui si mettono nelle mani di un avvocato sconosciuto ma garantito dalla provvidenziale Onlus. La formula è standard: «Io Tal dei Tali attualmente trattenuto presso l’ex base Nato Loran a Lampedusa dal giorno X nomino mio avvocato di fiducia Pinco Pallino, presso il cui studio eleggo domicilio, affinché svolga le pratiche necessarie per porre fine al mio trattenimento e richieda per mio conto un permesso di soggiorno. Ai sensi delle norme vigenti in materia di autocertificazione autorizzo ai trattamenti dei miei dati personali». Spesso la firma è una sigla incerta ma certificata da un funzionario del comune di Lampedusa sulla base del numero identificativo dello sbarco.
L’emergenza nordafricani è un sacrificio per gli automobilisti, che pagano più cari i carburanti. È un aggravio ragguardevole per il bilancio dello Stato. Ma è anche un’occasione di business. Per il 2011 il Fondo europeo per i rifugiati ha stanziato all’Italia 7.740.535,42 euro, più altri 6.850.000 straordinari per le «misure d'urgenza». Ulteriori 6.921.174,29 euro arrivano tramite il Fondo europeo per i rimpatri. Con questi soldi il Viminale finanzia progetti presentati dai soggetti più vari (enti locali e pubblici, fondazioni, organizzazioni governative e non, Onlus, cooperative sociali, aziende sanitarie, università) selezionati attraverso concorsi pubblici. Si tratta di 21 milioni e mezzo di euro complessivi.
Molti dunque sfruttano l’emergenza per ottenere visibilità, rivendicare ideologie, attaccare il governo, e anche per fare soldi. Ogni carretta del mare approdata a Lampedusa mette in movimento un complesso apparato. I direttori operativi delle Onlus si precipitano, dettano appelli scandalizzati e li diffondono tramite solerti uffici stampa chiedendo interventi, trasferimenti, soldi, chiaramente in tempi improrogabili. Gli avvocati, tutti attivi nel campo dei diritti umani e spesso difensori di pacifisti e no-global (la genovese Alessandra Ballerini, legale segnalata da Terres des Hommes, si candidò con la sinistra alle regionali 2010), redigono denunce ed esposti. I parlamentari di opposizione presentano interrogazioni allarmate in cui si parla di «prigionieri», «reclusione», «condizioni indegne di un Paese civile».
Il business dei diritti umani contagia perfino il mondo dell’arte. La scorsa settimana è stato presentato a Roma il progetto di trasformare le imbarcazioni abbandonate a Lampedusa in opere d’arte. «Un modo per dire che un relitto è tragica testimonianza - fanno sapere gli ideatori - ma anche porta verso il futuro». A ciò si aggiunge «la valenza epocale del fenomeno immigrazione», cui l’arte offre «un segno di solidarietà». Peccato che per la regione Sicilia le carrette siano rifiuti tossici perché verniciate da sostanze contenenti piombo. Altro che opere d’arte messe in vendita a beneficio dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati: dovrebbero essere smaltite con mille precauzioni. Assieme a tanta retorica assistenziale.
Notizie ed informazioni per capire quello che c'è dietro al mercato della beneficenza e del non profit
venerdì 7 ottobre 2011
"Falsa beneficenza" e reati di truffa
di Simona Carandente
Fonte: ilmediano.it
In giro c’è gente senza scrupoli, è meglio che si sappia. Come quella di cui raccontiamo nell’articolo, che ha raggirato persone serie e sensibili impegnate a dare una mano ai più bisognosi.
Fonte: ilmediano.it
In giro c’è gente senza scrupoli, è meglio che si sappia. Come quella di cui raccontiamo nell’articolo, che ha raggirato persone serie e sensibili impegnate a dare una mano ai più bisognosi.
Raccolta fondi, serate di beneficenza, richieste di contributi a scopo benefico: quanti di noi si trovano, più o meno quotidianamente, a doversi fronteggiare con l’enorme matassa di richieste di denaro, provenienti da più fonti, finalizzate ad aiutare persone bisognose e non in grado di provvedere neanche alle più elementari esigenze di salute? Non è assolutamente semplice, difatti, capire in quali mani affidare il proprio denaro, nella certezza che vada effettivamente a destinazione, senza che persone senza scrupoli se ne approprino, vanificando così gli sforzi degli offerenti e raggirando, di fatto, gli ignari beneficiari.
In tempi recenti, una coppia di coniugi si è rivolta all’avvocato: i due, fondatori e sostenitori di un’associazione di beneficenza molto nota sul territorio campano, erano stati contattati da una società organizzatrice di eventi. Quest’ultima, evidentemente sensibile a dinamiche di natura filantropica, aveva pensato di indire una cena di beneficenza, con tanto di personaggi famosi rigorosamente partenopei, il cui ricavato sarebbe stato destinato, per intero, proprio all’associazione. Sia sui biglietti della manifestazione che sulle locandine della stessa, sparse copiosamente in tutta la città, campeggiava a chiare lettere l’intento di devolvere l’intero ricavato in beneficenza, rafforzando pertanto in chi leggeva il convincimento della buona fede dell’iniziativa.
Tuttavia, al momento della resa dei conti, i coniugi ebbero un’amara sorpresa: a serata conclusa e con un grosso numero di biglietto venduto, con il pretesto di dover affrontare spese non previste, quale il fitto della sala e la corresponsione di emolumenti agli ospiti famosi, la società organizzatrice si era di fatto tirata indietro, adducendo di non essere in grado di poter devolvere all’associazione no profit neanche un euro. Un caso del genere concretizza, senza ombra di dubbio, il reato di cui all’art. 640 c.p., ovvero quello di truffa, che si realizza quando chiunque, con artifici e raggiri, inducendo taluno in errore, si procuri un ingiusto profitto con altrui danno.
La società organizzatrice, difatti, ha in sostanza utilizzato il buon nome dell’associazione, oltre che il forte richiamo dello scopo benefico, per far cadere in errore gli ignari malcapitati, facendo loro credere che il loro denaro servisse a nobili scopi di natura sociale e filantropica, come del resto espresso a caratteri cubitali, esponendoli peraltro i responsabili dell’associazione a dover dar conto del tutto anche di fronte agli altri organi sociali.
Ai due coniugi, pertanto, non resterà che adire l’autorità giudiziaria, presentando apposito atto di querela, procedendo al contempo alla rettifica degli intenti manifestati sulle locandine e sui biglietti, in un’ ottica di estrema correttezza nei confronti degli ignoti benefattori.
Ai due coniugi, pertanto, non resterà che adire l’autorità giudiziaria, presentando apposito atto di querela, procedendo al contempo alla rettifica degli intenti manifestati sulle locandine e sui biglietti, in un’ ottica di estrema correttezza nei confronti degli ignoti benefattori.
giovedì 6 ottobre 2011
Haiti. L’insostenibile incertezza degli aiuti!
Fonte: abconlus 05/10/2011
Riteniamo che tra i nostri doveri rientri quello di ricordare a chi ci è vicino quel che accade nei luoghi dove siamo presenti. Abbiamo, per così dire, un punto di osservazione “privilegiato” sulle disgrazie del mondo e, visto che dobbiamo parlare di Haiti, lo vogliamo fare partendo dalla piccola porzione di pianeta Terra che conosciamo, limitato agli aiuti che eroghiamo a favore della scuola “Sibert” guidata da Maurizio Barcaro a Port-au-Prince, per allargare poi lo sguardo alla città e al Paese. Dobbiamo farlo anche per non essere complici dello scandaloso ritardo con il quale si sta intervenendo per alleviare le sofferenze di un popolo che non esiste.
La scuola “Sibert”, diciamolo subito, va bene ed ha ripreso la sua attività il 3 ottobre scorso. Ricostruzione e riorganizzazione hanno dato, paradossalmente, nuovi stimoli al nostro amico Maurizio e le attività didattiche garantiscono una preparazione altrove inimmaginabile. Oltretutto non si tratta di una struttura chiusa, ma aperta alle famiglie e alla realtà locale limitrofa, tanto da accogliere al suo interno una piccola “casa di riposo” per anziani. Dunque esperienza positiva. Ma questa è un’oasi nel deserto, anche se ci saranno sicuramente altre realtà a noi sconosciute benemerite e benevole. Ma nella maggior parte dei casi il resto è orrore!Lo è anche perché i problemi per Haiti con il passare del tempo aumentano. Infatti, dopo il terremoto, è arrivato il colera e poi gli uragani. Ora, mentre la ricostruzione ritarda e la comunità internazionale è presa dalla crisi economico-finanziaria, nel confinante Santo Domingo i profughi haitiani cominciano ad essere rimpatriati. E, proprio per questo “accumulo” di problematiche irrisolvibili, inevitabilmente nascono polemiche e critiche nei confronti delle istituzioni internazionali e delle ONG presenti con migliaia di cooperanti sul territorio di un Paese che è sempre stato il più povero delle Americhe. Ha ragione il famoso padre Rich (Richard Frechette) - che dirige in Haiti N.P.H., Nuestros Pequeños Hermanos, organizzazione presente in 9 paesi dell’America Latina con Case-orfanotrofi o ed ospedali - quando denuncia il ritardo con il quale le risorse raccolte per Haiti stanno arrivando sull’isola. Ma in un’intervista a “Vita” del giugno scorso Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, tiene a precisare come il ritardo non riguardi “le nostre ONG che da tempo hanno impiegato i fondi raccolti a favore dei terremotati” . Per la cronaca Agire è l’acronimo di Agenzia Italiana Risposta Emergenze , un network privato di “pronto intervento” fra alcune delle più note e grandi (piccolo è bello! ndr.) organizzazioni umanitarie nove delle quali lanciarono, lo scorso anno, un appello per raccogliere fondi a favore di Haiti: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis.
Ma con Bertotto non è sicuramente d’accordo Evel Fanfan, presidente di “Aumohd-Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit”, un’organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa della difesa dei diritti umani e civili della popolazione haitiana, il quale sostiene che "Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong", alcune delle quali - precisa - “hanno comprato fuoristrada da 40-50 mila dollari, mentre il 20% delle donazioni sono state spese per pagare il loro personale presente sul territorio”. Dobbiamo però precisare, per quel che sappiamo, che nel caso di Agire una parte delle nove ONG si sono avvalse di altre associazioni già presenti in Haiti e quindi i loro interventi sono stati realizzati da realtà già strutturate sul territorio con notevole risparmio sulle spese di gestione. Un po’ come facciamo noi in Brasile, Serbia, Bosnia e... Haiti! Ma Evel Fanfan, che è stato anche in Italia per una serie di conferenze sull’argomento, incalza e sostiene che circa 12 mila organizzazioni concentrate in Haiti hanno trasformato l’isola in una “Repubblica delle Ong”. “Abbiamo discusso - dice - con l’80% di loro e abbiamo chiesto di creare un osservatorio per evitare lo spreco di denaro e verificare la trasparenze delle spese. La maggior parte non ha accettato una super visione e un controllo”. Ed ha aggiunto un argomento che deve far riflettere quanti si occupano di cooperazione internazionale e di aiuti: “Siamo qui - in Italia - per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, per chiedere trasparenza, per dire che questo tipo di aiuto non ha avuto alcun tipo di risultato ora e non lo avrà in futuro e per chiedere alla comunità internazionale di cambiare il suo piano di azione, lavorando con la società civile locale senza escluderla”. A noi sembra una cosa non solo plausibile, ma legittima. E le ragioni di Evel Fanfan sono sono confermate dalla considerazione che le ONG spesso non hanno alcun ancoraggio con le realtà locali dove operano, non hanno alcuna legittimità che provenga dalla gente che vogliono aiutare. E’ come se trovassero legittimità unicamente nella nobiltà dell’azione svolta. E anche il controllo non è fatto da alcun organismo terzo e, di fatto, non rispondono praticamente a nessuno, neanche in caso di fallimento dei progetti o di sperpero del denaro raccolto. Per tutte queste considerazioni non sarebbe male che ONG e Associazioni accettassero un’azione di supervisione e controllo come quella proposta per Haiti da Evel Fanfan. Come ci è capitato di leggere su un blog, “Geopoliticamente”, appare pertinente l’osservazione che le ONG presenti ad Haiti sono sorrette dalla convinzione di essere“al di sopra delle parti”, ma “quest’idea è sbagliata in quanto dietro di loro dovrebbe esserci la società civile, in questo caso globale” e “con un unico punto di riferimento e di controllo: la stampa”. Ma anche la stampa “presenta limiti legati al marketing, alle necessità dettate dall’attenzione mediatica e a pressioni esterne di varia natura”. Grande verità!
E, coincidenza, a sostenere indirettamente concetti e sospetti arriva, il primo ottobre 2011, una notizia conosciuta da pochi e pubblicata soltanto sul sito Linkiesta (www.linkiesta.it) che riportiamo quasi integralmente:
“Da anni gli ‘sms solidali’ sono uno strumento fondamentale nella raccolta di fondi per le emergenze umanitarie. Complice la familiarità con il telefonino, gli italiani rispondono sempre con generosità agli appelli lanciati dai media per aiutare le popolazioni colpite da catastrofi. Hanno fiducia nelle capacità di intervento delle organizzazioni umanitarie che promuovono iniziative di solidarietà a favore delle popolazioni colpite. E si aspettano che i soldi raccolti, nell’attesa di essere erogati, siano gestiti con prudenza e oculatezza.
E invece è accaduto che 2 milioni di euro destinati ad aiutare la popolazione di Haiti sono spariti, secondo quanto Linkiesta è in grado di rivelare. Inghiottiti in una misteriosa operazione che sembra avere l’aria della truffa finanziaria, e di cui non sono ancora chiare le responsabilità. Due milioni su un totale di 14,7 milioni raccolti un anno fa per Haiti dalla onlus Agire, un network privato di alcune fra le più note organizzazioni umanitarie, sono stati affidati un intermediario di cui non si conosce ancora il nome, e non sono più tornati indietro. Quando il 12 gennaio 2010 l’isola dei Caraibi viene colpita da un terremoto (...) partono subito diverse campagne di raccolta fondi. Due di queste corrono via sms. Una è quella della Croce rossa, (...) l’altra fa capo ad Agire, un raggruppamento fra 12 importanti Organizzazioni Non Governative che funziona da meccanismo congiunto di raccolta. Una sorta di macchina permanente per le emergenze, pronta ad attivarsi non appena scoppia una crisi umanitaria internazionale, grazie a una rete di partner strategici (Telecom Italia, Tim, Vodafone, Rai, Sky, LA7, CRAI, Unieuro, Cooperazione Italiana allo Sviluppo-Ministero Affari Esteri, la Feltrinelli, Poste Italiane, Banca Popolare di Milano). Alla notizia del terremoto di Haiti, Agire lancia un appello per una donazione di 2 euro «inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia». All’appello aderiscono nove dei 12 soci di Agire: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis. La Tim e Vodafone forniscono l’appoggio tecnico mentre la copertura mediatica arriva dalla Rai, da Mediaset, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e trova eco in diverse radio nazionali e locali, associazioni, persino sezioni locali dei partiti. Le nove ong interessate si attivano immediatamente per distribuire beni di prima necessità e allestire rifugi temporanei per oltre 5mila persone. Con la campagna sms vengono raccolti 14,7 milioni di euro, cui vanno aggiunti 6,5 milioni che le ONG ricevono direttamente dai sostenitori. Una parte rilevante delle donazioni, 11,5 milioni, viene erogata nel corso del 2010 per interventi nel settore educativo, nella sanità e nel settore agricolo. Per far quadrare i conti, per la verità, bisogna tenere conto dei “costi della macchina organizzativa”: 134mila euro di “oneri gestione appello” e 115mila euro per spese di “valutazione e trasparenza”. I fondi restanti (2.180.000 euro), si legge sul bilancio dello scorso esercizio, «saranno liquidati nel corso del 2011 secondo piani di trasferimento che tengono conto dello stato di implementazione delle attività». E si decide di farli fruttare con qualche investimento temporaneo.
Il consiglio direttivo presieduto da Gianni Da Ponte delibera così di investire una parte rilevante della liquidità in titoli «in linea con il regolamento interno», come spiegano i documenti ufficiali. Del consiglio fanno parte anche Gianni Milesi, Mario Raffaelli e Caterina Torcia. Quest’ultima è attualmente una manager della corporate social responsability di Vodafone Italia, tuttora un partner strategico di Agire. Che cosa prevede, dunque, il regolamento interno? Che «nella scelta degli strumenti finanziari di investimento, la politica degli investimenti tiene innanzitutto in considerazione la loro compatibilità etica con le finalità di Agire e dei suoi associati» (vedi art.icolo 6.4). E ancora che si abbia da un lato «la massima redditività delle giacenze e, dall’altro, la possibilità di loro immediato smobilizzo per far fronte alle esigenze operative di risposta alle emergenze». I 2 milioni di euro sono così impiegati in obbligazioni, mentre altri 300mila euro sono investiti in azioni garantite al 90 per cento. A questo spunto comincia il giallo dell’ammanco dei 2 milioni. L’ultimo punto fermo ufficiale è quanto viene detto nella nota integrativa al bilancio 2010 (pag. 7): «Va considerato che i 2 milioni di euro sono stati svincolati al 31 marzo 2011». Interpellati da Linkiesta, fonti ufficiali di Agire non hanno voluto spiegare se è in quel momento che viene riscontrata l’impossibilità di rientrare in possesso dei fondi investiti in obbligazioni. O se invece i 2 milioni sono stati regolarmente smobilizzati e solo dopo affidati all’intermediario che, a oggi, non li ha ancora. Al telefono Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, riferisce che «immediatamente, nel momento in cui ne siamo venuti a conoscenza, abbiamo messo la cosa nelle mani dei legali». Bertotto sostiene di non poter rivelare il nome dell’intermediario «perché c’è un avvio di procedimento (giudiziario, ndr) su cui abbiamo un obbligo di riservatezza per non compromettere l’esito delle indagini». Agire è forse finita nella truffa del Madoff dei Parioli? «No», assicura Bertotto. Secondo una fonte interna che ha chiesto di mantenere l’anonimato, l’intermediario «è stato suggerito e consigliato da uno degli enti del nostro network». (...) “Se da un lato resta l’incognita sul recupero delle somme investite, dall’altro viene confermato l’impegno a rimborsare le ONG associate che ad Haiti hanno realizzato progetti di intervento, molti dei quali sono stati già completati. Solidarietà o finanza? È la domanda a cui dovrà dare una risposta immediata, prima ancora della magistratura, il comitato etico di Agire, composto da personalità di rilievo nazionale e internazionale. Come il giurista e magistrato Antonio Cassese, già presidente del Tribunale penale per i crimini dell’ex Jugoslavia, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, il professor Marco Vitale. Proprio quest’ultimo ha confermato a Linkiesta che «il comitato etico è stato informato da poco». È stata convocata una riunione urgente, «ma la data non è ancora decisa». (...) La posizione dei garanti etici è molto dura, al di là delle oggettive responsabilità nella presunta truffa o comunque nella sparizione dei fondi. Vitale la sintetizza così: «Il fatto che le giacenze liquide siano andate in un intermediario che sarà anche stato conosciuto da qualcuno, ma che evidentemente non era un operatore di primaria grandezza e reputazione, andrà chiarito. Quando io ho gestito soldi privati per il Kosovo li avevo affidati a una banca solida». L’aspetto paradossale di questa vicenda è che, una banca solida, Agire ce l’ha già in casa come “main partner”. È Banca Prossima, la banca per le imprese sociali del gruppo Intesa Sanpaolo. Ma il consiglio direttivo ha preferito l’intermedario consigliato dagli amici degli amici” (...).
Nello stesso giorno che esce la notizia su Linkiesta, il primo ottobre, Agire in un comunicato scrive: “In merito ai contenuti dell’articolo pubblicato questo pomeriggio sul sito Linkiesta.it, AGIRE - Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze conferma di essere stata vittima di una truffa sapientemente architettata ai suoi danni da un soggetto terzo, esterno all’organizzazione stessa. Le indiscrezioni riguardano vicende già affidate da tempo a un collegio di legali che ha avviato le opportune azioni con le autorità competenti. Per evitare che la diffusione di notizie intralci l’accertamento dei fatti, AGIRE mantiene il più stretto riserbo sulla vicenda. I responsabili della onlus assicurano tuttavia che tutti gli impegni con i donatori e con le popolazioni colpite da crisi umanitarie sono stati e saranno pienamente rispettati. Il network AGIRE assorbirà in ogni caso l’eventuale perdita, senza alcuna ripercussione sulla completa realizzazione dei progetti finanziati. Con piena fiducia nell’operato delle autorità competenti, AGIRE confida nell’accertamento delle responsabilità e nel recupero della somma e si riserva di fornire, non appena potrà farlo, un quadro più dettagliato degli avvenimenti di cui è stata vittima”. Analogo comunicato viene fatto dal VIS il giorno 5 ottobre. Poi silenzio assoluto!
Il 5 ottobre sempre su Linkiesta, esce un’altra notizia quasi eguale a quella che riguarda Agire. Stavolta è il Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), ONG che fa capo alla congregazione di Don Bosco, e la cifra è di quattro milioni di euro investiti non si sa bene come. “Secondo gli indizi raccolti da Linkiesta - si legge sul sito del giornale on-line - si tratterebbe di una società di investimenti con base a Milano e un focus privilegiato sulle istituzioni no profit. Se le recriminazioni di truffa ipotizzata dai vertici di Agire e del Vis venissero confermate dalle indagini giudiziarie in corso, si tratterebbe di un singolare caso di ‘Madoff delle onlus’. Gli enti coinvolti potrebbero essere ben più di due. Sulla truffa ipotizzata starebbe indagando la Procura di Milano, riferiscono fonti vicine alle vicende”.
Ci siamo interrogati sull’opportunità di divulgare, anche se è già “pubblica”, questa storia, tanto più che molti hanno taciuto per timore di contribuire, indirettamente, ad accentuare la già forte flessione delle donazioni, ma noi, quando abbiamo qualche dubbio, ricorriamo ad una bella frase di uno scrittore ottocentesco, Ippolito Nievo: “La verità, per quanto povera e nuda, è più adorabile e più santa della bugia camuffata e sontuosa” e, aggiungiamo noi, anche del silenzio complice dei mass-media e delle “istituzioni” del Terzo Settore.
Riteniamo che tra i nostri doveri rientri quello di ricordare a chi ci è vicino quel che accade nei luoghi dove siamo presenti. Abbiamo, per così dire, un punto di osservazione “privilegiato” sulle disgrazie del mondo e, visto che dobbiamo parlare di Haiti, lo vogliamo fare partendo dalla piccola porzione di pianeta Terra che conosciamo, limitato agli aiuti che eroghiamo a favore della scuola “Sibert” guidata da Maurizio Barcaro a Port-au-Prince, per allargare poi lo sguardo alla città e al Paese. Dobbiamo farlo anche per non essere complici dello scandaloso ritardo con il quale si sta intervenendo per alleviare le sofferenze di un popolo che non esiste.
La scuola “Sibert”, diciamolo subito, va bene ed ha ripreso la sua attività il 3 ottobre scorso. Ricostruzione e riorganizzazione hanno dato, paradossalmente, nuovi stimoli al nostro amico Maurizio e le attività didattiche garantiscono una preparazione altrove inimmaginabile. Oltretutto non si tratta di una struttura chiusa, ma aperta alle famiglie e alla realtà locale limitrofa, tanto da accogliere al suo interno una piccola “casa di riposo” per anziani. Dunque esperienza positiva. Ma questa è un’oasi nel deserto, anche se ci saranno sicuramente altre realtà a noi sconosciute benemerite e benevole. Ma nella maggior parte dei casi il resto è orrore!Lo è anche perché i problemi per Haiti con il passare del tempo aumentano. Infatti, dopo il terremoto, è arrivato il colera e poi gli uragani. Ora, mentre la ricostruzione ritarda e la comunità internazionale è presa dalla crisi economico-finanziaria, nel confinante Santo Domingo i profughi haitiani cominciano ad essere rimpatriati. E, proprio per questo “accumulo” di problematiche irrisolvibili, inevitabilmente nascono polemiche e critiche nei confronti delle istituzioni internazionali e delle ONG presenti con migliaia di cooperanti sul territorio di un Paese che è sempre stato il più povero delle Americhe. Ha ragione il famoso padre Rich (Richard Frechette) - che dirige in Haiti N.P.H., Nuestros Pequeños Hermanos, organizzazione presente in 9 paesi dell’America Latina con Case-orfanotrofi o ed ospedali - quando denuncia il ritardo con il quale le risorse raccolte per Haiti stanno arrivando sull’isola. Ma in un’intervista a “Vita” del giugno scorso Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, tiene a precisare come il ritardo non riguardi “le nostre ONG che da tempo hanno impiegato i fondi raccolti a favore dei terremotati” . Per la cronaca Agire è l’acronimo di Agenzia Italiana Risposta Emergenze , un network privato di “pronto intervento” fra alcune delle più note e grandi (piccolo è bello! ndr.) organizzazioni umanitarie nove delle quali lanciarono, lo scorso anno, un appello per raccogliere fondi a favore di Haiti: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis.
Ma con Bertotto non è sicuramente d’accordo Evel Fanfan, presidente di “Aumohd-Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit”, un’organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa della difesa dei diritti umani e civili della popolazione haitiana, il quale sostiene che "Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong", alcune delle quali - precisa - “hanno comprato fuoristrada da 40-50 mila dollari, mentre il 20% delle donazioni sono state spese per pagare il loro personale presente sul territorio”. Dobbiamo però precisare, per quel che sappiamo, che nel caso di Agire una parte delle nove ONG si sono avvalse di altre associazioni già presenti in Haiti e quindi i loro interventi sono stati realizzati da realtà già strutturate sul territorio con notevole risparmio sulle spese di gestione. Un po’ come facciamo noi in Brasile, Serbia, Bosnia e... Haiti! Ma Evel Fanfan, che è stato anche in Italia per una serie di conferenze sull’argomento, incalza e sostiene che circa 12 mila organizzazioni concentrate in Haiti hanno trasformato l’isola in una “Repubblica delle Ong”. “Abbiamo discusso - dice - con l’80% di loro e abbiamo chiesto di creare un osservatorio per evitare lo spreco di denaro e verificare la trasparenze delle spese. La maggior parte non ha accettato una super visione e un controllo”. Ed ha aggiunto un argomento che deve far riflettere quanti si occupano di cooperazione internazionale e di aiuti: “Siamo qui - in Italia - per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, per chiedere trasparenza, per dire che questo tipo di aiuto non ha avuto alcun tipo di risultato ora e non lo avrà in futuro e per chiedere alla comunità internazionale di cambiare il suo piano di azione, lavorando con la società civile locale senza escluderla”. A noi sembra una cosa non solo plausibile, ma legittima. E le ragioni di Evel Fanfan sono sono confermate dalla considerazione che le ONG spesso non hanno alcun ancoraggio con le realtà locali dove operano, non hanno alcuna legittimità che provenga dalla gente che vogliono aiutare. E’ come se trovassero legittimità unicamente nella nobiltà dell’azione svolta. E anche il controllo non è fatto da alcun organismo terzo e, di fatto, non rispondono praticamente a nessuno, neanche in caso di fallimento dei progetti o di sperpero del denaro raccolto. Per tutte queste considerazioni non sarebbe male che ONG e Associazioni accettassero un’azione di supervisione e controllo come quella proposta per Haiti da Evel Fanfan. Come ci è capitato di leggere su un blog, “Geopoliticamente”, appare pertinente l’osservazione che le ONG presenti ad Haiti sono sorrette dalla convinzione di essere“al di sopra delle parti”, ma “quest’idea è sbagliata in quanto dietro di loro dovrebbe esserci la società civile, in questo caso globale” e “con un unico punto di riferimento e di controllo: la stampa”. Ma anche la stampa “presenta limiti legati al marketing, alle necessità dettate dall’attenzione mediatica e a pressioni esterne di varia natura”. Grande verità!
E, coincidenza, a sostenere indirettamente concetti e sospetti arriva, il primo ottobre 2011, una notizia conosciuta da pochi e pubblicata soltanto sul sito Linkiesta (www.linkiesta.it) che riportiamo quasi integralmente:
“Da anni gli ‘sms solidali’ sono uno strumento fondamentale nella raccolta di fondi per le emergenze umanitarie. Complice la familiarità con il telefonino, gli italiani rispondono sempre con generosità agli appelli lanciati dai media per aiutare le popolazioni colpite da catastrofi. Hanno fiducia nelle capacità di intervento delle organizzazioni umanitarie che promuovono iniziative di solidarietà a favore delle popolazioni colpite. E si aspettano che i soldi raccolti, nell’attesa di essere erogati, siano gestiti con prudenza e oculatezza.
E invece è accaduto che 2 milioni di euro destinati ad aiutare la popolazione di Haiti sono spariti, secondo quanto Linkiesta è in grado di rivelare. Inghiottiti in una misteriosa operazione che sembra avere l’aria della truffa finanziaria, e di cui non sono ancora chiare le responsabilità. Due milioni su un totale di 14,7 milioni raccolti un anno fa per Haiti dalla onlus Agire, un network privato di alcune fra le più note organizzazioni umanitarie, sono stati affidati un intermediario di cui non si conosce ancora il nome, e non sono più tornati indietro. Quando il 12 gennaio 2010 l’isola dei Caraibi viene colpita da un terremoto (...) partono subito diverse campagne di raccolta fondi. Due di queste corrono via sms. Una è quella della Croce rossa, (...) l’altra fa capo ad Agire, un raggruppamento fra 12 importanti Organizzazioni Non Governative che funziona da meccanismo congiunto di raccolta. Una sorta di macchina permanente per le emergenze, pronta ad attivarsi non appena scoppia una crisi umanitaria internazionale, grazie a una rete di partner strategici (Telecom Italia, Tim, Vodafone, Rai, Sky, LA7, CRAI, Unieuro, Cooperazione Italiana allo Sviluppo-Ministero Affari Esteri, la Feltrinelli, Poste Italiane, Banca Popolare di Milano). Alla notizia del terremoto di Haiti, Agire lancia un appello per una donazione di 2 euro «inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia». All’appello aderiscono nove dei 12 soci di Agire: Save the Children, ActionAid, Cesvi, InterSos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis. La Tim e Vodafone forniscono l’appoggio tecnico mentre la copertura mediatica arriva dalla Rai, da Mediaset, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e trova eco in diverse radio nazionali e locali, associazioni, persino sezioni locali dei partiti. Le nove ong interessate si attivano immediatamente per distribuire beni di prima necessità e allestire rifugi temporanei per oltre 5mila persone. Con la campagna sms vengono raccolti 14,7 milioni di euro, cui vanno aggiunti 6,5 milioni che le ONG ricevono direttamente dai sostenitori. Una parte rilevante delle donazioni, 11,5 milioni, viene erogata nel corso del 2010 per interventi nel settore educativo, nella sanità e nel settore agricolo. Per far quadrare i conti, per la verità, bisogna tenere conto dei “costi della macchina organizzativa”: 134mila euro di “oneri gestione appello” e 115mila euro per spese di “valutazione e trasparenza”. I fondi restanti (2.180.000 euro), si legge sul bilancio dello scorso esercizio, «saranno liquidati nel corso del 2011 secondo piani di trasferimento che tengono conto dello stato di implementazione delle attività». E si decide di farli fruttare con qualche investimento temporaneo.
Il consiglio direttivo presieduto da Gianni Da Ponte delibera così di investire una parte rilevante della liquidità in titoli «in linea con il regolamento interno», come spiegano i documenti ufficiali. Del consiglio fanno parte anche Gianni Milesi, Mario Raffaelli e Caterina Torcia. Quest’ultima è attualmente una manager della corporate social responsability di Vodafone Italia, tuttora un partner strategico di Agire. Che cosa prevede, dunque, il regolamento interno? Che «nella scelta degli strumenti finanziari di investimento, la politica degli investimenti tiene innanzitutto in considerazione la loro compatibilità etica con le finalità di Agire e dei suoi associati» (vedi art.icolo 6.4). E ancora che si abbia da un lato «la massima redditività delle giacenze e, dall’altro, la possibilità di loro immediato smobilizzo per far fronte alle esigenze operative di risposta alle emergenze». I 2 milioni di euro sono così impiegati in obbligazioni, mentre altri 300mila euro sono investiti in azioni garantite al 90 per cento. A questo spunto comincia il giallo dell’ammanco dei 2 milioni. L’ultimo punto fermo ufficiale è quanto viene detto nella nota integrativa al bilancio 2010 (pag. 7): «Va considerato che i 2 milioni di euro sono stati svincolati al 31 marzo 2011». Interpellati da Linkiesta, fonti ufficiali di Agire non hanno voluto spiegare se è in quel momento che viene riscontrata l’impossibilità di rientrare in possesso dei fondi investiti in obbligazioni. O se invece i 2 milioni sono stati regolarmente smobilizzati e solo dopo affidati all’intermediario che, a oggi, non li ha ancora. Al telefono Marco Bertotto, direttore operativo di Agire, riferisce che «immediatamente, nel momento in cui ne siamo venuti a conoscenza, abbiamo messo la cosa nelle mani dei legali». Bertotto sostiene di non poter rivelare il nome dell’intermediario «perché c’è un avvio di procedimento (giudiziario, ndr) su cui abbiamo un obbligo di riservatezza per non compromettere l’esito delle indagini». Agire è forse finita nella truffa del Madoff dei Parioli? «No», assicura Bertotto. Secondo una fonte interna che ha chiesto di mantenere l’anonimato, l’intermediario «è stato suggerito e consigliato da uno degli enti del nostro network». (...) “Se da un lato resta l’incognita sul recupero delle somme investite, dall’altro viene confermato l’impegno a rimborsare le ONG associate che ad Haiti hanno realizzato progetti di intervento, molti dei quali sono stati già completati. Solidarietà o finanza? È la domanda a cui dovrà dare una risposta immediata, prima ancora della magistratura, il comitato etico di Agire, composto da personalità di rilievo nazionale e internazionale. Come il giurista e magistrato Antonio Cassese, già presidente del Tribunale penale per i crimini dell’ex Jugoslavia, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, il professor Marco Vitale. Proprio quest’ultimo ha confermato a Linkiesta che «il comitato etico è stato informato da poco». È stata convocata una riunione urgente, «ma la data non è ancora decisa». (...) La posizione dei garanti etici è molto dura, al di là delle oggettive responsabilità nella presunta truffa o comunque nella sparizione dei fondi. Vitale la sintetizza così: «Il fatto che le giacenze liquide siano andate in un intermediario che sarà anche stato conosciuto da qualcuno, ma che evidentemente non era un operatore di primaria grandezza e reputazione, andrà chiarito. Quando io ho gestito soldi privati per il Kosovo li avevo affidati a una banca solida». L’aspetto paradossale di questa vicenda è che, una banca solida, Agire ce l’ha già in casa come “main partner”. È Banca Prossima, la banca per le imprese sociali del gruppo Intesa Sanpaolo. Ma il consiglio direttivo ha preferito l’intermedario consigliato dagli amici degli amici” (...).
Nello stesso giorno che esce la notizia su Linkiesta, il primo ottobre, Agire in un comunicato scrive: “In merito ai contenuti dell’articolo pubblicato questo pomeriggio sul sito Linkiesta.it, AGIRE - Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze conferma di essere stata vittima di una truffa sapientemente architettata ai suoi danni da un soggetto terzo, esterno all’organizzazione stessa. Le indiscrezioni riguardano vicende già affidate da tempo a un collegio di legali che ha avviato le opportune azioni con le autorità competenti. Per evitare che la diffusione di notizie intralci l’accertamento dei fatti, AGIRE mantiene il più stretto riserbo sulla vicenda. I responsabili della onlus assicurano tuttavia che tutti gli impegni con i donatori e con le popolazioni colpite da crisi umanitarie sono stati e saranno pienamente rispettati. Il network AGIRE assorbirà in ogni caso l’eventuale perdita, senza alcuna ripercussione sulla completa realizzazione dei progetti finanziati. Con piena fiducia nell’operato delle autorità competenti, AGIRE confida nell’accertamento delle responsabilità e nel recupero della somma e si riserva di fornire, non appena potrà farlo, un quadro più dettagliato degli avvenimenti di cui è stata vittima”. Analogo comunicato viene fatto dal VIS il giorno 5 ottobre. Poi silenzio assoluto!
Il 5 ottobre sempre su Linkiesta, esce un’altra notizia quasi eguale a quella che riguarda Agire. Stavolta è il Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), ONG che fa capo alla congregazione di Don Bosco, e la cifra è di quattro milioni di euro investiti non si sa bene come. “Secondo gli indizi raccolti da Linkiesta - si legge sul sito del giornale on-line - si tratterebbe di una società di investimenti con base a Milano e un focus privilegiato sulle istituzioni no profit. Se le recriminazioni di truffa ipotizzata dai vertici di Agire e del Vis venissero confermate dalle indagini giudiziarie in corso, si tratterebbe di un singolare caso di ‘Madoff delle onlus’. Gli enti coinvolti potrebbero essere ben più di due. Sulla truffa ipotizzata starebbe indagando la Procura di Milano, riferiscono fonti vicine alle vicende”.
Ci siamo interrogati sull’opportunità di divulgare, anche se è già “pubblica”, questa storia, tanto più che molti hanno taciuto per timore di contribuire, indirettamente, ad accentuare la già forte flessione delle donazioni, ma noi, quando abbiamo qualche dubbio, ricorriamo ad una bella frase di uno scrittore ottocentesco, Ippolito Nievo: “La verità, per quanto povera e nuda, è più adorabile e più santa della bugia camuffata e sontuosa” e, aggiungiamo noi, anche del silenzio complice dei mass-media e delle “istituzioni” del Terzo Settore.
martedì 4 ottobre 2011
Vigevano, false onlus raggirano cittadini
Propongono raccolte fondi inventate
di U.Z.
Fonte: Il Giorno
Denuncia della commissione Sanità del comune dopo una raffica di segnalazioni sul territorio. L'appello: "Fidatevi solo di chi mostra documenti e insegne ben riconoscibili"
Vigevano, 4 ottobre 2011 - Evitare che la generosità dei vigevanesi possa diventare un canale privilegiato per la raccolta fraudolenta di fondi. La segnalazione arriva dalla presidente della Commissione Sanità del Comune, Paola Cavallini. «Nell’arco di alcuni mesi — racconta — abbiamo raccolto numerose segnalazioni da parte dei cittadini, riguardanti la presenza di personaggi non ben identificati, in diversi luoghi della città, che facevano raccolte di fondi per fantomatiche associazioni. Un fatto che, tra le altre cose, penalizza in modo grave le associazioni che a Vigevano operano con tutte le autorizzazioni».
«È bene ricordare — continua Cavallini — che per essere autorizzati alla raccolta fondi è necessario disporre di tutti i documenti necessari, generalmente rilasciati dal Comune, che si fa garante della liceità dell’operazione. Tutto deve essere documentato per iscritto ed esibito a richiesta dei cittadini. Per evitare questi ostacoli c’è chi sceglie di fare queste raccolte in spazi privati, come ad esempio i piazzali dei supermercati, per stazionare sui quali è sufficiente l’autorizzazione della direzione».
Denunce, al momento, non ne sono state presentate. «Ma riteniamo giusto mettere in allerta i cittadini perché evitino di finire vittime di raggiri e segnalino questi comportamenti». A proposito di segnalazioni, nel sono arrivate nei mesi scorsi da alcuni supermarket e dalla zona del cimitero. «Nel primo caso — svela Cavallini — per evitare ulteriori problemi, le direzioni hanno negato lo spazio a tutti, penalizzando così anche chi opera nella piena liceità. E la cosa ha avuto un riflesso anche sui cittadini che, per evitare di essere raggirati, non partecipano alle raccolte di fondi».
L’argomento è delicato, perché accanto a Croce Azzurra e Croce Rossa, attive da decenni a Vigevano, gravitano alcune associazioni lomelline che hanno comunque la città come fulcro della loro attività, e altre dai connotati non del tutto chiari. Muoversi in questa giungla non è facile. «Noi siamo sul territorio da decenni, la cittadinanza ci conosce e si rivolge a noi in caso di necessità — commenta Carmelo Tindiglia, presidente della Croce Azzurra —. Queste situazioni non chiare ci penalizzano». Sulla stessa lunghezza d’onda Cesare Curti, commissario della Croce Rossa.
«Quando avviamo queste raccolte di fondi si muove una intera struttura fatta di uomini e mezzi, con le insegne in vista, in modo da essere riconosciuti. Altri invece si muovono spesso con un solo mezzo, quasi sempre senza insegne. Anche questo è un sistema utile ai cittadini per non confondersi». Le prime segnalazioni sono arrivate a inizio dello scorso novembre a Vigevano. Ma di recente, due giovani sono stati denunciati a Voghera perché in pieno centro raccoglievano fondi per una Onlus in realtà mai iscritta ad alcun albo.
di U.Z.
Fonte: Il Giorno
Denuncia della commissione Sanità del comune dopo una raffica di segnalazioni sul territorio. L'appello: "Fidatevi solo di chi mostra documenti e insegne ben riconoscibili"
Vigevano, 4 ottobre 2011 - Evitare che la generosità dei vigevanesi possa diventare un canale privilegiato per la raccolta fraudolenta di fondi. La segnalazione arriva dalla presidente della Commissione Sanità del Comune, Paola Cavallini. «Nell’arco di alcuni mesi — racconta — abbiamo raccolto numerose segnalazioni da parte dei cittadini, riguardanti la presenza di personaggi non ben identificati, in diversi luoghi della città, che facevano raccolte di fondi per fantomatiche associazioni. Un fatto che, tra le altre cose, penalizza in modo grave le associazioni che a Vigevano operano con tutte le autorizzazioni».
«È bene ricordare — continua Cavallini — che per essere autorizzati alla raccolta fondi è necessario disporre di tutti i documenti necessari, generalmente rilasciati dal Comune, che si fa garante della liceità dell’operazione. Tutto deve essere documentato per iscritto ed esibito a richiesta dei cittadini. Per evitare questi ostacoli c’è chi sceglie di fare queste raccolte in spazi privati, come ad esempio i piazzali dei supermercati, per stazionare sui quali è sufficiente l’autorizzazione della direzione».
Denunce, al momento, non ne sono state presentate. «Ma riteniamo giusto mettere in allerta i cittadini perché evitino di finire vittime di raggiri e segnalino questi comportamenti». A proposito di segnalazioni, nel sono arrivate nei mesi scorsi da alcuni supermarket e dalla zona del cimitero. «Nel primo caso — svela Cavallini — per evitare ulteriori problemi, le direzioni hanno negato lo spazio a tutti, penalizzando così anche chi opera nella piena liceità. E la cosa ha avuto un riflesso anche sui cittadini che, per evitare di essere raggirati, non partecipano alle raccolte di fondi».
L’argomento è delicato, perché accanto a Croce Azzurra e Croce Rossa, attive da decenni a Vigevano, gravitano alcune associazioni lomelline che hanno comunque la città come fulcro della loro attività, e altre dai connotati non del tutto chiari. Muoversi in questa giungla non è facile. «Noi siamo sul territorio da decenni, la cittadinanza ci conosce e si rivolge a noi in caso di necessità — commenta Carmelo Tindiglia, presidente della Croce Azzurra —. Queste situazioni non chiare ci penalizzano». Sulla stessa lunghezza d’onda Cesare Curti, commissario della Croce Rossa.
«Quando avviamo queste raccolte di fondi si muove una intera struttura fatta di uomini e mezzi, con le insegne in vista, in modo da essere riconosciuti. Altri invece si muovono spesso con un solo mezzo, quasi sempre senza insegne. Anche questo è un sistema utile ai cittadini per non confondersi». Le prime segnalazioni sono arrivate a inizio dello scorso novembre a Vigevano. Ma di recente, due giovani sono stati denunciati a Voghera perché in pieno centro raccoglievano fondi per una Onlus in realtà mai iscritta ad alcun albo.
sabato 24 settembre 2011
Nelle tasche della Curia i soldi della ricostruzione
di Giuseppe Caporale
Fonte Repubblica
Così il vescovo D'Ercole raccomandava i progetti della Onlus "Solidarietà e sviluppo" che avrebbe truffato 12 milioni destinati al dopo sisma dal sottosegretario Giovanardi. Il gip chiede due arresti e scrive: occorrono altre indagini sul ruolo dei vescovi in questa storia.
L'AQUILA - Il vescovo ausiliare dell'Aquila Giovanni D'Ercole si raccomandava al sottosegretario Carlo Giovanardi per ottenere i fondi del terremoto. Anzi, per farli ottenere ad una onlus ("Solidarietà e Sviluppo") fondata dalla stessa diocesi dell'Aquila, dietro la quale, secondo la Procura si nascondeva una truffa. Una truffa per sottrarre 12 milioni di euro dal bancomat miliardiario della ricostruzione dell'Aquila. Una truffa per la quale ieri sono state arrestate due persone (tra cui il segretario generale della Onlus, Fabrizio Traversi nominato proprio dai vertici della diocesi) e indagate altre tre (compreso il sindaco di San Demetrio dei Vestini, Silvano Cappellini). L'obiettivo era quello di ottenere i "fondi Giovanardi", quelli che il sottosegretario era riuscito ad accantonare nel "decreto Abruzzo" per la ricostruzione.
Fondi destinati a progetti "per la famiglia e per il sociale" sui quali ci fu uno scontro con il Comune dell'Aquila. Il sindaco Massimo Cialente riteneva che dovessero essere destinati in parte (circa tre) per ristrutturare un centro anziani (al quale, poi, vennero effettivamente assegnati) e a un'altra ristrutturazione (per nove milioni) di un complesso nel centro storico. Su questa fetta, invece, si erano accentrate le mire della fondazione di origine curiale "Solidarietà e Sviluppo" i cui progetti, però, risultarono non conformi alla normativa. Cialente lo disse pubblicamente e attaccò anche Giovanardi quando, nel luglio del 2010, sembrava che la onlus stesse riuscendo nei suoi intenti truffaldini. Proprio dalle affermazioni del sindaco è partita l'inchiesta.
Giovanardi risulta coinvolto in quanto i progetti della Onlus facevano riferimento al suo dipartimento della famiglia. Lo stesso senatore si lamentava pubblicamente del fatto che questi soldi che non venivano spesi. E il secondo arrestato, Gianfranco Cavaliere, è proprio un politico legato a Giovanardi. E così, dalle intercettazioni si scopre che mentre pubblicamente Giovanardi si lamentava dei ritardi della ricostruzione e dell'assegnazione dei fondi, al telefono invece si dava da fare per farli ottenere alla onlus della Curia. Come si evince da una intercettazione tra lo stesso vescovo D'Ercole e Giovanardi. " Volevo soltanto dirti questo: siccome è ovvio che con questo nostro progetto probabilmente daremo fastidio a qualcuno, faranno un po' di questioni. Mi raccomando: tieni la barra ferma..." chiede D'Ercole.
"Ma ti immagini! Ma io ho solo bisogno che voi... cioè, che chi mi può dare il disco verde che è il commissario di governo mi dica "spendi" e io vengo lì con i soldi cash..." risponde Giovanardi. E D'Ercole "Noi.. noi in settimana ti diamo tutti i progetti nostri, pronti".
Giovanardi: "e certo.. bravo.. altro che carriole o non carriole.. scusami, altro che popolo delle carriole. Ce l'ho qua i soldi... che alla fine... veramente una cosa incredibile. Comunque, io aspetto ancora un po', poi risollecito il commissario, se magari tramite Cavaliere (uno degli arrestati, ndr) che è qua e poi dico "amico, io ho polemizzato con il sindaco, ma a me non mi fa mica (..) lo schieramento politico, eh! Se devo polemizzare con uno del Pdl ci penso due secondi, ma proprio non me ne può fregare di meno". Da notare che proprio D'Ercole si farà fotografare con il popolo della carriole all'interno del centro storico, mentre con la pala cerca di rimuovere le macerie.
E Giovanardi a nome del dipartimento alla famiglia, nello stesso periodo, firmava anche una lettera di "congruità" per i progetti della Fondazione. Sollecitava poi anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, affinché intervenisse. Ma l'appoggio del sottosegretario non era sufficiente, occorreva quello del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi - che seppure del Pdl - alla fine non appoggerà mai l'iniziativa. E la truffa così non andrà in porto. Eppure, i due arrestati avevano tentato in tutti i modi di raggiungere il loro obiettivo. Cavaliere al telefono parlava anche di come utilizzare i fondi del terremoto per la politica: "perché l'associazione Democratici Cristiani è un'associazione per gestire i 5 milioni di euro, parte dei 5 milioni di euro che Carlo (Giovanardi, ndr) c'ha sulla Fondazione".
Scrive il giudice per le indagini preliminari Marco Billi nell'ordinanza di custodia cautelare: "il senatore Giovanardi, da quanto risulta al momento, è stato sostanzialmente "utilizzato" dagli indagati, i quali hanno saputo fare leva sulla evidente volontà dello stesso di utilizzare i fondi, strumentalizzandone gli interventi di carattere politico nel tentativo di convogliare tutti o parte dei fondi sulla loro fondazione. Si è visto come al sottosegretario venissero fornite informazioni sull'evolversi della vicenda sapientamente filtrate e distorte, per spronarlo ad assumere atteggiamenti utili per il conseguimento dell'illecito fine prefissato. Si può in proposito ritenere che proprio lo stretto collegamento di Cavaliere con Gio vanardi (dovuto alla medesima matrice politica di riferimento) abbia fornito concrete possibilità operative agli indagati".
Molto più dure le considerazioni del Gip sul ruolo della Curia e sui due vescovi dell'Aquila: "Si ritiene, in ogni caso, che il ruolo dell'arcidiocesi (ed il particolare dei vescovi Molinari e D'Ercole) debba essere ulteriormente approfondito nell'ulteriore corso delle indagini preliminari, al fine di accertare il livello di consapevolezza che gli stessi hanno avuto degli effettivi propositi degli indagati. Sotto tale profilo, infatti, è da rilevare che tanto l'associazione Aquila Città Territorio quanto la Fondazione hanno la propria sede presso la Curia arcivescovile aquilana, che l'arcivescovo Molinari ha partecipato al la Fondazione fin dall'atto costitutivo e che Molinari e D'Ercole hanno partecipato personalmente all'incontro di Palazzo Chigi del 17.6.10 con il sottosegretario Giovanardi, Chiodi (commisario alla ricostruzione, ndr) De Matteis (vice presidente del consiglio regionale abruzzese, ndr) e Cialente (sindaco dell'Aquila, ndr)". Quindi, seppure allo stato i due vescovi non sono indagati, il Gip sul loro ruolo nella vicenda chiede indagini più approfondite.
Laconiche le considerazioni finali sul ruolo della stessa onlus della Curia da parte del giudice: "In nessuna di tali conversazioni si è potuto evidenziare un passaggio, un apprezzamento, una considerazione, una valutazione in ordine al merito dei progetti. I diversi progetti appaiono, infatti, considerati esclusivamente sulla base del relativo referente politico nonché sul grado di priorità che può essere loro riconosciuto in considerazione del possibile tornaconto economico e politico personale degli indagati. Manca, all'evidenza, una seppure generica e formale attenzione alle finalità concrete dei progetti, all'utilità per la popolazione, all'esigenza di creare una ragionata e consapevole scala di priorità delle esigenze, per utilizzare nel migliore modo possibile i fondi in esame. I diversi organi istituzionali coinvolti non sembrano operare in accordo tra loro né risulta esistente una struttura di raccordo tra gli stessi che possa comporre eventuali contrasti ed armonizzare le rispettive esigenze. Al contrario è evidente che tali organi operino in competizione tra loro ed il riferimento alla "guerra", seppure considerata politicamente, non appare troppo lontano dalla realtà"
Fonte Repubblica
Così il vescovo D'Ercole raccomandava i progetti della Onlus "Solidarietà e sviluppo" che avrebbe truffato 12 milioni destinati al dopo sisma dal sottosegretario Giovanardi. Il gip chiede due arresti e scrive: occorrono altre indagini sul ruolo dei vescovi in questa storia.
L'AQUILA - Il vescovo ausiliare dell'Aquila Giovanni D'Ercole si raccomandava al sottosegretario Carlo Giovanardi per ottenere i fondi del terremoto. Anzi, per farli ottenere ad una onlus ("Solidarietà e Sviluppo") fondata dalla stessa diocesi dell'Aquila, dietro la quale, secondo la Procura si nascondeva una truffa. Una truffa per sottrarre 12 milioni di euro dal bancomat miliardiario della ricostruzione dell'Aquila. Una truffa per la quale ieri sono state arrestate due persone (tra cui il segretario generale della Onlus, Fabrizio Traversi nominato proprio dai vertici della diocesi) e indagate altre tre (compreso il sindaco di San Demetrio dei Vestini, Silvano Cappellini). L'obiettivo era quello di ottenere i "fondi Giovanardi", quelli che il sottosegretario era riuscito ad accantonare nel "decreto Abruzzo" per la ricostruzione.
Fondi destinati a progetti "per la famiglia e per il sociale" sui quali ci fu uno scontro con il Comune dell'Aquila. Il sindaco Massimo Cialente riteneva che dovessero essere destinati in parte (circa tre) per ristrutturare un centro anziani (al quale, poi, vennero effettivamente assegnati) e a un'altra ristrutturazione (per nove milioni) di un complesso nel centro storico. Su questa fetta, invece, si erano accentrate le mire della fondazione di origine curiale "Solidarietà e Sviluppo" i cui progetti, però, risultarono non conformi alla normativa. Cialente lo disse pubblicamente e attaccò anche Giovanardi quando, nel luglio del 2010, sembrava che la onlus stesse riuscendo nei suoi intenti truffaldini. Proprio dalle affermazioni del sindaco è partita l'inchiesta.
Giovanardi risulta coinvolto in quanto i progetti della Onlus facevano riferimento al suo dipartimento della famiglia. Lo stesso senatore si lamentava pubblicamente del fatto che questi soldi che non venivano spesi. E il secondo arrestato, Gianfranco Cavaliere, è proprio un politico legato a Giovanardi. E così, dalle intercettazioni si scopre che mentre pubblicamente Giovanardi si lamentava dei ritardi della ricostruzione e dell'assegnazione dei fondi, al telefono invece si dava da fare per farli ottenere alla onlus della Curia. Come si evince da una intercettazione tra lo stesso vescovo D'Ercole e Giovanardi. " Volevo soltanto dirti questo: siccome è ovvio che con questo nostro progetto probabilmente daremo fastidio a qualcuno, faranno un po' di questioni. Mi raccomando: tieni la barra ferma..." chiede D'Ercole.
"Ma ti immagini! Ma io ho solo bisogno che voi... cioè, che chi mi può dare il disco verde che è il commissario di governo mi dica "spendi" e io vengo lì con i soldi cash..." risponde Giovanardi. E D'Ercole "Noi.. noi in settimana ti diamo tutti i progetti nostri, pronti".
Giovanardi: "e certo.. bravo.. altro che carriole o non carriole.. scusami, altro che popolo delle carriole. Ce l'ho qua i soldi... che alla fine... veramente una cosa incredibile. Comunque, io aspetto ancora un po', poi risollecito il commissario, se magari tramite Cavaliere (uno degli arrestati, ndr) che è qua e poi dico "amico, io ho polemizzato con il sindaco, ma a me non mi fa mica (..) lo schieramento politico, eh! Se devo polemizzare con uno del Pdl ci penso due secondi, ma proprio non me ne può fregare di meno". Da notare che proprio D'Ercole si farà fotografare con il popolo della carriole all'interno del centro storico, mentre con la pala cerca di rimuovere le macerie.
E Giovanardi a nome del dipartimento alla famiglia, nello stesso periodo, firmava anche una lettera di "congruità" per i progetti della Fondazione. Sollecitava poi anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, affinché intervenisse. Ma l'appoggio del sottosegretario non era sufficiente, occorreva quello del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi - che seppure del Pdl - alla fine non appoggerà mai l'iniziativa. E la truffa così non andrà in porto. Eppure, i due arrestati avevano tentato in tutti i modi di raggiungere il loro obiettivo. Cavaliere al telefono parlava anche di come utilizzare i fondi del terremoto per la politica: "perché l'associazione Democratici Cristiani è un'associazione per gestire i 5 milioni di euro, parte dei 5 milioni di euro che Carlo (Giovanardi, ndr) c'ha sulla Fondazione".
Scrive il giudice per le indagini preliminari Marco Billi nell'ordinanza di custodia cautelare: "il senatore Giovanardi, da quanto risulta al momento, è stato sostanzialmente "utilizzato" dagli indagati, i quali hanno saputo fare leva sulla evidente volontà dello stesso di utilizzare i fondi, strumentalizzandone gli interventi di carattere politico nel tentativo di convogliare tutti o parte dei fondi sulla loro fondazione. Si è visto come al sottosegretario venissero fornite informazioni sull'evolversi della vicenda sapientamente filtrate e distorte, per spronarlo ad assumere atteggiamenti utili per il conseguimento dell'illecito fine prefissato. Si può in proposito ritenere che proprio lo stretto collegamento di Cavaliere con Gio vanardi (dovuto alla medesima matrice politica di riferimento) abbia fornito concrete possibilità operative agli indagati".
Molto più dure le considerazioni del Gip sul ruolo della Curia e sui due vescovi dell'Aquila: "Si ritiene, in ogni caso, che il ruolo dell'arcidiocesi (ed il particolare dei vescovi Molinari e D'Ercole) debba essere ulteriormente approfondito nell'ulteriore corso delle indagini preliminari, al fine di accertare il livello di consapevolezza che gli stessi hanno avuto degli effettivi propositi degli indagati. Sotto tale profilo, infatti, è da rilevare che tanto l'associazione Aquila Città Territorio quanto la Fondazione hanno la propria sede presso la Curia arcivescovile aquilana, che l'arcivescovo Molinari ha partecipato al la Fondazione fin dall'atto costitutivo e che Molinari e D'Ercole hanno partecipato personalmente all'incontro di Palazzo Chigi del 17.6.10 con il sottosegretario Giovanardi, Chiodi (commisario alla ricostruzione, ndr) De Matteis (vice presidente del consiglio regionale abruzzese, ndr) e Cialente (sindaco dell'Aquila, ndr)". Quindi, seppure allo stato i due vescovi non sono indagati, il Gip sul loro ruolo nella vicenda chiede indagini più approfondite.
Laconiche le considerazioni finali sul ruolo della stessa onlus della Curia da parte del giudice: "In nessuna di tali conversazioni si è potuto evidenziare un passaggio, un apprezzamento, una considerazione, una valutazione in ordine al merito dei progetti. I diversi progetti appaiono, infatti, considerati esclusivamente sulla base del relativo referente politico nonché sul grado di priorità che può essere loro riconosciuto in considerazione del possibile tornaconto economico e politico personale degli indagati. Manca, all'evidenza, una seppure generica e formale attenzione alle finalità concrete dei progetti, all'utilità per la popolazione, all'esigenza di creare una ragionata e consapevole scala di priorità delle esigenze, per utilizzare nel migliore modo possibile i fondi in esame. I diversi organi istituzionali coinvolti non sembrano operare in accordo tra loro né risulta esistente una struttura di raccordo tra gli stessi che possa comporre eventuali contrasti ed armonizzare le rispettive esigenze. Al contrario è evidente che tali organi operino in competizione tra loro ed il riferimento alla "guerra", seppure considerata politicamente, non appare troppo lontano dalla realtà"
venerdì 23 settembre 2011
Truffa "fondi Giovanardi", la Fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo” al centro dello scandalo
I Vescovi Molinari e D'Ercole si dimisero qualche settimana fa
di Marco Signori
Fonte: Abruzzo24ore.tv
Avevano costituito una serie di Onlus collegate tra loro che facevano capo ad una unica Fondazione, la “Abruzzo solidarietà e sviluppo”, per intercettare e accaparrarsi quante più risorse possibili dei 12 milioni di euro messi a disposizione dal Dipartimento politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri per interventi legati alla ricostruzione del tessuto sociale. Scuole, spazi di aggregazione, sedi di associazioni.
Sono i cosiddetti “Fondi Giovanardi”, ribattezzati così perchè stanziati dal Dipartimento che fa capo al sottosegretario Carlo Giovanardi. E la fondazione, è quella che fa riferimento anche alla Curia aquilana, fino a qualche settimana fa presieduta dal vescovo Giuseppe Molinari e dall'ausiliare Giovanni D'Ercole.
Nei guai sono finite cinque persone, due di loro agli arresti domiciliari: Fabrizio Traversi, 62enne romano, la mente della truffa, e Gianfranco Cavaliere, 36enne dell'Aquila, figlio del capogruppo Pdl in Consiglio comunale e referente provinciale dei Popolari liberali: sì, proprio il movimento politico del sottosegretario Carlo Giovanardi. Entrambi uomini chiave della Fondazione costituita dalla Curia assieme ad alcuni Comuni del comprensorio, ma non quello dell'Aquila.
Nella corposa ordinanza di custodia cautelare trovano grande spazio le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, dalle quali emerge come i due si paragonassero ai protagonisti della serie tv “Attenti a quei due”.
L'inchiesta è nata con l'audizione di Massimo Cialente, ascoltato in Procura un anno fa come persona informata dei fatti, a seguito della vivace polemica che era nata tra il sindaco e il sottosegretario, con quest'ultimo che sollecitava continuamente l'immediato utilizzo dei fondi e le repliche del primo cittadino del capoluogo i cui contenuti hanno messo la pulce all'orecchio agli inquirenti.
Numerosi – secondo il procuratore Alfredo Rossini – i soggetti istituzionali ingannati o inconsapevolmente strumentalizzati da Traversi e Cavaliere.
di Marco Signori
Fonte: Abruzzo24ore.tv
Avevano costituito una serie di Onlus collegate tra loro che facevano capo ad una unica Fondazione, la “Abruzzo solidarietà e sviluppo”, per intercettare e accaparrarsi quante più risorse possibili dei 12 milioni di euro messi a disposizione dal Dipartimento politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri per interventi legati alla ricostruzione del tessuto sociale. Scuole, spazi di aggregazione, sedi di associazioni.
Sono i cosiddetti “Fondi Giovanardi”, ribattezzati così perchè stanziati dal Dipartimento che fa capo al sottosegretario Carlo Giovanardi. E la fondazione, è quella che fa riferimento anche alla Curia aquilana, fino a qualche settimana fa presieduta dal vescovo Giuseppe Molinari e dall'ausiliare Giovanni D'Ercole.
Nei guai sono finite cinque persone, due di loro agli arresti domiciliari: Fabrizio Traversi, 62enne romano, la mente della truffa, e Gianfranco Cavaliere, 36enne dell'Aquila, figlio del capogruppo Pdl in Consiglio comunale e referente provinciale dei Popolari liberali: sì, proprio il movimento politico del sottosegretario Carlo Giovanardi. Entrambi uomini chiave della Fondazione costituita dalla Curia assieme ad alcuni Comuni del comprensorio, ma non quello dell'Aquila.
Nella corposa ordinanza di custodia cautelare trovano grande spazio le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, dalle quali emerge come i due si paragonassero ai protagonisti della serie tv “Attenti a quei due”.
L'inchiesta è nata con l'audizione di Massimo Cialente, ascoltato in Procura un anno fa come persona informata dei fatti, a seguito della vivace polemica che era nata tra il sindaco e il sottosegretario, con quest'ultimo che sollecitava continuamente l'immediato utilizzo dei fondi e le repliche del primo cittadino del capoluogo i cui contenuti hanno messo la pulce all'orecchio agli inquirenti.
Numerosi – secondo il procuratore Alfredo Rossini – i soggetti istituzionali ingannati o inconsapevolmente strumentalizzati da Traversi e Cavaliere.
giovedì 22 settembre 2011
MILANO. Attenzione alle truffe e alle finte raccolte di denaro nel nome di don Gnocchi
di Fondazione Don Gnocchi
Fonte: VITA
le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi sono: bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille
Attenzione alle truffe e alle finte raccolte di denaro nel nome di don Gnocchi. Numerosi amici e cittadini residenti in provincia di Milano hanno segnalato alla Fondazione Don Gnocchi di aver ricevuto in queste settimane telefonate da sconosciuti che si sarebbero qualificati come operatori della Fondazione Don Gnocchi incaricati di organizzare una presunta raccolta fondi per una “commemorazione” della beatificazione di don Carlo Gnocchi e di Papa Giovanni Paolo II.
In realtà non esiste alcuna iniziativa del genere e la Fondazione invita tutti gli interessati a non dare alcun credito a chi si presenta in questo modo.
Oltre a ricordare la necessità di segnalare questi episodi alle autorità competenti (Carabinieri o Polizia), viene ribadito che le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi restano esclusivamente quelle indicate nella sezione “Come sostenerci” del sito internet www.dongnocchi.it (bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille, lasciti testamentari ecc.).
Fonte: VITA
le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi sono: bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille
Attenzione alle truffe e alle finte raccolte di denaro nel nome di don Gnocchi. Numerosi amici e cittadini residenti in provincia di Milano hanno segnalato alla Fondazione Don Gnocchi di aver ricevuto in queste settimane telefonate da sconosciuti che si sarebbero qualificati come operatori della Fondazione Don Gnocchi incaricati di organizzare una presunta raccolta fondi per una “commemorazione” della beatificazione di don Carlo Gnocchi e di Papa Giovanni Paolo II.
In realtà non esiste alcuna iniziativa del genere e la Fondazione invita tutti gli interessati a non dare alcun credito a chi si presenta in questo modo.
Oltre a ricordare la necessità di segnalare questi episodi alle autorità competenti (Carabinieri o Polizia), viene ribadito che le modalità di sostegno economico a favore della Fondazione Don Gnocchi restano esclusivamente quelle indicate nella sezione “Come sostenerci” del sito internet www.dongnocchi.it (bollettino postale, bonifico bancario, assegno, carta di credito, 5 per mille, lasciti testamentari ecc.).
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